{"id":3549,"date":"2012-01-30T00:04:25","date_gmt":"2012-01-29T22:04:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=3549"},"modified":"2012-10-11T01:30:41","modified_gmt":"2012-10-10T23:30:41","slug":"come-nel-dopoguerra-nuove-lotte-per-la-terra-nella-puglia-occidentale-intervista-a-paolo-rubino","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=3549","title":{"rendered":"Nuove lotte per la terra nella Puglia Occidentale? Intervista a Paolo Rubino"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3553\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/contadini-300x281.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"281\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/contadini-300x281.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/contadini.jpg 432w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Gaetano De Monte<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comprendere quel grande processo di trasformazione democratica che fu avviato nell\u2019Italia, soprattutto meridionale, a partire dal dopoguerra significa far riferimento ad un mutamento storico che fu possibile anche e soprattutto attraverso le lotte. Nelle campagne. Ma anche quelle nelle fabbriche e nelle citt\u00e0. Conflitti che sono divenuti poi condizione fondamentale dei progressi realizzati dall\u2019Italia repubblicana, malgrado le crisi, i mutamenti, le difficolt\u00e0, le sfasature che in certi momenti si sono verificate tra le lotte rivendicative degli operai settentrionali e le esigenze di masse di disoccupati e sottoccupati del Mezzogiorno. Conflitti \u2013 sia quelli nelle campagne che quelli  nelle citt\u00e0 \u2013 che hanno portato alla costruzione di un legame tra le forze riformatrici che avrebbe finito col rafforzare l\u2019unit\u00e0 politica e sociale dell\u2019Italia, la sua capacit\u00e0 di resistere alle offensive antidemocratiche, ai pericoli di stasi e di degenerazione, alle spinte corporative che erano presenti all\u2019interno delle stesse classi lavoratrici. Oggi invece l&#8217;accusa principale che viene rivolta agli agricoltori, ai pescatori, agli autotrasportatori e alle altre categorie produttive che stanno protestando contro le liberalizzazioni del governo Monti, \u00e8 di corporativismo.<!--more--> Come se la difesa dei loro interessi aggrediti dal mercato, o dal governo, sia contraria all&#8217;interesse dello Stato! In realt\u00e0 le lotte in corso, soprattutto nelle campagne, esprimono uno stato di malessere profondo presente nella societ\u00e0, che non \u00e8 certamente solo categoriale. Perch\u00e9 pretendere che il contadino ti venda le sue arance a dieci centesimi il chilo \u00e8 lo stesso che pretendere dall&#8217;operaio che lavori a tre euro l&#8217;ora. Lo stesso varrebbe per gli autotrasportatori strozzati dai petrolieri, dai pedaggi e dalle multinazionali per le quali lavorano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono in fermento, in questi giorni, anche gli agricoltori ionici. I contadini di quest\u2019angolo di Puglia proteso verso occidente nel secondo dopoguerra hanno sub\u00ecto trasformazioni nel rapporto di lavoro e nel tipo di lotta sindacale e politica che hanno portato non solo a registrare le punte pi\u00f9 alte e qualificate di conquista, ma hanno gettato le basi dello stesso rinnovamento delle strutture agricole. Oggi subiscono condizionamenti di natura diversa e a difenderli non vi sono pi\u00f9 le Camere del Lavoro, la Federbraccianti e politici di ampie vedute. Pertanto sono sempre pi\u00f9 rari da trovare esperti di agricoltura come Paolo Rubino, ex parlamentare e fondatore del Tavolo Verde, protagonista di molte battaglie per l\u2019agricoltura e gli agricoltori ionici. Con lui Siderlandia ha voluto fare una lunga e piacevole chiacchierata, per sapere cosa sta succedendo alla terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Dati della commissione europea per l\u2019agricoltura parlano di una perdita costante nel reddito del 4,5% per le aziende agricole italiane. Un altro dato: 750 mila piccole e medie imprese agricole hanno gi\u00e0 chiuso in Italia. Che sta succedendo alla terra?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi della terra \u00e8 una crisi che viene da lontano, dagli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale; sin da allora infatti, soprattutto in Italia, l\u2019agricoltura \u00e8 stata condizionata da cattive politiche che le hanno affidato un ruolo marginale e subalterno rispetto ad altri settori produttivi, in special modo rispetto a quello dell\u2019industria pesante. Quello della subalternit\u00e0 dell\u2019agricoltura alla grande industria, \u00e8 sicuramente qui un dato imprescindibile da cui partire per muovere qualsiasi tipo di analisi, soprattutto riguardo la provincia di Taranto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Come \u00e8 possibile oggi, nell\u2019era della finanziarizzazione dell\u2019economia, rompere e ribaltare proprio quel rapporto di subalternit\u00e0 che risale al tempo del fordismo, che in passato ha relegato l\u2019agricoltura ai margini rispetto ad altri settori produttivi, ma che adesso la stringe invece in una morsa dettata e imposta dalla grande distribuzione, dalle multinazionali e dalle catene del settore alimentare?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io credo, e lo dico qui senza alcuna pretesa di egemonismo, che da questa crisi, che \u00e8 sistemica, si esce solo rompendo questo rapporto, sciogliendo questo nodo che interessa non solo l\u2019agricoltore, ma tutta la comunit\u00e0, perch\u00e9 restituire centralit\u00e0 all\u2019agricoltura significa interessarsi a quello che mangiamo, significa dare importanza alla qualit\u00e0 di un bene comune come il cibo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Un ruolo politico importante a livello mondiale, per il settore agricolo, lo riveste sicuramente l\u2019 Unione Europea che destina circa il 40% del suo bilancio alla Pac ( la politica agricola comune). Ma a quale agricoltura vanno questi soldi? Non sar\u00e0 che anche qui si privilegia prevalentemente l\u2019agricoltura di quantit\u00e0, quella dell&#8217;agrobusiness, dei grandi mercati internazionali, delle monocolture? E qual\u2019 \u00e8 il margine di intervento possibile, in uno spazio politico cos\u00ec ampio come quello europeo, per i piccoli produttori?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Europa permane ancora, rispetto al tessuto agricolo- produttivo americano, una costellazione di piccole e piccolissime imprese, che riescono a sopravvivere a fatica di fronte a scelte politiche che privilegiano la rendita a scapito del lavoro. Il riferimento qui \u00e8 al tema dei contributi dati alle aziende agricole, riconosciuti non in base alla capacit\u00e0 di produrre ma all\u2019estensione del territorio. E\u2019 chiaro quanto non si pu\u00f2 considerare alla stessa maniera un ettaro di terra adibito a pascolo della Scozia, con un ettaro di terra adibito alla coltivazione di fragole del metapontino \u2013 che richiede di per s\u00e9 gi\u00e0 all\u2019inizio una notevole spesa per la manodopera. Non vi \u00e8 quindi un problema soltanto del piccolo che viene fagocitato dal grande,  ma di un\u2019agricoltura mediterranea che richiede impiego intensivo ed in notevole quantit\u00e0 di lavoro e manodopera, che viene penalizzata rispetto a quella continentale, soprattutto rispetto all\u2019accesso ai finanziamenti comunitari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Di cosa ha bisogno l\u2019agricoltura, per parafrasare Alexander Langer, perch\u00e9 sia pi\u00f9 lenta, pi\u00f9 dolce, pi\u00f9 profonda? Perch\u00e9 sia di qualit\u00e0, rispetto al prodotto e alla produzione, perch\u00e9 abbia come obiettivo primario il cibo per le persone e non le merci per i mercati?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non solo l\u2019agricoltura, ma tutti noi abbiamo bisogno di ridurre le emissioni di CO2 \u2013 in larga percentuale addebitabili agli allevamenti intensivi, al trasporto di generi alimentari per le grandi distribuzioni, agli sprechi energetici che il sistema alimentare globale impone. Abbiamo bisogno di ridurre gli sprechi perch\u00e9 un terzo del cibo prodotto finisce direttamente nella spazzatura (e occorre ulteriore energia per smaltirlo). Abbiamo bisogno di proteggere le risorse come gli oceani, le acque interne e l&#8217;aria da un processo di inquinamento chimico che non pu\u00f2 pi\u00f9 essere tollerato. Abbiamo bisogno di proteggere le economie locali e i mercati di prossimit\u00e0, che possono rivitalizzare le nostre aree rurali e farle tornare ad essere luoghi di benessere, di produzione di reddito, di valori aggiunti, di occupazione giovanile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> L\u201911 gennaio scorso a Roma, si \u00e8 costituita la Federazione Italiana dei Movimenti Agricoli alla quale il Tavolo Verde, l\u2019organizzazione di cui lei fa parte, ha aderito da protagonista. \u201cN\u00e9 Forconi, n\u00e9 sindacalisti da carte bollate vi hanno definito\u201d. Quale \u00e8 il rapporto di questa organizzazione con il movimento dei Forconi siciliani che, pur nella nobilt\u00e0 delle sue rivendicazioni,  presenta al suo interno criticit\u00e0 e contraddizioni?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra organizzazione gi\u00e0 in passato ha stretto rapporti e guarda con interesse al movimento dei pastori sardi, fermo restando che si riserva di valutare eventualmente la costruzione di legami e relazioni con altri gruppi sociali che condividano la stessa necessit\u00e0 di un cambiamento radicale nel sistema produttivo nazionale e globale. Per questo, ad esempio, abbiamo gi\u00e0 aderito in passato, e continueremo a farlo in futuro, alle lotte che vedono coinvolti i lavoratori della Fiom per la democrazia nei luoghi di lavoro. Sia nelle citt\u00e0 che nelle campagne, infatti, la battaglia deve essere comune. Deve essere la stessa che coinvolse in un tempo ormai lontano, nel dopoguerra, operai e contadini. Per il lavoro bene comune. E per la democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Nel mondo contadino del dopoguerra in Puglia, e nell\u2019intera Italia meridionale, vi furono due svolte storiche fondamentali: sia la riforma agraria, sia l\u2019immissione nella lotta politica nazionale di grandi masse popolari e contadine che per tutto il precedente corso della nostra storia erano rimaste estranee e subalterne \u2013 ed il loro collegamento, attraverso i grandi partiti nazionali, con le forze sociali e politiche operanti nelle regioni meridionali. Un fenomeno che condusse ad importanti conquiste. Oggi invece, chi rappresenta e difende i contadini dalle distorsioni causate dei flussi economici globali?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In passato sia i comunisti che democristiani avevano una politica agricola nazionale. Con la scomparsa, invece, dei tradizionali partiti democratici di massa si \u00e8 assistito a uno smarrimento nella rappresentanza, che ha condotto l\u2019agricoltura italiana ad avere un ruolo subalterno rispetto agli interessi dei grandi gruppi economici. Perci\u00f2 in Italia, oggi, si assiste al paradosso per cui l\u2019unica politica agricola \u00e8 condotta dalle multinazionali e dalle grandi catene di distribuzione alimentari. La sfida del Tavolo Verde \u00e8 proprio quella di dare voce agli interessi dei contadini, ma la sfida \u00e8 naturalmente pi\u00f9 ampia: \u00e8 quella di restituire centralit\u00e0 al lavoro nell\u2019ambito del pi\u00f9 generale scontro in atto a livello globale tra capitale e lavoro, tra democrazia e reazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per ci\u00f2 che riguarda comunque il malessere in cui versa il mondo agricolo meridionale, il disagio \u00e8 lo stesso in cui versa tutto il  Sud dell\u2019Italia, che fino alla fine della guerra, era oppresso dalla feudalit\u00e0 e dal baronaggio predatorio, e che oggi invece appare compresso, stretto, da vecchi e nuovi notabili da una parte, e vecchi vicer\u00e9 e nuovi gattopardi dall\u2019altra, che ne impediscono il pieno sviluppo non solo socio- economico, ma anche e soprattutto politico-culturale.<\/em><\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=3549&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gaetano De Monte Comprendere quel grande processo di trasformazione democratica che fu avviato nell\u2019Italia, soprattutto meridionale, a partire dal dopoguerra significa far riferimento ad un mutamento storico che fu possibile anche e soprattutto attraverso le lotte. 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