{"id":1894,"date":"2011-04-04T00:01:21","date_gmt":"2011-04-03T22:01:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=1894"},"modified":"2012-10-07T22:06:49","modified_gmt":"2012-10-07T20:06:49","slug":"ambientalizzazione-si-o-no-ambientalisti-ed-operai-a-confronto","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=1894","title":{"rendered":"Ambientalizzazione o riconversione? Ambientalisti ed operai a confronto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1896\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/siderurgia-300x221.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"221\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/siderurgia-300x221.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/siderurgia.jpg 364w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Roberto Polidori<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un giro di chiamate, qualche messaggio su FB ed ecco seduti allo stesso tavolo gli operai ILVA Cosimo Cicala, Vincenzo Vestita, Francesco Bardinella, Francesco Brigati e gli ambientalisti jonici Saverio De Florio, Alessandro Marescotti, Daniela Spera. Un incontro caratterizzato da domande sulla situazione attuale di Taranto e le propettive future della citt\u00e0, da una discussione fluida fatta di interventi e precisazioni, con la libert\u00e0 di argomentare le proprie convinzioni da parte di ciascuno dei presenti .<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questa domanda \u00e8 per gli operai: il 22 Gennaio l\u2019Ordine dei Medici,Chirurghi ed Odontoiatri di Taranto e l\u2019ISDE hanno organizzato la \u201cPrima Giornata di Studio su Inquinamento e Salute\u201d, il 22 Marzo il Rotary Club di Taranto ha organizzato un evento per presentare un nuovo misuratore portatile di I.P.A. In entrambe le occasioni alcune personalit\u00e0 del mondo scientifico (pediatri come la dott.ssa Moschetti, oncologi come il dott. Burgio e chimici come il dott. De Gennaro) ci hanno spiegato quali siano le conseguenze dell\u2019inquinamento a Taranto sulla salute. Come mai nessun operaio era presente? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francesco Brigati: \u00abnon eravamo informati; manca un sistema di informazioni nonostante FB; ho una bambina di due anni e sono molto interessato a questi eventi, anche perch\u00e9 molti colleghi anche trentenni cominciano ad accusare gravi patologie in ILVA \u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vincenzo Vestita: \u00abIo sul luogo di lavoro sono molto attento alla sicurezza e all&#8217;ambiente e, una volta timbrato il cartellino, mi sento cittadino della mia citt\u00e0 e della provincia; siamo in pochi ad interessarci attivamente dei problemi degli operai fuori dall\u2019orario di lavoro, ma la consapevolezza delle problematiche connesse alla salute \u00e8 aumentata ultimamente tra i lavoratori. Ci sono sempre stati problemi di salute in ILVA: adesso per\u00f2 tutti gli operai hanno coscienza di cosa sia la diossina e il benzo(a)pirene e quali siano le fonti emissive. Se n\u2019\u00e8 cominciato a parlare 5 anni fa grazie alla pressione mediatica delle associazioni ambientaliste\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019ILVA di Taranto \u00e8 la realt\u00e0 industriale con la maggiore concentrazione di operai in Italia (11.700 unit\u00e0). Volendo valutare la capacit\u00e0 di fare \u201cmassa critica\u201d, esiste ancora una \u201ccoscienza di classe operaia\u201d tra voi? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vincenzo Vestita : \u00abSi \u00e8 lavorato perch\u00e9 non ci fosse. Riva, il primo giorno di privatizzazione, entrando nello stabilimento disse: \u201cgli impiegati sono roba mia\u201d, imponendo una concezione padronale delle relazioni industriali. Gli impiegati sindacalizzati sono pochissimi. Il ricambio generazionale \u00e8 avvenuto attraverso una successione padre-figlio e, con i contratti di formazione lavoro, \u00e8 stato perseguito uno scientifico lavoro di modellamento delle coscienze degli operai, completamente succubi delle decisioni padronali\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Domanda agli ambientalisti: voi conoscete sommariamente le grandezze economiche in gioco quando si parla di Gruppo Riva e di ILVA? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Saverio De Florio: \u00abL\u2019ILVA muove molti soldi ma l\u2019economia dell\u2019indotto \u00e8 ormai esigua e gli stipendi hanno un controvalore annuo di circa 219 milioni di euro, pari alla ventitreesima parte del reddito imponibile della provincia; ma le esternalit\u00e0 negative, i danni ambientali e alla salute non sono annoverati nel reddito; il 40% delle invalidit\u00e0 da lavoro industriale sono realizzate nella sola provincia jonica. L\u2019ILVA serve alla Regione ed alla nazione, poich\u00e9 il business dell\u2019acciaio costituisce il 4,6% del PIL nazionale e l\u2019ILVA produce il 60% del 4,6% del PIL nazionale, quindi il 3% del PIL nazionale. I soldi veri vanno da un\u2019altra parte, per\u00f2. Esiste una cotrapposizione tra questa collettivit\u00e0 ed altre collettivit\u00e0, quelle che guadagnano fuori Taranto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Esiste una coscienza di classe tra ambientalisti?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alessandro Marescotti: \u00abPer quanto mi riguarda esiste. Io sono laureato in filosofia e la parte formativa pi\u00f9 importante della mia carriera accademica \u00e8 consistita in un corso di 150 ore frequentato con gli operai. Se per \u201ccoscienza di classe tra ambientalisti\u201d si intende la capacit\u00e0 di farsi carico dei problemi degli altri, allora io ritengo importante per noi ambientalisti porsi domande che aiutino i lavoratori a risolvere i propri problemi di sicurezza e salute; con l\u2019Autorizzazione Integrata Ambientale abbiamo affrontato i problemi delle migliori tecnologie disponibili. Per noi, seguendo un approccio pragmatico, se esistono regole europee da rispettare, devono essere rispettate a Taranto come in un altro impianto siderurgico europeo. L\u2019ILVA fa recod di utili a Taranto [non nel 2010 ndr] e se li fa deve investire per preservare la salute dei suoi lavoratori. Detto questo possiamo affermare che molto probabilmente lo scenario mondiale del mercato dell\u2019acciaio cambier\u00e0 nei prossimi anni; dobbiamo cominciare fin da ora a pensare ai contraccolpi della globalizzazione per evitare che accada per ILVA ci\u00f2 che \u00e8 accaduto in Fiat. E\u2019 probabile che i giganti dell\u2019acciaio asiatico metteranno fuori gioco l\u2019ILVA di Taranto. Questo modello di sviluppo \u00e8 destinato a non durare; in quest\u2019ottica anche un nuovo modello di cultura industriale \u00e8 fondamentale: ci vuole formazione continua \u2013 nell\u2019ambito dell\u2019economia verde, per esempio \u2013 affinch\u00e9 i giovani operai di oggi siano preparati per il futuro [effetti negativi da \u201cspiazzamento tecnologico\u201d ndr]. In questo gli ambientalisti devono rafforzare necessariamente una coscienza di classe\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Daniela Spera: \u00abIo spero che non ci sia una coscienza di classe tra ambientalisti; sono un cittadino e, da chimico, ritengo sia pi\u00f9 importante che l\u2019ambientalismo non sia un discorso di elite, quanto un punto di approdo necessario per un individuo che, in piena coscienza, capisca quali possano essere i danni alla salute provocati da determinate attivit\u00e0 industriali. Conosco operai ILVA che si sono ammalati di cancro, hanno sostenuto la chemioterapia e sono tornanti a lavorare. Mi chiedo se i lavoratori siano coscienti dei rischi che corrono lavorando in ILVA. Mi chiedo se i lavoratori siano consapevoli delle malattie provocate all\u2019esterno dall\u2019ILVA e dalle altri industrie; io cerco di mettermi nei loro panni perch\u00e9 credo, pur non avendo mai lavorato nell\u2019ILVA, che la peggiore condizione vissuta sia proprio quella dei lavoratori proprio perch\u00e9 sono sicura che sanno che la loro attivit\u00e0 produce malattie. Mi domando: il nostro lavoro da ambientalisti contribuisce ad instillare in loro un certo tipo di \u201csenso di colpa\u201d che possiamo definire auto-coscienza? Se parliamo insieme di alternative per cambiare questo tipo di monocultura economica che uccide noi ed i nostri figli ci allontaniamo dagli operai o ci avviciniamo a loro? Possiamo dialogare per costruirci un\u2019alternativa insieme? \u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Saverio De Florio:  \u00abDopo aver commesso diversi errori gli ambientalisti sono entrati nel merito delle problematiche dei lavoratori e, oltre ad occuparsi del danno ambientale, cominciano a cercare risposte circa le alternative economiche, in assenza di risposte politiche in tal senso\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Qualcuno pu\u00f2 dirmi quale sia il salario medio dell\u2019operaio ILVA?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francesco Bardinella  \u00abE\u2019 uno stabilimento industriale molto complesso che necessita di numerose mansioni lavorative, retribuite in modo diverso in relazione alla complessit\u00e0, alla responsabilit\u00e0 del ruolo e alla tipologia di turni. Per un operaio si parte da 1.000 Euro e si arriva 1.600 Euro per gli inquadramenti pi\u00f9 alti tenendo conto di straordinari e turni. Da delegato sindacale Fiom sono sicuro che il nostro contratto integrativo \u00e8 un ottimo accordo [ il migliore della categoria \u2013 ndr], da un punto di vista economico e non solo. L\u2019accordo \u00e8 stato siglato in modo unitario da tutte le categorie ed ha istituito la figura del RLSA (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, Salute ed Ambiente). Praticamente Il RLS (Responsabile dei Lavoratori per la Sicurezza), che esiste in tutte le fabbriche, solo per l\u2019ILVA di Taranto [date le sue dimensioni] \u00e8 diventato anche responsabile dell\u2019ambiente: questa estensione \u00e8 stata ottenuta proprio grazie alla pressione degli ambientalisti; il RLSA pone questioni generali e specifiche ambientali solo a Taranto. Da rappresentante sindacale posso affermare che i lavoratori ILVA oggi hanno coscienza che le immissioni della fabbrica sono nocive, mi sembra ingeneroso pensare che i lavoratori in fabbrica si sentano colpevoli dell\u2019inquinamento; anzi direi che sentono il disagio ambientale due volte, sul posto di lavoro e fuori. Da un punto di vista pratico non abbiamo ancora grossi riscontri perch\u00e9 l\u2019accordo \u00e8 nuovo. Un RSU [Rappresentante Sindacale Unitario &#8211; ndr] \u00e8 un operaio con permessi sindacali ridotti per far fronte a tutto: buste paga sbagliate, malattie dei lavoratori ed anche esposizione ad agenti chimici ed inquinanti. Molto spesso cerchiamo di aggiornarci fuori dal posto di lavoro, apposta per ricompattare la coscienza operaia adeguata al nuovo millennio. Facciamo quello che possiamo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Saverio De Florio : \u00abTengo a precisare qualcosa sul concetto di responsabilit\u00e0 e colpevolezza: per colpevolezza Daniela intendeva proprio il peso che gli operai portano circa la \u201cdoppia\u201d responsabilit\u00e0 che devono assumersi: produrre qualcosa che pu\u00f2 essere pericoloso per la collettivit\u00e0 in cui si vive e sopportare in prima persona e da vicinissimo questo rischio. Questo noi lo abbiamo evinto dalle testimonianze pubblicate in recenti libri\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma voi sentite questo peso sul groppone derivante dal fatto che, scusate la brutalit\u00e0,  inquinate con il vostro lavoro? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francesco Brigati : \u00abio tornerei su un punto; \u00e8 vero che c\u2019\u00e8 gente giovane che si  \u00e8 ammalata in ILVA e, dopo essersi curata, \u00e8 tornata in fabbrica; non \u00e8 stata pi\u00f9 adibita al lavoro in agglomerato, cockerie o acciaierie. Ma quando hai una famiglia che deve mangiare ed il lavoro che hai \u00e8 quello, cosa devi fare? Lo stipendio che prendiamo \u00e8 sempre poco rispetto ai rischi che corriamo al momento e alle maggiori probabilit\u00e0 di contrarre malattie in futuro. Il nostro contratto integrativo \u00e8 ottimo rispetto al contesto italiano, ma le dinamiche salariali del paese non permettono un reale adeguamento dello stipendio al costo della vita con un\u2019inflazione calcolata in modo opinabile; qui entrerei troppo nei dettagli tecnici e preferisco evitare, ma comunque \u00e8 difficile arrivare a fine mese; ci\u00f2 comporta ulteriori rischi dovuti agli straordinari sostenuti con grosso sforzo fisico per pagare le bollette. Sono entrato in ILVA nel 2001 con il contratto di formazione ed ho fatto in fabbrica cose che ora non farei mai, ma il posto doveva essere confermato. Al termine della formazione certe azioni rischiose non le ho pi\u00f9 compiute. Posso quindi capire bene che se sei precario o somministrato sei quasi costretto a fare certi lavori assumendoti un rischio maggiore: sei sotto ricatto ogni giorno. Tornando alla consapevolezza operaia sui problemi ambientali, posso dire che la legge anti-diossina, anche se parzialmente attuata, \u00e8 stata determinante nel fare emergere il problema ambientale anche tra gli operai: in questo senso abbiamo avuto molti confronti con Alessandro Marescotti. Nel 2001, quando ho cominciato a lavorare, tali problematiche non erano all\u2019attenzione; adesso, per esempio, organizziamo direttivi a livello sindacale (come nel 2010), per capire, per esempio, cosa sarebbe successo nel momento in cui l\u2019ILVA, come realmente accaduto, non avesse rispettato i limiti della diossina di 0,4 ng\/m3. Quanto al recupero di coscienza di classe, io, oltre ad essere rappresentante sindacale, sono militante politico in Rifondazione Comunista e pubblichiamo un giornalino in 5.000 copie, la \u201cnuova fabbrica\u201d, che cerca di ricompattare il mondo operaio. Credo di essere membro attivo della societ\u00e0 civile e non mi sento meno cittadino di Daniela\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ci sono associazioni ambientaliste, quella guidata da Fabio Matacchiera, Presidente del Fondo Antidiossina, che hanno avuto il merito di sollevare il problema ambientale della citt\u00e0 con video shock anche notturni. Ci sono altre associazioni che si battono per la chiusura dell\u2019ILVA in modo diverso: cominciano, nell\u2019assordante silenzio delle Istituzioni, a cercare alternative economiche alla grande industria nel tentativo di salvare \u201cil lavoro\u201d : parlano di riconversione economica ed alternative all\u2019acciaio e cominciano ad affidarsi ad esperti esterni nel tentativo di simulare l\u2019impatto economico di un cambiamento del genere: Saverio De Florio e Daniela Spera hanno cercato di fare le prime proposte ed Daniela ha organizzato il primo workshop in tal senso. Voi operai ci stareste o no ad un cambiamento del genere?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vincenzo Vestita : \u00abSe tu facessi una domanda del genere ad un qualsiasi operaio ILVA, puoi dare per scontato che lui preferirebbe cambiare lavoro; il problema grosso \u00e8 che i mutui casa sono alle stelle, come le assicurazioni delle autovetture, tra le pi\u00f9 care in Italia. C\u2019\u00e8 bisogno di sicurezze: noi siamo stati gli ultimi assunti con contratto a tempo indeterminato e ci sono 750 interinali che stanno facendo i salti mortali per andare a lavorare sulle cokerie, consapevoli di tutte le emissioni inquinanti che respirano. Tutti vorrebbero vivere senza respirare quest\u2019aria, ma chi lascia il certo per l\u2019incerto? Avete posto il problema, ma non basta. Io ho bisogno della granitica certezza di prendere oggi il libretto di lavoro dall\u2019ILVA e di andare domani a lavorare in una realt\u00e0 pulita a parit\u00e0 di condizioni economiche e di sicurezza d\u2019impiego a lungo termine. Undicimilasettecento persone hanno fatto i loro progetti di vita sulla sicurezza di un lavoro che \u00e8 gi\u00e0 rischioso e difficile; dire: \u201cda domani l\u2019ILVA chiude e poi vediamo\u201d a me non sta bene per niente perch\u00e9 pretendo rispetto per chi rischia per uno stipendio sapendo di rischiare\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Daniela Spera: \u00abNon abbiamo mai affermato di voler chiudere l\u2019ILVa senza offrire alternative\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marescotti: \u00abNoi sappiamo che l\u2019acciaio italiano ha problemi di prospettive future: la Posco Steel [colosso sud coreano che va costruendo cattedrali siderurgiche in India \u2013ndr] sta costruendo un impianto da 15 milioni di tonnellate d\u2019acciaio all\u2019anno che far\u00e0 concorrenza anche all\u2019ILVA; ma immaginiamo che non ci siano problemi di prospettive; anche cos\u00ec, secondo la legge economica della diversificazione degli investimenti, dobbiamo cominciare a pensare ad una diversificazione . Taranto \u00e8 una delle poche realt\u00e0 di grandi dimensioni in cui si \u00e8 investito tutto in un unico settore molto esposto alle fluttuazioni del mercato internazionale. In Emilia Romagna, ad esempio, il tessuto sociale ed economico regge meglio alle crisi perch\u00e9 \u00e8 diversificato\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vincenzo Vestita : \u00abTu poni un problema politico che \u00e8 il problema di Taranto: l\u2019Emilia Romagna ha cominciato a diversificare dal dopoguerra; ha saputo farlo perch\u00e9 c\u2019era una classe politica molto diversa da quella tarantina, che avrebbe consentito di costruire l\u2019ILVA anche in Piazza della Vittoria purch\u00e9 si facesse\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Daniela Spera: \u00abL\u2019indotto locale del siderurgico era stato calcolato prevedendo che si sarebbero sviluppate molte aziende utilizzatrici di acciaio sul territorio: aziende elettrodomestiche, aziende di produzione di macchine utensili etc: non \u00e8 mai stato fatto. Accanto a questo era previsto anche l\u2019ampliamento e lo sviluppo di agricoltura, della ceramica da esportare nel mondo, del turismo\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vincenzo Vestita: \u00abLa politica locale non ha permesso il passaggio dalla fase di programmazione a quella di attuazione: \u00e8 sempre pi\u00f9 facile andare a prendere voti pescando in un grosso bacino unico in cambio di garanzia di lavoro, piuttosto che confrontandosi con una classe imprenditoriale matura e diversificata\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alessandro Marescotti: \u00abio pongo un esempio semplice per ci\u00f2 che concerne la cultura: dobbiamo investire ora in attivit\u00e0 di diversa formazione. Nel mio istituto c\u2019\u00e8 un insegnate molto bravo che cerca di riconvertire l\u2019indirizzo di elettronica nel settore dei pannelli solari. Se lo avessimo fatto venti anni fa e se dieci anni fa avessimo sfornato studenti specializzati, ora forse ci troveremmo in una situazione diversa. Abbiamo prodotto profili professionali di vecchio tipo. Quando nell\u2019AIA noi chiediamo l\u2019adozione di nuove tecnologie disponibili offriamo uno spiraglio per l\u2019incremento di nuovi saperi pi\u00f9 specialistici; se poi nell\u2019AIA, come noi chiediamo, \u00e8 ricompreso l\u2019obbligo di bonifica, sapete quanto lavoro ci sarebbe per bonificare l\u2019area su cui insiste l\u2019ILVA e e per quanto tempo? \u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Daniela Spera: \u00abVero: la costruzione di una pala eolica e di un impianto implica l\u2019utilizzo di lavoratori specializzati e formati, attualmente meglio remunerati di un operaio ILVA \u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vincenzo Vestita : \u00abMi piacerebbe sapere perch\u00e9 a Taranto non si \u00e8 mai fatta sperimentazione: non abbiamo un polo universitario autonomo con il siderurgico pi\u00f9 grande d\u2019Europa. Si poteva organizzare una facolt\u00e0 d\u2019ingegneria di prim\u2019ordine specializzata nella formazione di ingegneri e tecnici capaci di progettare le produzioni di acciai speciali, meno inquinanti\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francesco Brigati: \u00ab Esistono due visioni contrapposte anche sulla riconversione: la prima prospetta quello che si potrebbe fare ad ILVA chiusa, la seconda si occupa di contrastare la situazione attuale; momentaneamente credo che sia necessario fare una battaglia per ottenere l\u2019AIA, come sta facendo Altamarea, cercando di minimizzare i danni sulla salute. Da operaio e da esterno io percepisco che pi\u00f9 di qualche associazione pretende la chiusura immediata dell\u2019ILVA; posizione legittima che io per\u00f2 non condivido \u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spera e De Florio: \u00abnon abbiamo mai chiesto una chiusura immediata senza alternative, ma temiamo che, comunque, con un\u2019AIA che porti il benzo(a)pirene a 150ng\/m3 gli operai ILVA non sarebbero tutelati in ogni caso\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francesco Bardinella: \u00abIo onestamente ritengo tutti questi discorsi un po\u2019 fumosi: anche quando si superano determinati limiti di emissione di inquinanti \u2013 si tratti di soglia di allarme o obiettivo di qualit\u00e0 \u2013 dovete capire che l\u2019ILVA non \u00e8 un\u2019autovettura; non spegni ed accendi il motore quando vuoi e non cambi i pezzi e li trasporti pi\u00f9 o meno lontano da Taranto. Possono volerci giorni interi per spegnere un altoforno e metterlo in sicurezza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Io ho intervistato numerosi medici e chimici di livello nazionale ed internazionale \u2013 cio\u00e8 gli scienziati, quelli che utilizzano il metodo scientifico per dare risposte &#8211; che ad esplicita domanda, mi hanno risposto che non \u00e8 possibile ambientalizzare l\u2019ILVA. Correggetemi se sbaglio: Alessandro Marescotti, Peacelink ed Altamarea \u2013  ma non tutti in Altamarea &#8211; chiedono che l\u2019ILVA rispetti le migliori leggi cercando di salvaguardare salute e lavoro in ILVA. Secondo voi \u00e8 possibile?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spera: \u00abIn data 22\/03\/2011 il chimico Dott. De Gennaro ha dato una risposta molto chiara: anche il rispetto dei limiti di legge 1ng\/m3 per il  benzo(a)pirene non garantisce la tutela della salute umana; questo solo per il benzo(a)pirene: poi ci sono tutti gli altri inquinanti. Medici e chimici dicono questo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alessandro Marescotti: \u00abAmbientalizzazione \u00e8 un termine troppo generico; una persona dovrebbe porsi diverse domande: la cokeria \u00e8 compatibile con il rione Tamburi? La cokeria \u00e8 compatibile con la salute degli operai o bisogna farne una nuova? Esistono diversi obiettivi. La soluzione migliore \u00e8 che, se deve esserci ancoro la cokeria, bisogna renderla il pi\u00f9 possibile compatibile con la salute degli operai utilizzando le migliori tecnologie in assoluto e quindi ricostruirla ex novo e distanziarla dai centri abitati. Oppure si potrebbe chiuderla e comprare il carbon coke come fatto a Genova. Secondo me per\u00f2 noi arriveremo con l\u2019acqua alla gola tra 5-10 anni, quando Cina ed India porteranno il nostro acciaio fuori mercato; un obiettivo di Riva potrebbe essere portare gli impianti allo sfinimento e chiuderli lasciando voi operai senza lavoro quando avrete un\u2019et\u00e0 pi\u00f9 avanzata e sarete pi\u00f9 difficilmente ricollocabili. Noi tarantini siamo attualmente nelle mani di altri: cerchiamo di riprendere nelle nostre mani il nostro futuro senza subire le decisioni altrui, qualsiasi esse siano; dobbiamo rompere il tab\u00f9 di pensare una Taranto senza ILVA nell\u2019interesse dei loro operai. Il nostro modello di percezione della nostra realt\u00e0 presuppone l\u2019esistenza dell\u2019ILVA. Noi, per esempio, sappiamo quanti posti di lavoro assicura l\u2019ILVA ma non sappiamo quanti ne toglie. Quanti agriturismi, ad esempio, avrebbero potuto nascere e prosperare sul suolo dove \u00e8 L\u2019ILVA? In Toscana ce ne sono tantissimi: nell\u2019agriturismo tu importi turisti e vendi le tue merci senza esportarle, e le vendi ad un prezzo non bassissimo. Si potrebbe attivare tutti i settori economici, marketing incluso. Potremo mai farlo ora, con una cos\u00ec vasta area inquinata? \u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una precisazione: il primo tentativo di proposta economica alternativa \u00e8 stato effettuato a Taranto da Taranto libera, che ha organizzato un workshop sull\u2019impatto economico delle energie rinnovabili al Pacinotti in data 19\/02\/2011. In quell\u2019occasione sono state avanzate soluzioni numeriche, con tutti i limiti del caso. Si \u00e8 per\u00f2 trattato del primo tentativo a Taranto. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francesco Brigati: \u00abA parte il fatto che c\u2019\u00e8 una mancanza di infrastrutture devastante per il nostro territorio, posso garantirvi che a Bagnoli sono state avanzate tantissime proposte dopo la chiusura del siderurgico ma non si \u00e8 arrivati a niente e sono stati spesi tanti soldi. Cerchiamo di costruire un percorso alternativo con sindacati, ambientalisti e politici, ma il contesto culturale e il substrato politico del sud non mi incoraggiano molto. Io sono sempre disponibile a confrontarmi e preferirei, ad esempio, lavorare in una fabbrica che produce cioccolata\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francesco Bardinella: \u00abRiva ha fatto investimenti grossi sull\u2019altoforno 4, per esempio, e questi investimenti andrebbero in controtendenza con una probabile chiusura a breve; Riva, poi, guadagna anche dai sottoprodotti della produzione dell\u2019acciaio, come loppa e catrame. Questi,anzi sono rifiuti nel vero e proprio senso della parola, ma hanno un valore economico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Daniela Spera: \u00abHa ragione Francesco Brigati quando dice che se noi qui tentiamo di impostare un processo di riconversione affidandolo alla nostra classe politica, come fu fatto l\u00e0, butteremo dalla finestra soldi statali e basta. Il processo di riconversione deve venire dal basso bypassando la politica istituzionalizzata locale, perch\u00e9 questa classe politica non \u00e8 in grado di fare ci\u00f2 che noi proponiamo. Poi gradiremmo che sia la cittadinanza a proporre progetti senza lasciarne la gestione ad improbabili societ\u00e0 costituite tra Comune, Regione e Provincia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Saverio De Florio: \u00ab Riva potrebbe tirare a campare, senza contingenze internazionali, 20-25 anni (anche se c\u2019\u00e8 chi dice meno); in citt\u00e0 matura l\u2019insofferenza contro Riva e il 2 aprile Fabio Matacchiera ha organizzato una marcia per la chiusura dell\u2019ILVA, non per l\u2019ambientalizzazione; se noi ci trinceriamo dietro la paura, alla fine la chiusura arriver\u00e0 veramente con grave nocumento per la societ\u00e0 e gli operai: proviamo a portare su di livello il piano di discussione e di lavoro e pressiamo i gruppi di interesse che dovrebbero fare qualcosa: i sindacati ad esempio, non voi, ma quelli degli altri settori produttivi, che si nascondono dietro voi e l\u2019ILVA. Le altre provincie pugliesi difendono a spada tratta la propria diversificazione grazie all\u2019opera dei loro sindacati. Il porto di Taranto \u00e8 uno scempio, per esempio. Dietro voi operai e dietro l\u2019ILVA la classe politica nasconde la propria inettitudine; io dico: lavoriamo insieme altrimenti qui corriamo il rischio che una campagna elettorale prossima ventura sar\u00e0 quella in cui chi si candida sindaco inserir\u00e0 nel programma elettorale la chiusura dell\u2019ILVA senza avere sottomano alternative occupazionali valide.<br \/>\nIo penserei seriamente ad alternative produttive perch\u00e9 potrebbe bastare un rallentamento di qualche punto di PIL dell\u2019economia cinese per veder riversato sui nostri mercati una grande quantit\u00e0 di acciaio a basso prezzo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alessandro Marescotti: \u00abnon c\u2019\u00e8 alcuna marcia o referendum che pu\u00f2 chiudere l\u2019ILVA. La mobilitazione non fa altro che produrre orientamenti politici tali da indurre ad esempio, il primo cittadino a muoversi nel senso della chiusura sulla base di elementi oggettivi. La miglior difesa del posto di lavoro \u00e8 fare ambientalismo nell\u2019ILVA , soprattutto se si \u00e8 operai. Fermo restando che non scomparir\u00e0 l\u2019acciaio, perch\u00e9 non diventare noi esportatori di un modello di esportazione di buone pratiche di produzione dell\u2019acciaio? In Austria per esempio tutta l\u2019industria siderurgica produce un grammo di diossina all\u2019anno, grazie a filtri di nuova concezione utilizzati anche per tagliare piombo e mercurio. Noi produciamo circa 100 gr di diossina annui ma con il limite di 0,4 ng\/m3 dovremmo produrre 10 gr di diossina: perch\u00e9 non possiamo farlo anche noi? Perch\u00e9 non collaboriamo con l\u2019universit\u00e0? \u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Daniela Spera: \u00abAlessandro, le acciaierie in Giappone non emettono alcun tipo di fumo, praticamente non inquinano: noi non dobbiamo mendicare una riduzione delle emissioni; dobbiamo pretendere un abbattimento totale ed una riconversione graduale delle attivit\u00e0 economiche. A Taranto l\u2019ambientalizzazione non si pu\u00f2 ottenere perch\u00e9 le tecnologie giapponesi non si attagliano ad impianti vetusti come quelli che Riva possiede\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mi verrebbe da commentare che ci saranno precise responsabilit\u00e0 politiche se l\u2019ILVA continua ad inquinare grazie anche a leggi di comodo. Ho forti dubbi, che, in questo clima culturale e politico, si possa paragonare il contesto istituzionale tarantino a quello austriaco. Si pu\u00f2 per\u00f2 lottare per arrivare a quel livello di sensibilit\u00e0 politica.<br \/>\nUltima domanda agli operai: parteciperete, anche a titolo individuale alla manifestazione del 2 Aprile?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Operai in coro: \u00abno! \u00bb<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=1894&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Polidori Un giro di chiamate, qualche messaggio su FB ed ecco seduti allo stesso tavolo gli operai ILVA Cosimo Cicala, Vincenzo Vestita, Francesco Bardinella, Francesco Brigati e gli ambientalisti jonici Saverio De Florio, Alessandro Marescotti, Daniela Spera. 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