{"id":3932,"date":"2012-03-05T00:01:40","date_gmt":"2012-03-04T22:01:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=3932"},"modified":"2013-10-28T11:13:12","modified_gmt":"2013-10-28T09:13:12","slug":"una-citta","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=3932","title":{"rendered":"Quando Taranto divenne la citt\u00e0 dell&#8217;acciaio. A colloquio con Roberto Nistri"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3933\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Nistri-per-Bio-232x300.jpg\" alt=\"\" width=\"232\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Nistri-per-Bio-232x300.jpg 232w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Nistri-per-Bio-793x1024.jpg 793w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Nistri-per-Bio.jpg 829w\" sizes=\"(max-width: 232px) 100vw, 232px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Vincenzo Vestita<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qualche settimana \u00e8 in libreria \u201cL&#8217;et\u00e0 dell&#8217;acciaio\u201d (Mandese Editore), ultima tappa di una monumentale opera sulla storia contemporanea di Taranto, cominciata gi\u00e0 qualche anno fa con <em>La citt\u00e0 al Borgo<\/em> e <em>Taranto da Una Guerra all\u2019altra<\/em> e proseguito con <em>Taranto dagli Ulivi agli Altoforni<\/em> (2 volumi). Nel lavoro appena pubblicato sono affrontati gli anni &#8217;70: gli anni della grande industrializzazione, in cui la citt\u00e0 cambia definitivamente volto e iniziano ad emergere i primi rischi legati all&#8217;impatto degli impianti produttivi sul territorio e la salute dei cittadini. Ma anche gli anni di una straordinaria vitalit\u00e0 culturale e sociale, che Taranto non avrebbe pi\u00f9 conosciuto fino ai giorni nostri. Dalla vicenda urbanistica alle dinamiche interne alla Chiesa, dalla nascita della controcultura allo sviluppo delle strutture scolastiche, il volume \u00e8 un lungo excursus nel decennio pi\u00f9 drammatico ed entusiasmante del Novecento jonico. Ne abbiamo parlato col curatore di questo e degli altri volumi, prof. Roberto Nistri<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il ricco e articolato dibattito sulla possibile collocazione del IV Centro Siderurgico, iniziato sul finire degli anni &#8217;50, e la successiva assegnazione a Taranto non ha tenuto in considerazione solo elementi di natura logistico-industriali ma anche altri fattori. Qual&#8217;era la situazione a Taranto in quegli anni?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Comincio confessandoti che mi ha sempre meravigliato l\u2019inesistenza di un legame tra \u201cil mondo altro\u201d (l\u2019ILVA) ed il \u201cfuori fabbrica\u201d, che io stigmatizzo nel sottolineare l\u2019inesistenza di un legame tra il mondo accademico \u2013 abbiamo una Facolt\u00e0 di Economia \u2013 e una realt\u00e0 economica cos\u00ec importante: quella fabbrica \u00e8 la prima in Europa per dimensioni. Questo solo per dirti che Taranto si \u00e8 tutto sommato dimensionata come \u201cfuori fabbrica\u201d, cio\u00e8 realt\u00e0 residuale della \u201cfabbrica\u201d, sin dall\u2019inizio della sua storia moderna: i 150 dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia sono i 150 anni di Taranto. Una volta aperti i passaggi fuori delle mura la citt\u00e0 nuova \u00e8 stata \u201cdonata\u201d alla Marina Militare.<br \/>\nGli ufficiali pagatori si insediarono a Vico Seminario, acquistarono le terre e lo sviluppo fu donato: i tarantini non fecero niente per la costruzione del Borgo; naturalmente, in cambio, la citt\u00e0 fu asservita alla funzionalit\u00e0 naval-meccanica. Insomma, la citt\u00e0 \u00e8 stata asservita al Ministero della Guerra: il classico caso di funzionalismo massimalista. Se nelle altre citt\u00e0 il funzionalismo della citt\u00e0 \u00e8 contemperato da una certa attenzione per l\u2019estetica (che identifica l\u2019orgoglio cittadino per il proprio luogo di vita), ci\u00f2 non era ammissibile per Taranto. Le strade della citt\u00e0 furono organizzate per sfociare sul frontone dell\u2019Arsenale, che prese il posto di fatto della Cattedrale.<br \/>\nGi\u00e0 a quei tempi ci fu un grosso dibattito se convenisse puntare su un porto militare o un porto mercantile; una seconda occasione per cercare di cambiare il proprio futuro. La seconda occasione fu la fine del secondo conflitto Mondiale, dal 1945 al 1960 (posa della prima pietra dell\u2019Italsider), quando da Taranto si levarono continue richieste allo Stato affinch\u00e9 la citt\u00e0 non morisse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Marina Militare esercitava la sua attrattiva sulla popolazione perch\u00e9 era l\u2019unica erogatrice di posto fisso per chi abbandonava la terra. L\u2019Ammiraglio era il deus ex machina della citt\u00e0, che disciplinava in modo ferreo la vita interna della fabbrica: il pi\u00f9 importante sciopero degli arsenalotti fu quello del 1902, risolto con l\u2019arrivo a Taranto di tre corazzate cariche di militari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A questa influenza della Marina Militare fino agli anni &#8217;50 si \u00e8 poi sostituita quella della grande industria?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La concomitante politica di dirigismo e paternalismo della M.M. anticip\u00f2 il <em>modus operandi<\/em> dell\u2019Italsider a Taranto. L\u2019Italsider istitu\u00ec un Ufficio di Pubbliche Relazioni, offriva i buoni salario, cre\u00f2 il Circolo ricreativo Vaccarella: insomma gestiva la citt\u00e0 come il buon padre di famiglia.<br \/>\nIn quest\u2019ottica l\u2019Italsider \u00e8 stato collocato a Taranto non soltanto per le caratteristiche geografiche, ambientali e morfologiche del sito \u2013 in questo senso Taranto non era \u201cparticolarmente conveniente\u201d \u2013   ma anche perch\u00e9 il tarantino era assuefatto ad un certo tipo di \u201cdominazione economica di megaimpianto\u201d; soprattutto la grande industria siderurgica non avrebbe dovuto competere con altre industrie: in pratica ci si sarebbe limitati a sostituire un monopolio (Marina e Cantieri Tosi) con un altro monopolio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma era necessario per il territorio ricevere in quel momento un insediamento industriale di quelle dimensioni?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo me non \u00e8 tanto vero che Taranto puzzasse di fame negli ani \u201950; certamente si stava peggio a causa della riduzione degli ordinativi dei cantieri navali, ma secondo me la \u201cpovert\u00e0\u201d della citt\u00e0 fu ingigantita da politici democristiani che si fecero portavoci dell\u2019operazione e volevano magnificarne le conseguenze economiche positive per la citt\u00e0.<br \/>\nTaranto non stava bene, ma stava certamente meglio di Bari e Lecce: era l\u2019unica citt\u00e0 industriale in Italia ad uscire dalla guerra con l\u2019apparato industriale intatto e gi\u00e0 nel 1952 era stato presentato un progetto di riconversione dei Cantieri Navali Militati in nautica da diporto e mercantile (Fiera del mare). Ma il progetto a Taranto fall\u00ec miseramente (mentre a Genova ha avuto successo fino ai giorni nostri) proprio per l\u2019assenza di un\u2019imprenditoria locale abituata ad non ad intraprendere ma a saziarsi delle grosse briciole di cibo lasciate sfuggite alla bocca del grande \u201cpesce pilota\u201d.<br \/>\nEppure, stranamente, quelli furono gli anni in cui Taranto godeva di ottima fama agli occhi di chi la vedeva da fuori; il \u201cpremio letterario Taranto\u201d era ambitissimo: nella giuria c\u2019era addirittura Ungaretti e vennero a Taranto Gadda e Pasolini; in occasione del concorso per il monumento a Paisiello giunsero a Taranto scultori d\u2019avanguardia : Franchina e Consagra, per citare due nomi.<br \/>\nAncora un esempio: a Taranto si stava ricostituendo un certo tessuto produttivo e di consumo \u2013 le cooperative \u2013 gi\u00e0 sperimentato nel primo dopoguerra, quando il ceto medio del reddito fisso era afflitto da gravi problemi di inflazione e i cittadini appartenenti a tali classi si aiutavano cooperando tra loro.  In quei frangenti la \u201cclasse operaia\u201d era riconosciuta come entit\u00e0 istituzionale detentrice di un certo potere con le proprie Camere del Lavoro. Questo per dire che a Taranto esisteva una certa tradizione imprenditoriale \u201cdal basso\u201d, impersonata nel secondo dopoguerra dalla STAT, poi diventata  AMAT; mai il trasporto pubblico a Taranto fu cos\u00ec funzionale e redditizio come in quegli anni. Insomma, c\u2019erano barlumi di alternativa produttiva e sociale alla Marina che altre citt\u00e0 della Puglia non avevano; nel 1956 quel lungomare \u2013 che nel piano regolatore era destinato ad arrivare fino a Faro San Vito \u2013 viene deturpato dal grattacielo con un\u2019operazione cominciata dalla Sinistra e conclusa dalla Destra di Monfredi. C\u2019\u00e8 poco da fare: abbiamo avuto la possibilit\u00e0 di impostare diversamente le linee di sviluppo della citt\u00e0, ma gli anni della prima cementificazione selvaggia sono antecedenti alla posa della prima pietra dell\u2019Italsider.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Poi arriva l&#8217;Italsider&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi arriva l\u2019Italsider con la sua corsa all\u2019oro ed il suo carico di morti. Nel 1961 gli incidenti furono 4603, di cui 18 mortali; nel 1962 4930 incidenti di cui 28 mortali; nel 1963 11.989 incidenti di cui 23 mortali; l\u2019anno dopo 13.600 incidenti di cui 32 mortali. La cosa curiosa \u00e8 che la gente che moriva era dedita ad altri lavori e veniva letteralmente rastrellata in mezzo alla strada e buttata a lavorare senza alcuna preparazione e formazione; non si trattava neanche di ex-arsenalotti ed ex-tosini.<br \/>\nE\u2019 chiaro che le assunzioni vere venivano gestite dai sindacati; io stesso ho visto gli elenchi di assunzione con nomi, cognomi e \u201cpadrino\u201d di riferimento, secondo uno schema sempre e comunque diverso da realt\u00e0 similari del Centro-Nord. Marina ed Italsider facevano prodotti finiti, senza creare un indotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La costruzione del Centro siderurgico avrebbe mutato per sempre la fisionomia della citt\u00e0 e delle sue immediate vicinanze; l&#8217;ultimo piano regolatore, mi pare del 1954, non prevedeva la nascita di aree industriali nella zona occidentale, specie poi di quelle dimensioni. Nella zona rurale attorno a Taranto furono sradicati qualcosa come 20.000 alberi d&#8217;ulivo e un numero imprecisato di antiche masserie. Non ci fu nessuna voce discordante rispetto all&#8217; \u201cinnesto a freddo\u201d di questo gigante? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ci fu alcuna voce discordante al momento dell\u2019avvio; i primi dissensi provennero da Antonio Rizzo quando l\u2019ASI \u2013 con una prima previsione di espansione urbanistica fino a 500.000 abitanti \u2013 forn\u00ec le prime \u201clicenze in bianco\u201d all\u2019Italsider senza piano regolatore approvato. Fu concesso all\u2019Italsider di fare e prendere quello che volevano ma, con il raddoppio, cominciarono le prime voci di protesta. La grande crisi petrolifera e la crisi economica del 1974, con l\u2019inizio della delocalizzazione, fecero si che in seguito, in Italia ma anche in Europa, non fosse pi\u00f9 costruita un\u2019industria di quelle dimensioni. D\u2019altra parte la nostra fabbrica aveva gi\u00e0 una storia ed una cultura produttiva che la rendeva rigida alle innovazioni tecnologiche immediatamente incorporate nelle fabbriche di nuova implementazione in altre parti del globo. L\u2019ILVA era fatta per bramme d\u2019acciaio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Che cosa cambi\u00f2 nel modo di vivere e nella cultura operaia con l&#8217;arrivo dell&#8217;Italsider?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli anni 60 furono gli anni dell&#8217;epopea, in cui si ritornava dalla Germania, da Brest&#8230; c&#8217;era un senso epico. Questo stabilimento enorme fu costruito in solo 5 anni, 1960 prima pietra, 1965 entr\u00f2 in funzione il primo fumaiolo, fu quasi come la costruzione delle piramidi. Vi erano anche dei rituali nella fabbrica per cui ad esempio il novizio doveva fare il salto su un rigagnolo di fuoco per cui avvertiva un po di calore alle palle (sic!). Vi era tutto un rituale da seguire, il primo giorno si andava in fabbrica con la camicia bianca perfettamente stirata. Ma vi erano anche i lavoratori delle ditte che non solo non avevano gli spogliatoi, ma avevano una sola tuta da lavoro. C&#8217;era un po&#8217; di discrimine, di differenza tra l&#8217;italsiderino e chi lavorava nell&#8217;appalto e questo saltava subito all&#8217;occhio per chi faceva attivit\u00e0 politica e volantinava davanti alle portinerie. L&#8217;italsiderino iniziava a ostentare la sua posizione con l&#8217;acquisto del macchinone (e spesso di una moto), che non usava quasi mai ma che controllava a vista dal balcone, urlando improperi a chi vi si appoggiava soltanto. La seconda casa era il passo successivo. Lo spostamento dalla citt\u00e0 vecchia alla citt\u00e0 nuova dopo il matrimonio, con una casa acquistata al Borgo era uno di questi passaggi chiave e uno delle cause di spopolamento della citt\u00e0 vecchia. A questo proposito un aneddoto che racconto nel mio ultimo libro \u00e8 quello per cui tra i primi a creare aggregazione politica nella citt\u00e0 vecchia negli anni 70 fu lotta continua. Nel 1975 ci fu il crollo di Vicolo Reale, e gli sfollati che via via aumentavano correvano alla Bestat ad occupare le case e c&#8217;era il paradosso per cui a Roma la figlia di Zevi, che stava in Lotta Continua, difendeva gli abitanti  delle case storiche contro la speculazione, mentre a Taranto la stessa lotta Continua spingeva invece all&#8217;esodo verso le case protette, la Gescal ecc ecc. Qualcuno simulava addirittura la caduta di calcinacci nelle proprie abitazioni perch\u00e8 la voce per la quale \u201cti davano la casa nuova\u201d correva veloce. Era un sistema viziato dall&#8217;inizio, perch\u00e8 il passaggio al Borgo fu la prima rimozione della citt\u00e0 vecchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lei ha citato il \u201cdissenso\u201d di Antonio Rizzo al piano regolatore industriale dell&#8217;ASI. Fu il solo episodio sintomatico di una mentalit\u00e0 \u201cambientalista\u201d <\/strong><em><strong>ante litteram<\/strong><\/em><strong> all&#8217;epoca?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo provare a fare una cronistoria delle \u201clotte ambientali\u201d.  Nel 1968 il dott. Elio Muciaccia (PCI) in consiglio comunale espresse le sue preoccupazioni riguardo la tossicit\u00e0 dei fumi emessi dall&#8217;Italsider. Fu la prima volta in assoluto. Nel 1971 Italia Nostra (presieduta dallo stesso Rizzo) tenne in Piazza della Vittoria tiene una manifestazione in cui vengono esposti lenzuola annerite dai fumi. Il circolo \u201cLa routine\u201d dei Tamburi raccolse ben 700 firme per portare l&#8217;attenzione sull&#8217;inquinamento ambientale e sulla salute pubblica. Nel 1972, il 28 Maggio, nella sede dell&#8217;ASI i tecnici dell&#8217; ENEL presentano il progetto per una centrale termoelettrica di 1200 MW da costruire ad Avetrana con grave inquinamento da olio non desolforato. L&#8217;impegno di Italia Nostra e di Rizzo riusc\u00ec a bloccare questo progetto mentre in Italia scoppiava lo scandalo delle tangenti che riguardava anche il progetto tarantino. Nel 1978 Marcello Cometti della Gazzetta del Mezzoggiorno pubblicava una prima inchiesta sull&#8217;inquinamento e l&#8217;anno seguente furono installate 5 stazioni di rilevamento. Nel 1982 fu emessa la prima condanna contro il direttore dell&#8217;italsider per getto pericoloso di cose. Il sindaco Cannata inaugur\u00f2 la tradizione per cui gli enti locali si sono poi sempre ritirati dalla parte civile nei processi. Fu creato questo Fondo d&#8217;Impatto Ambientale che non ha portato risultati tangibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dopo la decisione di insediare il siderurgico secondo lei ci sono state occasioni in cui imprimere una svolta al modello di sviluppo locale?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per me uno dei momenti chiave \u00e8 il 1991, con la proposta di dismissioni; Di Fonzo mi propose di scrivere un articolo sul primo provvedimento Prodi, che prevedeva un programma di dismissione dell\u2019area a caldo con constestuale piano di bonifica ventennale; questa cosa non venne presa in considerazione da nessuno, venne quasi nascosta, nessuno ne parl\u00f2. Questo progetto prendeva atto della non compatibilit\u00e0 dell&#8217;industria con la citt\u00e0. Tutti quelli che venivano in visita allo stabilimento non facevano altro che sottolineare questo aspetto: l&#8217;area a caldo di uno stabilimento del genere si costruiva dalla parte opposta rispetto alla citt\u00e0. A Taranto questo fu fatto per risparmiare qualche miliardo per qualche chilometro di nastri trasportatori e ci\u00f2 fu possibile grazie alle \u201clicenze in precario\u201d concesse dalla amministrazione comunale dell&#8217;epoca, quelle per intenderci che si concedono per i circhi equestri e tutte quelle attivit\u00e0 che si possono smobilitare in 24 ore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel 2002 il braccio di ferro tra enti locali e propriet\u00e0 raggiunge forse il suo momento apicale. Il sequestro dispositivo del sindaco e l&#8217;ordinanza del tribunale atta a ridurre i volumi produttivi delle batterie per motivi ambientali e sanitari fanno si che la dirigenza decida per la fermata completa della prima batteria e spingono i sindacati allo sciopero per difendere l&#8217;occupazione. Si arriv\u00f2 al paradosso di non capire bene contro chi o cosa si stesse scioperando. Il ministro dell&#8217;industria del periodo, Marzano, fece valere pesantemente il ruolo di \u201cpolo siderurgico\u201d di Taranto inserito in un contesto nazionale in cui Taranto produceva il 60% del fabbisogno d&#8217;acciaio con una bilancia commerciale gi\u00e0 negativa per oltre il 30%. Fu una occasione persa persa per iniziare ad affrontare seriamente il problema?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo risponde alla logica padronale del ricatto occupazionale. Sarebbe utile leggere l&#8217;opera \u201cSanta Giovanna dei Macelli\u201d di Brecht&#8230; L&#8217;approccio al problema \u00e8 paradossale, la stessa costruzione del San Raffaele \u00e8 paradossale e tale viene vista anche all&#8217;esterno. Invece di puntare alla prevenzione si pensa a curare i danni causati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Riguardo le ultime perizie della magistratura ritiene che sia la svolta?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo che, come per l&#8217;Eternit, se sono accertati dei reati bisogna andare a fondo. E&#8217; l&#8217;essere sociale che determina la coscienza sociale e alla fine anche quella individuale. Siamo dentro un sistema di appartenenza. Il manager deve produrre e far incrementare il profitto, non dobbiamo meravigliarci. Non credo ci si possa aspettare che gli imprenditori diventino improvvisamente buoni, loro fanno il loro mestiere. Del resto la fabbrica l&#8217;hanno trovata cos\u00ec, l&#8217;hanno pagata e ora la utilizzano. Bisogna convincere il tizio che non \u00e8 conveniente produrre cos\u00ec, magari mettendo in piedi se ce ne sar\u00e0 la possibilit\u00e0 qualche <em>class action<\/em> dai risarcimenti stratosferici. Nel resto del mondo tra l&#8217;altro si produce a costi minori.<br \/>\nPenso per\u00f2 al porto di Taranto, il 40% delle azioni le detiene un miliardario cinese, il restante \u00e8 dell&#8217;Evergreen, tailandese. Di Taranto non c&#8217;\u00e8 nulla. Un mio ex alunno, ora direttore in Cina di Asian Time venne a Taranto per  presentare un progetto con notevole disponibilit\u00e0 finanziarie per l&#8217;acquisizione del porto di Taranto, per farne uno snodo importante a livello mercantile. Bisognava per\u00f2 dragarne il fondo a causa dell&#8217;accumulo di materiale non trattato. E&#8217; uno sforzo di bonifica enorme senza il quale il porto non potr\u00e0 mai essere occasione di sviluppo. Ne parl\u00f2 anche con gli enti locali, provincia e comune, ma non se n&#8217;\u00e8 fatto pi\u00f9 niente, n\u00e9 tanto meno qualcosa di questo progetto \u00e8 mai venuto fuori sulla stampa. Del Porto se ne sente continuamente parlare ma oltre non si va. Lo stesso ammiraglio qualche giorno fa  invitava a non farsi illusioni, poich\u00e9 nessuna ditta di Taranto \u00e8 in grado di poter svolgere questa operazione di dragaggio, bisogner\u00e0 in ogni caso rivolgersi a ditte esterne. Oramai a Taranto vige la monocrazia dell&#8217;acciaio. Non sono mai maturate diversificazioni produttive. Io vedo per i prossimi anni grande lavoro per bonifiche e riparazioni urbane. Come ad esempio trovo inutili nuove opere di cementificazione della citt\u00e0 che porteranno inevitabilmente anche un degrado nella qualit\u00e0 e quantit\u00e0 dei servizi, e di questo la colpa non si pu\u00f2 darla certo all&#8217;ILVA. Quello che \u00e8 incontrovertibile \u00e8 che ci sar\u00e0 sicuramente un innalzamento esponenziale della tensione dal punto di vista giudiziario. I Tavoli e le Vertenze lasciano il tempo che trovano e sono sostanzialmente inutili.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=3932&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Vincenzo Vestita Da qualche settimana \u00e8 in libreria \u201cL&#8217;et\u00e0 dell&#8217;acciaio\u201d (Mandese Editore), ultima tappa di una monumentale opera sulla storia contemporanea di Taranto, cominciata gi\u00e0 qualche anno fa con La citt\u00e0 al Borgo e Taranto da Una Guerra all\u2019altra e proseguito con Taranto dagli Ulivi agli Altoforni (2 volumi). 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