{"id":4288,"date":"2012-04-10T00:03:09","date_gmt":"2012-04-09T22:03:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=4288"},"modified":"2012-10-10T15:02:17","modified_gmt":"2012-10-10T13:02:17","slug":"taranto-%e2%80%93-lo-sviluppo-e-la-felicita","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4288","title":{"rendered":"Taranto \u2013 Lo sviluppo e la felicit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4289\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/decrescita-ass-mente-in-pace-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"217\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/decrescita-ass-mente-in-pace-217x300.jpg 217w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/decrescita-ass-mente-in-pace.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 217px) 100vw, 217px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <em><strong>Francesco Ferri<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema della trasversalit\u00e0 e della convergenze delle idee politiche di sistema \u00e8 un utile criterio col quale leggere la vita amministrativa tarantina negli ultimi dieci anni. Il cambio di colore politico delle giunte comunali non ha prodotto discontinuit\u00e0 strutturali, capaci di invertire la storia e la vita della citt\u00e0 ionica. Questo non vuol dire che tutti siano uguali, o che le responsabilit\u00e0 politiche e morali della giunta Di Bello siano paragonabili a quelle dell&#8217;attuale amministrazione uscente. L&#8217;elemento sul quale \u00e8 interessante riflettere ci suggerisce invece che le scelte delle classi dirigenti risultano espressione del clima culturale nel quale sorgono. Questa circostanza ovviamente avviene ad ogni latitudine: si pensi per esempio alle politiche in materia di diritti civili attuate in nord Europa, cosi radicate nel senso comune da non essere messe in discussione tendenzialmente neanche dai partiti conservatori.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa prospettiva risiede probabilmente la funzione pi\u00f9 utile al momento svolta dalle amministrazione locali nel paradigma mondiale della <em>governace<\/em>: mettono in evidenza gli indici culturali che, in maniera pi\u00f9 o meno latente, governano la comunit\u00e0 tarantina.<\/p>\n<p><span style=\"text-align: justify;\">Uno di questi indici culturali, utilizzato anche in questa campagna elettorale dalla pressoch\u00e9 totalit\u00e0 dei contendenti, ruota intorno all&#8217;onnipresente richiamo alla necessit\u00e0 che si produca <\/span><em>sviluppo<\/em><span style=\"text-align: justify;\">, spesso accompagnato dall&#8217;aggettivo <\/span><em>sostenibile<\/em><span style=\"text-align: justify;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I motivi per i quali quasi tutte le compagini impegnate nella campagna elettorale (da destra, al centro, alla sinistra) richiamino questa prospettiva sono molteplici. C&#8217;\u00e8 un chiaro motivo di tendenza globale: per esempio i grandi leader mondiali, da Obama a Sarkozy, ne parlano con crescente frequenza, influenzando di fatto il linguaggio di ogni politico del globo. Ci\u00f2 che manca \u00e8 un programma dettagliato, numericamente verificabile, che illustri in maniera dettagliata come sia possibile a Taranto chiudere la grande industria e contemporaneamente accrescere il livello del prodotto interno lordo cittadino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I generici richiami, anche questi trasversali, alla riscoperta della (non meglio identificata) cultura, dei frutti di mare, del mito spartano, dell&#8217;agricoltura, del turismo, del porto, e cosi via, non sembrano al momento indicare un piano pratico convincente, che possa descrivere come Taranto possa crescere economicamente, una volta liberatasi dell&#8217;inferno della grande industria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il <em>Suv<\/em> e la felicit\u00e0.<\/strong> Questo tipo di ragionamento istituzionale \u00e8 prodotto per metabolizzazione del clima culturale che si respira in citt\u00e0: basti per esempio pensare al numero abnorme di <em>Suv<\/em> che attraversano le nostre strade. Le forze politiche (di qualunque colore esse siano) anche quando mettono in conto di proporre alternative diversa rispetto alle fabbriche inquinanti, affermano sempre che sia realizzabile in riva allo Ionio un modello economico che, seppur in maniera sostenibile, garantisca il mantenimento, e possibilmente l&#8217;aumento, dei livelli di consumo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto sembra essere centrale: nei ragionamenti politici ed economici prodotti a Taranto manca un&#8217;analisi critica, scientifica e politica, del concetto stesso di <em>sviluppo<\/em>, e latitano valutazioni in merito alla reale utilit\u00e0 al Pil come indice del benessere di un territorio (basti pensare, per esempio, che anche un incidente stradale provoca un aumento di Pil).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cercando una prospettiva di studio che sappia immaginare altro rispetto ai criteri di funzionamento attuali sarebbe utile cominciare ad indagare il concetto di <em>decrescita<\/em> (meglio, come suggerisce Latouche,\u00a0 <em>acrescita<\/em>) intesa come selettiva riduzione dei livelli di produzione e consumi nell&#8217;ottica di una distribuzione equa delle ricchezze del mondo ed una condivisione ecologica delle risorse naturali, e di metterlo a sistema con le esigenze del nostro territorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La decrescita (intesa come mera crescita negativa) \u00e8 la prospettiva nella quale, in ogni caso, probabilmente sar\u00e0 immersa Taranto appena le grandi industrie saranno chiuse o comunque ridimensionate. Sembra abbastanza improbabile che, nel cuore di una crisi globale sistemica e nel pieno di una complessiva recessione di tutti i paesi occidentali, la citt\u00e0 ionica sia in grado di aumentare produzione e consumi successivamente alla chiusura degli impianti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi continua a parlare di <em>sviluppo sostenibile<\/em> dovrebbe probabilmente scegliere uno dei due termini, in quanto come suggerisce Latouche (per altro curiosamente ospite, un paio d&#8217;anni fa, di un dibattito organizzato dall&#8217;attuale amministrazione comunale) l&#8217;accostamento di queste due parole costituisce un ossimoro. O si continua ad assumere la prospettiva dello sviluppo, provando ad individuare modalit\u00e0 per le quali accrescere la produzione e la vendita di beni di consumo (prospettiva per altro difficilmente realizzabile, e comunque per niente equa nei confronti di chi, a partire dal sud del mondo, sta tremendamente peggio di noi); o si decide che l&#8217;unico orizzonte possibile per Taranto \u00e8 la sostenibilit\u00e0, e che il Pil indichi qualcosa non c&#8217;entra nulla con il reale benessere delle persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cosa c&#8217;\u00e8 oltre la crescita?<\/strong> Il bivio difronte al quale, in ogni caso, si trover\u00e0 la nostra citt\u00e0 nei prossimi anni sembra rilevante. Una volta assunto che l&#8217;utopia della crescita infinit\u00e0 \u00e8 distante dalla prospettive della citt\u00e0 ionica, bisogna capire cosa fare della comunit\u00e0 tarantina dopo che il periodo della grande industria (come auspicato quasi trasversalmente dal mondo politico, con differenze ormai solo temporali) sar\u00e0 un&#8217;esperienza superata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prospettiva degli investimenti pubblici per le bonifiche del territorio \u00e8 ovviamente auspicabile,\u00a0 da rilanciare con decisione. Contemporaneamente per\u00f2 bisogna individuare alternative strutturali e sistemiche che sappiano immaginare una citt\u00e0 con ben altri criteri di funzionamento rispetto agli attuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 utile riflettere, a questo punto, provando a capire se e come risultano esserci altri indicatori possibili, una volte che ci si \u00e8 tirati fuori dalla il cono d&#8217;ombra del Pil. Per esempio, tutte le classifiche che provano infatti a misurare la <em>felicit\u00e0 <\/em>in giro per il mondo, nella pur divergenza dell&#8217;ordine dei paesi (divergenze legate ai criteri utilizzati per misurare il tasso di felicit\u00e0) non coincidono affatto con i risultati in tema di Pil pro capite, e neanche di incremento annuale di Pil.\u00a0 Ovviamente, per\u00f2, la sola riduzione del Pil non provoca di per se effetti positivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per decrescere e contemporaneamente produrre benessere (materiale ed immateriale) bisogna invece iniziare una costante opera di critica profonda all&#8217;attuale sistema di produzione e di vita, nell&#8217;ottica di un netto cambio paradigma: costanti investimenti pubblici (altro che pareggio di bilancio) prodotti da una tassazione radicalmente pi\u00f9 equa, capaci di ripristinare il primato della politica sull&#8217;economia; abbandono delle forme di vita di tipo individualista\/qualitativo (fondamento della modernit\u00e0); apertura di un discorso ampio intorno ai\u00a0 consumi individuali e collettivi, alla mobilit\u00e0 sostenibile, alla difesa del territorio, alla gestione partecipata dei beni comuni, e cosi via. Soprattutto rifondare le regole della comunit\u00e0 intorno all&#8217;elemento pi\u00f9 importante per una vita felice: l&#8217;aspetto relazionale dell&#8217;esistenza umana, la cooperazione sociale, la condivisione di saperi e di pratiche solidali collettive\/qualitative sganciate dalla logica del profitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente non si tratta di tornare <em>poveri ma belli<\/em>. La battaglia per la decrescita felice \u00e8 infatti legata alla distribuzione delle risorse (di per se il Pil prodotto a Taranto, se fosse equamente diviso, sarebbe ampiamente sufficiente per assicurare a tutti una vita piena e dignitosa), all&#8217;equit\u00e0 sociale, partendo dalla tassazione dei grandi patrimoni finanziari e dalla distribuzione del reddito sociale (come avviene in buona parte d&#8217;Europa)l<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sfida ovviamente \u00e8 di notevole portata. L&#8217;elemento iniziare del ragionamento prodotto \u2013 la circostanza per la quale le classi dirigenti si nutrono del clima culturale dominante \u2013 spinge a ritenere che non debba esserci pi\u00f9 tempo da perdere. Non esistono pi\u00f9 Palazzi d&#8217;Inverno da espugnare: occorre invece che le agenzie culturali interessate al cambiamento (associazioni, movimenti, comitati, ecc) provino ad immaginare una prospettiva diversa rispetto all&#8217;eterno ritorno (sempre auspicato, e mai realizzato) dello sviluppo. Non basta la mera testimonianza: l&#8217;ingessato mondo della rappresentanza, senza adeguati e consistenti segnali di alternativa provenienti dalle agenzie di produzione culturale, continuer\u00e0 a riprodurre, senza soluzione di continuit\u00e0, se stesso e il suo perdurante grigiore.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4288&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Francesco Ferri Il tema della trasversalit\u00e0 e della convergenze delle idee politiche di sistema \u00e8 un utile criterio col quale leggere la vita amministrativa tarantina negli ultimi dieci anni. 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