{"id":1979,"date":"2011-04-11T02:17:29","date_gmt":"2011-04-11T00:17:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=1979"},"modified":"2012-10-07T22:07:29","modified_gmt":"2012-10-07T20:07:29","slug":"e-se-servisse-un-nuovo-intervento-pubblico","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=1979","title":{"rendered":"E se servisse un nuovo intervento pubblico per l&#8217;ILVA?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1980\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/altoforno-300x206.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"206\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/altoforno-300x206.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/altoforno.jpg 440w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Roberto Polidori<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ILVA di Taranto \u00e8 un caso scolastico di ci\u00f2 che, in economia pubblica, viene definito \u201cfallimento\u201d del mercato e che contempla un intervento diretto dello Stato. La teoria economica mainstream (cio\u00e8 accettata dalla quasi totalit\u00e0 degli economisti e insegnata nelle Universit\u00e0) elegge il libero mercato a organizzazione economica migliore di una collettivit\u00e0; la stessa teoria economica ammette l\u2019esistenza di fattori distorsivi del libero mercato che devono essere corretti dallo Stato in modo tale da ripristinare le condizioni per l\u2019efficiente utilizzo delle risorse. Anzi, secondo i liberisti pi\u00f9 puri, lo Stato dovrebbe esistere esclusivamente per eliminare gli ostacoli al libero mercato. I casi di fallimento del mercato, secondo la teoria economica, sono sei e secondo me il \u201ccaso Taranto\u201d ne presenta quattro: concentrazione della produzione (monopolio o oligopolio), informazione imperfetta (o asimmetrica), disoccupazione ed esternalit\u00e0.<br \/>\nE\u2019 lapalissiano anche per un bambino che a Taranto l\u2019informazione sulle tecniche produttive e sulle grandezze economiche in gioco \u00e8 nelle mani della grande industria: si pensi al Centro Studi ILVA, ben pi\u00f9 accentrato ed aziendalista del vecchio Centro Studi Ansaldo (asimmetria informativa); \u00e8 altrettanto chiaro che la grande industria lavora in condizioni di monopolio, che inquina e che tiene sotto scacco un\u2019intera collettivit\u00e0 a causa del grande numero di lavoratori che coinvolge nei cicli produttivi.<!--more--><br \/>\nDopo sei mesi di partecipazioni ad eventi nella citt\u00e0 e conversazioni con esponenti del mondo accademico nazionale e dell\u2019ambientalismo tarantino posso tranquillamente affermare che, come al solito, gli interessi economici sono il motivo per il quale, ad esempio, una grande industria nazionale come l\u2019ILVA pu\u00f2 funzionare senza A.I.A. e grazie a leggi che sembrerebbero essere state approvate esclusivamente per permettere ad un impianto &#8211; altrimenti fuori legge &#8211; di tirare avanti (dgls 155\/2010 che estende al benzo-a-pirene l\u2019attuazione di una normativa europea prevista per altri inquinanti ma non per questo inquinante specifico). \u00abBella scoperta, ci vuole poco a capire che \u00e8 quasi sempre una questione di soldi\u00bb, potrebbe obiettare qualsiasi lettore. Si, \u00e8 vero, ci vuole poco a capirlo, per\u00f2 se mi sveglio la mattina e lo dico davanti allo specchio ha un valore, se invece quest\u2019affermazione cos\u00ec scontata \u00e8 il frutto dell\u2019elaborazione di una serie di testimonianze raccolte direttamente da persone pi\u00f9 qualificate di me \u2013 ciascuna nel proprio settore di competenza \u2013 ha un valore differente.<br \/>\nEsiste una correlazione inversa tra consistenza numerica degli interessi in gioco e forza della risposta politica per contrastare il \u201cproblema inquinamento\u201d di una qualsiasi citt\u00e0 ad una qualsiasi latitudine.<br \/>\nLa cosa veramente curiosa \u00e8 constatare come persone esterne alla cittadinanza tarantina ed in particolare scienziati in campi assolutamente non afferenti le materie economiche, arrivino dalle loro analisi a conclusioni che sanciscono il fallimento del mercato e, andando ben oltre, anche il fallimento degli interventi di economia pubblica che dovrebbero ripistinare le condizioni di mercato.<br \/>\nVediamo cosa pensano della classe politica tarantina alcuni illuminati scienziati venuti da fuori a dirci in che condizioni sanitarie versa la nostra citt\u00e0 : \u00abcredo che chi si assume la responsabilit\u00e0 di amministrare la collettivit\u00e0 di un comune debba avere un po\u2019 di pelo sullo stomaco ogni tanto\u00bb, parole pronunciate in data 22\/01\/2011 alle 14:30 circa nel Salone degli Specchi del Comune di Taranto dall\u2019incredulo Prof. Ernesto Burgio, coordinatore nazionale ISDE \u2013 branca italiana dell\u2019associazione internazionali Medici per l\u2019Ambiente; in quell\u2019occasione il Prof. Burgio, specialista di tumori dei bambini derivanti da modificazioni del genoma umano ascrivibile ad inquinamento, si alz\u00f2 in piedi per interrompere il nostro Sindaco e pediatra Ippazio Stefano che, concludendo la Prima Giornata di Studio su Inquinamento e Salute e dopo aver ascoltato una sequela di dati terrificanti snocciolati dallo stesso Burgio e da altri medici altrettanto quotati, affermava candidamente che il problema a Taranto era in via di risoluzione e che, come fuori il cielo si rasserenava \u2013 effettivamente nel frattempo il sole aveva fatto capolino dopo una breve temporale \u2013 cos\u00ec la situazione ambientale andava migliorando.<br \/>\n\u00abIn questi ultimi anni \u00e8 accresciuta enormemente la cultura e la sensibilit\u00e0 ambientale ma ora l\u2019approccio ai problemi deve cambiare. L\u2019ambiente \u00e8 una risorsa e la sua gestione deve entrare nella sfera economica del sistema; per questo la politica e l\u2019impresa devono confrontarsi con la comunit\u00e0 scientifica, ma non semplicemente per parlare ma per trovare le soluzioni. [\u2026.] Credo che non baster\u00e0 l\u2019accanimento diagnostico per risolvere le criticit\u00e0 tarantine: serve un confronto franco tra comunit\u00e0 ed interessi d\u2019impresa. Sono quattro anni che andiamo dicendo che la diagnosi su Taranto c\u2019\u00e8\u00bb, parole pronunciate dal Dott. Gianluigi De Gennaro, ricercatore di Chimica dell\u2019Ambiente presso il Dipartimento di Chimica dell\u2019Universit\u00e0 di Bari e importante studioso di misurazioni di emissioni inquinanti, durante un\u2019intervista pubblicata su Siderlandia in data 28\/03\/2011.<br \/>\n\u00abA Cornigliano la chiusura della cokerie e di altri settori a caldo dell\u2019impianto siderurgico ha avuto molteplici cause. L\u2019aspetto ambientale e sanitario sulla popolazione ha avuto la sua piccola parte (ed i miei studi sono solo una piccola parte del complesso degli studi su Cornigliano), ma le ricordo che fino ad ora nessun caso di malattia tra i cittadini \u00e8 stato indennizzato o riconosciuto dall\u2019ILVA (a mia conoscenza)\u00bb, parole inviate al sottoscritto con mail del 17\/12\/2010 dal Prof. Valerio Gennaro, dottore dell\u2019Istituto dei Tumori di Genova ed autore di numerosi studi epidemiologici,  .<br \/>\nGli scienziati non residenti in citt\u00e0 che hanno studiato il \u201ccaso Taranto\u201d non fanno solo il mestiere di  scienziati sollevando un problema sulla base delle osservazioni attinenti la propria specifica attivit\u00e0: ci dicono che le istituzioni preposte alla salvaguardia della salute pubblica a Taranto sono miopi e vanno oltre, riconoscendo un problema di politica economica \u2013 nel momento in cui suggeriscono un franco confronto tra collettivit\u00e0 ed industriali \u2013 e le carenze delle leggi dell\u2019economia pubblica; in particolare il Prof. Valerio Gennaro dichiara che la chiusura dell\u2019ILVA di Cornigliano \u00e8 il frutto di un\u2019insieme di cause: la causa principale \u00e8 evidentemente la dimensione trascurabile del sito che ha permesso l\u2019assorbimento dei 650 lavoratori tramite lavori socialmente utili grazie ad un accordo Comune- Provincia &#8211; Regione. Avranno contribuito alla chiusura anche le \u201cmamme di Cornigliano\u201d, ma molti sospettano che il proprietario dell\u2019ILVA abbia ammortizzato la chiusura di quell\u2019impianto aumentando la produzione a Taranto.<br \/>\nMa come risolvono gli altri Stati del globo situazioni simili (magari non cos\u00ec macroscopiche come quella tarantina)? La domanda \u00e8 pertinente perch\u00e9 se, ad esempio, dovessimo scoprire che in altri paesi ben pi\u00f9 evoluti e concorrenziali del nostro ci sono problemi simili, allora diventerebbe lecita una critica tout court delle categorie teoriche liberiste.<br \/>\nPer questa indagine scientifica avrei voluto prendere in esame un caso di esternalit\u00e0 preoccupante e freschissimo: il disastro di Fukushima; ho preferito non farlo per due ragioni: il disastro nucleare \u00e8 tuttora in corso e le conseguenze non sono quantificabili oggi \u2013 e non sapremo come e quando lo saranno; il Giappone (lo Stato che, secondo i manuali di economia pubblica, dovrebbe intervenire per correggere le esternalit\u00e0 del mercato) non \u00e8 uno Stato liberista classico.<br \/>\nMi occupo allora del disastro ambientale della Deepwater Horizon avvenuto in acque territoriali americane, La Deepwater Horizon era la piattaforma per estrazioni petrolifere noleggiata per 560.000 $ al giorno dalla BP (British Petroleum), multinazionale petrolifera, ed esplosa in acque territoriali americane a 80 km dalle coste della Lousiana a causa di un\u2019avaria al sistema di pompaggio del pozzo sottomarino in data 20\/04\/2010. Era la piattaforma pi\u00f9 grande del mondo e, nei 106 giorni intercorsi dal giorno dell\u2019incidente a quello della chiusura del pozzo, ha rilasciato nel Golfo del Messico qualcosa come 4,9 milioni di tonnellate di greggio: di gran lunga il disastro ambientale da petrolio pi\u00f9 importante nella storia. Il 07 Maggio 2010, a 17 giorni dall\u2019inizio della fuoriuscita, anche nei liberisti States (e nonostante la BP abbia sede legale in Gran Bretagna) Mary Landry, contrammiraglio della Guardia Costriera Statunitense, sminu\u00ec l\u2019accaduto dicendo che non c\u2019era rischio di un disastro ambientale, un po\u2019 come ha fatto il Governo nipponico per Fukushima nei primi giorni \u2013il governo, si badi bene e non la societ\u00e0 di gestione dell\u2019impianto nucleare da cui ci si potrebbe attendere un comportamento del genere \u2013 ed un po\u2019 come fanno i nostri amministratori locali da qualche anno a questa parte in relazione ai palesi danni da immissioni inquinanti dovute alla presenza dela grande industria.<br \/>\nQuando infine la Bp riusc\u00ec a bloccare la fuoriuscita, si scopr\u00ec che, a parte la morte di 11 persone ed il ferimento di 17 persone,  un terzo delle spiagge USA prospicienti il golfo del Messico non sarebbero state balneabili per tantissimo tempo (con introiti da turismo crollati del 25%), il floridissimo mercato dei gamberi della Lousiana (in pratica degli Stati Uniti) sarebbe stato azzerato, moltissime specie protette si sarebbero estinte, ci sarebbero stati danni non prevedibili alla salute degli abitanti delle coste a causa della tossicit\u00e0 del petrolio. Senza considerare il fatto che gran parte del greggio (circa la met\u00e0) si sarebbe depositato in laghi sotterranei adagiati sul fondale oceanico. La prima reazione del governo americano fu la sospensione delle autorizzazioni alla trivellazione in Oceano concesse alle compagnie petrolifere (un po\u2019 come la promessa di smantellamento degli impianti di Fukushima o la legge che pospone di un anno l\u2019attuazione del programma nucleare in Italia). Rimarranno negli occhi le reazioni scomposte ed impotenti del Presidente Obama nei confronti della BP per ogni tentativo fallito di arginare la fuoriuscita e le sue immediate rassicurazioni: il 28\/06\/2010 Obama dichiar\u00f2 che la BP avrebbe pagato immediatamente 2,65 Mld di $ a titolo di indennizzo, il 23\/07\/2010 l\u2019ex C.E.O. dimissionario della BP dichiar\u00f2 agli studenti Cambridge che effettivamente la perdita di petrolio fu dovuta a un malfunzionamento delle valvole di sicurezza di cui BP era a conoscenza \u2013 come rivelato dall\u2019operaio Benton ferito nell\u2019esplosione- ma che non aveva ritenuto di dover verificare per problemi di costi. Nella stessa occasione Mr. Hayward si mostr\u00f2 contrariato per l\u2019atteggiamento del Presidente Obama che, in quell\u2019occasione, aveva dipinto i tecnici e gli ingegneri della BP come incapaci. Ad Ottobre 2010 Obama ritir\u00f2 il divieto di trivellazione nell\u2019oceano per la ricerca di idrocarburi; il 20\/11\/2010 si scopr\u00ec che la class action collettiva promossa da 450.000 persone era ridotta a 225.000 persone a causa di modulistica incompleta o inesatta; Il 06\/01\/2011 la Corte Suprema condann\u00f2 BP a rifondere i danni che, pare, da 20 Mld scenderanno a 2,3 MLD $ pi\u00f9 400 milioni gi\u00e0 pagati. Rimborso medio per ricorrente: 12.000 $<br \/>\nIl disastro ambientale petrolifero precedente lontanamente paragonabile a questo fu quello della Exxonn Valdez in Alaska nel 1989, per il quale  la pi\u00f9 grande compagnia petrolifera del mondo, la Exxon, venne condannata dalla Corte Suprema statunitense a pagare solo 507 milioni di euro il 25\/06\/2008 per risarcire i danni arrecati ai 32.000 richiedenti (15.840 $ medi a ricorrente). E\u2019 chiaro che rimborsi siffatti risarciscono solo una minima parte del danno arrecato.<br \/>\nCome \u00e8 facile capire anche nella patria del liberismo estremo, gli Stati Uniti, le multinazionali dei settori industriali (ma nei settori dei servizi come le banche la musica non cambia, anzi peggiora) certamente non agiscono in regime di concorrenza ma di oligopolio (prima distorsione del mercato), producono esternalit\u00e0 (seconda distorsione del mercato) e il gigantismo di queste aziende permette loro di \u201cricattare\u201d i Governi degli Stati in cui immettono esternalit\u00e0 negative proprio perch\u00e9 solo queste aziende \u2013 date le dimensioni &#8211;  sono dotate (se le hanno) di tecnologie capaci di contenere i propri errori (asimmetria informativa: terza distorsione del mercato). Ai governanti degli Stati non resta che far finta di essere irritati per la mancanza di solerzia delle aziende nel correggere gli errori da parte di queste multinazionali, ben sapendo che queste compagnie occupano molti lavoratori e, spesso, pagano le campagne elettorali costose delle stesse persone che dovrebbero garantire l\u2019eliminazione delle distorsioni che queste creano. Tutte queste distorsioni non fanno altro che trasferire i costi aziendali alla collettivit\u00e0, gonfiando i profitti di poche grandi aziende private ed incidendo sulla spesa pubblica e quindi, tramite le imposte, sulle tasche dei cittadini.<br \/>\nE\u2019 statisticamente dimostrato che \u00e8 in drastico aumento l\u2019indice di concentrazione delle aziende (la tendenza cio\u00e8 delle aziende di uno stesso settore a fondersi o ad ingrandirsi per creare colossi di settore). E la concorrenza dov\u2019\u00e8? Il libero mercato dov\u2019\u00e8? Non \u00e8 forse il caso di sganciare le produzioni da forme di concentrazione troppo vincolanti in modo tale da rendere i lavoratori pi\u00f9 liberi dal ricatto occupazionale e pi\u00f9 tutelati nei loro diritti?  E dimensioni aziendali pi\u00f9 piccole non garantirebbero, forse, un minore conflitto di interessi tra governanti ed utili di multinazionali ed una reale possibilit\u00e0 d\u2019intervento in caso di trasgressione delle regole di concorrenza?<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=1979&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Polidori L\u2019ILVA di Taranto \u00e8 un caso scolastico di ci\u00f2 che, in economia pubblica, viene definito \u201cfallimento\u201d del mercato e che contempla un intervento diretto dello Stato. La teoria economica mainstream (cio\u00e8 accettata dalla quasi totalit\u00e0 degli economisti e insegnata nelle Universit\u00e0) elegge il libero mercato a organizzazione economica migliore di una collettivit\u00e0; [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[30],"tags":[],"class_list":["post-1979","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-numero-5"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1979"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1979"}],"version-history":[{"count":5,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1979\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5358,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1979\/revisions\/5358"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1979"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1979"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1979"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}