{"id":3159,"date":"2011-12-12T00:34:45","date_gmt":"2011-12-11T22:34:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=3159"},"modified":"2012-10-11T15:29:20","modified_gmt":"2012-10-11T13:29:20","slug":"gli-affari-di-fintecna-tra-grand-commis-di-stato-mattone-ed-ombre-di-speculazione","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=3159","title":{"rendered":"Gli affari di Fintecna tra grand commis di Stato, mattone ed ombre di speculazione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3160\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/cementificazione-edilizia-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/cementificazione-edilizia-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/cementificazione-edilizia.jpg 497w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Gaetano De Monte<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 ormai notizia di qualche settimana fa: la Regione Puglia ha sospeso il bando di gara per la realizzazione dell&#8217;ospedale San Raffaele del Mediterraneo. In un <a href=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=3039\">numero precedente<\/a> del nostro web-magazine avevamo ampiamente documentato l\u2019affaire della costruzione del nuovo nosocomio a gestione privatistica, che sarebbe costato alla citt\u00e0 di Taranto la chiusura dei due ospedali pubblici, il Santissima Annunziata ed il Moscati e la contestuale riduzione dei posti letto di ottanta unit\u00e0. La sospensione del bando si deve all\u2019inutilizzabilit\u00e0 dei suoli sui quali si sarebbe dovuta costruire la megastruttura, finanziata complessivamente con 214 milioni di euro, di cui la met\u00e0 provenienti dalla nostra Regione.<br \/>\nUno stop causato dai dieci divieti a costruire che pendono sulle aree interessate, in passato pervase da incendi e pertanto a rischio idrogeologico,  quindi non utilizzabili per edificazioni di alcun genere. E\u2019 saltata cos\u00ec, insieme alla costruzione dell\u2019ospedale di Don Verz\u00e8, anche la pi\u00f9 grande operazione di speculazione immobiliare che la Taranto del dopoguerra ricordi.<!--more--><br \/>\nSono naufragati soprattutto i sogni speculativi di Fintecna immobiliare Srl, una societ\u00e0 partecipata al 100% da Fintecna Spa (Finanziaria per i settori industriale e dei servizi) la quale a sua volta \u00e8 interamente controllata dal Ministero dell\u2019economia e delle finanze. Una societ\u00e0 interamente pubblica, dunque, nata in teoria con il compito di \u201cfare cassa\u201d a favore dello Stato, con una \u201cmission\u201d originale tutta orientata alla vendita e alla gestione del patrimonio immobiliare statale costituito da palazzi, caserme, stabilimenti siderurgici ed ex manifatture in parte ereditati dalla dismissione dell\u2019Iri (da cui \u00e8 nata la stessa Fintecna) e in parte acquisiti su mandato del ministero del Tesoro. Ma in realt\u00e0 di soldi agli enti pubblici (nel caso di specie il Comune di Taranto) Fintecna ne avrebbe fatti solamente perdere.<br \/>\nQuesta dinamica si ripropone anche con riferimento alle aree in questione, situate nel quartiere Paolo VI. In base alla suddetta operazione immobiliare, Fintecna avrebbe ceduto \u201cgratuitamente\u201d al Comune di Taranto suoli di sua propriet\u00e0 per 32 ettari (di cui venti adiacenti la Cittadella della Carit\u00e0) localizzati nel Quartiere Paolo VI, la stessa zona nella quale sarebbe dovuto sorgere l\u2019ospedale, ottenendo per\u00f2 come contropartita la variante a costruire a beneficio di altre propriet\u00e0 della stessa Fintecna, poste a Nord e ad Ovest del Quartiere, di circa quindici ettari. Una variante che avrebbe consentito che suoli sino ad oggi abbandonati e inutilizzabili fossero trasformati \u201cmagicamente\u201d in un quartiere di lusso con ville e palazzine basse. Ma non solo: avrebbe anche consentito di moltiplicare di circa il 50 % il valore dei suoli adiacenti, arricchendo le tasche dei rispettivi proprietari, di quelli vecchi e anche di coloro che in quelle aree hanno investito di recente. Come Mario De Sarlo, un imprenditore edile che negli ultimi tempi ha investito anche nel fotovoltaico, che ha comprato a marzo 2,8 ettari di quelle aree; o come Paolo Ruta, noto costruttore tarantino che agli inizi di novembre ha acquistato dalla stessa Fintecna poco pi\u00f9 di tre ettari ad un prezzo di venti euro al metro quadro, a fronte di un prezzo di mercato che si aggirerebbe attorno ai cinquanta.<br \/>\nMa sono soprattutto i vecchi proprietari delle aree adiacenti a quelle di Fintecna che avrebbero potuto fare affari d\u2019oro, in quanto la gran parte dei suoli nella zona (parliamo di oltre 60 ettari) sono gi\u00e0 da decenni destinati ad ospitare abitazioni. Solo che non \u00e8 mai stato abbastanza conveniente costruirci. Per chi? Per l\u2019Iclis, una cooperativa che fa capo al gruppo Riva, che ha comprato nel 1995, insieme  all\u2019ILVA, quasi la met\u00e0 delle aree del quartiere Paolo VI di propriet\u00e0 dello Stato,  quando anche l\u2019acciaio lo era. Un tempo erano terreni destinati a ospitare le case popolari per gli operai, delle quali risulta realizzata solo una piccolissima parte. Se l\u2019operazione San Raffaele fosse andata in porto, invece, probabilmente si sarebbe ampiamente costruito, ne siamo certi. Ne sarebbe nato un business di circa 30 milioni di euro. Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia: quella della subalternit\u00e0 di una Citt\u00e0 a un gruppo industriale. Quella del ricatto occupazionale di Taranto e della sua provincia. Storia di morte e di ricatti, quella dell\u2019Ilva, sulla quale la nostra curiosit\u00e0 si manterr\u00e0 sempre attenta e vigile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi invece il nostro desiderio di sapere, conoscere e di raccontare, lascia Taranto e si dirige nel cuore di Roma, nella lussuosa Via Veneto, dove Fintecna ha sede nello stesso palazzo che, negli anni d\u2019oro in cui crollava la prima Repubblica, appartenne all\u2019IRI di Romano Prodi. Una volta, infatti oltre ai paparazzi e alla \u201cdolce vita\u201d descritta da Federico Fellini, in via Veneto c\u2019era  l\u2019istituto per la Ricostruzione Industriale, creato da Alberto Beneduce durante il fascismo con capitali pubblici.<br \/>\nQuando poi lo Stato imprenditore \u00e8 passato di moda l\u2019Iri ha perso fascino, potere e aziende, le imprese pubbliche sono state privatizzate e i soldi sono finiti a tappare i buchi di bilancio. Un po\u2019 di questi soldi (tanti in verit\u00e0) sono finiti in Fintecna, una societ\u00e0 controllata al 100% dal Ministero dell\u2019Economia. Nell\u2019ultimo bilancio di Fintecna figura un attivo patrimoniale totale di 8,2 miliardi di euro. Di questi, 5 miliardi e 400 milioni sono liquidi, con appena 636 milioni di debiti. E di questi soldi, ben 7 milioni di euro all\u2019anno sono destinati a pagare l\u2019affitto del lussuoso palazzone dove ha sede la societ\u00e0, somma versata al  fondo immobiliare chiuso Cloe, cui partecipa anche Pirelli Real. Affitto per di pi\u00f9 quasi raddoppiato in pochi anni. Lo Stato (cio\u00e8 noi) cos\u00ec paga per un\u2019azienda che \u00e8 di sua propriet\u00e0, uno stabile che per giunta fino a pochi anni fa gli apparteneva.<br \/>\nInfatti nel grande pancione di Fintecna \u00e8 finito sino ad ora ogni grana e spreco di denaro pubblico. Dalla Fincantieri, passando per la Tirrenia, fino alla ricostruzione post terremoto dell\u2019Aquila. Una grande cassaforte, quella di Fintecna, usata come una mucca da mungere per ardite operazioni in campo immobiliare ed infrastrutturale. La societ\u00e0 infatti \u00e8 anche l\u2019azionista principale della \u201cStretto di Messina\u201d, la societ\u00e0 per azioni incaricata di realizzare l&#8217;opera. Gli altri azionisti sono le Ferrovie dello Stato,  l\u2019Anas, e le due regioni interessate, Sicilia e Calabria. Ma sar\u00e0 Fintecna a pagare il 40 per cento delle opere che spettano alla parte pubblica. Come dire che una societ\u00e0 nata per gestire al meglio i ricavi delle privatizzazioni, realizzate in teoria per migliorare i conti pubblici, user\u00e0 i ricavi per finanziare un\u2019opera inutile e pericolosa, che indebiter\u00e0 lo stesso Stato. Una specialista nel fare perdere i soldi all&#8217;erario, Fintecna, e gli esempi in questo senso di certo non mancano. Come il palazzo, costruito nell\u2019800, di propriet\u00e0 del demanio dello Stato, che ospitava l\u2019ex istituto geologico di Roma e che \u00e8 stato ristrutturato nel 1995 per ospitare gli uffici dello stesso istituto, che ora risulta invece al centro di una grande operazione speculativa.<br \/>\nTutto ha inizio quando Fintecna Immobiliare, rileva dal Demanio l&#8217;ex Zecca di piazza Verdi, e l&#8217;ex sede dell&#8217;Istituto Geologico, e lancia un bando di gara per trovare costruttori privati che concorrano per il 50% alla realizzazione dell&#8217;affare. Un&#8217;alleanza pubblico-privato sulla carta, ma che in realt\u00e0 \u00e8 un grosso affare per i soliti speculatori e palazzinari. I quali si aggiudicano una maxi-asta immobiliare  che comprende anche l\u2019acquisto, per una quota del 50%, oltre che della ex Zecca dello Stato e dell\u2019ex Istituto geologico nazionale, dell\u2019intera area dello scalo di San Lorenzo, e dell\u2019area di Val Cannuta, per un costo totale di 368 milioni di euro, circa la met\u00e0 del valore effettivo. Ma la cosa pi\u00f9 grave \u00e8 la destinazione di tale opere: al posto dell\u2019ex Zecca sar\u00e0 realizzato un albergo di lusso, e a Scalo di San Lorenzo e Val Cannuta sorgeranno edifici residenziali e commerciali per 16000 metri quadri. Fate un po\u2019 voi i conti dei loro guadagni \u2013 e dei nostri costi \u2013 per questa speculazione, tenendo presente che in quelle zone di Roma una casa pu\u00f2 costare anche quattro-cinque mila euro a metro quadro.  Guadagni tutti interni al  mercato privato, naturalmente. E nonostante si tratti di un patrimonio pubblico, con una gestione che rimane per almeno il 50% pubblica, nulla \u00e8 previsto invece per le esigenze dei cittadini, anzitutto alloggi pubblici e servizi. L\u2019unico intervento che non aveva il solo obiettivo speculativo pareva essere quello previsto per l\u2019Istituto Geologico, dove era prevista la nascita di un una \u201cCasa delle nuove Tecnologie\u201d. Ma, guarda caso, questo progetto \u00e8 saltato e verr\u00e0 realizzato un altro centro commerciale.<br \/>\nQuasi inutile aggiungere che a trarne beneficio e ad aggiudicarsi l\u2019asta \u00e8 una cordata composta in massima parte da Pirelli Real Estate affiancata da Fingen e dal gruppo Maire. Una societ\u00e0, Fintecna, che la stessa Eurostat ha definito fuori dal perimetro pubblico, e che per\u00f2 ha stretto alleanze paritetiche con privati e big del mattone come Ligresti, Pirelli re, Toti, Maire e numerose cooperative, per attuare un piano di dismissioni del patrimonio immobiliare statale per circa 7 miliardi (entro il 2013).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fintecna, in verit\u00e0, comunque sa anche quando guadagnare, come nell\u2019affare San Raffaele, o come all\u2019indomani del sisma che ha colpito l\u2019Abruzzo il 6 aprile 2009. Infatti il decreto Abruzzo convertito in legge 22\/2009 prevede che lo Stato possa, a richiesta degli interessati, subentrare nel mutuo dei cittadini che hanno una casa non pi\u00f9 agibile. Lo Stato subentra per un importo massimo di 150mila euro, a condizione che l\u2019edificio sia adibito a prima casa e che il mutuo sia in regola con i pagamenti. Il pagamento \u00e8 effettuato direttamente alla banca creditrice, purch\u00e9 contestualmente la propriet\u00e0 passi allo Stato che la trasferisce a Fintecna Spa \u00abovvero alla societ\u00e0 controllata e da essa indicata\u00bb. Sul sito di Fintecna Spa si legge che \u201cFintecna Immobiliare Srl \u00e8 stata designata dalla Fintecna S.p.A. per lo svolgimento delle attivit\u00e0 connesse a quanto sopra indicato, con specifico riferimento alla ricezione delle domande presentate dai singoli interessati, per il subentro dello Stato nel finanziamento preesistente con contestuale cessione in favore della Fintecna Immobiliare Srl dei diritti di propriet\u00e0 sugli immobili adibiti ad abitazione principale distrutti\u201d.<br \/>\nSostanzialmente, un cittadino abruzzese invece di continuare a pagare un mutuo su una casa inagibile e senza la certezza di una ricostruzione, che nel centro storico non \u00e8 mai partita, preferisce vendere a Fintecna Immobiliare e magari acquistare altrove. Questi cittadini a volte si trovano costretti alla cessione, perch\u00e9 contestualmente al mutuo si trovano a dover pagare un affitto. Ma il cittadino cedendo il mutuo a Fintecna ne cede anche la propriet\u00e0. Insomma la societ\u00e0 acquista  immobili per un importo massimo di 150.000 euro, esattamente la cifra rimborsata dallo Stato. Qualora il governo stanzi i fondi per il restauro e la ricostruzione, Fintecna immobiliare potrebbe accedere agli stanziamenti, per poi in futuro immettere gli immobili sul libero mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella che abbiamo raccontato in realt\u00e0 \u00e8 l\u2019ennesima storia di comitati e filiere d\u2019affari, sorte e risorte in Italia, all\u2019ombra del berlusconismo rampante, e che si sono consolidate nelle cricche,  nelle residue grandi aziende di Stato, con il fine ultimo di sfamare ex fascisti continuamente affamati di potere e denaro, faccendieri e truffatori cresciuti parassiti all\u2019ombra del potere socialista e democristiano, e che nella sentina putrida del berlusconismo hanno guadagnato una cospicua pensione.<br \/>\nCi spiace soltanto che di queste storie, come di quella della Fondazione del San Raffaele, di cui vi abbiamo raccontato nelle scorse settimane, sembra che non se ne siano accorti, o che abbiano preferito non volersene accorgersene, gli uomini politici pi\u00f9 direttamente chiamati in causa in queste vicende, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ed il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano.<br \/>\nStorie queste che parlano tutte di socializzazione delle perdite e di privatizzazioni dei profitti, e fin anche dei diritti. Uomini, loro, che consideravamo \u201cdiversi\u201d e a cui avevamo dato fiducia. Ma forse gli uomini in questione sono fatti cos\u00ec: impermeabili alla verit\u00e0, tetragoni all\u2019evidenza dei fatti.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=3159&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gaetano De Monte E\u2019 ormai notizia di qualche settimana fa: la Regione Puglia ha sospeso il bando di gara per la realizzazione dell&#8217;ospedale San Raffaele del Mediterraneo. 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