{"id":2444,"date":"2011-06-14T02:01:09","date_gmt":"2011-06-14T00:01:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=2444"},"modified":"2013-10-28T11:15:33","modified_gmt":"2013-10-28T09:15:33","slug":"10-anni-nella-pancia-del-gigante-dacciaio-prima-parte-la-conferma","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=2444","title":{"rendered":"10 anni nella pancia del gigante d&#8217;acciaio. Seconda parte: la &#8220;conferma&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2445\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/operaio-siderurgico1-300x201.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/operaio-siderurgico1-300x201.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/operaio-siderurgico1.jpg 320w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Vincenzo Vestita<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La confidenza con le tipologie di lavoro, mia come degli altri ragazzi assunti da pochi mesi, andava aumentando giorno dopo giorno. Il fatto di essere praticamente tutti diplomati rappresentava per l\u2019azienda un vantaggio notevole; di coloro che andavano in pensione solo una minima percentuale aveva un diploma e di questi una parte ancora pi\u00f9 residuale aveva una <em>forma mentis<\/em> adatta per confrontarsi con le innovazioni tecnologiche che, da li a qualche anno, avrebbero reso l\u2019intero stabilimento completamente informatizzato. Avere personale fresco che \u201caccompagnava\u201d il rinnovamento tecnologico aveva un senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eravamo una forza lavoro sicuramente inesperta ma avevamo un potenziale molto alto su cui l\u2019azienda poteva investire con una certa tranquillit\u00e0 per il futuro. Basti pensare che la quasi totalit\u00e0 dei neo-assunti con mansione di manutentore elettrico o meccanico erano in realt\u00e0 dei periti elettrotecnici o meccanici.\u00a0I ritmi di lavoro dei turni integrali iniziarono a dettare anche i ritmi della vita al di fuori della fabbrica. Ricordo, ad esempio, che il pomeriggio dell\u201911 Settembre 2001 dormivo dopo un turno di notte e mia madre mi venne a svegliare dicendomi di accendere la tv; avevo la sensazione vivida che la Storia avrebbe preso un&#8217;altra direzione, che la caduta delle Torri Gemelle di New York in qualche modo rappresentava il primo, drammatico evento del nuovo millennio, di quelli forieri di immani disgrazie e sventure che, dai libri di storia, avevo imparato a chiamare guerre. Il fatto di viverlo in diretta incollato ad un teleschermo, unito al fatto che per le 18,30 dovevo essere in fabbrica per un turno di notte anticipato per \u201ccoprire\u201d le ferie di un collega, mi diede per la prima volta lo spunto per riflettere su come la fabbrica \u201cingoi\u201d i suoi lavoratori, isolandoli quasi completamente dal mondo esterno per il tempo in cui questi prestano la loro attivit\u00e0 lavorativa. In qualche modo la fabbrica, per la sua particolare tipicit\u00e0, pretendeva qualcosa di pi\u00f9, qualcosa che nessun contratto di lavoro avrebbe mai potuto quantificare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019approssimarsi della conclusione del periodo di formazione, che come ho gi\u00e0 detto era di 24 mesi, le paure di tutti si univano alle speranze. Sarebbe bastato seguire i consigli degli \u201canziani\u201d per raggiungere quella condizione piena di lavoratore in cui i doveri sono accompagnati a diritti la cui esigibilit\u00e0 non avrebbe compromesso in maniera definitiva il lavoro stesso? Dalla nostra parte avevamo il fatto che gli organici non erano talmente sovradimensionati da permettere all&#8217;azienda il lusso di poter esercitare la sua facolt\u00e0 di non confermare fino al 40% dei contratti \u201cformazione lavoro\u201d. Inoltre, almeno per quel che riguarda il mio reparto, approssimativamente il 70-75% dei lavoratori che potevano vantare una esperienza decennale nella conduzione e manutenzione dell&#8217;impianto era gi\u00e0 andato in pensione prima della fine del 2003; gli \u201canziani\u201d di avevano lasciato in eredit\u00e0 il loro bagaglio di esperienze e conoscenze. Non era affatto semplice, per l&#8217;azienda, sostituire molti lavoratori gi\u00e0 pienamente formati da due anni di addestramento, evitando nel contempo di inficiare in qualche modo la conduzione degli impianti e quindi la produzione, senza contare poi che questi lavoratori operavano gi\u00e0 in perfetta autonomia sotto la supervisione di molti responsabili, a loro volta in possesso di una esperienza in sostanza limitata ai due anni di formazione o poco pi\u00f9 (quali, ad esempio, parecchi capi turno o tecnici). Difatti praticamente tutti i contratti \u201cformazione lavoro\u201d del mio reparto furono trasformati in contratti a tempo indeterminato, ad eccezione di alcuni (ne ricordo due o tre su diverse decine di neo-assunti) che, probabilmente, non dimostrarono all&#8217;azienda l&#8217;\u201caffidabilit\u00e0\u201d richiesta. Succedeva inoltre che ad alcuni non veniva confermato il primo contratto  \u201cformazione\u201d salvo poi essere richiamati dopo un mese o due per un secondo contratto dello stesso tipo, da svolgere per\u00f2 in un altro reparto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la maggiore sicurezza e tranquillit\u00e0 che derivava dalla stabilizzazione del contratto per un numero crescente di lavoratori, iniziarono ad arrivare le richieste dei rappresentanti sindacali che chiedevano l&#8217;iscrizione alle tre confederazioni presenti in ILVA (FIOM\/CGIL, UILM\/UIL e FIM\/CISL). Gli stessi rappresentanti sindacali che sconsigliavano a coloro che avevano un contratto a \u201cformazione\u201d di iscriversi ad una delle tre organizzazioni sindacali, invitavano insistentemente a farlo una volta \u201cconfermato\u201d il contratto, sottolineando in maniera implicita, da una parte, la \u201cbont\u00e0\u201d e veridicit\u00e0 dei consigli degli \u201canziani\u201d e, dall&#8217;altra, la palese mancanza di forza dei sindacati in presenza di tipologie contrattuali in cui l&#8217;azienda ha la piena facolt\u00e0 di decidere sulla continuazione o l&#8217;interruzione del rapporto lavorativo, secondo criteri unilaterali e non verificabili. Probabilmente da questo tipo di \u201cformazione comportamentale\u201d \u00e8 derivata poi una diffusa diffidenza verso gli stessi sindacati, sentimento che al tempo condividevo anche io e che per molti aspetti si trascina ancora oggi a distanza di un decennio. Bisogna pensare che la generazione dei giovani lavoratori proveniva in gran parte dalle scuole ed era alla prima esperienza lavorativa; a ci\u00f2 si aggiunga che ad una formazione di tipo lavorativo-impiantistico non si accompagn\u00f2, per i motivi che ho cercato di spiegare, una formazione che andava nel senso della comune appartenenza alla classe dei lavoratori \u2013 della quale il sindacato, nel senso pi\u00f9 ampio del termine, era una emanazione diretta. Piuttosto la disciplina dettata dall&#8217;azienda spingeva con forza nel senso opposto, facendo dell&#8217;individualismo e della subalternit\u00e0 a regole di comportamento non scritte ma chiare ed in qualche modo condivise un elemento premiante quanto meno nel breve e medio periodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A meno di un mese dalla conferma a \u201ctempo indeterminato\u201d del mio contratto accadde per\u00f2 qualcosa che inizi\u00f2 a scalfire pesantemente il mio modo di ragionare, fino a quel momento abbastanza granitico. Il 12 Giugno del 2003 ero di primo turno. Io e la mia squadra ci apprestavamo a concludere il turno alle 14,50; erano infatti le 13,45 circa quando alla radiotrasmittente l&#8217; \u201caddetto linea\u201d, con voce rotta dal pianto, mi comunica trafelato che ai Parchi Minerali \u201c<em>\u00e8 successo un macello, \u00e8 caduta una gru e ci sono corpi appesi<\/em>\u201d. Non ricordo cosa gli ho risposto; onestamente non ricordo neanche se gli ho risposto qualcosa.  La testa mi formicolava. Non riuscivo a togliermi quell&#8217;immagine dalla mente. Avevo visto quelle gru \u201cda fuori\u201d, costeggiando il perimetro dello stabilimento mentre mi recavo ogni giorno in fabbrica; la mia mansione infatti non consentiva di allontanarmi dalla mia postazione lavorativa per nessun motivo. Avevo chiaro solo che le bivalenti erano enormi macchinari d&#8217;acciaio circondate da vere e proprie colline di polveri di ferro. Finii il turno con un vuoto nello stomaco e nella testa, tanto che mi dimenticai lo zainetto nell&#8217;armadietto dello spogliatoio. Nell&#8217;incidente persero la vita due ragazzi della mia et\u00e0, Paolo Franco, di 24 anni, e Pasquale D\u2019Ettorre, di 27. Una decina di altri operai rimasero feriti, di cui uno in modo pi\u00f9 grave.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Improvvisamente la \u201csicurezza\u201d non era soltanto avere un contratto a tempo indeterminato: dalla fabbrica si poteva uscire in una bara. E tutti i buoni consigli del mondo non valgono quanto una esperienza che ti colpisce come un pugno in pieno viso; la Fabbrica in ogni momento pu\u00f2 esigere un terribile tributo, una distrazione personale o un ordine di lavoro sbagliato impartito dai superiori non vale il prezzo di una vita. Il mio approccio al lavoro inizi\u00f2 a cambiare. La responsabilit\u00e0 che avvertivo nel condurre un impianto con grosse parti meccaniche in movimento mi portava molte volte a cercare di discutere in maniera  pacata con il capo turno sugli aspetti di sicurezza che una determinata manovra comportava. La richiesta del rispetto rigoroso delle procedure standard di stabilimento e delle cosiddette \u201cpratiche operative\u201d (schemi approfonditi e dettagliati sulla metodologia e sui pericoli che determinate lavorazioni comportano) rappresentava un elemento per evitare che chiunque potesse prendere delle pericolose \u201cscorciatoie\u201d. Il contratto a \u201ctempo indeterminato\u201d poneva molti lavoratori nelle condizioni di poter richiedere, a volte anche con forza, condizioni di lavoro sufficientemente sicure. Mi iscrissi anche al sindacato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2006 anche l&#8217;impianto PCA, uno degli ultimi in ordine cronologico, fu interessato da un <em>revamping, <\/em>ossia un generale miglioramento impiantistico che avrebbe comportato il passaggio della supervisione dell&#8217;impianto stesso da un grandissimo pannello a muro con luci colorate e pulsanti di selezione multi posizione ad una supervisione tramite 5 o 6 monitor, tastiere e mouse. Anche la tecnologia presente nell&#8217;impianto cambi\u00f2; dai sensori di livello meccanici si pass\u00f2 a sensori di livello ottici o radar; il numero di sensori presenti su ogni macchina aument\u00f2 coprendo aspetti prima ignorati quali le temperature e le vibrazioni. Fu costruito anche un nuovo e pi\u00f9 moderno impianto di captazione polveri, in sostituzione di quello esistente, eccessivamente obsoleto e solo parzialmente funzionante. Ogni macchina poteva interbloccare la precedente, evitando molti di quegli intasamenti di materiale che fisiologicamente accadevano. Questi importanti investimenti nel miglioramento impiantistico comportarono un maggior controllo dell&#8217;impianto stesso, riducendo le fermate e migliorando nel contempo la qualit\u00e0 delle produzione. Il rovescio della medaglia fu una riduzione della cosiddette \u201cpostazioni tecnologiche\u201d, ossia del personale necessario per la conduzione dell&#8217;impianto. Si pass\u00f2 da 5 operai a 3 operai di campo. Gli ultimi \u201canziani\u201d erano tutti andati in pensione. Anche i responsabili erano tutti ragazzi con meno di 30 anni d&#8217;et\u00e0. Il personale complessivo dei lavoratori \u201csociali\u201d (diretti ILVA) che raggiunse il picco massimo in poco pi\u00f9 di 15.000 addetti, inizi\u00f2 lentamente a diminuire per effetto del mancato<em> turn-over<\/em> degli ultimi lavoratori che andavano in pensione con i benefici per l&#8217;esposizione all&#8217;amianto e in virt\u00f9 degli ammodernamenti tecnologici e della conseguente riduzione degli addetti necessari alla marcia degli impianti.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=2444&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Vincenzo Vestita La confidenza con le tipologie di lavoro, mia come degli altri ragazzi assunti da pochi mesi, andava aumentando giorno dopo giorno. 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