{"id":2774,"date":"2011-11-14T00:34:26","date_gmt":"2011-11-13T22:34:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=2774"},"modified":"2012-10-12T15:23:37","modified_gmt":"2012-10-12T13:23:37","slug":"storia-di-un-respingimento-nelladriatico-il-naufragio-il-nuovo-libro-di-a-leogrande","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=2774","title":{"rendered":"Storia di un respingimento nell&#8217;Adriatico. &#8220;Il naufragio&#8221;, il nuovo libro di A. Leogrande"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2775\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/il-naufragio-194x300.jpg\" alt=\"\" width=\"194\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/il-naufragio-194x300.jpg 194w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/il-naufragio.jpg 215w\" sizes=\"(max-width: 194px) 100vw, 194px\" \/><\/p>\n<p>di <strong><em>Gaetano De Monte<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 il racconto di una tragedia del mare, \u00e8 la cronaca di una strage rimossa, ma in fondo mai raccontata, <strong>\u201cIl naufragio\u201d,<\/strong> l\u2019ultimo libro di Alessandro Leogrande, giornalista, scrittore, da pochi giorni in libreria, edito da Feltrinelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era il 28 marzo 1997. Al governo c\u2019era il centrosinistra guidato da Romano Prodi. Ministro degli Esteri era Lamberto Dini. Alla Difesa lo scomparso Beniamino Andreatta. Quel giorno, quel maledetto Venerd\u00ec Santo di oramai quattordici anni fa, la piccola motovedetta albanese \u00abKater I Rades\u00bb, con un ponte lungo appena venti metri e con tre piccole cabine ricavate sottocoperta, un imbarcazione che non avrebbe potuto contenere pi\u00f9 di dieci unit\u00e0, ma che era partita alle 15.00 dallo \u201csgarrupato\u201d porto di Valona, carica invece di circa centoventi, tra uomini, donne ed anche molti bambini, affondava nel Canale d\u2019Otranto. Nello specchio di acque antistanti il porto di Brindisi. Al largo del Mar Adriatico. Di questi, alla fine saranno 81 le persone a mancare all\u2019appello. Solo trentadue sopravvissuti.<!--more--> Uomini e donne che fuggivano da una guerra civile provocata dal fallimento della maggior parte delle societ\u00e0 finanziarie nazionali, le cosiddette societ\u00e0 piramidali, che aveva condotto il Paese alla miseria, alla bancarotta, costringendo molti alla fuga, all\u2019esodo, nel tentativo di mettersi in salvo, e costruirsi una nuova vita in un altro Stato. Che scappavano da quella terra, l&#8217;Albania, uno stato \u201cfallito\u201d, che politici, economisti, ed imprenditori occidentali fino al 1996, sull\u2019onda dell\u2019entusiasmo per le speculazioni immobiliari e degli affari che la caduta del regime comunista aveva prodotto per molti di loro, dipingevano e presentavano come la &#8216;Taiwan dell&#8217;Adriatico&#8217;, una &#8216;piccola Svizzera nel cuore dei Balcani&#8217;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un quadro politico in cui l&#8217;autoritarismo del Presidente Sali Berisha doveva servire a contenere l&#8217;esasperazione della popolazione fino a quando la situazione economica delle famiglie non fosse significativamente migliorata, con il Fondo Monetario Internazionale che premeva per l\u2019approvazione di politiche\u00a0liberiste selvagge\u00a0pensando forse che la popolazione albanese fosse troppo arretrata per comprendere i sacrifici e le truffe delle finanziarie a cui sarebbe stata esposta, e\u00a0 in quadro socioeconomico drammatico di morte, miseria e fallimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contesto storico, alle 18.57 \u00a0del 28 marzo 1997, una \u201ccarretta del mare\u201d, la Kater i Rades, stracarica di uomini, donne e bambini di nazionalit\u00e0 albanese che fuggono da fame, guerra e disperazione, subisce uno speronamento da parte della nave Sibilla, una corvetta della Marina Italiana, che colpisce il piccolo natante due volte: una prima, sbalzando molte persone in acqua e una seconda capovolgendolo, prima di farlo definitivamente affondare alle 19.03. Solo pochi, e soprattutto uomini, riescono a nuotare al buio, nelle acque gelide, fino a raggiungere la Sibilla. Una tragedia del mare. Ottantuno morti. Trentadue sopravvissuti. Un massacro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel giorno a svolgere operazioni di pattugliamento nel canale d\u2019Otranto c\u2019erano cinque navi della Marina Italiana: le fregate Zeffiro, Aliseo, Sagittario, il pattugliatore Artigliere e la corvetta Sibilla. Le prime quattro sotto il controllo del comando in capo della squadra navale, a Roma, agli ordini dell\u2019ammiraglio di squadra Umberto Guarnieri. La Sibilla, invece, sotto il controllo del Maridipart di Taranto, e quindi alle strette dipendenze dell\u2019allora ammiraglio di squadra Alfeo Battelli. Comandi e compiti diversi, ma in realt\u00e0, stesso obiettivo, quello di impedire cio\u00e8 l\u2019arrivo in acque italiane del natante albanese. Le prime quattro hanno il compito infatti di perlustrare le acque internazionali a ridosso delle coste albanesi. La corvetta Sibilla, invece, agli ordini del Comando In Capo del Dipartimento Marittimo in Terra d\u2019Otranto, Maridipart, con sede a Taranto, nella palazzina rossa dell\u2019ammiragliato in corso Due Mari, e con compiti e funzioni difensive diversa: quello cio\u00e8 di collocarsi al confine tra le acque italiane e quelle internazionali, controllando in una sorta di seconda linea le acque italiane. Indipendentemente comunque dalla catena di comando della Marina e della Difesa italiana esistente quel Venerdi Santo, la posizione del Governo Italiano di centrosinistra di fronte a questa nuova ondata migratoria proveniente dai Balcani si era gi\u00e0 palesata in uno scambio di lettere tra Lamberto Dini, nostro Ministro degli Esteri e il suo omologo albanese, il 25 marzo del 1997, tre giorni prima. In quella lettera ad un certo punto il ministro italiano afferma che \u00ab<strong>a seguito della situazione venutasi a creare in Albania caratterizzata da gravi violazioni dell\u2019ordine giuridico e da un massiccio flusso di cittadini verso altri paesi, si sarebbe resa necessaria una collaborazione pi\u00f9 stretta tra i due paesi. Il Governo Italiano, pertanto \u201coffriva la propria assistenza per il controllo ed il contenimento in mare degli espatri clandestini da parte dei cittadini albanesi\u201d\u00bb<\/strong>. Un\u2019assistenza che si sarebbe dovuta esplicare \u00ab<strong>mediante il fermo in acque internazionali ed il dirottamento in porti albanesi da parte di unit\u00e0 delle Forze navali italiane di naviglio battente bandiera albanese o comunque riconducibile allo stato albanese\u00bb.<\/strong> Il debole governo di Berisha, che intanto non controlla pi\u00f9 il Sud del Paese, da parte sua non pu\u00f2 che accettare formalmente\u00a0 la lettera d\u2019intenti del nostro ministero, dando vita cos\u00ec una sorta di blocco navale. Si stabilisce cos\u00ec, che per un albanese \u00e8 assolutamente vietato dirigersi in Italia. E chi lo fa \u00e8 automaticamente un \u201cclandestino\u201do un delinquente intenzionato a sottrarsi al controllo della giustizia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando a ci\u00f2 che accadde alle 18.57 di quel Venerd\u00ec 28 marzo del 1997, questa data costituisce uno spartiacque nella storia dei viaggi della speranza di migranti e\u00a0 profughi verso l\u2019Italia. Perch\u00e9 per la prima volta si attuer\u00e0 un blocco navale in alto mare contro i \u201cclandestini\u201d, che altro non sono che nostri fratelli e sorelle che vivono al di l\u00e0 dell\u2019Adriatico. Perch\u00e9 si mette in atto per la prima volta un operazione di respingimento da parte della nostra Marina. Perch\u00e9 quelle politiche d\u2019ora in avanti produrranno negli anni solo tragedie del mare, come quella della Kaiten I Rides. Perch\u00e9 costituisce il paradigma di quelle che sono state tante storie, tanti misteri italiani. Perch\u00e9 quel che accadde davvero quella sera all\u2019interno della catena di comando della Marina Italiana nessuno lo avrebbe dovuto sapere: le manovre azzardate della nave Sibilla nelle operazioni di \u201charrasment\u201d, quel che successe in mare, quello che accadde in terra, gli ordini impartiti da Roma e quelli da Taranto, quelle parole ascoltate per caso dal capitano Fusco provenienti dal Comando romano delle unit\u00e0 navali e dirette all\u2019ammiraglio Battelli: \u00ab<strong>Abbiamo detto a nave Zeffiro di fare un\u2019azione pi\u00f9 precisa finanche quasi a toccare il bersaglio\u00bb<\/strong>. <em> \u201c<strong>Che razza di ordine fosse mai questo<\/strong>\u201d, <\/em><em>si chiese subito il capitano Fusco. Cos\u00ec come se\u00a0 lo chiede Alessandro Leogrande nel libro. Come se lo sono chiesto i parenti delle vittime. I superstiti e i loro avvocati. Ed un pubblico ministero coraggioso e liberale, Leone De Castris, gi\u00e0 noto per aver condotto varie inchieste sulla mafia in Puglia,<\/em> che indag\u00f2 a lungo sul\u00a0comandante della &#8220;Sibilla&#8221;, Fabrizio Laudadio, e quello della &#8220;Kater&#8221;, Namik Xhafer. Oltre che su Umberto Guarnieri, che sarebbe poi diventato capo di Stato maggiore della Marina militare, ed Alfeo Battelli, all\u2019epoca comandante di quell\u2019 importante spicchio di mare stretto tra il golfo di Taranto ed il canale d\u2019 Otranto, tra il mar Ionio ed il mar Adriatico. Quel mare Mediterraneo che \u00e8 stato storicamente di scambio e di accoglienza, talvolta nella storia invece, si tinge di tragedia, come quella sera di oramai quattordici anni fa, quando accadde \u201cla\u00a0 strage del Venerdi&#8217; Santo&#8221;, il naufragio, in cui persero la vita &#8211; hanno sostenuto fin dal primo momento i 32 superstiti &#8211; ben 81 albanesi. O come \u00e8\u00a0 accaduto pi\u00f9 volte durante il 2011, quando dall\u2019inizio dell\u2019anno, con lo scoppio delle rivolte in Maghreb e l\u2019esplosione del conflitto libico riprendono gli sbarchi nel mediterraneo, e da gennaio alla fine di Giugno trovano la morte ben 1820 persone nel Mediterraneo. Negli stessi giorni in cui si chiude il processo di secondo grado per l\u2019affondamento della Kater I Rades che vedr\u00e0 condannati a pene lievi solo i comandanti delle due imbarcazioni, l\u2019albanese Namik Xhaferi e l\u2019italiano Fabrizio Laudadio, mentre usciranno indenni dalla vicenda i presunti veri responsabili della sciagurata operazione, gli ammiragli Alfeo Battelli e Umberto Guarnieri, che da terra erano in stretto collegamento con le navi al largo dell\u2019Albania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un massacro di donne, uomini e bambini che sar\u00e0 sostanzialmente archiviata come una fatalit\u00e0, come una tragedia del mare causata dall\u2019imperizia di chi era al timore di un piccolo naviglio stracarico di albanesi che cercava di raggiungere le coste pugliesi. Un \u201cmuro di gomma\u201d, come quello costruito dall\u2019Aeronautica attorno alla strage di Ustica, si alzer\u00e0 questa volta anche per la Marina militare. Sar\u00e0 lo stesso, identico, fitto cordone di coperture e complicit\u00e0 creato attorno ad alti ufficiali delle forze armate e a spioni di stato, coinvolti anni fa nelle inchieste sulle stragi. Ed anche questo accadimento sar\u00e0 <em>un mistero d\u2019Italia, <\/em><em>l\u2019ennesimo, la cui risoluzione si stringe attorno a poche parole:\u201c<strong>Finanche quasi a toccare\u201d.<\/strong> Sar\u00e0 attorno a queste flebili parole che in molti, magistrati, avvocati, e giornalisti come Alessandro Leogrande che sin dall\u2019inizio ha seguito la vicenda della Kater I Rades, si chiederanno i perch\u00e9 di una tragedia del mare. I motivi di un naufragio. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In una coltre di silenzio \u00a0cadr\u00e0 invece \u00a0il governo di Romano Prodi. In profonda difficolt\u00e0 affider\u00e0 le uniche dichiarazioni sull\u2019accaduto a Beniamino Andretta, allora ministro della Difesa, il quale dir\u00e0 <strong>\u00abi nostri marinai hanno mantenuto un comportamento corretto\u00bb.<\/strong> Perch\u00e8 le operazioni navali che si svolgevano allo scopo di bloccare l&#8217;immigrazione clandestina prevedevano anche un <strong>&#8220;legittimo uso della forza da parte di unit\u00e0&#8217; impiegate in compiti di polizia nei mari&#8221;.<\/strong> Una tesi, quella del Governo, ed esposta da Andreatta che anticipa quella che sar\u00e0 la stessa giustificazione dei due alti ufficiali accusati, quando verranno ascoltati dal magistrato. Un\u2019 argomentazione che si basa sugli accordi fra Roma e Tirana che stabilirono le &#8220;regole di ingaggio&#8221; per i marinai chiamati a perlustrare lo specchio d&#8217;acqua fra le coste italiane e quelle albanesi. <\/em><em>Ed una strategia difensiva in base alla quale<\/em> l&#8217;incidente del marzo &#8217;97, in cui persero la vita un centinaio di profughi, fu tutta colpa del comandante della &#8220;carretta&#8221; albanese\u201d. Oltre queste parole nulla. Il governo dell\u2019Ulivo cal\u00f2 in un silenzio assordante. Fu il momento pi\u00f9 basso di quella pagina politica. Un momento dimenticato, e mai raccontato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alessandro Leogrande con \u201cIl\u00a0 naufragio\u201d, ha invece il merito di aver indagato a fondo e con coraggio la vicenda della Kater I Rades, e di averla raccontata con grande <em>acutezza d\u2019analisi. Con uno stile asciutto, sobrio, essenziale. In un libro che \u00e8 da leggere tutto di un fiato. Con uno sguardo a ci\u00f2 che nel 2011 \u00e8 accaduto al largo delle coste libiche. <\/em><\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=2774&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gaetano De Monte E\u2019 il racconto di una tragedia del mare, \u00e8 la cronaca di una strage rimossa, ma in fondo mai raccontata, \u201cIl naufragio\u201d, l\u2019ultimo libro di Alessandro Leogrande, giornalista, scrittore, da pochi giorni in libreria, edito da Feltrinelli. Era il 28 marzo 1997. Al governo c\u2019era il centrosinistra guidato da Romano Prodi. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[45],"tags":[],"class_list":["post-2774","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-numero-18"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2774"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2774"}],"version-history":[{"count":4,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2774\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2841,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2774\/revisions\/2841"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2774"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2774"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2774"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}