{"id":2034,"date":"2011-04-18T00:00:39","date_gmt":"2011-04-17T22:00:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=2034"},"modified":"2012-10-07T22:07:44","modified_gmt":"2012-10-07T20:07:44","slug":"ambiente-e-lavoro-la-lezione-di-alex-langer","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=2034","title":{"rendered":"Ambiente e lavoro: la lezione di Alex Langer*"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2035\" title=\"langer\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/langer-199x300.jpg\" alt=\"\" width=\"199\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/langer-199x300.jpg 199w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/langer.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 199px) 100vw, 199px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Alessandro Leogrande<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tutta la vita Alexander Langer non ha fatto altro che saltare muri, attraversare confini culturali, nazionali, etnici, religiosi. Fin da ragazzo si \u00e8 impegnato a favore della convivenza inter-etnica nella sua terra, l&#8217;Alto Adige\/Sudtirolo, si \u00e8 speso per sgretolare i blocchi monolitici contrapposti tra italiani e tedeschi, evitare la rappresentazione del Sudtirolo per \u201cgabbie\u201d, e aprire a una nuova dimensione delle relazioni umane, sociali e politiche. Ma Langer \u00e8 stato anche molte altre cose: giornalista, insegnate, militante di base e poi dirigente in Lotta continua, parlamentare europeo. Negli anni ottanta \u00e8 stato tra i maggiori animatori del movimento \u201cverde\u201d; negli anni novanta un costruttore di ponte tra \u201clinee nemiche\u201d in Bosnia e nei Balcani, fortemente orientato dalla ricerca di soluzioni concrete di pace, inter-etniche e dal basso, che mettessero insieme i \u201ctraditori\u201d delle rispettive parti, sulla base di quelle elaborate molti anni prima nel suo Sudtirolo.<!--more--> Viaggiatore instancabile, intellettuale pluriligue, Langer si \u00e8 tolto la vita quindici anni fa, ma i molti testi che ha lasciato, e che negli ultimi anni sono stati raccolti in pi\u00f9 libri, continuano a interrogarci. Il viaggiatore leggero (Sellerio) costituisce tuttora la raccolta pi\u00f9 esaustiva di articoli e interventi. Ma per capire il suo singolare percorso all&#8217;interno del cristianesimo del dissenso, nella nuova sinistra, nella galassia ecologista, nel pacifismo, \u00e8 utile leggere anche la biografia che gli ha dedicato Fabio Levi, In viaggio con Alex (Feltrinelli).<br \/>\nTra i tanti temi sollevati da Alex Langer c&#8217;\u00e8 anche quello del rapporto tra ecologia politica e sindacato, tra difesa dell&#8217;ambiente e difesa dei diritti dei lavoratori. Un rapporto che spesso (anche se non sempre) diventa molto complicato quando si tratta di difendere il posto di lavoro (in Italia, in Europa, come nel Sud del Mondo) in fabbriche oltremodo inquinanti. Questo tema \u00e8 stato ben sintetizzato da Guido Viale, nel corso di un convegno dedicato alla sua figura (Alex Langer tra ieri e domani, maggio 2010) che si \u00e8 tenuto a ad Amelia, in provincia di Terni, con un intervento dal titolo: La conversione ecologica nel rapporto con i lavoratori delle fabbriche in crisi.<br \/>\nLanger \u00e8 stato tra i primi a parlare di \u201cconversione ecologica\u201d. Di conversione (con un senso fortemente etico e strutturale) e non semplicemente di riconversione (termine meramente tecnico). Ha anticipato molti temi, tra cui quello della \u201cdecrescita condivisa e responsabile\u201d, che poi sarebbero stati largamente usati agli inizi del ventunesimo secolo. Ma ogni qualvolta Langer ha parlato di \u201cconversione ecologica\u201d, non ha mai eluso il tema di una trasformazione della produzione industriale gestito dal basso (con il consenso cio\u00e8 dei lavoratori). A differenza di un certo ambientalismo che bypassa completamente le questioni sociali, non ha mai sottaciuto che trovare una composizione tra ecologisti e operai \u00e8 il problema della societ\u00e0 postindustriali. Il problema principale per chi oggi si occupa di lavoro, non solo di ambiente.<br \/>\nProbabilmente Langer aveva maturato questa concretezza negli anni settanta, quando a Francoforte per Lotta continua e altri gruppi della nuova sinistra tedesca si occupava di organizzare politicamente gli \u201coperai multinazionali\u201d, cio\u00e8 i lavoratori immigrati dall&#8217;Italia, dalla Grecia, dalla Turchia, dalla ex Jugoslavia in Germania. Questa esperienza \u00e8 stata recentemente ricordata da Daniel Cohn-Bendit. Ovviamente non fu solo la nuova sinistra a occuparsi di lavoratori immigrati in Germania, ma quello che ci interessa sottolineare, a parte la vicinanza con gli operai e con i loro problemi, \u00e8 un altro aspetto. Ci interessa sottolineare il fatto che Langer abbia sempre preferito l&#8217;espressione \u201coperai multinazionali\u201d alla categoria di immigrati. E questa forse \u00e8 una lezione da ricordare anche oggi, quando si parla o ci si impegna al fianco dei nuovi lavoratori della societ\u00e0 italiana. Nelle fabbriche, nelle metropoli, nei piccoli centri, nelle campagne&#8230; Sono lavoratori multinazionali, non immigrati.<br \/>\nMa torniamo al tema della conversione ecologica e al rapporto con gli operai e i sindacati, tema che Langer avvertiva come cruciale. In un testo molto bello dell&#8217;ottobre del 1983, intitolato: Ecologia e movimento operaio, un conflitto inevitabile?, scriveva: \u201c\u00c8 tempo, dunque, che si infittiscano il dialogo e le iniziative esemplari tra ecologisti e operai (anche sindacalisti), ma anche tra ecologisti, operai e imprenditori, per esplorare concretamente, e non necessariamente solo in situazioni di conflitto, il terreno della comune lotta per la qualit\u00e0 ecologica, oltre che sociale e umana, del lavoro. Vorr\u00e0 dire prendere per le corna il toro dell&#8217;alienazione, e lavorare per il disinquinamento non solo dell&#8217;ambiente, ma anche della vita di milioni di persone, dentro e fuori le fabbriche, gli uffici, i servizi, le campagne.\u201d<br \/>\nLanger non aggira la questione di fondo, non nega che spesso di fronte alla difesa del posto di lavoro in fabbriche che continuano a inquinare o che producono beni che sono il simbolo di una societ\u00e0 inquinata (come le automobili) la soluzione non sia facile, e che in alcuni casi estremi risulta addirittura impossibile. Non nega che parlare di \u201climitazione delle scelte produttive\u201d in tempi di crisi possa apparire una chimera. Non nega tutto ci\u00f2, eppure sottolinea che il tema della giustizia globale ha che fare immediatamente con l&#8217;ecologia e i modi di produzione. E su questo basta citare il noto paradosso: se tutti i cinesi e gli indiani vivessero come gli americani e gli europei occidentali, cosa cui legittimamente ambiscono, e cosa che il Nord del mondo non pu\u00f2 impedire autoritariamente, avremmo bisogno delle risorse di cinque pianeti come la Terra. E, allora, che fare? Siamo cos\u00ec arrivati al fondo del nesso tra lavoro ed ecologia, un nesso che investe le scelte del movimento dei lavoratori, a Termini Imerese come a Shanghai.<br \/>\nChe fare, allora? Nello stesso testo del 1983, Langer sviluppava anche un&#8217;altra riflessione che \u00e8 opportuno rileggere per intero. \u201cMa esiste anche un&#8217;altra tradizione nel movimento operaio\u201d, scriveva ancora, \u201cquella che annovera la rivendicazione di fabbricare aratri invece che cannoni e di costruire case popolari invece che alloggi di lusso; quella che affermava che la nocivit\u00e0 non si contratta e la salute non si vende; quella che si opponeva tout court alla logica del produttivismo (&#8216;di cottimo si muore&#8217;, &#8216;no alla flessibilit\u00e0 e alla piena utilizzazione degli impianti&#8217;&#8230;). La tradizione di quei filoni della lotta dei lavoratori che pretendevano \u2013 giustamente \u2013 di pronunciarsi sulla qualit\u00e0 sociale del lavoro, sui suoi fini, sui limiti della vendibilit\u00e0 della forza-lavoro, oltre che sul suo prezzo. Utilizzando un&#8217;espressione oggi corrente nel dibattito sull&#8217;ecologia, si potrebbe dire che anche nel movimento operaio si ritrova il filone in cui prevale l&#8217;attenzione alla &#8216;quantit\u00e0&#8217; e quello, invece, pi\u00f9 attento alla &#8216;qualit\u00e0&#8217;: e se indubbiamente il sindacalismo si \u00e8 avvicinato sempre di pi\u00f9 alla mera contrattazione della quantit\u00e0 (di lavoro, di retribuzione, di tempo, di servizi e prestazioni sociali, eccetera), non va sottaciuta e rimossa tutta quell&#8217;altra faccia del movimento operaio e dello stesso sindacalismo che \u00e8 intervenuta e continua ad intervenire sulla qualit\u00e0 (del lavoro e delle condizioni di lavoro, del prodotto, del tempo lavorativo o libero dal lavoro, della stessa retribuzione e delle prestazioni sociali connesse, eccetera).\u201d<br \/>\nOggi quindi si impone sempre di pi\u00f9 la necessit\u00e0 di riconsiderare la qualit\u00e0 ecologica del lavoro e delle sue condizioni. \u201cLo esige non solo l&#8217;emergenza ambientale, in generale, ma lo stesso degrado alienante del lavoro, da un lato, e le potenzialit\u00e0 di riscatto e di risanamento, dall&#8217;altro. (Cosa che, del resto, dovrebbe valere altrettanto anche per il versante imprenditoriale, e comincia \u2013 infatti \u2013 ad affermarsi qua e l\u00e0.)\u201d<br \/>\nA quindici anni dalla scomparsa del pi\u00f9 eclettico e cosmopolita dei verdi italiani, la questione \u00e8 pi\u00f9 aperta che mai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p lang=\"it-IT\"><span style=\"font-size: small;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; font-size: small;\">*Alexander Langer nasce nel 1946 a Sterzing\/Vipiteno, in provincia di Bolzano, in una famiglia tedesca. Fin dall&#8217;infanzia \u00e8 perfettamente bilingue. Nel 1967 fonda, con altri giovani intellettuali sudtirolesi, il mensile \u201cDie Brucke\u201d (\u201cIl ponte\u201d). Si laurea in giurisprudenza a Firenze, dove conosce padre Balducci e don Milani. Negli anni settanta vive dapprima in Germania federale, dove lavora tra gli immigrati, e in seguito a Roma, dove collabora al quotidiano \u201cLotta Continua\u201d, divenendone per un breve periodo direttore responsabile. Ritornato in Sudtirolo, nel 1978 viene eletto consigliere regionale nelle liste Neue Linke\/Nuova Sinistra. Al censimento del 1981, assieme a migliaia di obiettori, rifiuta la schedatura etnica nominativa. Verr\u00e0 rieletto consigliere regionale per altre due volte, sempre in liste inter-etniche.<br \/>\nNegli anni ottanta \u00e8 tra i promotori del movimento politico dei Verdi in Italia e in Europa. Nel 1989 viene eletto deputato al Parlamento europeo e diventa primo presidente del neo-costituito Gruppo Verde. In questi anni Langer intesse relazioni con un fitto arcipelago di iniziative. Con i movimenti transfrontalieri: \u201cSOS-Transit\u201d, \u201cPro vita alpina\u201d, \u201cArge-Alp\u201d, \u201cAlpe Adria\u201d. Con le associazioni e i movimenti per la conversione ecologica: la \u201cFiera delle utopie concrete di Citt\u00e0 di Castello\u201d, il \u201cGAB. Gruppo di attenzione alle biotecnologie\u201d, l&#8217;\u201cEco-istituto del Sudtirolo\u201d, la rete \u201cAlleanza per il clima\u201d, la nuova rete internazionale di \u201csindacalisti ecosensibili\u201d.<br \/>\nDopo la caduta del muro di Berlino, si intensifica il suo impegno contro i crescenti nazionalismi. Nel corso degli anni novanta la guerra nei Balcani assorbe gran parte delle sue energie. \u00c8 co-fondatore, insieme alla parlamentare austriaca Marijana Grandits, del \u201cVerona Forum\u201d per la pace e la riconciliazione nell&#8217;ex-Jugoslavia. Provocando un fortissimo shock nella larga comunit\u00e0 di amici, conoscenti e compagni di strada, si toglie la vita il 3 luglio 1995, all&#8217;et\u00e0 di 49 anni. Tutti i suoi scritti sono stati raccolti sul sito della Fondazione a lui intitolata: <a href=\"www.alexanderlanger.org\">www.alexanderlanger.org<\/a><\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=2034&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alessandro Leogrande Per tutta la vita Alexander Langer non ha fatto altro che saltare muri, attraversare confini culturali, nazionali, etnici, religiosi. 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