{"id":3599,"date":"2012-02-06T00:04:36","date_gmt":"2012-02-05T22:04:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=3599"},"modified":"2012-10-11T01:17:53","modified_gmt":"2012-10-10T23:17:53","slug":"3599","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=3599","title":{"rendered":"Quel paradosso chiamato Taranto. Intervista a Cosimo Argentina"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3608\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/mimmo_23_agosto_06_015-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/mimmo_23_agosto_06_015-300x225.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/mimmo_23_agosto_06_015-1024x768.jpg 1024w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/mimmo_23_agosto_06_015.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Salvatore Romeo (&#8217;84)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggere le pagine di Cosimo Argentina \u00e8 come tornare a casa. Una casa che forse non \u00e8 mai esistita per te che neanche c&#8217;eri al tempo in cui quelle storie sono ambientate, ma che senti comunque tua. E&#8217; la casa dei tuoi, quella che trasuda di vite sospese fra l&#8217;abitudine e la follia, di pomeriggi buttati nei cortili, di urla di madri e di ragazzi&#8230; Cosimo Argentina nasce a Taranto 49 anni fa, si laurea in Giurisprudenza a Bari, nel 1990 si trasferisce in Brianza. Nove anni pi\u00f9 tardi pubblica il suo primo romanzo, \u201cIl Cadetto\u201d;  ne seguono altri otto \u2013 fra i quali \u201cCuore di cuoio\u201d e \u201cMaschio adulto solitario\u201d. L&#8217;ultimo, uscito nel 2010, \u00e8 \u201cVicolo dell&#8217;acciaio\u201d, quasi un&#8217;elegia della Taranto della sua giovinezza. Argentina \u00e8 forse l&#8217;autore che meglio ha saputo esprimere lo spirito contraddittorio, quasi schizofrenico della nostra citt\u00e0 \u2013 isola metalmeccanica in un mare di paesaggi rurali \u2013 e della sua gente. Parlare con Cosimo \u00e8 come sentirsi a casa. Anche in una Milano gelida e innevata.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando parli di Taranto ne tuo libri si respira quasi un&#8217;aria di elegia: il ricordo \u00e8 un elemento molto forte e la descrizione di situazioni e sensazioni \u00e8 talmente intensa che viene l&#8217;impressione che, scrivendole, tu le abbia come rivissute. La letteratura per te \u00e8 un modo per riappropriarti del tuo vissuto?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando ti siedi davanti a un foglio hai uno scorrere di immagini che erano gi\u00e0 nella tua testa; la scrittura \u00e8 solo l&#8217;atto finale: quelle immagini in realt\u00e0 hanno germogliato per lungo tempo dentro di te. Alla fine si tratta solo d contabilizzare quello che avevi messo da parte. Si tratta quindi di una rivisitazione. E poich\u00e9 sono rimasto a Taranto fino ai 27 anni, sempre nel quartiere dove sono nato fra l&#8217;altro, \u00e8 inevitabile che le mie immagini rimandino a quel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quello del quartiere \u00e8 un elemento fondamentale ne tuoi libri sulla citt\u00e0: la solidariet\u00e0  fra vicini, quella fra amici. C&#8217;\u00e8 un elemento di nostalgia rispetto a questo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostalgia secondo me \u00e8 misura del fatto che sai che quelle sono tutte cose che non tornano. Paradossalmente posso provare nostalgia anche di quello che mi \u00e8 successo l&#8217;altro giorno. Su Taranto la nostalgia \u00e8 dovuta al fatto che ogni volta che torno trovo un dato forte: che piano pano la citt\u00e0 diventa sempre pi\u00f9 omologata alle citt\u00e0 che vedo in giro. Per fortuna per\u00f2 non succede ai Tarantini! La citt\u00e0 va scimmiottando le altre, che a loro volta si scimmiottano fra loro, per\u00f2 i Tarantini mantengono una loro peculiarit\u00e0. Da una parte si sgretola la Taranto che ho conosciuto fino ai miei vent&#8217;anni \u2013 quella che ho narrato fino ad ora \u2013, dall&#8217;altra per\u00f2  Tarantini che ho frequentato li ritrovo identici a come li ho lasciati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E anche quel clima \u201cdel quartiere\u201d \u00e8 lo stesso?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">No, quello no. Ma quello \u00e8 legato anche ad un&#8217;esperienza personale: io ho vissuto in un quartiere dove c&#8217;erano tutte giovani coppie con figli che andavano dai due ai quindici anni. Quindi la via era piena di gente, ci si conosceva tutti, ciascuno controllava gli altri. Tornando adesso il palazzo di mia madre \u00e8 diventato una specie di \u201cpalazzo dei fantasmi\u201d. Nel senso che o ci sono persone anziane, come mia madre, oppure coppie giovani che ancora non hanno figli. E si percepisce che la solidariet\u00e0 che c&#8217;era un tempo si \u00e8 andata perdendo. Poi mi raccontano che inevitabilmente l&#8217;aspetto frenetico della vita anche dalle nostre parti ha portato via certe caratteristiche: le porte aperte, la vicina che ti porta il brodo&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per non parlare della vita in strada&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In strada \u00e8 diventato ormai impossibile viverci. Fai conto che in via Calabria, dove vivevo, facevamo il torneo di pallone; poi a un certo punto qualcuno alzava la mano e urlava \u201cmacchina!\u201d e tutti si fermavano. Ora ci sono le file di auto&#8230; a momenti \u00e8 la macchina che quando passa dice \u201cbimbo!\u201d. Gli spazi per le persone si sono molto ristretti: questa \u00e8 una cosa che mi ha colpito. Una volta per i ragazzini ogni angolo era buono per tirare due calci a un pallone o chiacchierare. Adesso per avere un posto dove poter bere qualcosa devi pagare e i figli dei miei amici vanno a giocare a calcetto a pagamento. E questo non ti permette di fare quelle partite ad oltranza che iniziavano alle due del pomeriggio e finivano col buio. C&#8217;\u00e8 stata una commercializzazione degli spazi. Mi ricordo anche quando andavamo a mare a Lido Silvana e il gestore vedeva entrare una \u201ccofana\u201d di ragazzini: capiva che eravamo infiltrati ma non diceva niente. Pensa oggi a fare una cosa del genere&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;era un \u201cmondo dei ragazzni\u201d quasi separato dal resto&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo. Si potevano creare queste piccole comunit\u00e0. Noi eravamo praticamente autonomi e con quattro lire potevamo \u201cfare la settimana\u201d. Oggi che quegli spazi sono venuti a mancare i surrogati che ti offrono hanno un costo che non tutti possono permettersi. E cos\u00ec vengono fuori i ragazzini \u201cdi serie A\u201d e quelli \u201cdi sere B\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;\u00e8 un tuo famosissimo incipit che dice \u201cprima d tutto vorrei dire una cosa: Taranto non \u00e8 in Puglia, \u00e8 a Taranto\u201d. Riconosci che c&#8217;\u00e8 una sorta di eccezionalit\u00e0 della citt\u00e0: secondo te a cosa \u00e8 dovuta?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; una convinzione che ho maturato vivendo vari posti della Puglia. Se poi guardi alla geografia t accorgi che c&#8217;\u00e8 questo arco di citt\u00e0 pugliesi e poi Taranto quasi staccata, in basso. Questo ha creato una sorta d isolamento, nel bene e nel male. L&#8217;aria che si respira, il sistema sociale caratteristico della citt\u00e0 non l&#8217;ho visto riprodotto da altre parti. Sono stato moltissimo a Bari: ci sono delle analogie, ma il fatto che Bari abbia avuto uno sviluppo mercantile, una vita culturale molto pi\u00f9 cosmopolita la rende molto diversa. Taranto forse era una citt\u00e0 destinata a rimanere relativamente piccola, tipo Ascoli, con una popolazione attorno ai 40\/50 mila abitanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A questo proposito c&#8217;\u00e8 una sorta di paradosso: Taranto nasce come isola e rimane isola per secoli, fino alla fine dell&#8217;Ottocento; dopo, con l&#8217;avvento dell&#8217;industria, matura una immigrazione fortissima \u2013 le famiglie dei tarantini \u201cfino alla settima generazione\u201d oggi sono pochissime \u2013, per\u00f2 anche i discendenti di quegli immigrati sentono un&#8217;identit\u00e0 tarantina incredibile.<\/strong> <strong>Come la vedi questa cosa?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 stata una sorta di \u201ccontaminazione al contrario\u201d. In realt\u00e0 il crogiolo a Taranto ha origini antiche: sono sempre passate dalla citt\u00e0 persone da ogni parte del mondo; non si \u00e8 passati da una situazione di chiusura a una di apertura.  Ma invece di contaminarsi la citt\u00e0 ha contaminato. C&#8217;\u00e8 stata una sorta di forza centripeta. La mia stessa famiglia non \u00e8 originaria di Taranto, ma se mi dovessero chiedere in quale luogo mi identifico io direi senza dubbio \u201cTaranto\u201d. Mi viene in mente un paragone con Manchester: un posto periferico, inquinato, rovinato ma talmente segnato da queste ferite che i suoi abitanti ribadiscono la loro appartenenza pi\u00f9 della gente di tanti altri posti  \u201calla moda\u201d. Sembra quasi una reazione a un po&#8217; di \u201cbatoste\u201d ricevute nel tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Riprenderei proprio questo parallelo che fai. Proprio i personaggi che vedi nei film di Ken Loach, per esempio \u2013 queste figure della <\/strong><em><strong>working class<\/strong><\/em><strong> \u2013, a volte li ritrovi anche a Taranto. Dal punto di vista \u201cantropologico\u201d sono molto simili: \u00e8 lo stesso ibrido di uomo che viene dalla provincia \u2013 spesso dalla campagna \u2013 e che si deve adattare ad un ambiente urbano industriale. E spesso ne esce fuori un tipo \u201cschizofrenico\u201d. Caratteri del genere li si ritrova anche nei tuoi romanzi&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, \u00e8 dall&#8217;aspetto \u201cimpuro\u201d che<em><strong> <\/strong><\/em>viene la forza.<em><strong> <\/strong><\/em>E&#8217; proprio quella contaminazione che crea personaggi unici. Ancora adesso quando gi\u00f9 vado a pagare le bollette a mia madre ritrovo gli stessi commenti, lo stesso modo di approcciarsi alle cose che vedevo trent&#8217;anni fa. Certo c&#8217;\u00e8 un processo di evoluzione (a volte d involuzione), per\u00f2 c&#8217;\u00e8 una \u201cresistenza della trib\u00f9\u201d forte, che forse si \u00e8 formata proprio sui traumi che si sono subiti. Tu pensa al panorama pugliese o meridionale in generale: da questo punto di vista Taranto \u00e8 marginalizzata nell&#8217;immaginario collettivo. La gente di fuori preferisce magari il Salento o il Gargano per le vacanze e Taranto resta quasi al di l\u00e0 del confine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fra l&#8217;altro tu sei uno dei pochi autori di Taranto che fa i conti con quella realt\u00e0 ibrida che dicevamo&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo dipende da un fattore letterario e da uno biografico. Quando scrivo o quando immagino una storia sono sempre pi\u00f9 interessato al personaggio che ho di fronte piuttosto che allo sfondo o al paesaggio. E i personaggi che da sempre mi affascinano di pi\u00f9 sono quelli un po&#8217; \u201callo sbando\u201d. Poi tieni conto che nel quartiere dove vivevo io quasi tutti lavoravano o all&#8217;Italsider o all&#8217;Arsenale. E tutti i genitori dei miei amici incarnavano quella tipologia di personaggio e quindi li potevo studiare in maniera sistematica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;\u00e8 per\u00f2 anche chi preferisce rimuovere&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, anche perch\u00e9 una parte degli scrittori preferisce muoversi su terreni pi\u00f9 commerciabili. Io capisco che le mie storie siano risultate ostiche a molti lettori rispetto a quelle della media degli autori pugliesi emergenti, ma il fatto di non dover rispondere a esigenze commerciali mi ha permesso di affondare meglio il colpo. Con \u201cVicolo dell&#8217;acciaio\u201d ho messo in scena il mio micro-mondo, che per\u00f2 era rappresentativo di quella citt\u00e0 in quel particolare momento storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le storie sulla tua provincia metalmeccanica le hai raccontate per\u00f2 da un&#8217;altra provincia metalmeccanica: la Brianza, dove vivi. La distanza ti ha aiutato a riordinare i ricordi? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A me la distanza ha giovato moltissimo. Stando a Taranto penso che non avrei mai scritto quelle storie. Sicuramente pi\u00f9 ti allontani pi\u00f9 maturi una visione cristallina e nitida di quello che avevi. Quando gi\u00f9 facevo le mie prime esperienze di scrittura raccontavo di posti lontanissimi e non avrei ma pensato di scrivere della mia citt\u00e0. E&#8217; un po&#8217; come in una poesia del Belli dove c&#8217;\u00e8 un garzone che lavora in un panifico davanti al Colosseo e non l&#8217;ha mai guardato e si stupisce che arrivino tutti quegli stranieri ad ammirare \u201csto rudere\u201d. Allontanandoti da una cosa invece metti sempre pi\u00f9 a fuoco i particolari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sul tuo stile quanto ha influito la tua esperienza di vita in quegli ambienti che dicevi prima e quanto invece le passioni letterarie che hai coltivato (per esempio si sente molto l&#8217;influenza di grandi \u201cmaledetti\u201d della letteratura contemporanea: da Celine a Bukowski)?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 i miei primi romanzi avevano uno stile molto minimalista. Da \u201cCuore di cuoio\u201d in avanti le cose sono cambiate. Quella storia l&#8217;ho scritta per dei miei amici e quindi ho pensato che avrei dovuto scriverla nel modo in cui l&#8217;avrei raccontata a loro se ci fossimo trovati a chiacchierare. E allora ho capito che cercare il proprio stile significa avvicinarsi sempre pi\u00f9 alla voce che hai dentro. Sicuramente ci sono quei rifermenti che tu hai citato (e aggiungerei anche una parte della letteratura araba), ma la ricerca di quella \u201cvoce\u201d \u00e8 diventata da quel momento fondamentale. D&#8217;altra parte credo che ormai sia gi\u00e0 stato scritto tutto in termini di storie quindi la partita si gioca non pi\u00f9 sul \u201ccosa\u201d, ma sul \u201ccome\u201d. E&#8217; il modo di raccontare che ti permette di scattare sulla fascia e correre libero, distinguendoti da tutti gli altri. La cosa pi\u00f9 complicata per un autore \u00e8 proprio questa: arrivare al punto in cui hai trovata la tua scrittura. E questo probabilmente lo fai con l&#8217;ultimo romanzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come te lo immagini il tuo \u201cultimo romanzo\u201d?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anzitutto faccio i dovuti scongiuri&#8230; No, me lo immagino molto semplice. Una cosa come quella che ha fatto Melville con \u201cBartleby lo scrivano\u201d: in cinquanta pagine permetti al lettore di chiudere e restare a bocca aperta. E&#8217; una storia semplicissima in fondo, ma messa in scena cos\u00ec bene che  sarebbe stato del tutto inutile prolungarla. D&#8217;altra parte il fatto che io abbia avuto meno successo di altri autori pugliesi mi permette di sperimentare in continuazione. Se infatti \u201cspacchi\u201d gi\u00e0 col primo o col secondo romanzo pensi di aver trovato la formula e questo spesso ti porta a correre un rischio molto pericoloso: quello di rifare te stesso. Pensiamo a \u201cVa dove ti porta il cuore\u201d: con quello la Tamaro ha raggiunto una popolarit\u00e0 incredibile, ma i successivi romanzi sono stati una lenta agonia. Quando invece ti aggiri intorno alle 3.000 copie di vendite ti viene da continuare la ricerca in maniera forsennata e ossessiva. Questo ti permette di avere la massima libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E quanto influisce il lavoro dell&#8217;editore \u2013 le sue \u201cesigenze d&#8217;affari\u201d \u2013 sul lavoro di un autore?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tanto. Stai parlando con uno che ha iniziato con Marsilio, l&#8217;ultimo libro \u00e8 uscito per Fandango. Nel mezzo sono passate tante altre case editrici: No reply, Effige, Manni per \u201cMaschio adulto solitario\u201d, Sironi&#8230; Questo non ti permette una buona distribuzione e quindi non puoi capire mai qual&#8217;\u00e8 il tuo tasso tecnico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non credi che ci sia anche il problema che il mercato editoriale ormai condiziona in maniera quasi spudorata quella che dovrebbe essere la \u201ccritica\u201d al punto che non si riesce pi\u00f9 a distinguere un romanzo \u201cbello\u201d da un romanzo \u201cpopolare\u201d?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi ci sono due tipi  di critica: quella militante \u2013 per cui se non aderisci alla sua linea di condotta non vai bene \u2013 e quella \u201cipertecnica\u201d, che ti guarda l&#8217;aggettivo. Poi nel mezzo ci sono le recensioni scritte dall&#8217;oggi al domani, quelle che vanno sulla grande stampa, che non concedono i tempi per metabolizzare ed esprimere un giudizio accurato sul libro. Quelle recensioni sono per lo pi\u00f9 una vetrina. Se pensi che poi si comprano anche le posizioni in classifica&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Manca forse quello che un tempo era definito \u201csistema culturale\u201d: un gruppo pi\u00f9 o meno ristretto di intellettuali che sapevano distinguere il buono dal commerciabile&#8230; e spesso ci azzeccavano? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Considera che negli anni Ottanta pubblicavano in pochissimi proprio perch\u00e9 c&#8217;era quel tipo di sistema. Questo da un certo punto di vista era negativo perch\u00e9 magari c&#8217;erano dei talenti che si perdevano, d&#8217;altra parte per\u00f2 chi riusciva a bucare questo muro di gomma era gente che aveva sbattuto la testa per anni e finalmente conquistava l&#8217;attenzione che meritava. Oggi tutti pubblicano ed \u00e8 chiaro che  critici non possano leggere tutto quello che gli viene segnalato. E spesso si riducono a leggere  libri delle case editrici \u201cdi prima fascia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cosa consiglieresti a un giovane che ha la velleit\u00e0 o l&#8217;ambizione di fare lo scrittore?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;unico consiglio che potrebbe non essere sprecato \u00e8 di provare a utilizzare il tempo come una ricchezza. Ci sono autori che appena scrivono un libro lo vogliono pubblicare subito. Io alle spalle del mio primo libro ho altri cinque romanzi che sono andati al macero. Se tu ci credi lo fai per te stesso: devi passare dalle forche caudine del tempo e considerare il tempo come un itinerario di crescita pieno di prove e contro-prove. Alla luce di questa consapevolezza l&#8217;ansia di pubblicare diventa un disvalore.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=3599&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Salvatore Romeo (&#8217;84) Leggere le pagine di Cosimo Argentina \u00e8 come tornare a casa. Una casa che forse non \u00e8 mai esistita per te che neanche c&#8217;eri al tempo in cui quelle storie sono ambientate, ma che senti comunque tua. 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