{"id":4213,"date":"2012-04-02T00:03:53","date_gmt":"2012-04-01T22:03:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=4213"},"modified":"2012-10-10T15:10:25","modified_gmt":"2012-10-10T13:10:25","slug":"ecologia-e-politica-intervista-a-giorgio-nebbia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4213","title":{"rendered":"Ecologia e politica. Intervista a Giorgio Nebbia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4215\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/giorgionebbia-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/giorgionebbia-225x300.jpg 225w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/giorgionebbia.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><span style=\"font-weight: bold;\"> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Salvatore Romeo (&#8217;84)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per 45 anni professore di merceologia all&#8217;Universit\u00e0 di Bari, Giorgio Nebbia \u00e8 fra i primi studiosi ad essersi interessato di ecologia in Italia. Nel campo dell\u2019utilizzazione delle risorse naturali si \u00e8 dedicato a ricerche sull\u2019energia solare, sulla dissalazione delle acque e sul problema dell\u2019acqua. Di particolare interesse l\u2019archivio sull\u2019utilizzazione dell\u2019energia solare e sulla dissalazione dell\u2019acqua di mare. Eletto parlamentare come indipendente nelle liste del PCI nel 1983 (alla Camera) e nel 1987 (al Senato), Nebbia si \u00e8 sempre caratterizzato per un approccio teso a individuare le radici strutturali dello sfruttamento ambientale nel modo di produzione capitalistico. Abbiamo ritenuto perci\u00f2 necessario ascoltare il suo punto di vista in merito alla questione che sta scuotendo profondamente l&#8217;opinione pubblica e la societ\u00e0 tarantina. Perch\u00e9, come in pi\u00f9 occasioni abbiamo sottolineato, \u00e8 quanto mai necessario, qui ed ora, che sul tema ambientale si sviluppi una visione e una progettualit\u00e0 che superi definitivamente le banalizzazioni ricorrenti.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: bold;\">Da qualche tempo anche un certo ambientalismo politico ha iniziato a definirsi \u201cn\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra, ma solo per la Natura\u201d. Le sembra una posizione corretta?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non so che cosa significhi &#8220;ambientalismo&#8221; o &#8220;ambientalismo politico&#8221; e comunque aggettivato. Qui siamo di fronte a lotte che vedono contrapposte due domande di diritti. Da una parte la domanda del diritto al lavoro &#8211; ma che non sia pagato con la morte o l\u2019avvelenamento -, la domanda del diritto alla salute compromessa dall\u2019inquinamento dell\u2019aria e delle acque, la domanda del diritto a non essere travolti dalle frane o sommersi dalle alluvioni, la domanda del diritto ad un futuro, compromesso dalle bombe atomiche esistenti nel mondo, dalle centrali nucleari e loro scorie. Dall\u2019altra parte la domanda del diritto a produrre pi\u00f9 merci, a diffondere il benessere materiale attraverso la produzione intensiva, a fare soldi, anche a costo di sacrificare qualcuno dei diritti dell\u2019altra parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il cosiddetto \u201cricatto occupazionale\u201d, attraverso il quale il Capitale cerca di porre in antitesi ambiente e lavoro, ha delle fondamenta reali \u2013 ci sono stati cio\u00e8 casi di chiusura e delocalizzazione di attivit\u00e0 produttive solo per ragioni ambientali? E com&#8217;\u00e8 possibile affrontare questa minaccia (pi\u00f9 o meno presunta)?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rispetto dei diritti alla salute e alla vita pu\u00f2 comportare modifiche, anche profonde, dei processi di produzione e di consumo, un aumento dei costi di produzione, ed \u00e8 facile per il capitale far rilevare che, se si vogliono filtri e depuratori, se si vogliono regolamentare i piani regolatori per salvare ilo bosco, il suolo e le acque, il capitale \u00e8 costretto ad affrontare maggiori costi o a rinunciare a certe attivit\u00e0 e questo comporta, secondo il capitale, la necessit\u00e0 di licenziare i lavoratori o di cercare una localizzazione in posti in cui i lavoratori e i cittadini non abbiano tante fisime \u201cecologiche\u201d. Dolorose scelte per i lavoratori che spesso sono costretti a rinunciare a quell\u2019altra parte di diritti, alla salute propria e dei familiari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un altro modo attraverso il quale il Capitale cerca di proteggersi dalla \u201cprotesta ecologica\u201d \u00e8 il cosiddetto \u201ceffetto NIMBY\u201d (\u201cnon nel mio giardino\u201d), che induce a localizzare gli scarti delle attivit\u00e0 produttive \u2013 e i processi pi\u00f9 inquinanti \u2013 nelle aree politicamente ed economicamente subalterne del mondo (si pensi a cosa avviene in Africa con gli scarti tecnologici dell&#8217;Occidente). Da questo punto di vista il caso Taranto \u00e8 esemplare: si tratta della citt\u00e0 pi\u00f9 inquinata e con il maggiore siderurgico d&#8217;Europa; dove c&#8217;\u00e8 chi immagina di potersi liberare dalla presenza ingombrante della grande industria, ma difficilmente sarebbe disposto a rinunciare ai beni di consumo che hanno alla base l&#8217;acciaio (automobili, elettrodomestici ecc.). Come si pu\u00f2 affrontare questa contraddizione?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019effetto NIMBY \u00e8 una manifestazione delle forme egoistiche e selvagge generate dalla societ\u00e0 capitalistica. Qualsiasi guaio \u00e8 accettabile purch\u00e9 tocchi ad altri, al paese vicino, al paese sottosviluppato. Una volta esisteva un movimento politico e socialista che poneva al centro della vita la \u201csolidariet\u00e0\u201d, fra persone, fra classi. Nel nostro caso \u00e8 vero che occorrono delle merci, patate e conserva di pomodoro, acciaio e frigoriferi, cemento per le case ed energia, perch\u00e9 tali merci liberano da condizioni di miseria e di degrado. Ed \u00e8 mio parere che sia possibile produrre le stessi merci essenziali con processi che non privino i cittadini dei diritti alla vita e alla salute e al lavoro di cui si parlava prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una soluzione offerta dal capitalismo alle sue contraddizioni di carattere ecologico \u00e8 la cosiddetta \u201c<em>green economy<\/em>\u201d. E&#8217; sufficiente una riconversione alle produzioni \u201cverdi\u201d per arrestare la deriva potenzialmente distruttiva del sistema?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando sorse la prima ondata di contestazione ecologica, durata all\u2019incirca cinque anni, dal 1968 al 1973, una breve primavera di speranza, il mondo imprenditoriale e il capitale capirono immediatamente dove tirava il vento ed inventarono processi e merci che non compromettessero il loro sacro diritto di produrre pi\u00f9 merci e pi\u00f9 soldi. Cos\u00ec nacquero le merci e l\u2019economia \u201cverdi\u201d. Volete energia non inquinante? E io &#8211; il capitale &#8211; so guadagnare vendendo filtri o pannelli solari. Volete meno rifiuti ? Ed io so dove scavare per seppellirli o come bruciarli vendendo anche il calore che si libera. Volete meno mutamenti climatici ? Ed io accetto di pagare qualche soldo ai paesi poveri perch\u00e9 piantino foreste in modo che io, il capitale, possa continuare a bruciare combustibili fossili ed emettere gas serra. E cos\u00ec via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La conclusione che sembra emergere da un&#8217;analisi razionale e globale della questione ecologica \u00e8 che non pu\u00f2 esistere un \u201cimpatto zero\u201d in una moderna economia industriale. C&#8217;\u00e8 chi, di fronte a questa constatazione, propone il ritorno a un&#8217;economia \u201cfrugale\u201d (Latouche e il movimento per la decrescita) \u2013 cio\u00e8, in sostanza, una regressione delle forze produttive. Le sembra una soluzione opportuna e perseguibile?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">No, non esiste una economia a impatto zero. Lo impone il principio di conservazione della massa e quello dell\u2019entropia. Anche qualsiasi processo di riciclo di una merce, carta o plastica, pu\u00f2 pure fornire nuova carta o plastica, ma in quantit\u00e0 inevitabilmente inferiore a quella della merce avviata al riciclo. Tutto quello che entra in una famiglia per l\u2019uso quotidiano si trasforma in gas della respirazione e in escrementi &#8211; e in bottiglie, plastica e scarpe rotte che non potranno mai ridiventare altre merci utili. E\u2019 possibile auspicare, nel nome dei diritti di cui si parlava prima, una limitazione degli sprechi e dei consumi, una economia frugale, o anche una decrescita &#8211; che per\u00f2 non \u00e8 una cosa gioiosa perch\u00e9 comporta sacrifici e limiti a qualche soggetto. Purtroppo la proposta di &#8220;decrescita felice&#8221; non specifica che cosa deve decrescere e chi deve essere soggetto alla decrescita. Forse passare da tre telefoni cellulari a testa a uno solo pu\u00f2 essere accettabile in una societ\u00e0 sazia, ma che cosa pu\u00f2 decrescere in un villaggio dove non c\u2019\u00e8 cibo, dove le donne devono raccogliere l\u2019acqua a chilometri di distanza e portarla al villaggio in bottiglioni sulla testa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un&#8217;ulteriore alternativa sembra essere in un approccio che prenda in considerazione il sistema economico nella sua globalit\u00e0, analizzi l&#8217;impatto ambientale delle diverse filiere produttive e indaghi cosa, quanto e come produrre per rendere pi\u00f9 sostenibili le attivit\u00e0 umane&#8230; in una parola, una forma di <em>pianificazione<\/em>?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una equa e solidale distribuzione dei beni necessari &#8211; inevitabilmente prodotti con risorse naturali estratte dai campi, dalle miniere, dai fiumi &#8211; \u00e8 (sarebbe) realizzabile da una societ\u00e0 pianificata, in cui un governo (il popolo) decida quante merci produrre, di quale tipo, destinate a chi. Questo presuppone un governo autoritario animato da ideali di solidariet\u00e0 e giustizia, la cui costituzione richiederebbe una vera rivoluzione e soprattutto una classe dirigente onesta e al servizio del popolo. Una breve stagione, dolorosa per alcuni ma ricca di speranza per altri, si \u00e8 avuta nei primi anni della rivoluzione sovietica, quando Lenin cre\u00f2 il grande ufficio della pianificazione, il Gosplan, mobilitando scienziati, economisti, ingegneri, agronomi, matematici, per l\u2019elaborazione dei piani. A poco a poco i governanti da classe dirigente si sono trasformati in classe dominante e le regole del di pi\u00f9 e del profitto sono prevalse sul \u201cservizio del popolo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Concretamente cosa si potrebbe fare qui ed ora per migliorare la situazione ambientale delle nostre societ\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono un vecchio professore e credo nell\u2019informazione, nello spiegare alle persone lo stato dei problemi, ma so anche che le poche voci di dissenso rispetto al mondo corrente sono sovrastate dall\u2019enorme rumore del potere capitalistico che usa con grande abilit\u00e0 i nuovi potenti mezzi come la televisione. Alcune battaglie possono essere vinte; l\u2019avventura nucleare \u00e8 stata (un poco) sconfitta perch\u00e9 si \u00e8 visto che i suoi avvocati hanno costruito delle centrali difettose. La protesta popolare pu\u00f2 imporre leggi che costringono a filtrare (un poco) i fumi nocivi di una fabbrica. Anche qui bisogna, a mio parere, combattere le battaglie giuste. Nel caso del siderurgico di Taranto \u00e8 stato importante ottenere un abbassamento di un poco delle emissioni di diossine, ma la vera fonte di malattie e di tumori sta nelle sostanze cancerogene liberate nella cokeria, nelle polveri metalliche diffuse nell\u2019aria e nelle discariche di scorie che finiscono nelle falde sotterranee e fino nel mare. Una battaglia giusta \u00e8 pensare ai pericoli a cui sono esposti i lavoratori. Credo che qualche miglioramento si avrebbe nel recupero e nella diffusione di una cultura tecnico-scientifica, merceologica, che aiuti a capire che cosa succede in una fabbrica, in un campo coltivato, in una discarica; quali materie entrano e escono, quali sono nocive, come circolano nell\u2019ambiente. Questa \u00e8 ecologia davvero.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4213&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Salvatore Romeo (&#8217;84) Per 45 anni professore di merceologia all&#8217;Universit\u00e0 di Bari, Giorgio Nebbia \u00e8 fra i primi studiosi ad essersi interessato di ecologia in Italia. Nel campo dell\u2019utilizzazione delle risorse naturali si \u00e8 dedicato a ricerche sull\u2019energia solare, sulla dissalazione delle acque e sul problema dell\u2019acqua. 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