{"id":4139,"date":"2012-03-26T00:04:29","date_gmt":"2012-03-25T22:04:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=4139"},"modified":"2013-10-28T11:12:44","modified_gmt":"2013-10-28T09:12:44","slug":"4139","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4139","title":{"rendered":"A proposito di &#8220;ricatto occupazionale&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4141\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/jpg_1669151-300x198.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"198\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/jpg_1669151-300x198.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/jpg_1669151.jpg 302w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Vincenzo Vestita<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi ero ripromesso di non trattare pi\u00f9 l&#8217;argomento del rapporto tra ambiente e lavoro fino alla fine della campagna elettorale. Me l&#8217;ero ripromesso perch\u00e9, sebbene mi sia pi\u00f9 volte sforzato di portare un punto di vista diverso da quelli polarizzati e cristallizzati tra il chiudere la fabbrica tout court per poi programmare la rinascita del territorio in base ad un modello irrealizzabile alle nostre latitudini e il far rimanere tutto cos\u00ec com&#8217;\u00e8 che tanto non si inquina pi\u00f9 (o si inquina a norma di legge), il pi\u00f9 delle volte mi sono ritrovato schiacciato tra due muri di incomunicabilit\u00e0, ovviamente metaforicamente parlando. Lo dico non senza una nota di profondo dispiacere perch\u00e9 ho sempre avvertito la questione ambientale come la pi\u00f9 importante e la pi\u00f9 difficile battaglia per la mia generazione e per il mio territorio, di sicuro la meno scontata. Il mio impegno in questo senso non \u00e8 mai mancato, anche se credo sia stato largamente insufficiente rispetto alla portata del problema.<br \/>\nIn ogni caso non posso fare a meno di riportare, in un pensiero pi\u00f9 o meno organizzato, le mie personali valutazioni su quello che sta succedendo in questi ultimi giorni, partendo proprio dalle considerazioni che facevo due settimane fa dalle pagine di questo blog. La contrapposizione infatti sta velocemente traslando dal piano virtuale a quello reale, presagio di un innalzamento verticale della &#8220;temperatura&#8221; e di un possibile scontro sociale che bisogna cercare di evitare con tutte le forze possibili.<!--more--><br \/>\nIl 30 marzo, giorno in cui si terr\u00e0 la prossima udienza presso la procura della Repubblica di Taranto, rischia seriamente di essere ricordata negli annali della citt\u00e0 di Taranto come una data in cui il destino della citt\u00e0 e del territorio tutto ha imboccato una strada impervia e probabilmente senza ritorno. E&#8217; gi\u00e0 emerso infatti su diversi quotidiani e blog locali che, nella stessa giornata, una marcia di lavoratori del siderurgico si muover\u00e0 dallo stabilimento per manifestare in citt\u00e0 &#8220;a difesa del posto di lavoro&#8221;. Ufficialmente si tratterebbe di una manifestazione spontanea di lavoratori ma il modo con cui questa viene comunicata e organizzata nei reparti non ha lasciato in me nessun dubbio sulla sua reale matrice, tanto pi\u00f9 che nel mio reparto non ho mai sentito nessun operaio proporre spontaneamente qualcosa in tal senso n\u00e9 ho avuto notizie dirette che ci\u00f2 sia successo in altri reparti. In 11 anni di attivit\u00e0 nello stabilimento, dopo aver partecipato con sincera convinzione a decine di scioperi e manifestazioni con finalit\u00e0 diverse, mi risulta difficile credere che una marcia spontanea di lavoratori venga promossa e comunicata da preposti aziendali che, a seconda dei reparti e delle situazioni, vanno dai tecnici per arrivare addirittura ai capi area, che raccolgono con solerzia i nominativi uno per uno con &#8220;tu vieni?&#8221;. La cosa divertente, se cos\u00ec vogliamo dire, \u00e8 che il caso abbia voluto che il tutto accadesse nelle stesse ore in cui il professor Monti e la professoressa Fornero affermano che la &#8220;flessibilit\u00e0 in uscita&#8221; \u00e8 oramai una realt\u00e0 acquisita. E molti indecisi sono diventati &#8220;flessibili nel mentre&#8221;, in una fedele anteprima di quello che sar\u00e0 il mondo del lavoro nel prossimo futuro.<br \/>\nPer capire fino in fondo perch\u00e9 l&#8217;incidente probatorio del 30 marzo rappresenta una data fondamentale \u00e8 utile ascoltare anche l&#8217;audizione del 20 marzo ultimo scorso richiesta dai vertici ILVA alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attivit\u00e0 illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Il direttore dello stabilimento tarantino, Ingegner Capogrosso, accompagnato dall&#8217;avvocato di fiducia dott. Perli, interloquendo con il Presidente Gaetano Pecorella e davanti alla stessa commissione, ha portato il punto di vista dell&#8217;azienda rispetto soprattutto al lavoro della Procura della Repubblica e in risposta alla lettera che il procuratore capo Dott. Sebastio ha inviato al Ministro dell&#8217;Ambiente e ai rappresentanti delle istituzioni ai vari livelli rispetto alla gravit\u00e0 della situazione emersa delle risultanze delle due ultime perizie. Dopo una breve cronistoria degli investimenti successivi all&#8217;acquisizione dello stabilimento nel 1995 e del percorso di concessione dell&#8217; Autorizzazione Integrata Ambientale, il cui iter si \u00e8 concluso nell&#8217;agosto dello scorso anno, in cui l&#8217;Ing. Capogrosso da una parte sottolinea l&#8217;importanza delle prescrizioni ivi contenute e che mirano ad abbassare almeno del 50% le emissioni di molti inquinanti e dall&#8217;altra evita di riferire che la stessa Ilva \u00e8 ricorsa al TAR per bloccare alcune di queste prescrizioni (nello specifico quelle riguardanti i sistemi di abbattimento di macro e micro inquinanti, il piano di monitoraggio e controllo delle emissioni e la revisione della rete di smaltimento delle acque reflue), il nodo \u00e8 venuto al pettine. Le perizie infatti vengono fortemente messe in discussione dal direttore dello stabilimento poich\u00e9, dall&#8217;attenta analisi del testo delle stesse e con l&#8217;ausilio di consulenti, a loro dire, vi sono &#8220;delle discrepanze tra la certezza che (i periti) esprimono nel rispondere ai quesiti e quello invece che viene fuori dalla lettura del testo che lascia spazio a parecchi dubbi e soprattutto non chiarisce in molti casi il metodo con cui sono arrivati a certe conclusioni. Per cui ci lascia molto dubbiosi sul risultato nonostante anche i periti, nella maggior parte dei casi, hanno certificato il rispetto dei limiti di legge&#8221;. Sostanzialmente le perizie vengono smontate come un meccano e di queste si acquisiscono come certificazioni a supporto il rispetto dei limiti di legge per la maggior parte degli inquinanti, contestando nel contempo le risultanze e buona parte della metodologia utilizzata dai periti. L&#8217;avvocato Perli invece nel suo intervento immediatamente successivo contrappone alle due ultime perizie quella commissionata nel 2008 sempre dalla procura della Repubblica di Taranto a professori universitari pugliesi e che rispondeva agli stessi quesiti, le cui risultanze erano abbastanza favorevoli all&#8217;azienda in quanto furono escluse contaminazioni sulle aree di ricaduta del camino E312 e che le &#8220;fingers print&#8221; (impronte) della diossina trovate nei terreni circostanti lo stesso camino dell&#8217;agglomerato numero 2 non erano perfettamente riconducibili alla diossina prodotta dalla societ\u00e0 ILVA. Inoltre la contaminazione riscontrata negli animali era &#8220;a macchia di leopardo&#8221; dovuta probabilmente ad utilizzo di tecniche di pascolo differenziate su terreni contaminati pi\u00f9 da PCB che da diossine. L&#8217;Ilva critica le due perizie ultime, quella &#8220;chimica&#8221; e quella &#8220;medica&#8221; ritenendole inattendibili, commissionando contestualmente un parere pro veritate ad un gruppo di otto fra i massimi esperti nazionali del mondo della epidemiologia e della medicina e che verr\u00e0 prodotto in sede di giudizio, con lo scopo di evidenziare i tanti limiti e le tante criticit\u00e0 delle due perizie prodotte, in particolare su alcuni riferimenti normativi vigenti utilizzati dai periti e che non sono ancora in vigore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 delle cose dette in questa audizione mi sembra lapalissiano come in prospettiva si evidenzi chiaramente la strategia madre che l&#8217;azienda intende opporre nelle aule del tribunale per le prossime udienze e che tende a contrastare le perizie della procura forse pi\u00f9 sul piano metodologico e normativo che su quello dei risultati in quanto tali, o quanto meno a dimostrare che senza quei presunti vizi i risultati sarebbero dello stesso tenore della perizia del 2008. Ma lo scontro in atto nelle aule dei tribunali, che diventer\u00e0 via via pi\u00f9 infuocato e sempre meno comprensibile dai &#8220;cittadini normali&#8221; quanto pi\u00f9 si entrer\u00e0 in questioni spiccatamente tecniche, \u00e8 uno degli aspetti del problema. L&#8217;altro aspetto \u00e8 quello pi\u00f9 prettamente mediatico. In concomitanza col precedente incidente probatorio del 17 febbraio scorso infatti, la massiccia presenza di ambientalisti e cittadini, in special modo ragazzi, che in modo festosamente rumoroso hanno ritenuto di dover far sentire la loro voce, ha creato comunque un precedente di cui bisogna tener conto e che alla luce di quello che potrebbe succedere tra qualche giorno vedrebbe proprio in quei cittadini e quei giovani la parte che pi\u00f9 avrebbe da perdere. Senza quella manifestazione probabilmente una qualsiasi marcia dei lavoratori del siderurgico sarebbe stata avvertita come una forzatura, odiosa quanto controproducente e indirizzata unicamente contro l&#8217;operato della magistratura: in sostanza non si sarebbe mai e poi mai organizzata. Invece il dibattito su un tema gi\u00e0 di per se complicato da alcuni mesi ha iniziato una strana e pericolosa mutazione, aiutata in questo dai toni eccessivamente accesi da campagna elettorale di fine mondo, sviluppato in maniera surrettizia per poter far rientrare qualsiasi cosa in un attacco contro l&#8217;Ilva, col problema per\u00f2 che quando si sparano le cannonate spesso si rischia di colpire anche bersagli a cui non si mirava volutamente. Noto mio malgrado che non  si sono abbassati i toni delle discussioni che vedono i lavoratori della fabbrica come bersagli privilegiati di una rabbia malriposta, per una serie di ragioni. Pensare che in fabbrica ci sia una massa indistinta di trogloditi, con l&#8217;anello al naso, schiavizzati e frustati dal padrone, ignari di quello che succede loro, mi pare come minimo espressione di una visione delle cose leggermente strabica. Pur essendo un contesto lavorativo tra i pi\u00f9 difficili che possano esserci, mi dispiace deludere tutti quelli che pensano (o che vogliono far credere) che oltre il perimetro dello stabilimento ci sia un campo di concentramento; non \u00e8 cos\u00ec. Fino a quando non ci si render\u00e0 conto che, pur schiacciati dall&#8217;enorme problematica dell&#8217;impatto sull&#8217;ambiente e sulla salute che questi giganti industriali hanno sul territorio, sui cittadini e sui lavoratori in primis, questi contesti sono tra i pochissimi che danno la sicurezza di poter far fronte all&#8217;urgenza del vivere quotidiano, credo sar\u00e0 difficile portare i lavoratori ad essere parte attiva (e risolutiva) della problematica, specialmente se si continua a togliere loro da sotto i piedi il terreno rappresentato da questa sicurezza. Ci sono lavoratori pronti a gesti disperati pur di lavorare in queste fabbriche e questo \u00e8 un dato di fatto, cos\u00ec come ci sono un numero imprecisato di commesse che, ad esempio, lavorano nelle attivit\u00e0 commerciali e che firmano buste paga piene pur percependone solo la met\u00e0, pur di continuare a lavorare; ritengo in tutta onest\u00e0 che queste lavoratrici si sentano pi\u00f9 vessate della maggior parte degli operai della fabbrica. Credo che battersi affinch\u00e9 le acciaierie chiudano non sia la soluzione pi\u00f9 auspicabile; bisognerebbe invece cercare di prendere ad esempio altri contesti, non americani ma europei, in cui con un grandissimo sforzo a pi\u00f9 livelli, con interventi pesanti nel ciclo produttivo, si \u00e8 riusciti a produrre acciaio col minor impatto ambientale possibile, aumentando nel contempo la qualit\u00e0 del prodotto e salvaguardando l&#8217;occupazione. Del resto chiudere le fabbriche per poi mantenere lo stesso modello di sviluppo e gli stessi consumi, magari <a href=\"http:\/\/www.agoravox.it\/Cina-esplode-un-acciaieria-13.html\">utilizzando acciaio cinese prodotto con modalit\u00e0 veramente prossime allo schiavismo<\/a> non credo possa permettere di stare a posto con la coscienza. Quantomeno la mia non lo sarebbe.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4139&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Vincenzo Vestita Mi ero ripromesso di non trattare pi\u00f9 l&#8217;argomento del rapporto tra ambiente e lavoro fino alla fine della campagna elettorale. 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