{"id":4093,"date":"2012-03-19T00:00:13","date_gmt":"2012-03-18T22:00:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=4093"},"modified":"2012-10-10T15:33:14","modified_gmt":"2012-10-10T13:33:14","slug":"cinema-dietro-le-sbarre-cesare-deve-morire-dei-fratelli-taviani","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4093","title":{"rendered":"Cinema dietro le sbarre. &#8220;Cesare deve morire&#8221; dei fratelli Taviani"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4098\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/cesare-deve-morire-una-scena-del-film-229682-300x202.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"202\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/cesare-deve-morire-una-scena-del-film-229682-300x202.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/cesare-deve-morire-una-scena-del-film-229682.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>di <strong><em>Salvatore Romeo (&#8217;85)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 possibile all\u2019interno di un film, piuttosto che un romanzo o qualsiasi altra tipologia di narrazione, porre l\u2019accento su un protagonista od un particolare concetto, senza citarlo mai concretamente? E\u2019 da questo interrogativo che prende il via la recensione di uno dei pi\u00f9 belli ed innovativi film, usciti nelle sale italiane negli ultimi anni. \u201cCesare deve morire\u201d se fosse stato concepito e girato da un regista esordiente, sarebbe stato giudicato come l\u2019\u201dopera prima\u201d di un genio. Ma a deliziarci con tanta poesia d\u2019immagini, suoni e parole, sono due registi di 81 ed 83 anni. Paolo e Vittorio Taviani i loro nomi. E non \u00e8 la tematica a rendere cos\u00ec poetico questo lungometraggio, ma tutto ci\u00f2 che non \u00e8 detto, ci\u00f2 che \u00e8 lasciato celato o semplicemente lasciato intuire ed immaginare allo spettatore. Protagonista della pellicole sono le frasi non dette, le sensazioni non esplicitate.<!--more--><br \/>\n\u201cCesare deve morire\u201d pi\u00f9 che un film \u00e8 un lungometraggio (ha una durata molto breve per gli standard attuali 76\u2019) in cui sono narrate, con uno stile che i pi\u00f9 bravi di me definiscono \u201cdocu-film\u201d, le fasi che, fin dai provini, hanno portato alla realizzazione di una delle tragedie pi\u00f9 famose di Shakespeare: il \u201cGiulio Cesare\u201d. Ma c\u2019\u00e8 una particolarit\u00e0: gli attori tutti (persino il capocomico), sono detenuti del carcere romano diRebibbia.  Ed ecco che chi interpreta Cesare \u00e8 condannato a 17 anni per traffico di stupefacenti, Cassio \u201cfine pena mai\u201d per omicidio in galera dal 1975, Bruto (Sas\u00e0 Striano) quasi 15 anni per estorsione di stampo camorristico, ed ora attore con partecipazioni in \u201cgomorra\u201d ed alcune fiction. Molte sono le particolarit\u00e0 di quest\u2019opera: innanzitutto la dissonanza cromatica delle parti \u201crecitate\u201d, \u201cdipinte\u201d di un inusuale, per il cinema contemporaneo, bianco e nero e i colori utilizzati per narrare le scene della vita \u201cnormale\u201d. Dualismo che si ripropone in tutta la sua forza nel contrasto attore\/detenuto: \u00e8 la realt\u00e0 che irrompe nella finzione (o viceversa), \u00e8 il detenuto che diviene attore ed \u00e8 l\u2019attore che (ri)diviene detenuto, con le sue paure, con i suoi traumi. Memorabile una scena del film in cui i rimorsi di Bruto, per la prossima uccisione di Cesare, si confondono ed amalgamano con i rimorsi del Striano uomo per la perdita di un amico, cui si ritiene causa. E\u2019 questa la forza straripante del film. Descrivere, senza riferimenti diretti, la vita all\u2019interno delle carceri italiane. Gli sguardi tristi e persi dei carcerati al suono delle chiavi e dei chiavistelli, mentre ritornano in cella; la voglia irreprimibile ma repressa di non fissare il soffitto per non pensare \u201cal fuori\u201d in cui il tempo scorre ma senza curarsi di loro. I Taviani hanno avuto il coraggio (o forse l\u2019incoscienza) di raccontare la quotidianit\u00e0 all\u2019interno di un istituto carcerario senza caricarla di vittimismi o facili buonismi che un tale argomento facilmente avrebbe indotto ma, con estrema saggezza e delicatezza, si sono limitati a riprendere \u201cla vita\u201d all\u2019interno di un carcere, lasciando che a trarre le conclusioni fossero le coscienze degli spettatori. \u201cCesare deve morire\u201d non \u00e8 un film sul carcere ma sa descriverne in modo vivo la tensione, il conflitto, la violenza.<br \/>\nA margine del film si \u00e8 acceso un animato dibattito (organizzato da alcune sigle di volontari che operano nelle carceri toscane)che, superando il pi\u00f9 possibile i pregiudizi tipici di chi \u201cvive fuori\u201d, ha cercato di svelare quella che \u00e8 la vita all\u2019interno delle carceri e come i detenuti trascorrono le loro lunghissime \u201cattese\u201d. Potrebbe essere immediato pensare che chi si trovi all\u2019interno di una struttura carceraria, trascorra le sue giornate nel totale \u201cozio\u201d fisico ed intellettivo; \u00e8 questa l\u2019immagine che le innumerevoli serie televisive ed i telegiornali, dipingono del carcerato medio: un tipo rissoso sempre pronto al litigio ed al malaffare. La realt\u00e0 dipinta durante il dibattito ha sfumature del tutto differenti. Per quanto il numero di volontari sia molto esiguo, numerose sono le iniziative che vengono organizzate nelle carceri italiane (soprattutto in quelle piccole o destinate a \u201creati minori\u201d dove la libert\u00e0 dei detenuti \u00e8 maggiore e garantisce un pi\u00f9 agevole coinvolgimento): oltre ai laboratori teatrali (come magicamente documentato nel film) vengono organizzate attivit\u00e0 professionalizzanti, attivit\u00e0 ludiche, ma soprattutto vengono attrezzati dei corsi scolastici. Emblematico \u00e8 il caso del carcere di Rebibbia che in collaborazione con l\u2019Universit\u00e0 \u201cTor Vergata\u201d ha dedicato un\u2019aula della sua struttura ad un\u2019&#8221;ala universitaria\u201d, dove i detenuti pi\u00f9 meritevoli (in merito al comportamento in carcere) godono di una libert\u00e0 maggiore rispetto agli altri.<br \/>\nI problemi maggiori che queste associazioni di volontariato incontrano nelle attivit\u00e0 quotidiane, non sono da ricondurre nella scarsa partecipazione dei detenuti o alla mancanza di un clima sereno e di collaborazione, bens\u00ec alla richiesta molto superiore rispetto alle loro possibilit\u00e0. Le domande di iscrizione ai corsi scolastici, organizzati presso il carcere di Pisa, nell\u2019anno 2011 sono state circa 300, a fronte di una effettiva possibilit\u00e0 di soli 30 posti. Dunque nella stragrande maggioranza dei corsi attivati, si \u00e8 costretti ad eseguire una \u201cselezione dei candidati\u201d, selezione che ha come discriminanti il comportamento in carcere e la durata della pena: per molte attivit\u00e0 infatti si predilige che a seguire i corsi siano i detenuti con le pene pi\u00f9 alte, in modo che questi possano completare l\u2019intero percorso programmato.<br \/>\nCondizione necessaria, ma non sufficiente, affinch\u00e9 queste attivit\u00e0 possano essere svolte al meglio, \u00e8 che all\u2019interno delle carceri siano garantiti gli \u201cspazi vitali\u201d, sia in termini di \u201cspazio vita\u201d (ovvero lo spazio a disposizione dei detenuti nelle celle) sia in termini di spazi utilizzabili dalle varie associazione per organizzare le loro attivit\u00e0. Ed \u00e8 proprio l\u2019assenza di spazi, causata dalla mancanza di strutture sufficienti (causa primaria del sovraffollamento delle carceri), uno dei problemi che affligge le strutture carcerarie italiane. Al sovraffollamento e al successivo caos sono, da quanto emerge dal dibattito, da imputare la gran parte delle tensioni maturate in carcere che, spesso, sfociano in violenza e repressioni (soprattutto a livello razziale, con i detenuti stranieri accusati paradossalmente di occupare, anche qui, i posti riservati agli italiani).<br \/>\nParadossale dunque risulta come in un contesto globalizzato sia, come nel caso di molti gruppi che lavorano e partecipano alla \u201cvita al di fuori del carcere\u201d, la mancanza di spazi una delle richieste che viene maggiormente urlata ed invocata. E forse arrivato il momento di farsi una domanda: godiamo veramente di tutto lo spazio che crediamo di avere o ci accontentiamo delle briciole che la societ\u00e0 ci concede?<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4093&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Salvatore Romeo (&#8217;85) E\u2019 possibile all\u2019interno di un film, piuttosto che un romanzo o qualsiasi altra tipologia di narrazione, porre l\u2019accento su un protagonista od un particolare concetto, senza citarlo mai concretamente? 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