{"id":2842,"date":"2011-11-21T00:00:35","date_gmt":"2011-11-20T22:00:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=2842"},"modified":"2012-10-12T15:11:43","modified_gmt":"2012-10-12T13:11:43","slug":"altri-mondi-la-puglia-la-tunisia-e-la-sfida-del-possibile","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=2842","title":{"rendered":"Altri mondi. La Puglia, la Tunisia e la sfida del possibile"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2847\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/foto-articolo-tunisia-300x198.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"198\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/foto-articolo-tunisia-300x198.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/foto-articolo-tunisia.jpg 680w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Francesco Ferri<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono  vari ed eterogenei  i criteri utilizzabili per quantificare il concetto di distanza. Provando a valutare la lontananza della Tunisia dalla nostra regione, misurandola con la frequenza e il tenore  dei ragionamenti dei media ufficiali e del sistema istituzionale in tema di Maghreb, avremmo la percezione di un&#8217;area geografica collocata dall&#8217;altra parte del globo terrestre. Gli unici discorsi in materia di vicende nordafricane vengono declinati in termini di problematicit\u00e0 legate all&#8217;afflusso di migranti (peraltro solo indiretto e tutt&#8217;altro che problematico).<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quant&#8217;\u00e8 lontana la Tunisia?<\/strong> Di contro, il criterio pi\u00f9 semplice \u2013 che si rivela decisamente sorprendente \u2013 risiede nel calcolare la distanza chilometrica (in linea d&#8217;area) che divide la provincia Ionica da Tunisi. 737 km separano Taranto e Tunisi. 1499 il capoluogo di provincia Ionico da Parigi. 1525 da Bruxelles e 1811 da Londra.<br \/>\nIl dato numerico sorprende non poco, per una motivazione abbastanza precisa: la totalit\u00e0 dei ragionamenti che provano a mettere in relazione il sistema Italia (e il sistema Puglia) con altre realt\u00e0 nazionali (e regionali) assumono come secondo elemento del confronto quasi esclusivamente aree geografiche europee, tralasciando completamente la sponda Sud del Mediterraneo. E questo avviene a dispetto di una vicinanza \u2013 con particolare riferimento alle regioni del Sud Italia \u2013 che non \u00e8 solo geografica, ma che si declina anche in termini di storia, di cultura, di lineamenti dei volti, di ritmi di vita, e cosi via.<br \/>\nCertamente i discorsi dominanti sono caratterizzati da un secolare (ed insopportabile) eurocentrismo, che spesso si accompagna ad elementi pi\u00f9 o meno esplicitati di razzismo culturale. Si tende ad escludere \u2013 in maniera aprioristica, slegata da qualsiasi elemento di realt\u00e0 \u2013 che confronto e contaminazione con tradizioni culturali e prospettive politiche del Maghreb possa essere di qualche utilit\u00e0.<br \/>\nL&#8217;esigenza di invertire l&#8217;ordine del discorso con riferimento particolare alla Tunisia risulta ancora pi\u00f9 urgente per chi prova ad immaginare un altro mondo possibile, per una circostanza ben precisa e abbastanza disarmante: meno di un anno fa a Tunisi c&#8217;\u00e8 stata una rivoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Siamo cos\u00ec diversi?<\/strong> Proviamo a ragionare proprio intorno e dentro alle rivolte culminate con la cacciata di Ben Ali, pluridecennale dittatore di Tunisi. Protagonista indiscusso della rivoluzione tunisina \u00e8 un soggetto dall&#8217;et\u00e0 media decisamente bassa, disoccupato, precario o lavoratore intermittente, spesso con un livello di formazione molto alto. Una rivoluzione tutta interna al mondo del lavoro e alle sue contraddizioni.<br \/>\nAnche in questi termini, gli elementi di affinit\u00e0 tra la nostra regione e la Tunisia sono pi\u00f9 marcati di quanto si possa ritenere. Nel 2010 il tasso di disoccupazione nel paese del Maghreb \u00e8 del 14% (fonte Ministero del lavoro di Tunisi). La Puglia segnala, nello stesso anno, una percentuale di disoccupazione del 13,5% (fonte rapporto Svimez 2011). Ancor pi\u00f9 drammatica appare la situazione, nella nostra regione, nella fascia d&#8217;et\u00e0 tra i 15 e 34 anni: l&#8217;occupazione raggiunge solo il 39,5% (fonte rapporto Svimez 2011).<br \/>\nLe differenze in termini di PIL totale tra le due aree geografiche e di PIL procapite rimangono certo notevoli, sarebbe ingiusto non sottolinearlo. Quel che i dati ci raccontano, invece, \u00e8 che proprio in tempi di crisi le prospettive \u2013 economiche ed esistenziali \u2013 dal punto di vista generazionale sono, sponda Sud e sponda Nord del Mediterraneo, drammaticamente molto pi\u00f9 vicine di quanto siamo portati a ritenere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La sfida del possibile.<\/strong> Proprio in termini di prospettive politiche la relazione tra le mobilitazioni Maghrebine e quelle nostrane mostra importanti elementi di divergenza. Allo stesso tempo, come appare ormai evidente, l&#8217;esperienza tunisina sembra parlarci con crescente urgenza. Difficilmente le acampados spagnole e le mobilitazioni di Wall Street, senza l&#8217;occupazione della Casbah e di piazza Tahrir, avrebbero avuto la stessa forza e la stessa incisivit\u00e0. Ma c&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro: la consapevolezza della miseria della propria esistenza, la determinazione nel provare ad invertire il corso della propria vita rappresentano elementi sociali e politici dai quali \u00e8 impossibile prescindere. E&#8217; proprio in quest&#8217;ottica di ricerca che occorre provare a  connettersi, strutturalmente ed idealmente, con il vento di rivolta che parte della sponda sud del Mediterraneo.<br \/>\nNon si tratta ovviamente di <em>fare come in Tunisia<\/em>. Il discorso \u00e8 sicuramente pi\u00f9 complesso.<br \/>\nNon esistono modelli di mobilitazione validi ed efficaci a prescindere dalle particolarit\u00e0 del proprio ambiente di vita. Quello che per\u00f2 in prima istanza ci urlano le rivoluzioni del Maghreb \u00e8 il criterio del <em>possibile<\/em>.<br \/>\nE&#8217; stato possibile in Nord Africa \u2013 a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste \u2013 ribellarsi allo sfruttamento neoliberista e provare ad aprire un&#8217;altra storia. E&#8217; proprio questo che probabilmente, in  Puglia, in Italia ed in Europa ci manca. Non abbiamo, nel vecchio (non solo anagraficamente) e stanco continente europeo un racconto del <em>possibile<\/em>, che sappia concedere anche solo all&#8217;immaginario di un futuro possibile una prospettiva diversa rispetto alla catastrofe di trent&#8217;anni di neoliberismo.<br \/>\nProvare a tendere occhio, orecchio e cuore un po&#8217; di pi\u00f9 alla sponda sud del Mediterraneo, a partire magari proprio dal Mezzogiorno \u2013 cos\u00ec geograficamente favorito in questa prospettiva \u2013 ci aiuterebbe anche dal punto di vista generazionale a comprendere che ribellarsi, in piena crisi economica ed di identit\u00e0 europea, non solo \u00e8 giusto ma \u00e8 anche possibile.<br \/>\nAlcuni percorsi in questo senso sono avviati. In quest&#8217;ottica il recente meeting transnazionale tenutosi proprio a Tunisi con la partecipazione di centinaia di attivisti politici provenienti da tutta Europa, chiamato appunto \u201cR\u00e9seau de Luttes\u201d, appare assolutamente interessante in termini di assunzione dell&#8217;area mediterranea come terreno di analisi e di contaminazione di diverse (ma convergenti) esperienze di mobilitazione nella crisi del capitalismo finanziario.<br \/>\nContemporaneamente la Puglia pu\u00f2 assumere la pretesa di rappresentare realmente un contesto privilegiato proprio in termini di connessione politica e culturale con Maghreb e Mashrek. E non solo per l&#8217;indubbia vicinanza, geografia e culturale.<br \/>\nIn quest&#8217;ottica, la presenza di migranti tunisini nella nostra provincia e nella nostra regione potrebbe assumere connotati che ben si allontanano dagli schemi del multiculturalismo (coesistenza nello stesso territorio, ma come compartimenti stagni e senza reciproca contaminazione).<br \/>\nNon si tratta di andare a lezione di rivoluzione, ma di qualcosa \u2013 se \u00e8 possibile \u2013 di molto pi\u00f9 sincero, diretto e intimo.<br \/>\nAlzando gli occhi, riscoprendo una parte fondamentale della storia e del nostro orizzonte geografico e culturale, meridionale e pugliese, possiamo provare a tendere la mano, raccogliendo la sfida lanciata dai ragazzi tunisini, che urla in maniera diretta e non mediata anche alle nostre esistenze.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=2842&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Francesco Ferri Sono vari ed eterogenei i criteri utilizzabili per quantificare il concetto di distanza. 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