{"id":2042,"date":"2011-04-18T00:01:58","date_gmt":"2011-04-17T22:01:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=2042"},"modified":"2012-10-07T22:07:57","modified_gmt":"2012-10-07T20:07:57","slug":"alessandro-leogrande-tra-cultura-e-impegno-politico","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=2042","title":{"rendered":"Alessandro Leogrande: tra cultura e impegno politico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2043\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/alessandroleograndee-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/alessandroleograndee-200x300.jpg 200w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/alessandroleograndee.jpg 268w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Gaetano De Monte<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">33 anni, ma gi\u00e0 importanti pubblicazioni alle spalle. E&#8217; Alessandro Leogrande: giornalista, scrittore, vice-direttore della rivista di cultura &#8220;Lo Straniero&#8221;, fondata e diretta da Goffredo Fofi, fucina di giovani talenti come poche altre oggi in Italia (alcuni fra i nomi pi\u00f9 interessanti emersi di recente nel panorama letterario italiano sono passati di qui: da Mario Desiati a Nicola Lagioia). Ma soprattutto tarantino che conserva un legame strettissimo con la citt\u00e0 d&#8217;origine. L&#8217;ha raccontata per la prima volta poco pi\u00f9 che ventenne in &#8220;Un mare nascosto&#8221; e si appresta a tornare sull&#8217;argomento nei prossimi mesi. Parlare con lui \u00e8 come assistere alla crescita di un albero: i pensieri si diramano, mantenendo tuttavia sempre un&#8217;unit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;ultimo tuo libro, \u201cUomini e caporali\u201d, ha segnato un passaggio significativo nel giornalismo d&#8217;inchiesta italiano: per la prima volta \u00e8 stata ricostruita la vicenda degli immigrati dell&#8217;Est Europa ridotti in schiavit\u00f9 nel Tavoliere. Ma nell&#8217;attuale panorama del mercato editoriale italiano (inclusi i periodici) \u00e8 pi\u00f9 o meno facile per un giornalista riuscire a raccontare realt\u00e0 complesse in maniera ampia e dettagliata? Insomma, che spazio c&#8217;\u00e8 per il lavoro d&#8217;inchiesta al momento nel nostro paese?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un primo dato di fatto oggettivo che qui mi preme sottolineare \u00e8 che oggi il giornalismo d\u2019inchiesta tende a scomparire dai giornali, e ci\u00f2 avviene non per precise scelte editoriali \u2013 non \u00e8 quindi tanto un discorso di censura \u2013, ma \u00e8 piuttosto un problema di come sono costruite le stesse macchine dei giornali.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiunque scrive per i quotidiani sa di essere stretto in una dinamica per cui non solo il giornalista \u00e8 vincolato nei tempi di scrittura, ha a disposizione cio\u00e8 6.000\/7.000 battute al massimo, ma entra in un meccanismo per cui la notizia viene cotta e mangiata nel quotidiano.\u00a0Diventa cos\u00ec sempre pi\u00f9 difficile elaborare lunghi e dettagliati reportage sui giornali \u2013  inchieste che ormai si contano sulla punta della dita, penso a proposito della questione nordafricana a come l\u2019 hanno magistralmente raccontata Bernardo Valli su Repubblica e Stefano Liberti sul Manifesto.<br \/>\nLe difficolt\u00e0 del fare inchiesta aumentano poi se ci si trova a raccontare spazi sociali complessi, oscuri e impenetrabili, come quello del caporalato. Quello che voglio dire \u00e8 che, da un lato, hai bisogno di maggiore spazio per raccontare,  dall\u2019altro emerge un punto determinante del fare inchiesta che \u00e8 la questione dei costi. Perch\u00e9 \u00e8 chiaro che, ad esempio, una web magazine come Siderlandia funziona perfettamente se la consideriamo come un controcampo critico sulla citt\u00e0, raccontato da chi in citt\u00e0 e nella provincia ci vive , ma se anche voi vi doveste trovare a raccontare in maniera continua e dettagliata ci\u00f2 che avviene al di fuori dalla Puglia \u00e8 chiaro che  avreste bisogno di risorse. E\u2019 evidente quindi che le case editrici offrono maggiore spazio e denaro per il lavoro d\u2019inchiesta; anche se pure qui costruire un libro come un reportage lungo pone tutta una serie di riflessioni relative al rapporto con le fonti, a quello con le persone in carne ed ossa da descrivere e raccontare e poi naturalmente un problema relativo alla scrittura, a come descrivere e raccontare vicende complesse e a volte impenetrabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tu sei anche vice-direttore de \u201cLo Straniero\u201d, una delle ultime riviste culturali rimaste in Italia. Quali prospettive hanno oggi progetti editoriali indipendenti? Su cosa devono fare leva per emergere?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia ormai sono rimaste, tranne poche eccezioni \u2013 come appunto lo Straniero e Nuovi Argomenti \u2013 solo riviste espressione di grandi gruppi editoriali, per quanto di notevole fattura come Limes e Micromega. Nel nostro paese la funzione delle riviste \u00e8 stata importantissima nella definizione della cultura, in generale, e della cultura politica, in particolare: sia quelle che provenivano dal mondo azionista, liberale e radicale \u2013  il Mondo,il Ponte ecc. \u2013 sia le riviste di area comunista e poi soprattutto quelle che sorsero negli anni sessanta e settanta, le cosiddette \u201criviste di movimento\u201d \u2013 penso a Quaderni Rossi, a Lotta Continua, a Quaderni Piacentini&#8230; \u2013; tutte queste esperienze hanno contribuito alla definizione del dibattito culturale e politico italiano. Negli ultimi quindici anni questo sistema \u00e8 andato in crisi sicuramente per problemi di ordine generale \u2013 ad esempio i costi della stampa o della carta \u2013; inoltre ci si rende conto nel momento in cui ci si trova a fare il cosiddetto <em>business plan<\/em>, il piano annuale della rivista, che i problemi sono legati anche e soprattutto alla distribuzione: \u00e8 evidente che non si pu\u00f2 andare in edicola perch\u00e9 significherebbe immediatamente avere a che fare con dinamiche legate alla stampa, ai canali distributivi, alle concessioni pubblicitarie opposte rispetto alla visione artigianale che offrono i numeri dello Straniero. E\u2019 chiaro quanto invece grande importanza abbia ancora oggi per la sopravvivenza e la diffuzione di questo tipo di prodotto, la libreria indipendente \u2013 come la Dickens di Taranto, piuttosto che la Zafari a San Lorenzo \u2013 o la libreria classica \u2013 per esempio la Feltrinelli di Piazza Repubblica \u2013; \u00e8 evidente quindi che man  mano che avanza invece di contro il modello libreria Colonna o Torre Argentina, ma penso anche alle Feltrinelli di nuova costruzione a Bari, Palermo, piuttosto che Torino, dove l\u2019unico spazio destinato alle riviste \u00e8 un piccolo scaffale in vetro affianco al bar, la stessa esistenza delle riviste \u00e8 minacciata. In ogni caso la rivista per sopravvivere deve individuare una sua peculiare ragion d&#8217;essere. L\u2019errore che non deve mai fare \u00e8 inseguire i quotidiani, bruciare la notizia. Essa deve piuttosto offrire sempre uno spazio di riflessione ampio, a pi\u00f9 voci, avendo il coraggio di mostrare opinioni diverse, purch\u00e9 ben argomentate. Non bisogna avere paura di schierarsi. L&#8217;obbiettivo dev&#8217;essere sempre quello di farsi critici generali della societ\u00e0 in cui si vive: mettendo in relazione fra loro la politica, l&#8217;economia, la cultura, le arti; non lasciando ognuno di questi argomenti in un compartimento stagno specialistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Parliamo della Puglia. In \u201cUomini e caporali\u201d emerge la \u201cfaccia scura\u201d della nostra regione, distante anni luce da molte altre rappresentazioni \u2013 soprattutto cinematografiche \u2013 che la ritraggono come la terra del \u201cbuon vivere\u201d. Anche in questi giorni, attorno alla tendopoli di Manduria, abbiamo assistito al contrasto tra le ronde di una parte della popolazione e la solidariet\u00e0 degli attivisti e di un&#8217;altra parte dei residenti. Tu che l&#8217;hai percorsa \u2013 e raccontata \u2013 in lungo e largo cosa ti pare che sia questa nostra terra? L&#8217;esperienza della giunta Vendola in che senso \u00e8 riuscita a incidere sulla sua realt\u00e0? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019importanza di Nichi Vendola \u2013 e questo al di la delle misure politiche prese dalla sua giunta negli ultimi anni e a prescindere dal suo tentativo o della sua volont\u00e0 di candidarsi a  leader dello schieramento nazionale di centrosinistra \u2013 sta nel fatto che, soprattutto con la prima elezione, si \u00e8 verificata una autentica rottura con un certo tipo di Puglia, quella di Raffaele Fitto, colui che si autodefin\u00ec la \u201cprotesi di Berlusconi\u201d. Oggi quella Puglia (il ventre molle della Puglia)\u2013 anche se esiste ancora, e non riguarda solo il berlusconismo meridionale, ma una serie di comportamenti sociali che a volte lo incarnano, altre volte lo trascendono. Esiste nella corruzione delle amministrazioni pubbliche, nella degenerazione della borghesia, nel malaffare, nella criminalit\u00e0 organizzata, nel razzismo strisciante di una parte della popolazione contro gli immigrati, nonostante i noti casi di accoglienza, nello sfruttamento del lavoro degli immigrati. Per questo io penso che la nostra regione non \u00e8 n\u00e9 una Svizzera presa ed incollata all\u2019Italia Meridionale n\u00e9 qualcosa di simile alla piana di Gioia di Tauro. Tuttavia \u00e8 ancora in atto quotidianamente un forte scontro tra due modi di intendere la politica, la cultura, persino la propria vita privata&#8230; Una linea di demarcazione netta, tra l&#8217;altro, non esiste mai nella vita reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La realt\u00e0 \u00e8 sempre pi\u00f9 complessa di quanto appare: la Puglia, \u00e8 vero, \u00e8 la regione di Nichi Vendola, ma \u00e8 vero anche che \u00e8 stata la regione di Giancarlo Cito; cosi come storicamente \u00e8 stata la Regione in cui \u00e8 nato il socialismo, ma anche quella in cui nacque il fascismo agrario. Tornando a Vendola, io credo che rispetto a sei anni fa il cambio <em>in primis<\/em> culturale c\u2019\u00e8  stato ed \u00e8 piuttosto evidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Veniamo a Taranto. Tu nel 2000, poco pi\u00f9 che ventenne, pubblicavi il tuo primo lavoro d&#8217;inchiesta: \u201cUn mare nascosto\u201d, reportage letterario sulla nostra citt\u00e0. Il <\/strong><em><strong>leit motiv <\/strong><\/em><strong>del libro era la dualit\u00e0: una citt\u00e0 spaccata sul piano urbanistico \u2013 e quindi sociale e culturale. In questi dieci anni qualcosa \u00e8 cambiato?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi annuncio che proprio in questi giorni mi \u00e8 stato chiesto dalla Fandango di ripubblicare in un unica edizione un \u201cMare Nascosto\u201d insieme al lungo reportage su Giancarlo Cito che qualche anno fa \u00e8 uscito per la Minimum Fax. Quanto alla dualit\u00e0 \u2013 una categoria da me intesa in una chiave sociologica- biografico- letteraria \u2013 non so le riadatterei, ma sicuramente aveva \u2013 e forse ha \u2013 un senso perch\u00e9 appare anche a chi viene a Taranto per la prima volta quanto la Citt\u00e0 dei Due Mari sia divisa dal Canale navigabile. Il ponte separa un centro storico peraltro completamente abbandonato da un borgo in stile umbertino. Le due citt\u00e0 appaiono espressioni di due codici culturali ed antropologici completamente diversi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dieci anni dopo per\u00f2 Taranto mi appare come una citt\u00e0 uniformata dal proprio grigiore sociale e da un&#8217;esplosione urbanistica, priva di centro o di nuovi centri, che ha prodotto solo alienazione e solitudine. E dove c&#8217;\u00e8 alienazione e solitudine, vengono meno anche i termini di una contrapposizione netta. Dieci anni dopo la dualit\u00e0 viene meno perch\u00e9 la borghesia si \u00e8 ulteriormente involgarita, per certi versi degenerata, per dirla con un tarantismo \u201dcozzarizzata\u201d. Parallelamente, se pensiamo alle periferie che un tempo erano profondamente operaie e sottoproletarie, \u00e8 scomparsa la povert\u00e0 manifesta e certi atteggiamenti dei loro abitanti somigliano sempre pi\u00f9 a quelli del Borgo. Tutto questo per\u00f2 non ha creato coesione, anzi. Paradossalmente la \u201cdualit\u00e0\u201d implicava un contatto diretto, un corpo a corpo fra due citt\u00e0 diverse e spesso reciprocamente; oggi ciascuno fa la sua vita, chiuso nel suo appartamento, in spazi sociali pi\u00f9 anonimi \u2013 si pensi a Taranto 2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<strong>Un mare nascosto\u201d si apriva con l&#8217;immagine della manifestazione di solidariet\u00e0 a Giancarlo Cito, inscenata pochi giorni dopo l&#8217;avviso di garanzia che chiamava in causa l&#8217;ex sindaco per concorso esterno in associazione mafiosa \u2013 reato per cui sarebbe stato poi condannato. In quella piazza, dietro lo striscione \u201csiamo tutti mafiosi\u201d, c&#8217;erano tutte le categorie della nostra comunit\u00e0: impiegati e sottoproletari, imprenditori e insegnanti. Pochi anni dopo la stessa folla applaudiva il \u201cmiracolo\u201d di<\/strong> <strong>Rossana Di Bello: il borgo rimesso a nuovo. Come \u00e8 stato possibile che progetti politici che alla lunga si sono rivelati disastrosi abbiano potuto costruire attorno a s\u00e9 un consenso tanto vasto?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">A me sembra che in questo senso Taranto sia stato un laboratorio politico di grande portata, che ha anticipato in maniera addirittura pi\u00f9 radicale il berlusconismo \u2013 e mi riferisco all\u2019utilizzo diretto della televisione in politica. Cito in questo senso non era solo un proprietario di reti televisive, ma un vero e proprio \u201ctelepredicatore\u201d. Tuttavia la televisione spiega molto, ma non tutto. Il consenso interclassista di certi personaggi \u00e8 sempre un mistero rispetto al quale le spiegazioni sociologiche contano fino ad un certo punto. Il citismo \u00e8 un fenomeno molto complesso, che almeno in parte pu\u00f2 essere spiegato bene con il fenomeno della \u201ccoattizzazione\u201d del ceto medio, con la furia dell&#8217;anti-politica, con i voti delle periferie, ma il processo storico su cui occorre interrogarsi ritengo sia il  perdurare del consenso anche dopo che l&#8217;ex sindaco \u00e8 stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Le spiegazioni anche qui sono molteplici: sicuramente sia il berlusconismo che il citismo agiscono in un vuoto di potere originatosi dalla scomparsa dei partiti tradizionali; dalla loro parte c\u2019\u00e8 anche \u2013 ed in questo concordo con Franco Cassano \u2013 un certo fiuto che certi personaggi hanno nel cogliere le ansie e le paure di determinati strati della popolazione. Il vero problema diventa poi quando questi soggetti costruiscono attorno a queste insicurezze progetti politici scellerati. E&#8217; come se questo fiuto, pure individuando tali insicurezze, non faccia altro che alimentarle, ingigantirle, sclerotizzarle. E&#8217; per questo che determinati fenomeni politici tendono a risorgere, anche al di l\u00e0 di momentanee sconfitte elettorali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La vittoria di Stef\u00e0no aveva suscitato grandi attese. Pareva che i gruppi rimasti fino a quel momento ai margini della vita pubblica potessero finalmente approfittare del vuoto di potere creato dal dissesto per esprimere istanze di rinnovamento. Oggi molti sono i \u201cdelusi\u201d. E&#8217; l&#8217;attuale amministrazione che non ha saputo valorizzare quelle energie o le attese erano sproporzionate?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quello che mi \u00e8 stato possibile osservare c\u2019era sicuramente, e questo \u00e8 un dato di fatto, il problema del <em>deficit<\/em> di bilancio e capirai bene che quando in un assessorato non si possono comprare neppure le penne, andare da un\u2019assessore alla cultura e chiedere i finanziamenti per una rassegna letteraria o per una fiera del libro, diventa una cosa oggettivamente difficile. Quanto poi questo diventi un alibi per non fare le cose io oggettivamente non sono in grado di dirlo perch\u00e9, non conoscendo la macchina amministrativa, potrei essere tranquillamente smentito. Io credo che Stefano abbia avuto un\u2019immagine di buon amministratore, un <em>surplus<\/em> che \u00e8 stato determinante per la sua vittoria, ma quello che mi sento di rimproverare all&#8217;attuale \u00e8 il fatto di non aver saputo avviare un laboratorio permanente con la societ\u00e0 civile, la stessa che in fondo \u00e8 stata determinante per la sua vittoria, anche se mi rendo comunque conto che amministrare una citt\u00e0 come Taranto non debba essere facile. Stefano in questi anni \u00e8 stato oberato dalla cura delle emergenze e ha trascurato non solo un confronto aperto con la cittadinanza, ma anche la questione culturale, che per certi versi vi \u00e8 annessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora io penso che il problema non sia quali <em>happening<\/em> o eventi organizziamo; io credo che invece dobbiamo piuttosto porci il problema di quale rottura dell\u2019immaginario produciamo; di quali percorsi di produzione materiale spinti dal basso e non calati dall\u2019alto realizziamo. In questo senso mi sembra ad esempio che l\u2019esperienza del Cloro Rosso, e questo al di la del significato che pu\u00f2 assumere o non assumere un centro sociale, queste cose le abbia fatte e gliene va dato atto. Non solo: esperienze di societ\u00e0 civile e di gruppi di base sono sorte anche altrove in citt\u00e0, in molti si sono rimboccati le maniche in questi anni&#8230; Allora il vero nodo diventa quindi quello di assecondare  percorsi positivi di cittadinanza di cui una citt\u00e0 come Taranto ha bisogno come l&#8217;aria. Rispettare la loro autonomia, certo, ma creare anche le condizioni perch\u00e9 non deperiscano per fragilit\u00e0, discontinuit\u00e0, stanchezza&#8230; La vera sfida allora diventa quello di elaborare un nuovo tipo di citt\u00e0, che includa e non escluda, che crei spazi in cui il sociale venga prodotto e riprodotto di continuo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel fermento seguito alla vittoria della sinistra nel 2007 \u00e8 emerso un nuovo combattivo movimento ambientalista. Da allora sono sorte molte associazioni e comitati, si sono tenute tre marce e una serie infinita di altre iniziative. Eppure si \u00e8 dovuto aspettare il nostro numero della scorsa settimana per avere un primo tentativo di confronto fra ambientalisti e operai. Tornando al tema della \u201cdualit\u00e0\u201d, credi che questa distanza si possa colmare?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Io credo che questa frattura, sia dal punto di vista culturale che politico, vada ricomposta, perch\u00e9 \u00e8 proprio questa frattura che ha impedito a Taranto di risolvere i problemi. Noi, da un lato, abbiamo avuto un ambientalismo che ha rifiutato di capire la questione operaia, la quale invece ha a che fare con l\u2019intero tessuto sociale di questa citt\u00e0 \u2013 poi \u00e8 chiaro che si pu\u00f2 argomentare seriamente un discorso per cui la fabbrica ha livelli di inquinamento cosi alti che va chiusa e basta, ma questa proposizione critica nel dibattito diventa oggettivamente una bomba sociale e politica di cui si deve tener conto. Dall\u2019altro lato, abbiamo avuto un sindacato che ha sempre avuto come priorit\u00e0 il difendere i posti di lavoro \u2013 e questo di fronte ad un  padrone ottocentesco pu\u00f2 avere le sue ragioni di fondo \u2013, per\u00f2 anche qui non si pu\u00f2 isolare la questione lavoro dalla tutela della salute, la questione dell&#8217;occupazione da quella della qualit\u00e0 del lavoro e della vita, a partire proprio da chi all&#8217;interno della fabbrica ci va ogni giorno. Per questo la frattura va ricomposta, e va ricomposta con una buona dose di immaginazione sociale; ma non ti so dire se mai lo sar\u00e0. La mia posizione rispetto allo stabilimento \u00e8 sempre stata negli anni quello di una sua \u201cambientalizzazione\u201d nel rispetto della piena occupazione, a condizioni di lavoro non alienato; oggi mi sento di dire che sono molto scettico sulla possibilit\u00e0 di arrivare ad un\u2019ambientalizzazione di questi impianti  che non costi molto al padrone. Mettiamola cos\u00ec: mi sembra difficile che questo possa avvenire  in questa fase del capitalismo, perch\u00e9 di questo si tratta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nell&#8217;ultimo numero di Siderlandia abbiamo provato a fare il punto sulla condizione giovanile a Taranto. Abbiamo rilevato che i giovani emigrano perch\u00e9 il contesto locale non offre stimoli e opportunit\u00e0 di formazione adeguate, ma non perdono la voglia di mettersi in gioco per la citt\u00e0. Ogni speranza viene meno solo dopo, quando si constata che gli sbocchi professionali sono praticamente tutti bloccati. Perch\u00e9 nell&#8217;agenda politica locale questo tema non viene mai considerato come un&#8217;emergenza di enorme portata (una citt\u00e0 senza giovani non ha futuro)? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Taranto \u00e8 una citt\u00e0 dove l\u2019emigrazione intellettuale e materiale \u00e8 altissima: quello dei fuorisede \u00e8 un tema su cui si riflette poco. Pensando ad esempio a come \u00e8 stato aggredito recentemente De Cataldo quando ha fatto le ormai famose tre proposte in merito alle politiche culturali, credo che si dialoghi poco con chi sta fuori e comunque continua a mantenere un legame forte con la sua citt\u00e0. Sui giornali locali poi ci si limita a stilare l\u2019elenco dei tarantini famosi. A volte invece al fuorisede che vuole interpretare una cittadinanza duttile \u2013 e che magari si \u00e8 trovato anche costretto ad emigrare, non essendoci a Taranto un&#8217;universit\u00e0 completa \u2013 gli si risponde in un\u2019ottica medievale della serie \u201ctu non stai a Taranto, tu non puoi capire&#8230;\u201d. Invece \u00e8 proprio quella cittadinanza plurale (l&#8217;abitare pi\u00f9 citt\u00e0, non solo Taranto da una parte e le nuove sedi dall&#8217;altra) cui oggi viene condotto, o per scelta o per i casi della vita, a dover essere capita e valorizzata. In fondo Taranto ha sempre lottato contro la chiusura asfissiante in s\u00e9 stessa. E&#8217; a queste migliaia di persone che bisogna guardare, \u00e8 con loro che bisogna dialogare se si vuole evitare il collasso.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=2042&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gaetano De Monte 33 anni, ma gi\u00e0 importanti pubblicazioni alle spalle. 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