{"id":3728,"date":"2012-02-20T00:03:42","date_gmt":"2012-02-19T22:03:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=3728"},"modified":"2012-10-10T16:20:47","modified_gmt":"2012-10-10T14:20:47","slug":"storia-di-una-battaglia-persa-per-ora","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=3728","title":{"rendered":"Storia di una battaglia persa (per ora)"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3740\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/ilva-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/ilva-300x225.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/ilva-1024x768.jpg 1024w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/ilva.jpg 1365w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>di <strong><em>Roberto Polidori<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come anticipato nel <a href=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=3709\">numero precedente di Siderlandia<\/a>, si \u00e8 parlato molto di AIA nella parte pi\u00f9 cospicua dell\u2019intervista concessa dall\u2019ingegnere De Marzo; alla luce di qualche commento che ha corredato la prima parte dell\u2019intervista, voglio precisare senza ironia che quanto sotto riportato \u00e8 la fedele trascrizione di ci\u00f2 che ho udito e registrato, al netto di alcune precisazioni tecniche recuperabili, all\u2019occorrenza, dalle registrazioni in mio possesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come nasce Altamarea? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se vogliamo l\u2019evento decisivo che ha permesso di far confluire le iniziative cittadine a tutela dell\u2019ambiente \u00e8 stata la polemica sul rigassificatore previsto a Taranto; nacque il Comitato Cittadino <em>No al Rigassificatore<\/em>. Sull\u2019onda del successo del comitato \u2013 il rigassificatore non fu costruito &#8211; \u00e8 nato il Comitato per Taranto che ha tentato di risvegliare le sensibilit\u00e0 dei cittadiniin merito alla situazione ambientale e sanitaria della citt\u00e0, sostanzialmente vincolata alle decisioni di qualche politico. Verificammo che un gruppo di cittadini organizzati e in grado di informare poteva coinvolgere altri cittadini fare pressione sull\u2019opinione pubblica.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Se Lei dovesse sintetizzare la finalit\u00e0 di Altamareacon un\u2019attivit\u00e0 specifica, di cosa parlerebbe?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il momento pi\u00f9 ricco della nostra esperienza \u00e8 stato la presentazione delle osservazioni alla domanda di Autorizzazione Integrata Ambientale presentata dall\u2019ILVA. In quella sede scoprimmo l\u2019esistenza di uno strumento formidabile che l\u2019Europa aveva dato a se stessa e a tutti gli stati aderenti all\u2019Unione per abbattere e ridurre l\u2019inquinamento di origine industriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino a quel momento a Taranto, dal punto di vista della tutela ambientale, eravamo rimasti al dibattito sugli atti d\u2019intesa (accordi formalizzati tra le parti) nati all\u2019epoca della Presidenza Regionale di Fitto \u2013 parliamo del 2005 \u2013 poi portati avanti anche da Vendola. Maurizio Sarti, un collega in Ilva, mi fece scoprire l\u2019esistenza di una scadenza per la presentazione dell\u2019AIA (30 Ottobre 2007) da parte di tutte le aziende del territorio europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E quindi abbiamo pagato gi\u00e0 cospicue multe alla Comunit\u00e0 Europea per le infrazioni, dato che ILVA ha ottenuto l\u2019AIA ultimamente<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esattamente: le procedure d\u2019infrazione sono gi\u00e0 state avviate e si tratta di parecchi soldi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa legge europea \u00e8 stata boicottata dal primo momento e dopo la sua ratifica \u2013 acquisita con ritardi e limitazioni \u2013 le aziende italiane avrebbero dovuto presentare la domanda di acquisizione dell\u2019AIA entro il 28 Febbraio 2007; noi scoprimmo che l\u2019ILVA aveva presentato la domanda quasi alla scadenza del termine utile affinch\u00e9 i cittadini potessero avanzare osservazioni sulla domanda presentata da ILVA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La domanda era naturalmente dotata di una documentazione tecnica enorme. Agli inizi di Agosto riuscimmo a sapere dal Ministero dell\u2019Ambiente che la domanda era stata presentata e pubblicizzata su un quotidiano nazionale \u2013 un francobollo sul Sole 24 Ore, giornale notissimo per essere la lettura preferita dei cittadini tarantini\u2026.Mi chiedo ancora oggi come sia possibile che la legge non preveda una forma obbligatoria di pubblicit\u00e0 su un quotidiano diffuso sul territorio su cui insiste un impianto industriale al quale deve essere concessa l\u2019AIA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessuno sapeva niente al Comune di Taranto, n\u00e9 in Provincia; la Regione non ci rispose neanche. Secondo la legge, i cittadini avrebbero dovuto presentare le osservazioni alla domanda presentata da ILVA entro il 20 Agosto: si trattava di un documento tecnico costituito da circa mille pagine\u2026.A fine Agosto del 2007, unici in Italia, partimmo per Roma e presentammo al Ministero dell\u2019Ambiente una quantit\u00e0 tale di obiezioni da ritardare la concessione di quasi quattro anni. Diciamo pure che il Ministero ha impiegato quattro anni per confondere le lingue, aggirare le nostre osservazioni e arrivare a quella mistificazione che oggi chiamiamo AIA, concessa ad ILVA in Agosto 2011. E l\u2019ILVA ha avuto anche il coraggio di ricorrere al TAR perch\u00e9 le prescrizioni previste sarebbero troppo cogenti e restrittive per l\u2019azienda\u2026.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 nel Comitato per Taranto confluivano tante associazioni, tra le quali ricordo Legambiente con Leo Corvace, Peacelink con Alessandro Marescotti, AIL con Paola D\u2019Andria. La prima lettera di osservazioni fu firmata da tutte le associazioni e molti cittadini; da allora abbiamo esteso il nostro lavoro alla realt\u00e0 della societ\u00e0 civile tarantina, tanto \u00e8 vero che spedimmo al Ministero dell\u2019Ambiente, nel Gennaio 2009, una lettera contenente le prescrizioni a cui l\u2019ILVA avrebbe dovuto conformarsi per ottenere l\u2019AIA; la sottoscrissero i sindaci di Taranto e Statte e 67 associazioni della societ\u00e0 civile di Taranto, tra cui diversi ordini professionali e sindacati di categoria. So per via informale che l\u2019ILVA reag\u00ec in modo scomposto rendendo noto alla figure politiche della citt\u00e0 che l\u2019applicazione pratica delle prescrizioni inserite nel documento da noi presentato avrebbe comportato la chiusura dell\u2019ILVA. Noi ricordiamo ancora oggi quel documento firmato anche dal sindaco di Taranto per porre in risalto la discrepanza tra le affermazioni di facciata ed i comportamenti effettivi di chi dovrebbe rappresentare la gente di Taranto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Alla fine com\u2019\u00e8 andata con l\u2019AIA? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo parere espresso dalla commissione IPPC \u2013 la commissione tecnica istituita presso il Ministero dell\u2019Ambiente che valuta tutta la documentazione presentata da azienda e le osservazioni presentate da cittadini ed associazioni\u00a0 \u2013 fu esternato nel 2009 ed era favorevole alle nostre eccezioni, anzi conteneva molte delle nostre prescrizioni; il Ministro dell\u2019Ambiente precedente, Pecoraro Scanio, convenne con noi che l\u2019ILVA adottasse una norma di legge precisa che consentise a casi particolarmente importanti \u2013 e sembrava che la norma fosse stata scritta per Taranto \u2013 di allungare di trecento giorni il tempo di concessione AIA, facendo intervenire lo Stato pesantemente. Ma 4 o 5 giorni prima delle elezioni tutto fu convertito in un Accordo di Programma su tutta la situazione ambientale di Taranto, includente le altre industrie inquinanti, non soltanto l\u2019ILVA\u2026.poi cambi\u00f2 il Governo e la prima cosa che fece la Prestigiacomo fu azzerare tutto il lavoro fatto dalla commissione IPPC. Oggi l\u2019Accordo di Programma \u00e8 stato riesumato sotto forma di \u201cvertenza Taranto\u201d dopo quasi tre anni da Sindaco e Presidente di Provincia che, a Roma, non sono stati neanche accolti dal Ministro delle Attivit\u00e0 Produttive, ma da un Capo di Gabinetto, cio\u00e8 da un funzionario importante, ma pur sempre da un funzionario. E Taranto \u00e8 \u201cl\u2019industria in Italia\u201d\u2026..questo episodio \u00e8 l\u2019emblema del valore che le istanze dei cittadini tarantini hanno a Roma [siamo la pattumiera d\u2019Italia\u00a0 ndr\u2026].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma quali erano le osservazioni contenute nell\u2019Aia?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ILVA emette una quantit\u00e0 enorme di inquinanti dannosi alla salute umana. Abbiamo deciso di portare avanti la nostra battaglia attraverso lo strumento dell\u2019AIA focalizzandoci sulle modalit\u00e0 di produzione ed emissione di ciascun inquinante. Abbiamo cominciato con la diossina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 cominciato tutto da l\u00ec: Alessandro Marescotti \u2013 al quale la citt\u00e0 dovrebbe dedicare almeno una statua \u2013 sollev\u00f2 il problema della diossina a Taranto (parola fino ad allora sconosciuta in citt\u00e0). Lui scopr\u00ec che da un impianto \u2013 l\u2019impianto di agglomerazione &#8211; fuoriusciva diossina in quantit\u00e0 enormi; la scoperta venne fuori leggendo registri PUBBLICI, accessibili a tutti: fu lui a leggere per primoi dati che le aziende comunicavano al Ministero e fu lui a svelarne i contenuti alla collettivit\u00e0. La cosa incredibile \u00e8 che la stessa legge istitutiva dell\u2019AIA (ecco perch\u00e9 noi abbiamo incentrato la nostra azione sul rispetto delle prescrizioni originarie dell\u2019AIA) prevedeva l\u2019analisi di questi registri analizzati da Marescotti. Venne fuori che l\u2019ILVA di Taranto produceva il 95% della diossina italiana e di l\u00ec cominciarono le manifestazioni e le pressioni su Vendola, che nomin\u00f2 il Prof. Assennato Direttore dell\u2019Arpa (Agenzia Regionale Prevenzione Ambientale). Noi contribuimmo materialmente a scrivere la legge regionale antidiossina che fissava il limite di emissione di diossina a 0,4 ng\/m3 (nanogrammi su metro cubo), limite rispettato gi\u00e0 da tempoin Europa ed anchea Trieste (grazie ad accordi bilaterali) su un impianto Severstal costituito da un solo altoforno e di dimensioni complessive pari a neanche un ventesimo dell\u2019impianto di Taranto.\u00a0 La legge italiana, nell\u2019attesa dell\u2019adozione della normativa europea e diversamente da quanto applicato in Europa, imponeva limiti pari a 10.000 ng\/m3 su tutte le diossine presenti, nocive e non. Poich\u00e9 a Taranto l\u2019ILVA produceva (e produce) emettendo in atmosfera quantit\u00e0 di diossine nocive molto superiori a 0,4 ng\/m3, l\u2019adozione effettiva dei limiti imposti dall\u2019UE avrebbe comportato la chiusura degli impianti. \u00a0Con questa furba legge nazionale, invece, la quantit\u00e0 di diossine nocive emesse da ILVA era \u201cconfusa\u201d \u2013 in attesa dell\u2019applicazione della normativa europea anche in Italia &#8211; con la quantit\u00e0 di diossine non nocive emesse sempre dalla stessa industria; con questa misurazione \u201cglobale\u201d l\u2019ILVA poteva dichiarare che il dato totale di emissione era molto inferiore alla concentrazione massima di emissioni totali per metro cubo prevista da questa legge. La legge regionale promulgata nel dicembre nel 2008 \u2013 dopo la prima marcia organizzata da Altamarea in Novembre 2008 \u2013 prevedeva l\u2019adozione del limite europeo e l\u2019ILVA accert\u00f2 immediatamente che non avrebbe potuto rispettare i limiti; il Ministro Prestigiacomo impugn\u00f2 immediatamente la Legge Regionale con la motivazione che, trattandosi di un sito di rilevanza nazionale, la competenza in materia ambientale spettava al Ministero e non alla Regione. Gianni Letta in persona \u201cinvit\u00f2\u201d Vendola a depotenziare la Legge Regionale in cambio della mancata impugnazione di fronte alla Corte Costituzionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma ora il limite dei 0,4 ng\/M3 \u00e8 formalmente rispettato. Almeno questa battaglia \u00e8 vinta. O mi sbaglio?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il limite di emissione indicato dalla legge \u00e8 rispettato tramite 4 controlli annuali effettuati con campionamento NON continuo. Il campionamento continuo \u00e8 previsto ed imposto alle acciaierie elettriche di Piemonte e Lombardia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, prima del controllo esclusivamente diurno, l\u2019ILVA \u00e8 avvisata in anticipo. Il campionatore automatico \u00e8 un bussolotto che pu\u00f2 essere applicato anche sugli altoforni pi\u00f9 grandi, contrariamente a ci\u00f2 che dice l\u2019ILVA. Il campionamento continuo dei gas di emissione su altoforno si pu\u00f2 fare. Guardacaso, poi, dall\u2019ultimo campionamento, effettuato a distanza di 15 giorni dal penultimo, si \u00e8 desunto un valore bassissimo di diossina che, mediato con i precedenti, ha magicamente riportato il dato nella media annuale prevista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E cosa dice il Prof. Assennato?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Prof. Assennato dice che il campionamento continuo si pu\u00f2 fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E allora a cosa servono questi campionamenti?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto sappiamo che effettivamente, se le rilevazioni sono state fatte, \u00e8 TECNICAMENTE possibile effettuarle e quindi non c\u2019\u00e8 motivo di affermare che le rilevazioni continue non sono possibili.\u00a0La diossina non \u00e8 commisurata alla quantit\u00e0 di produzione delle acciaierie, ma al livello di porcherie che sono immesse nell\u2019agglomerato che serve al processo di produzione in altoforno. Se il cloro non va nell\u2019altoforno non si produce diossina; e il cloro si trova solo nel rottame che contiene plastica: insomma, nel rottame utilizzato per la produzione troviamo schifezze plastiche che vengono poi bruciate ad altissime temperature.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma lei afferma ci\u00f2 per sentito dire o perch\u00e9 l\u2019ha visto con i suoi occhi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti quelli che hanno lavorato in ILVA sanno che nell\u2019agglomerato, sotto forma di zolle, va afinire qualsiasi schifezza che contenga anche ferro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema pi\u00f9 grosso sono per\u00f2 le emissioni diffuse: i gas di combustione dovrebbero passare attraverso enormi elettrofiltri prima di uscire dall\u2019altoforno: questi sono pieni di buchi ed indovini come va a finire. Il Prof. Marescotti aveva fornito alla procura le analisi dei campioni di terreno a stretto contatto con le emissioni diffuse: la diossina delle emissioni diffuse lascia una sua impronta digitale differente da quella che esce dall\u2019altoforno. La procura ha accertato che la diossina nel terreno dei famosi pascoli attigui alla fabbrica \u00e8 quella proveniente dalle emissioni diffuse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Allora persino la battaglia sulla diossina non \u00e8 ancora vinta.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E vinta con queste avvertenze: 1)i limiti sono in media rispettati nella 40 ore di controlli con campionamento \u201cpre-annunciato\u201d non in continuo rispetto alle 7280 ore di attivit\u00e0 annuale dell\u2019impianto; 2) il controllo avviene solo sull\u2019altoforno e non per le emissioni diffuse, che sono poi quelle che hanno SICURAMENTE\u00a0 provocato l\u2019inquinamento da diossina del terreno e quindi la contaminazione degli animali che pascolano attorno all\u2019impianto (decretando l\u2019abbattimento di centinaia di capi di bestiame e il divieto di pascolo in un raggio di 20 KM attorno all\u2019ILVA). Faccia un po\u2019 lei\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi presentammo a Vendola un documento in cui elencavamo i punti per noi irrinunciabili e scientificamente incontrovertibili ai fini della concessione dell\u2019AIA; i pi\u00f9 importanti sono i seguenti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 il campionamento continuo.\u00a0 Richiesta disattesa;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 l\u2019eliminazione delle emissione diffuse. Richiesta disattesa;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 la copertura dei parchi primari. Richiesta disattesa;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 la revisione completa degli scarichi a mare; Richiesta neanche presa in considerazione;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 la delocalizzazione delle batterie, perch\u00e9 il problema pi\u00f9 grave di Taranto \u00e8 il benzo(a)pirene, prodotto nelle cokerie. Richiesta disattesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi rendo conto che se l\u2019ILVA avesse ottemperato alle nostre richieste o, meglio, se un\u2019AIA realmente efficace avesse costretto l\u2019ILVA ad ottemperare, Riva avrebbe dovuto sostenere un onere economico di 15 -25 miliardi di euro in investimenti, secondo stime effettuate da me sulla base di dati economici pubblicati. Sicuramente sarebbe pi\u00f9 conveniente chiudere il sito. Riva dice di aver investito 900 milioni in sicurezza degli impianti, ma \u00e8 una favola: se sostituisco una macchina bivalente \u2013 una enorme macchina che cammina nel terreno ndr &#8211; con una nuova macchina che pago 100 e questa macchina incorpora un sistema ridicolo di sicurezza (lo spruzzaggio) che vale 5, posso anche dire di aver fatto investimenti in sicurezza pari a 100. La verit\u00e0 \u00e8 che ho ammodernato gli impianti per produrre pi\u00f9 e meglio, ma ho speso solo 5 in sicurezza. Bisognerebbe spiegarlo al Prof. Pirro: noi abbiamo contestato l\u2019ammontare degli investimenti in sicurezza proprio perch\u00e9 abbiamo analizzato ci\u00f2 che \u00e8 stato speso per la sicurezza e ci\u00f2 che \u00e8 andato in investimenti produttivi.D\u2019altra parte Riva ha rilasciato un\u2019intervista al Corriere della Sera in cui disse: \u201c per 30.000 Mld (15 Mld di euro) io vendo l\u2019ILVA\u201d. Naturalmente non pu\u00f2 investire cos\u00ec tanto, altrimenti va in perdita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ogni caso non esiste alcun altro impianto siderurgico a ciclo continuo di queste dimensioni letteralmente attaccato a una citt\u00e0; la letteratura medica mondiale parla chiaro: un impianto siderurgico con area a caldo e a ciclo integrale,con cockerie, batteriee parchi minerari a cielo aperto, non pu\u00f2 risiedere ameno di 5 km da un centro abitato. E, d\u2019altra parte, io ho visto con i miei occhi un impianto siderurgico in Giappone gemello di ILVA per dimensioni, concezione \u00a0edisposizione degli spazi dove, per dirne una, le dispersioni diffuse non esistevano e che sembrava non emettere fumi. Non c\u2019erano emissioni diffuse. E tutto questo gi\u00e0 negli anni ottanta.Non \u00e8 possibile rendere compatibile con l\u2019ambiente le industrie ILVA a Taranto, a meno di non voler buttare gi\u00f9 tutto e ricostruirlo lontano dal centro abitato. Diciamolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora: per produrre l\u2019ILVA ha bisogno di raffreddare gli impianti con l\u2019acqua di Mar Piccolo, che va poi in Mar Grande. La legge consente loro di fare le misurazioni degli inquinanti nell\u2019acqua di mare antistante lo scarico, e non sullo scarico. E l\u00ec arrivano sia le acque di raffreddamento, che non sono inquinate e sono la gran parte, sia quelle di processo che sono tante ma poche in confronto alle acque di raffreddamento. La legge consente di misurare l\u2019inquinamento in termini di concentrazione percentuale sul quantitativo totale gi\u00e0 mischiato, con una diluizione cospicua degli inquinanti su un quantitativo totale di acqua sversato in mare pari a due piccoli fiumi (che si distinguono benissimo se ci si posiziona davanti agli scarichi ILVA dal mare) Ma la quantit\u00e0 di inquinanti che l\u2019ILVA immette nell\u2019acqua \u00e8 enorme in valore assoluto e vamisuratanelle acque di processo sugli impianti, prima che queste vengano diluite in acqua pulita. La legge \u201cnormale\u201d non vale per una fabbrica gigantesca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mia opinione personale e sintetica \u00e8 che \u00e8 impossibile rendere l\u2019impianto ecocompatibile con la citt\u00e0. Noi ci siamo concentrati solo su benzo(a) pirene, diossine, scarichi a mare e parchi primari.Per controllare le fonti di inquinamento fuggitive e diffuse bisognerebbe controllare ogni valvola, data la vetust\u00e0 degli impianti, su 1500 ettari di estensione degli stabilimenti. Insomma: mentre \u00e8 possibile creare ex novo industrie ecocompatibili, \u00e8 impossibile rendere ecocompatibili strutture industriali vetuste gi\u00e0 esistenti a meno di non volere buttare gi\u00f9 tutto e ricostruire. Gli ex dipendenti dell\u2019ILVA lo sanno bene: ecco perch\u00e9 sono spesso i pi\u00f9 grandi critici dell\u2019Ilva di Taranto.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=3728&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Polidori Come anticipato nel numero precedente di Siderlandia, si \u00e8 parlato molto di AIA nella parte pi\u00f9 cospicua dell\u2019intervista concessa dall\u2019ingegnere De Marzo; alla luce di qualche commento che ha corredato la prima parte dell\u2019intervista, voglio precisare senza ironia che quanto sotto riportato \u00e8 la fedele trascrizione di ci\u00f2 che ho udito e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[60],"tags":[],"class_list":["post-3728","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-numero-30"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3728"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3728"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3728\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3742,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3728\/revisions\/3742"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3728"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3728"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3728"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}