{"id":2950,"date":"2011-11-28T00:04:33","date_gmt":"2011-11-27T22:04:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=2950"},"modified":"2012-10-11T15:58:47","modified_gmt":"2012-10-11T13:58:47","slug":"crisi-industriale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=2950","title":{"rendered":"Taranto: \u00e8 crisi industriale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3024\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/fabbrica-chiusa-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/fabbrica-chiusa-300x199.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/fabbrica-chiusa.jpg 550w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Salvatore Romeo (&#8217;84)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da tempo a Taranto si discute attorno alla prospettiva di chiudere il siderurgico. Nel frattempo per\u00f2 \u00e8 come se un&#8217;ILVA si fosse gi\u00e0 fermata. <strong>Dal 2008, anno di inizio della crisi che stiamo ancora attraversando, nella nostra provincia l&#8217;occupazione \u00e8 calata di 13 mila unit\u00e0: da 179 mila occupati si \u00e8 passati, nel 2010, a 166 mila.<\/strong> Le cifre, gi\u00e0 di per s\u00e9 terribili, rivelano tendenze di fondo allarmanti.(V. <a href=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/?page_id=3014\">Allegato statistico, grafico 1<\/a>)<br \/>\nLa perdita pi\u00f9 consistente di posti di lavoro la si \u00e8 avuta nell&#8217;industria: all&#8217;interno di questo settore la contrazione pi\u00f9 sensibile l&#8217;ha fatta registrare il comparto delle costruzioni, dove l&#8217;occupazione \u00e8 diminuita del 25% in tre anni; mentre l&#8217;industria \u201cin senso stretto\u201d registra un calo delle unit\u00e0 lavorative del 13%. Poco meno intensa la perdita nei comparti agricoli (- 10%); mentre, fra i servizi, il comparto commerciale-alberghiero fa segnare persino un incremento degli occupati (+ 10%) e raggiunge cos\u00ec l&#8217;industria in senso stretto come unit\u00e0 lavorative impiegate.(V. <a href=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/?page_id=3014\">All. stat., Tab. 1<\/a>).<br \/>\nMa la domanda che ci si dovrebbe porre \u00e8: che fine hanno fatto queste 13 mila persone che hanno perso il lavoro? I dati sono espliciti al riguardo: <strong>\u00e8 aumentata di 7 mila unit\u00e0 la categoria degli inattivi. Secondo la definizione ISTAT questi sono soggetti che n\u00e9 lavorano, n\u00e9 cercano lavoro.<!--more--><\/strong> Nell&#8217;anno di crisi pi\u00f9 intensa finora attraversato, il 2009, sono confluiti in questo gruppo non solo tutti i lavoratori espulsi dalle rispettive aziende, ma anche una parte dei soggetti che fino a quel momento erano in cerca di lavoro (i \u201cdisoccupati\u201d in senso proprio). L&#8217;andamento della congiuntura ha provocato, in breve, uno scoraggiamento generale circa la possibilit\u00e0 di trovare un posto. Nel 2010, il flebile miglioramento delle prospettive, ha spinto i lavoratori licenziati nel corso dell&#8217;anno a rimettersi subito in cerca di una nuova occupazione, ma nel frattempo il numero complessivo degli inattivi \u00e8 rimasto inalterato \u2013 il che rivela che i segnali lanciati dal mercato del lavoro sono stati estremamente deboli.<br \/>\nOra, si potrebbe pensare che l&#8217;aumento degli inattivi derivi da un contestuale incremento della popolazione studentesca e del numero dei pensionati. Ma un&#8217;analisi disaggregata per fasce d&#8217;et\u00e0 dimostra che non \u00e8 cos\u00ec. <strong>In assoluto l&#8217;accesso al limbo dell&#8217;inattivit\u00e0 ha riguardato soprattutto i cittadini fra i 25 e i 44 anni<\/strong>: presso questa parte della popolazione quelli che non lavorano n\u00e9 cercano lavoro sono aumentati del 16% fra 2008 e 2010 (un ritmo ben pi\u00f9 rapido del 2% fatto segnare dal dato generale).<br \/>\n<strong>Tale dinamica rivela che l&#8217;allarme occupazionale esploso nella nostra Provincia riguarda in primo luogo le leve pi\u00f9 giovani della forza lavoro. In assoluto la fascia d&#8217;et\u00e0 maggiormente colpita dalla perdita d&#8217;occupazione \u00e8 quella dai 25 ai 34 anni. Solo presso tale componente nell&#8217;ultimo triennio sono andati bruciati qualcosa come circa 12 mila posti di lavoro, con una flessione del numero degli occupati pari al 24% circa rispetto al dato del 2008.<\/strong> A seguito di questo stillicidio il tasso di occupazione relativo a questa fascia d&#8217;et\u00e0 \u00e8 crollato dal 61 al 49%: in definitiva, oltre la met\u00e0 dei tarantini fra i 25 e i 34 anni non lavora. Meno consistenti sono state le perdite nella categoria immediatamente pi\u00f9 anziana, quella dai 35 ai 44 anni, dove si registra una riduzione degli occupati di circa 6 mila unit\u00e0, pari a una diminuzione del 10% rispetto al 2008.(V. <a href=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/?page_id=3014\">All. stat., Tab. 2<\/a>)<br \/>\nNonostante il notevole aumento dei disoccupati verificatosi nel 2010 (+ 39% rispetto al 2008), <strong>una buona parte dei venti-trentenni della nostra provincia resta inattivo<\/strong>: in quello stesso anno ammontava al 38% circa la quota di quelli che non lavorano n\u00e9 cercano lavoro all&#8217;interno di quella fascia d&#8217;et\u00e0 \u2013 a fronte del 25% nel 2008. Quasi lo stesso dato si riscontra fra i trenta-quarantenni (37% nel 2010, contro il 31 del 2008).(V. <a href=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/?page_id=3014\">All. stat., Tabb. 3 e 4<\/a>)<br \/>\nViene cos\u00ec a delinearsi anche a Taranto quel fenomeno descritto dall&#8217;ultimo rapporto SVIMEZ<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00b9<\/span>: <strong>la comparsa dei cosiddetti NEETs (<em>Not in education, employment or training<\/em><\/strong><span><strong>), cio\u00e8 di una categoria di popolazione relativamente giovane che ha ormai ultimato il percorso di formazione e si trova non solo senza lavoro, ma fortemente scoraggiata a cercarne uno<\/strong>. Tale fenomeno pone in essere una conseguenza estremamente grave, che gli stessi ricercatori SVIMEZ hanno definito<strong> \u201c<\/strong><\/span><em><strong>brain dust<\/strong><\/em><span><strong>\u201d, letteralmente \u201cspreco dei cervelli\u201d.<\/strong> Infatti i soggetti collocati in quella fascia d&#8217;et\u00e0 generalmente hanno un elevato livello di formazione e di qualificazione professionale, per cui il loro mancato impiego implica danni gravi per il sistema economico e incentiva un atteggiamento negativo nei confronti della formazione, percepita come un momento sostanzialmente inutile. <strong>Tali esiti costituiscono la migliore via verso il declino economico: personale meno formato spinge le aziende a investire ancora meno in innovazione, perdendo cos\u00ec competitivit\u00e0.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altra parte, il sistema industriale della nostra provincia pare abbia iniziato a percorrere tale strada ben prima che la crisi manifestasse le sue nefaste conseguenze. Analizzando l&#8217;andamento del valore aggiunto \u2013 un indice rivelatore della produttivit\u00e0 totale dei fattori di una singola unit\u00e0 aziendale come di un sistema produttivo \u2013 si nota che a Taranto, a partire dalla met\u00e0 del decennio scorso, le attivit\u00e0 manifatturiere hanno iniziato a declinare progressivamente, facendo registrare nel 2009 un valore aggiunto pari al 23% del 2005. In termini assoluti, attestandosi a 1,2 miliardi di Euro circa, tale fattore \u00e8 tornato al livello precedente il 2000: <strong>praticamente le performance dell&#8217;industria jonica sono regredite di dieci anni<\/strong>. Tale tendenza sembra ribadire quanto gi\u00e0 detto a proposito della ripartizione per settori del calo dell&#8217;occupazione. In definitiva, la congiuntura negativa che investe l&#8217;economia italiana e mondiale pare aver accentuato una crisi industriale che matura da ben prima nel nostro territorio.(V. <a href=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/?page_id=3014\">All. stat., Tab. 5<\/a>)<br \/>\nIn attesa di avere maggiori dettagli circa i comparti in cui si sono registrate le perdite pi\u00f9 significative di valore aggiunto, occorre tuttavia segnalare che gli anni 2005-2007 sono stati per le grandi industrie che insistono nella nostra provincia estremamente favorevoli (in particolare la produzione siderurgica ha fatto segnare record mai prima d&#8217;allora conseguiti). Questo dovrebbe suggerire che la gran parte della contrazione si sia concentrata in comparti merceologici fortemente esposti alla concorrenza dei paesi emergenti sia extra-comunitari che dell&#8217;UE a 27 (tessile, industria del mobile e delle confezioni ecc.), presso i quali opera la gran parte della piccola e media impresa locale (ma non esclusivamente questa, si veda i casi di Miroglio e Natuzzi, per es.).<br \/>\n<strong> La crisi dunque rischia di aggravare il dualismo economico della nostra provincia<\/strong>. Da una parte, i grandi gruppi sono i soli al momento ad avere risorse finanziarie e potere di mercato tali da potersi permettere pi\u00f9 o meno ampie campagne di investimento volte a innalzare la produttivit\u00e0 dei loro stabilimenti (i \u201craddoppi\u201d di ENI e Cementir vanno in questo senso, come i piani gi\u00e0 annunciati dall&#8217;ILVA, mentre spicca la decisione di Marcegaglia di avviare una produzione di pannelli fotovoltaici in luogo di quella di caldaie per inceneritori); dall&#8217;altra, le manifatture \u201ctradizionali\u201d sembrano destinate a perire sotto i colpi della contrazione generale dei consumi \u2013 sospinta dalla diminuzione dell&#8217;occupazione \u2013 e dell&#8217;irresistibile concorrenza straniera, deboli come sono sia sul piano finanziario che su quello tecnologico. E non ci si illuda che l&#8217;espansione del settore dei servizi possa compensare queste perdite: la tendenza depressiva che riguarda i consumi colpisce anche commercio e turismo<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00b2<\/span>, mentre i dati allarmanti sulle sofferenze finanziarie prospettano una prossima instabilit\u00e0 dello stesso settore bancario<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00b3<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se questo \u00e8 il quadro socio-economico generale della nostra Provincia, <strong>bisogna chiarire che certe opzioni di politica economica messe in campo dalle autorit\u00e0 locali rischiano di accelerare il declino<\/strong>. La decisione sciagurata del Comune di Taranto di dar luogo alla realizzazione di interi nuovi quartieri (piano Salinella, variante Fintecna, variante Cimino-Auchan) a fronte della progressiva riduzione della popolazione residente e del suo contestuale impoverimento prospetta l&#8217;esplosione di una bolla edilizia che aggraverebbe ulteriormente il dato \u2013 gi\u00e0 di per s\u00e9 allarmante \u2013 dell&#8217;occupazione nel settore delle costruzioni.<br \/>\nD&#8217;altra parte l&#8217;impegno profuso dall&#8217;intera classe dirigente locale in funzione dell&#8217;ampliamento del porto rischia di dar luogo ad esiti drammaticamente controproducenti. Nel discorso pubblico si tende infatti ad omettere la circostanza per cui le grandi infrastrutture di comunicazione rappresentano significative agevolazioni agli scambi internazionali. Ora, la domanda \u00e8 d&#8217;obbligo: una nuova grande piastra logistica andrebbe a vantaggio dei produttori locali, che gi\u00e0 negli ultimi anni \u2013 con infrastrutture ben pi\u00f9 limitate \u2013 hanno subito l&#8217;offensiva commerciale dei paesi emergenti o piuttosto favorirebbe l&#8217;ulteriore penetrazione da parte di questi ultimi? Al lettore intelligente l&#8217;ardua sentenza.<br \/>\nA questo punto bene farebbero sia i rappresentanti politici che le organizzazioni sindacali e datoriali  a elaborare proposte coerenti con il particolare stato di crisi che stiamo attraversando. <strong>Se i nodi da risolvere sono l&#8217;impiego della parte di popolazione pi\u00f9 giovane e preparata e la profonda ristrutturazione del sistema industriale locale, si pensi a iniziative in grado di promuovere produzioni ad elevato contenuto tecnologico, in settori il cui mercato si muove in controtendenza rispetto all&#8217;andamento generale del sistema economico e in cui vi sia ampio margine d&#8217;innovazione.<\/strong> E non ci si limiti, come troppo spesso accade, a difendere l&#8217;esistente o a riproporre pigramente le vecchie soluzioni del mattone e della grande opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00b9 V. SVIMEZ, Rapporto SVIMEZ 2011 sull&#8217;economia del Mezzogiorno, Bologna 2011, pp. 187-214. o anche Id. <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><em>INDAGINE CONOSCITIVA SUL MERCATO DEL LAVORO TRA DINAMICHE DI ACCESSO E FATTORI DI SVILUPPO. Nota per l\u2019Audizione della SVIMEZ presso la Commissione  XI Lavoro della Camera dei Deputati<\/em><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: small;\">, Roma , 18 ottobre 2011, in <a href=\"http:\/\/web.mclink.it\/MN8456\/iniziative\/18_10_2011_audizione\/18_10_2011_audizione_testo.pdf\">http:\/\/web.mclink.it\/MN8456\/iniziative\/18_10_2011_audizione\/18_10_2011_audizione_testo.pdf<\/a>.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00b2<\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"> Considerando i dati messi a disposizione dall&#8217;ISTAT, la dinamica del valore aggiunto del settore Servizi \u00e8 stata l&#8217;effetto di un costante incremento dei comparti \u201cIntermediazione finanziaria\u201d e \u201cAltri servizi\u201d, mentre il segmento relativo a \u201cCommercio, alberghi, comunicazioni\u201d ha avuto un andamento molto pi\u00f9 discontinuo: dopo un&#8217;impennata fra 1999 e 2001, si \u00e8 registrata una sostanziale stabilizzazione fra 2002 e 2007 (in realt\u00e0 una crescita del 3,8%, ma a fronte del + 20,5% fatto registrare dall&#8217;intero settore). <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00b3<\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"> V. <a href=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=2846\">http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=2846<\/a><\/span><\/span><\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=2950&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Salvatore Romeo (&#8217;84) Da tempo a Taranto si discute attorno alla prospettiva di chiudere il siderurgico. 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