{"id":3673,"date":"2012-02-13T00:00:25","date_gmt":"2012-02-12T22:00:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=3673"},"modified":"2012-10-11T01:10:33","modified_gmt":"2012-10-10T23:10:33","slug":"la-democrazia-malata-fra-clooney-e-due-mari","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=3673","title":{"rendered":"La democrazia malata fra Clooney e i due mari"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3674\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/idi_marzo-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/idi_marzo-300x300.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/idi_marzo-150x150.jpg 150w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/idi_marzo.jpg 450w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Serena Mancini<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 da qualche settimana \u201cLe idi di marzo\u201d, ultima prova da regista di George Clooney, \u00e8 uscito dalle sale italiane, dopo esservi rimasto a lungo. Eppure meriterebbe di essere riproiettato almeno fino alla prossima primavera, quando si terr\u00e0 un&#8217;importante tornata di elezioni amministrative in diverse citt\u00e0 d&#8217;Italia. Fra queste Taranto. Cos&#8217;altro \u00e8 infatti il film del regista statunitense se non un campanello d&#8217;allarme rispetto all&#8217;ingenuit\u00e0 con cui ci si \u00e8 soliti approcciare a certi stereotipi della \u201cdemocrazia\u201d? Oggetto della critica di Clooney \u00e8 in particolare un rito consolidato della politica statunitense: le elezioni primarie. A nostro modo di vedere la scelta non \u00e8 stata affatto casuale: quelle elezioni rappresentano infatti un momento di confronto all&#8217;interno dei partiti; ci si aspetterebbe, di conseguenza, una competizione basata sulla condivisione di alcune visoni fondamentali e soprattutto su un rispetto di fondo fra i concorrenti. Tanto pi\u00f9 poi se questa sfida si svolge in un partito \u201cdi sinistra\u201d (nel film il Partito Democratico USA), da cui ci si aspetterebbe una condotta ispirata a principi di giustizia.<!--more--> E invece quel che conta per i protagonisti \u00e8 la rincorsa del potere, costi quel che costi. Il tarlo che mina le democrazie contemporanee \u2013 sembra voler dire Clooney \u2013 non \u00e8 lo scontro spesso feroce fra parti contrapposte, ma qualcosa di ben pi\u00f9 profondo, che annida nel cuore di tutte le forze politiche: l&#8217;ambizione personale. Un acido talmente potente da corrodere i rapporti pi\u00f9 saldi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel film ci\u00f2 che colpisce \u00e8 la presenza di una sorta di \u201cdoppio fondo\u201d. Attraverso gli occhi di <span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Stephen Meyers<\/span><\/span><\/span>, addetto alla campagna elettorale del candidato <span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Mike Morris<\/span><\/span><\/span> (impersonato dallo stesso Clooney), possiamo osservare la scena e il \u201cdietro le quinte\u201d della competizione. Sul palco Clooney \u00e8 il pi\u00f9 popolare: alter ego di Obama (ma, in generale, di qualsiasi politico che faccia sua la retorica del \u201cnuovo\u201d), egli estende proposte quanto mai avanzate, riesce a mobilitare l&#8217;immaginario delle folle attraverso messaggi che promettono trasformazioni radicali. Lo stesso Stephen ne \u00e8 affascinato e crede sinceramente in ci\u00f2 che il suo leader esprime. Certo non gli sfuggono i \u201cdoppi giochi\u201d: il suo collega Tom cerca di convincere il senatore Thompson \u2013 su posizioni conservatrici \u2013 ad appoggiare Morris promettendogli consistenti tornaconti politici. Ma \u00e8 un prezzo che si pu\u00f2 pagare, a patto di non concedere troppo a Thompson. Tutto sembra andar bene, fin quando Stephen non si innamora di Molly, giovanissima componente della staff di Morris. Allora ecco che il doppio fondo si dilata fino a diventare una voragine: Molly ha un rapporto con il capo, del quale rimane incinta. Stephen riesce a farla abortire senza che nessuno sappia niente, per salvare la faccia di Morris, ma Molly non riesce a reggere la tensione e si suicida. E Stephen cade con tutto se stesso nell&#8217;abisso che gli si era spalancato davanti: strumentalizza la morte di Molly per ricattare Morris e ottenere il controllo su tutta la sua campagna elettorale \u2013 dopo che ne era stato allontanato per un incontro avuto con il capo staff del rivale. Alla fine sar\u00e0 lui stesso ad offrire a Thompson niente meno che la vice-presidenza in cambio del suo sostegno. Lo Stephen che appare nell&#8217;ultimissima scena \u00e8 radicalmente diverso da quello dei momenti iniziali: \u00e8 gelido, impassibile. Una macchina funzionale per un solo obbiettivo: la vittoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, mettendo da parte un certo moralismo di tipica marca USA (l&#8217;inizio della fine coincide con la scoperta di uno scandalo sessuale) gli elementi di critica che emergono dal film riguardano almeno due aspetti: a) il gi\u00e0 ricordato \u201cdoppio fondo\u201d e b) il personalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il doppio fondo non \u00e8 una semplice trasposizione in ambito politico della dinamica tipica del teatro; esso allude allo svuotamento della politica medesima. Questo processo ruota attorno al principio di \u201cpartecipazione\u201d, che nelle democrazie rappresentative viene declinato in un modo abbastanza peculiare: partecipano le folle che accorrono a raduni politici e che infilano la scheda nell&#8217;urna elettorale, che applaudono ai leader di turno e che vestono i colori del partito o del candidato preferito. Ma in questa accezione la partecipazione non prevede la decisione. O meglio, quest&#8217;ultima \u00e8 limitata al solo momento del voto, quando ormai i \u201cgiochi sono stati fatti\u201d e dunque le possibilit\u00e0 ristrette a poche opzioni. Ben diverso \u00e8 il senso della decisione nella sua accezione pi\u00f9 piena, come atto di volont\u00e0 che contribuisce a realizzare i diversi passaggi di un processo. In questo senso \u201cdecidono\u201d solo quelli che operano nel backstage. Si crea cos\u00ec una separazione sostanziale fra \u201cpolitici\u201d ed \u201celettori\u201d e il discorso sulla partecipazione rimane un mero strumento retorico che pu\u00f2 agitare chiunque voglia conquistare la simpatia del maggior numero possibile di persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche dietro le quinte le cose non vanno nel migliore dei modi. Gli scontri che avvengono hanno il sapore delle lotte fra signori feudali \u2013 per citare il protagonista di un altro grande film di critica politica, \u201cIl portaborse\u201d \u2013 e le conseguenze che questa torsione della dinamica politica subisce non mancano di farsi sentire. Venuti meno gli argini che in passato erano rappresentati dai riti e da codici della vita di partito, il potere deborda e si presenta nella sua forma bruta e brutale di \u201cpotere sulla vita\u201d. A farne le spese nel film \u00e8 la povera Molly, finita stritolata da un gioco pi\u00f9 grande di lei. Dunque non solo la partecipazione \u00e8 un falso, ma anche la politica degli \u201caddetti ai lavori\u201d \u00e8 qualcosa di molto diverso da come vorrebbe apparire. Lungi dall&#8217;essere un&#8217;attivit\u00e0 ordinata nelle mani di professionisti in grado di gestirla, essa si risolve in un caos dove i confini fra privato e pubblico scompaiono: \u00e8 il preludio di uno stato di \u201cguerra di tutti contro tutti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rappresentazione della democrazia che d\u00e0 Clooney assume quindi tratti inquietanti: la separazione fra \u201celettori\u201d e \u201cpolitici\u201d e la trasformazione di questi ultimi in signori alla ricerca ossessiva di ulteriori margini di potere lascia poco spazio alla speranza. Si tratta anzi del clima migliore per la nascita e il prosperare di soluzioni autoritarie, che promettano di irregimentare la confusione in cui \u00e8 caduta la politica. Un&#8217;alternativa ci sarebbe: l&#8217;invasione di campo delle donne e degli uomini che vogliano vivere la partecipazione come impegno costante e costruttivo. A ben guardare, anche nella nostra citt\u00e0 sono proprio questi i termini del problema.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=3673&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Serena Mancini Gi\u00e0 da qualche settimana \u201cLe idi di marzo\u201d, ultima prova da regista di George Clooney, \u00e8 uscito dalle sale italiane, dopo esservi rimasto a lungo. Eppure meriterebbe di essere riproiettato almeno fino alla prossima primavera, quando si terr\u00e0 un&#8217;importante tornata di elezioni amministrative in diverse citt\u00e0 d&#8217;Italia. Fra queste Taranto. 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