{"id":3980,"date":"2012-03-12T00:20:20","date_gmt":"2012-03-11T22:20:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=3980"},"modified":"2012-10-10T15:42:44","modified_gmt":"2012-10-10T13:42:44","slug":"taranto-e-il-falso-trade-off-tra-tutela-dellambiente-e-sviluppo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=3980","title":{"rendered":"Taranto e il falso trade off. Tra tutela dell&#8217;ambiente e sviluppo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3981\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Taranto_Ilva-300x224.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Taranto_Ilva-300x224.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Taranto_Ilva.jpg 448w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Paola Biasi<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;evoluzione del concetto di sviluppo nel tempo ha portato a destinare sempre maggiore attenzione ad aspetti di natura qualitativa che influenzano la qualit\u00e0 della vita degli individui. Affinch\u00e9 si possa parlare di sviluppo nel senso odierno del termine, la crescita della ricchezza deve essere accompagnata dal raggiungimento di obiettivi di tipo sociale e di tutela di standard ambientali. In questo senso si parla appunto di sviluppo sostenibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se quindi \u00e8 questo il <em>benchmark<\/em> a cui le politiche di sviluppo dovrebbero tendere, spesso il profilo ambientale e quello puramente economico sembrano essere in contraddizione: in questo senso il caso di Taranto \u00e8 emblematico. Da un lato abbiamo infatti un problema di debolezza economica, aggravata (o forse addirittura causata, come vedremo in seguito) dalla dipendenza del territorio stesso dai grandi stabilimenti industriali dell&#8217;area, primo fra tutti Ilva. Dall&#8217;altro \u00e8 oramai innegabile la drammaticit\u00e0 della situazione di degrado ambientale in cui versa la citt\u00e0, imputabile in gran parte alle realt\u00e0 industriali appena citate. In un contesto di questo genere quindi, la protezione ambientale e della salute dei cittadini \u00e8 facilmente (e tragicamente) inquadrata come un \u201clusso\u201d che non ci si pu\u00f2 permettere.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si pu\u00f2 negare che la situazione in esame \u00e8 estremamente complessa e che non ci sono facili soluzioni. Parte del problema per\u00f2 \u00e8 che\u00a0 troppo spesso le analisi \u201ctecniche\u201d sull&#8217;impatto economico del siderurgico a Taranto sono state effettuate con strumenti inadeguati, sicuramente incomplete, e infine non prive di condizionamenti, per cos\u00ec dire, ideologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Focalizzando l&#8217;attenzione sulla dimensione economica della questione, \u00e8 ben noto che le attuali caratteristiche dell&#8217;economia tarantina sono direttamente imputabili alle scelte (ed errori) delle politiche di sviluppo meridionale degli anni &#8217;50 e &#8217;60.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Taranto avrebbe dovuto essere uno dei centri propulsori dello sviluppo del Sud, poich\u00e9 lo shock indotto dalla creazione dello stabilimento siderurgico a partecipazione statale avrebbe trasformato l&#8217;area, vitalizzandone il tessuto industriale e imprenditoriale. Il potente impulso pubblico, le economie localizzative conseguenti, e il diffondersi a macchia d&#8217;olio dello stimolo avrebbero quindi fatto di Taranto (e delle altre aree toccate dalle politiche per poli) un traino per lo sviluppo dell&#8217;intero meridione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 i risultati raggiunti sono stati molto diversi rispetto a quelli auspicati, sia in termini di obiettivi di sviluppo nazionale, sia rispetto al caso specifico di Taranto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se per sviluppo intendiamo, infatti, un processo caratterizzato da una crescita economica endogena al territorio e spinta da una pluralit\u00e0 di centri di produzione di reddito, nel caso di Taranto i dati (indici di localizzazione delle attivit\u00e0 economiche, densit\u00e0 imprenditoriale di attivit\u00e0 extra agricole, unit\u00e0 di lavoro annuo per settore ecc) sembrano smentire l&#8217;esistenza di questo processo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analizzando le interazioni tra polo siderurgico e territorio nelle varie fasi della sua storia (insediamento, raddoppio, crisi e privatizzazione) si nota che gli effetti di spiazzamento del tessuto imprenditoriale nell&#8217;area sono stati particolarmente forti, anche a causa della dispersione dei benefici dell&#8217;intervento pubblico al di fuori del territorio interessato. In sostanza, la maggiore ricchezza generata da occupazione e redditi direttamente o indirettamente imputabili alla realt\u00e0 industriale creata ex novo, si \u00e8 trasformata certamente in maggiori consumi, generando quindi effetti moltiplicativi come sperato; tali effetti sono andati per\u00f2 a vantaggio di beni prodotti non in loco (fenomeno strettamente legato al fortissimo divario tra Nord e Sud del paese). Le realt\u00e0 produttive locali hanno quindi finito per essere polverizzate, gettando cos\u00ec i presupposti di uno sviluppo incerto. Tale dinamica \u00e8 piuttosto evidente anche rispetto alle relazioni tra impresa principale e fornitori (anch&#8217;essi esterni al territorio).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c9 curioso pensare che spesso i poli industriali nati in Italia in seguito all&#8217;intervento pubblico negli anni settanta sono stati definiti \u201ccattedrali nel deserto\u201d; nel caso specifico di Taranto per\u00f2 sembra quasi che, per quanto fosse depressa l&#8217;area prima di tali interventi, la \u201cdesertificazione\u201d del territorio sia stata portata dalla \u201ccattedrale\u201d stessa, piuttosto che essere preesistente. D&#8217;altronde, non essendo state implementate azioni strategiche di preparazione a uno sviluppo endogeno al territorio <em>prima<\/em> della creazione del polo, non era difficile immaginare che questo non sarebbe stato in grado di approfittare dell&#8217;occasione offerta. Mancavano le condizioni strutturali affinch\u00e9 ci\u00f2 potesse avvenire. I deboli effetti positivi dello <em>shock<\/em> sono stati cos\u00ec ampiamente sovrastati dagli effetti negativi, generando distorsioni evidentissime. La natura delle relazioni tra territorio e centro siderurgico delineatesi ai tempi dell&#8217;insediamento sembra immutata (con poche variazioni riguardanti le relazioni con i fornitori) anche dopo la privatizzazione avvenuta negli anni novanta. L&#8217;economia tarantina rimane dunque marcatamente dipendente dalle dinamiche del polo siderurgico. Ci\u00f2 spiega perch\u00e9 non si pu\u00f2 a cuor leggero affermare che esso \u00e8 un elemento dello sviluppo locale. \u00c9 indiscutibilmente una importante realt\u00e0 produttiva, inietta reddito nel territorio, ma se parliamo di dinamiche di autentico sviluppo (strettamente economico), esso si configura piuttosto come un ostacolo. Non \u00e8 quindi utile n\u00e9 corretto negare l&#8217;importanza, specialmente dal punto di vista occupazionale, del centro siderurgico. Tuttavia, in termini di indirizzi futuri per lo sviluppo dell&#8217;area, sembra quantomeno poco cauta l&#8217;analisi di chi ritiene che la grande impresa, nell&#8217;ambito generale del Meridione e ancor di pi\u00f9 nel contesto tarantino, debba essere ancora fulcro e soggetto privilegiato delle strategie di stimolo all&#8217;economia. Il quadro descritto \u00e8 piuttosto una aberrazione da sanare; non di certo un elemento su cui far leva per una rivitalizzazione di questo contesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sviluppo distorto dell&#8217;area non \u00e8 per\u00f2 l&#8217;unica (e nemmeno la pi\u00f9 pesante) eredit\u00e0 degli errori delle politiche di sviluppo adottate nel caso tarantino. Gi\u00e0 dagli anni Novanta infatti diversi studi OMS hanno fatto emergere pesanti criticit\u00e0 del quadro ambientale e sanitario della citt\u00e0 chiaramente imputabili all&#8217;inquinamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dibattito, come sempre avviene in questi casi, ricade nei termini classici delle contrapposizioni tra ambientalismo radicale e visioni pi\u00f9 pragmatiche: da un lato si focalizza l&#8217;attenzione sulla lesione del diritto a godere di un ambiente salubre provocato dall&#8217;inquinamento industriale; dall&#8217;altro si sottolinea l&#8217;importanza di tutelare una importante realt\u00e0 produttiva in un territorio caratterizzato da un livello elevato di disoccupazione e scarse capacit\u00e0 di sviluppo autonomo. E qui torna il conflitto tragico di cui si parlava all&#8217;inizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che spesso non viene considerato \u00e8 che l&#8217;inquinamento \u00e8 a tutti gli effetti un&#8217;esternalit\u00e0 negativa: nella misura in cui comporta la degradazione di un bene che non ha mercato (l&#8217;ambiente), genera\u00a0 dei costi difficilmente misurabili, ma sicuramente non \u201cvirtuali\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c9 chiaro che il problema dell&#8217;inquinamento ha innanzitutto una rilevanza etica (sia per il valore dell&#8217;ambiente in s\u00e9, sia per le ricadute sul benessere dei cittadini dell&#8217;area). La quantificazione monetaria di questi impatti per\u00f2 pu\u00f2 aiutare a chiarire e rendere pi\u00f9 completa l&#8217;analisi degli elementi che \u201cbloccano\u201d o quantomeno contribuiscono in maniera indiretta a deprimere lo sviluppo del territorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tal fine \u00e8 possibile utilizzare metodologie consolidate e ampiamente adottate in ambito internazionale per le analisi costi-benefici delle politiche di miglioramento della qualit\u00e0 dell&#8217;aria. Senza addentrarmi nelle questioni metodologiche e tecniche di cui fornisco per\u00f2 i riferimenti<a href=\"file:\/\/\/C:\/Documents%20and%20Settings\/Valentina\/Desktop\/siderlandia-numero%2033\/Paola%20Biasi%20Taranto%20e%20il%20falso%20trade%20off.doc#_ftn1\">[1]<\/a>, ritengo utile fornire sinteticamente dei dati, quantificati secondo tali standard metodologici. Per quanto limitati alla considerazione di una sola matrice ambientale e di un solo inquinante, e circoscritti alla sola dimensione sanitaria del problema,\u00a0 questi valori forniscono un&#8217;idea della dimensione dell&#8217;impatto economico dell&#8217;inquinamento che, come gi\u00e0 detto, non si tiene spesso in considerazione per motivazioni sia tecniche che ideologiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il valore medio annuo di costi legati all&#8217;inquinamento atmosferico da PM10 per il periodo tra il 2000 e il 2005, ammonta a oltre i 284 milioni di euro. Questo dato, per come \u00e8 stata costruita l&#8217;analisi da me condotta, pu\u00f2 essere interpretato come il beneficio annuale derivante da un miglioramento della qualit\u00e0 dell&#8217;aria nel periodo analizzato, se la concentrazione di PM10 nell&#8217;aria avesse rispettato i limiti indicati dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 come valore soglia di tutela della salute umana. Questa soglia \u00e8 quella normalmente utilizzata come valore di riferimento<em> <\/em>per la valutazione dei danni da inquinamento. A livello pro-capite, ogni cittadino di Taranto sopporta (teoricamente) un costo di 1.400 euro annui circa per i danni subiti dall&#8217;inquinamento. Si tratta sicuramente di cifre notevoli e che, va ricordato, sono in grado di cogliere solo una parte molto limitata degli impatti dell&#8217;inquinamento (atmosferico e generale) della citt\u00e0. Pur non disponendo di dati che ci consentano di definire il peso specifico dell&#8217;Ilva sul totale delle emissioni di PM10 nella citt\u00e0 di Taranto (considerate tutte le fonti, comrpese il trasporto stradale), il ruolo dello stabilimento \u00e8 certamente rilevante: su un totale di 11.805 kg\/anno emessi nel 2006 dalle imprese con obbligo di certificazione INES localizzate nell&#8217;aria industriale di Taranto, ben 11.463 kg\/anno sono emessi dall&#8217;Ilva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presenza di esternalit\u00e0 ambientali di questa portata, insieme alla debolezza generale dell&#8217;economia del territorio indotta, tra le altre cause, proprio dalla presenza di complessi industriali che la legano a uno sviluppo \u201cincompleto\u201d, fanno pensare che una vera via di uscita dalla situazione di dipendenza e degrado possa essere ricercata\u00a0 solo in strade lontane da quelle percorse finora, cambiando completamente la concezione di ci\u00f2 che \u00e8 auspicabile quando si parla di sviluppo. Taranto \u00e8,\u00a0 tristemente, un fertile caso di analisi delle interazioni tra ambiente, qualit\u00e0 della vita, produzione di ricchezza (quando c&#8217;\u00e8) e reale benessere dei cittadini. E, a mio parere, la sua valenza non \u00e8 affatto legata a una dimensione locale. Taranto \u00e8 la prova che sposare una visione del benessere concentrata sulla sola dimensione economica \u00e8 semplicemente un modo per nascondere nodi che prima o poi verranno al pettine, con tutta la loro violenza e con tutto il loro portato di ingiustizia sociale (<a href=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=3881\">basti pensare al modo sorprendentemente classista con cui le ricadute sulla salute colpiscono la citt\u00e0<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 a livello di suggestione che in termini di analisi,\u00a0 credo che fare di Taranto nuovamente un \u201cpolo di sviluppo\u201d, stavolta per\u00f2 della ricerca e della protezione ambientale, pu\u00f2 essere un modo di trasformare una debolezza del territorio in un punto di forza. Investire risorse per, almeno, mitigare il degrado \u00e8 necessario e urgente. Fare di questa necessit\u00e0 un elemento di vitalit\u00e0 economica \u201cdi qualit\u00e0\u201d per il territorio, non \u00e8 facile, ma nemmeno impossibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente finch\u00e9 la questione ambientale non sar\u00e0 affrontata nella giusta prospettiva, cio\u00e8 come parte integrante dei problemi e delle soluzioni da sperimentare nell&#8217;area, poco o nulla potr\u00e0 cambiare rispetto al passato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<hr style=\"text-align: justify;\" size=\"1\" \/>\n<p style=\"text-align: justify; font-size: 11px;\"><a href=\"file:\/\/\/C:\/Documents%20and%20Settings\/Valentina\/Desktop\/siderlandia-numero%2033\/Paola%20Biasi%20Taranto%20e%20il%20falso%20trade%20off.doc#_ftnref1\">[1]<\/a> Attraverso il metodo della <em>Impact Pathways Approach <\/em>e i valori monetari stimati nell&#8217;ambito del progetto ExternE , e sulla base dei dati di mortalit\u00e0 dell&#8217;analisi MISA-2 e Epiair, \u00e8 stato calcolato il danno imputabile all&#8217;inquinamento in termini di unit\u00e0 fisiche per una lista selezionata di <em>end-points <\/em>sanitari. Successivamente tali risultati sono stati convertiti in valori monetari con il metodo del <em>benefit-transfer. <\/em>L&#8217;intero articolo \u00e8 basato sul mio lavoro di tesi dal titolo \u201cIl costo dello sviluppo: l&#8217;impatto sanitario del IV Centro siderurgico di Taranto\u201d, Facolt\u00e0 di Economia, Universit\u00e0 degli studi di Firenze. Rimando ad esso per i\u00a0 riferimenti sull&#8217;analisi delle relazioni tra territorio e polo siderurgico, nonch\u00e9 sulla metodologia utilizzata per la stima del danno sanitario ed economico, di cui riporto solo i risultati sintetici.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=3980&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paola Biasi L&#8217;evoluzione del concetto di sviluppo nel tempo ha portato a destinare sempre maggiore attenzione ad aspetti di natura qualitativa che influenzano la qualit\u00e0 della vita degli individui. 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