{"id":4335,"date":"2012-04-16T00:02:39","date_gmt":"2012-04-15T22:02:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=4335"},"modified":"2012-10-10T14:54:11","modified_gmt":"2012-10-10T12:54:11","slug":"unaltra-taranto-era-possibile-a-colloquio-con-pinuccio-stea","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4335","title":{"rendered":"Un&#8217;altra Taranto era possibile. A colloquio con Pinuccio Stea"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4337\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/stea1-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/stea1-300x199.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/stea1.jpg 320w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Salvatore Romeo (&#8217;84)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l&#8217;autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.&#8221; Non sempre &#8211; anzi, quasi mai &#8211; il desiderio di Holden Caufield \u00e8 realizzabile. Ammetto quindi di essere stato fortunato: finito di leggere l&#8217;ultimo libro di Pinuccio Stea, &#8220;Taranto da Lorusso a Cannata (1971-1982)&#8221; (ed. Scorpione), mi sono precipitato al telefono per sentire l&#8217;autore. Non \u00e8 stato difficile ottenere un incontro, da cui \u00e8 venuta fuori la &#8220;chiacchierata&#8221; che potete leggere di seguito. Questo libro di Stea \u00e8 l&#8217;atto conclusivo di un percorso di ricostruzione della politica cittadina nell&#8217;ultimo dopoguerra sviluppatosi, a cominciare dal 2006, attraverso altre quattro pubblicazioni. Era partito da Cannata e dall&#8217;epilogo delle giunte di sinistra negli anni &#8217;80 il nostro autore &#8211; gi\u00e0 autorevole dirigente\u00a0della sinistra tarantina (prima PCI, poi PDS e DS) &#8211; e a Cannata ritorna, quasi a voler segnalare il valore di spartiacque di quell&#8217;esperienza politica per la nostra comunit\u00e0: il segno di quello che avrebbe potuto essere &#8211; e non \u00e8 stata &#8211; la terza citt\u00e0 pi\u00f9 grande del Mezzogiorno continentale. Lo straordinario merito di quest&#8217;ultima fatica di Stea consiste dunque nel riabilitare dalla <em>damnatio memoriae<\/em> una Taranto che ha provato a immaginarsi (e a diventare) citt\u00e0 europea, affrontando con convinzione i nodi del suo sviluppo squilibrato. Ecco che dalle macerie emerge allora una citt\u00e0 combattiva, che non accetta la subalternit\u00e0 alla grande industria, un movimento operaio forte e consapevole, avanguardia del processo di trasformazione, una societ\u00e0 civile vivace e aperta alle suggestioni e alle influenze del mondo esterno. Una Taranto quasi irriconoscibile e inaspettata.<!--more--> E viene allora da chiedersi cosa sia successo non solo alla citt\u00e0, ma alla sua coscienza collettiva negli ultimi venticinque anni: un processo di &#8220;restaurazione&#8221; \u00a0sembra avere infatti rimosso completamente il ricordo di quella Taranto &#8220;ribelle&#8221;. Senz&#8217;altro nessuno della mia generazione \u00e8 consapevole delle esperienze che in essa si svilupparono. E allora Stea &#8211; che, da protagonista di quei fatti, ha vissuto sulla sua pelle la sconfitta &#8211; si presenta, soprattutto agli occhi dei pi\u00f9 giovani, nella forma dell'&#8221;Angelo della Storia&#8221; descritto da Walter Benjamin: &#8220;Ha il viso rivolto al passato. L\u00e0 dove davanti a noi appare una catena di avvenimenti, egli vede un&#8217;unica catastrofe, che ammassa incessantemente macerie su macerie e le scaraventa ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e riconnettere i frantumi.&#8221; Un&#8217;opera che trasforma la storiografia in pratica di resistenza, rivelando gli altri mondi possibili che non si sono mai realizzati per via del prevalere di certi interessi su altri nella continua lotta fra classi che chiamiamo Storia. Ma illustrando il panorama di macerie e mostrandogli la volont\u00e0 delle donne e degli uomini che hanno provato a cambiare la vita, l&#8217;autore suggerisce a uno spettatore sempre pi\u00f9 cosciente un imperativo ineludibile. Ricostruire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: bold;\">Iniziamo con la questione ambientale. A differenza di quello che comunemente si pensa, a Taranto una sensibilit\u00e0 \u201cambientalista\u201d emerge gi\u00e0 dai primi anni &#8217;70, come reazione all&#8217;ipotesi di raddoppio del siderurgico. Questa ispira azioni politiche conseguenti: addirittura il sindaco dell&#8217;epoca, il democristiano Lorusso, non concede a Italsider l&#8217;autorizzazione per l&#8217;ampliamento del porto&#8230;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito si dice che il raddoppio dell&#8217;Italsider venne fatta con una licenza edilizia \u201cin precario\u201d come quella che viene abitualmente concessa ai circhi. Ed \u00e8 cos\u00ec, anche se bisogna aggiungere che in realt\u00e0 questo fu il frutto di una battaglia politica: appena Italsider inizi\u00f2 a fare, abusivamente, la colata a mare per il porto, Lorusso rifiut\u00f2 di concedere qualsiasi autorizzazione. Per questo fu richiamato dall&#8217;allora Presidente del Consiglio, Emilio Colombo, che risolse la questione con un decreto ingiuntivo; e fu in base a questo che il Comune si trov\u00f2 costretto a concedere la licenza in precario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una sorta di legge \u201cad aziendam\u201d&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peggio: un decreto! E sicuramente quella vicenda incise nella scelta di Lorusso di non ripresentarsi alle elezioni successive e in seguito di uscire dalla Democrazia Cristiana&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Schierato in difesa dell&#8217;ambiente c&#8217;era un arco vastissimo, che comprendeva le amministrazioni comunali, forze politiche che spaziavano dalle sinistre a pezzi della DC, i sindacati e associazioni come Italia Nostra, l&#8217;ARCI&#8230; E&#8217; una smentita clamorosa della \u201cvulgata\u201d, secondo la quale per cinquant&#8217;anni tutta la societ\u00e0 tarantina sarebbe rimasta asservita alla grande industria e solo ora comincerebbe a \u201crinascere\u201d. E invece il libro ci ricorda una conflittualit\u00e0 fortissima. Addirittura il Comune che si costituisce parte civile nei primi processi contro l&#8217;inquinamento&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo. Per quanto riguarda le forze politiche e sindacali, bisognerebbe ricordare che una delle pi\u00f9 grandi manifestazioni della storia di Taranto fu quella contro le \u201cmorti bianche\u201d all\u2019Italsider. Il Comune, con sindaco Cannata, si costitu\u00ec parte civile in processi per inquinamento che si conclusero con la condanna di Shell [all&#8217;epoca proprietaria della raffineria, <em>ndr<\/em>], Cementir e Italsider contemporaneamente. E il pretore che accolse la costituzione di parte civile dell&#8217;amministrazione Cannata era Franco Sebastio, l\u2019attuale Procuratore della Repubblica.<br \/>\nIn generale va detto che, a differenza di quello che avvenne con il primo insediamento del siderurgico \u2013 rispetto al quale tutte le forze politiche e sociali si trovarono d&#8217;accordo \u2013, l&#8217;ipotesi di raddoppio venne accolta in tutt&#8217;altra maniera. La contrariet\u00e0 di una parte delle classi dirigenti locali si basava su alcune questioni fondamentali. In primo luogo, si poneva il problema della \u201cdisoccupazione di ritorno\u201d; cio\u00e8 che fine avrebbero fatto i lavoratori impiegati nel raddoppio alla fine dei lavori? In secondo luogo, c&#8217;erano forti perplessit\u00e0 di natura propriamente ambientale \u2013 perplessit\u00e0 che videro l&#8217;emergere di un intreccio fra movimento operaio, all&#8217;epoca molto attento alla salute e sicurezza dei lavoratori, e forze culturali della citt\u00e0. Infine, c&#8217;era il problema delle ripercussioni che avrebbero subito le altre attivit\u00e0 produttive, a cominciare da quelle legate al mare (pesca e mitilicoltura).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E c&#8217;era anche la questione del porto, in cui il dilemma era: autonomia funzionale \u2013 cio\u00e8 controllo totale da parte dell&#8217;azienda \u2013 o gestione pubblica?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito ho riportato il documento integrale della segreteria della CGIL in cui veniva espressa una ferma opposizione rispetto all&#8217;ipotesi di autonomia funzionale. La posizione era chiara: quel tipo di porto intanto era invasivo e poi non aveva nessuna conseguenza positiva per le piccole e medie aziende locali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Oltre all&#8217;opposizione emersero anche delle contro-proposte?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec. Per esempio ho riportato una dichiarazione di Roberto Traversa, dirigente PCI dell&#8217;epoca, in cui si diceva in sostanza: \u201cse proprio il raddoppio si deve fare, perch\u00e9 non si orienta lo stabilimento verso Massafra, allontanandolo cos\u00ec dalla citt\u00e0 ?\u201d. Ma evidentemente c&#8217;erano di mezzo interessi ben corposi, che orientarono nel modo che sappiamo la direzione dell\u2019ampliamento sviluppo dello stabilimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La cosa interessante \u00e8 che queste posizioni riuscivano ad avere un&#8217;eco nazionale&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli anni &#8217;70 furono un momento in cui davvero le forze pi\u00f9 dinamiche della citt\u00e0 provarono \u2013 e in parte riuscirono \u2013 a far uscire Taranto dalle secche municipaliste: Italia Nostra, ARCI, il PCI, il PSI, le organizzazioni sindacali organizzarono grandi iniziative di respiro nazionale sul rapporto fra industria e ambiente, insieme ad altre che delineavano un ruolo nazionale ed europeo per Taranto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Concluso il raddoppio, nel 1974, le previsioni sulla disoccupazione di ritorno si rivelano fondate e si avvia allora la \u201cvertenza Taranto\u201d&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte alle migliaia di lavoratori che in quel momento rischiano di essere rimandati a casa si cerca di riaffermare un concetto che era stato sostanzialmente sconfitto negli anni &#8217;60: introdurre elementi di diversificazione nell&#8217;economia della citt\u00e0 \u2013 il tema di cui stiamo discutendo ancora oggi, nel 2012! La prospettiva era innovativa non solo nel merito ma anche nel metodo: la \u201cvertenza Taranto\u201d fu davvero un momento di discussione che coinvolse il territorio \u2013 gli stessi consigli comunali della provincia vi presero parte. L&#8217;idea era di non giocarsi la partita \u201cin difesa\u201d, cercando di dare semplicemente lavoro alle migliaia di disoccupati del raddoppio, ma di \u201ccontrattaccare\u201d perseguendo lo sviluppo di altri settori produttivi: si pose dunque il tema del rifinanziamento dell&#8217;agricoltura, del rilancio delle piccole e medie imprese&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La vertenza parte con queste grandi ambizioni, ma si conclude con esiti assolutamente minimalistici: alla fine quei lavoratori vengono riassorbiti in parte dall&#8217;Italsider \u2013 e dal suo appalto \u2013 e, in gran parte, dall&#8217;edilizia&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo \u00e8 cos\u00ec. Il problema fu che a quell&#8217;impostazione della vertenza non corrispose una risposta complessiva da parte del governo nazionale, n\u00e9 un ruolo attivo della Regione Puglia. Quello che riferiscono i dirigenti dell&#8217;epoca \u00e8 che a livello governativo ci si trovava sempre di fronte a \u201ccambi di interlocutore\u201d: i sottosegretari addetti alla vertenza cambiavano ogni sei\/sette mesi. E le conseguenze di questa conclusione furono molto gravi: da una parte, l&#8217;elefantiasi della pianta organica dell&#8217;Italsider; dall&#8217;altra, l&#8217;espansione incontrollata dell&#8217;edilizia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A proposito di edilizia, in quegli stessi anni si conclude in maniera un po&#8217; paradossale la vicenda della costruzione del Ponte Punta Penna: Antonio Romeo, del PCI, aveva proposto di realizzarlo in acciaio, sfruttando la produzione dell&#8217;Italsider \u2013 prospettiva che avrebbe sollecitato il sorgere di imprese di trasformazione dei prodotti siderurgici sul territorio \u2013, ma si decide di farlo in cemento&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispetto al progetto di Romeo fu determinante, nel suo non recepimento, l&#8217;opposizione dei costruttori tarantini. La ditta che vinse l&#8217;appalto per il ponte in cemento fu la Grassetto di Padova, che naturalmente poi utilizz\u00f2 il subappalto alle aziende edili locali. La vicenda in effetti \u00e8 paradossale perch\u00e9 a Genova la soprelevata fu costruita con l\u2019acciaio prodotto a Taranto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E questo ci porta alla questione del piano regolatore. Ma prima di affrontarla nel merito sarebbe interessante soffermarsi sul rapporto fra questo e l&#8217;industrializzazione: a Napoli il piano ebbe il merito (o demerito, a seconda dei punti di vista) di bloccare l&#8217;espansione del centro di Bagnoli, mentre a Taranto questo non avvenne. C&#8217;entra il fatto che nella nostra citt\u00e0 il piano \u2013 che comunque prevedeva un vincolo contro l&#8217;ulteriore espansione dell&#8217;area industriale \u2013 venne approvato, con clamoroso ritardo, solo nel 1974, dunque a raddoppio ultimato? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anzitutto bisogna distinguere il piano regolatore urbano da quello, relativo all&#8217;area industriale, dell&#8217;ASI. Su quest&#8217;ultimo lo scontro fu feroce \u2013 addirittura l&#8217;opposizione di sinistra chiese la chiusura del consorzio \u2013 e riguard\u00f2 proprio la questione del porto. Riguardo al piano regolatore urbano, i ritardi furono determinati dall&#8217;intreccio di due motivi fondamentali: in primo luogo, le stesse forze che governavano l&#8217;ASI \u2013 e che dunque avevano un&#8217;idea di sviluppo basata sulla \u201cmonocultura industriale\u201d \u2013 stavano anche all&#8217;interno della giunta comunale; in secondo luogo, tutti gli anni &#8217;60 e l\u2019inizio dei &#8217;70 erano stati caratterizzati da una sostanziale <em>deregulation <\/em>urbanistica \u2013 persino teorizzata da personaggi influenti come Angelo Monfredi. Chi era interessato a uno sviluppo di questo tipo non voleva vincoli e quindi osteggiava con forza ogni ipotesi di regolazione urbanistica. Questi settori della societ\u00e0 e della politica ottennero risultati importanti: il piano Calza-Bini, varato negli anni &#8217;50, praticamente non entr\u00f2 mai in vigore, mentre quello successivo, il Barbin-Vinciguerra, fu approvato solo alla met\u00e0 degli anni &#8217;70. E d&#8217;altra parte, l&#8217;approvazione fu possibile anche grazie al sostegno dell&#8217;opposizione di sinistra in Consiglio, dal momento che i principali oppositori il sindaco Lorusso li aveva all&#8217;interno del suo stesso partito e della sua giunta. E si tenga presente che il via libera al piano da parte della Regione arriv\u00f2 solo nel &#8217;78!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma le opposizioni e le difficolt\u00e0 operative continuarono anche dopo l&#8217;approvazione del piano. Da una parte l&#8217;abusivismo \u201cspontaneo\u201d degli abitanti di Talsano, l\u2019invio di una quantit\u00e0 enorme di esposti contro il piano stesso, dall\u2019altro vicende di grave corruzione amministrativa come nel \u201ccaso Falcone\u201d, qualche contrasto con le forze armate \u2013 come l&#8217;Aeronautica che in Mar Piccolo aveva importanti insediamenti \u2013 ed infine anche scelte politiche sbagliate \u2013 come la lottizzazione delle aree \u201cSestante\u201d, \u201cLa Casa\u201d e \u201cTaranto 2\u201d&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei punti caratterizzanti il Piano Barbin-Vinciguerra \u2013 che riprendeva una delle impostazioni fondamentali del Calza-Bini \u2013 era che la citt\u00e0 avrebbe dovuto espandersi attorno al Mar Piccolo. La citt\u00e0 invece se ne \u00e8 andata in un&#8217;altra direzione. La lottizzazione del \u201cSestante\u201d, \u201cLa Casa\u201d e \u201cTaranto 2\u201d fu, a mio parere, un grave errore: praticamente esse si rivelarono come il cavallo di Troia per abbattere il limite urbanistico che il Barbin-Vinciguerra aveva posto, cio\u00e8 la Salinella. Ma ci\u00f2 fu reso possibile dal sostanziale compromesso che si era raggiunto in sede di approvazione del piano stesso: originariamente questo poneva un vincolo contro l&#8217;estensione della citt\u00e0 in direzione Sud Sud-Est, ma la Democrazia Cristiana al suo interno aveva delle forti opposizioni a questa opzione, che trovavano eco anche in altri partiti alleati alla DC stessa. La sintesi che si trov\u00f2 fu: \u201cs\u00ec all&#8217;espansione verso Nord, ma non in maniera rigida ed univoca\u201d. Ed \u00e8 questa la matrice che continua a condizionare le politiche urbanistiche ancora oggi. D&#8217;altra parte, se ben riflettiamo, le costruzioni di via Alberto Sordi non hanno forse svolto un\u2019analoga funzione di \u201ctesta di ponte\u201d rispetto alla variante Salinella ?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una responsabilit\u00e0 grossa in questa evoluzione la ebbe le giunte di sinistra, dal momento che furono lei a varare quelle lottizzazioni&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Assolutamente s\u00ec. Penso che quelle lottizzazioni siano state il pi\u00f9 grosso errore della giunta di sinistra. Ma, non certo per minimizzare, \u00e8 giusto per\u00f2 dire che quell&#8217;errore fu reso possibile dal compromesso, cui facevo riferimento prima, che si raggiunse nella definizione del piano regolatore, prima dell&#8217;avvento della giunta di sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>All&#8217;interno della questione del Piano Regolatore si inserisce il Piano di risanamento della Citt\u00e0 Vecchia (Piano Blandino), approvato nel 1971, considerato uno dei migliori d&#8217;Europa&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A proposito del Piano Blandino bisogna per\u00f2 fare un passo indietro. Si era partiti con l&#8217;intenzione di far fare a Barbin e Vinciguerra il piano regolatore dell&#8217;intera citt\u00e0, ma in seguito la parte relativa alla Citt\u00e0 Vecchia fu scorporata. A questo proposito si registr\u00f2 la posizione critica del PCI, espressa in Consiglio da Enzo Pollicoro, che giustamente rilevava come fosse incoerente considerare a parte una componente dell&#8217;assetto urbanistico; ma lo scorporo alla fine fu fatto. In ogni caso, il piano era in s\u00e9 straordinario, ma aveva una debolezza di fondo: mentre si ribadiva l&#8217;idea di recuperare la Citt\u00e0 Vecchia, il resto della citt\u00e0 continuava ad espandersi \u2013 in maniera quasi anarchica \u2013 lungo le periferie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel &#8217;75 abbiamo poi il crollo di Vico Reale e scoppia l&#8217;emergenza Citt\u00e0 Vecchia: fu quello il momento in cui si innesc\u00f2 l&#8217;esodo dal borgo antico o era una tendenza gi\u00e0 in atto, che fu rilanciata da quell&#8217;evento ?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tendenza all\u2019abbandono era stata messa in moto negli anni \u201950 con la costruzione del quartiere CEP alla Salinella, dove andarono ad abitare soprattutto famiglie della Citt\u00e0 vecchia; Vico Reale fu un evento sicuramente cruciale, in quanto gi\u00e0 coi primi interventi che seguirono l&#8217;approvazione del Piano Blandino si era iniziato il recupero di alcune zone della Citt\u00e0 Vecchia con l&#8217;idea di riportare all&#8217;interno del quartiere la gente, le attivit\u00e0 produttive tradizionali, invertendo cos\u00ec la tendenza in atto. Si consideri, tra l\u2019altro, che col Piano Blandino era stata vinta una battaglia importante contro chi voleva fare della Citt\u00e0 Vecchia una zona per il divertimento o il passeggio del resto della citt\u00e0, con annesse forme di speculazione pi\u00f9 o meno invasive. Con il crollo di Vico Reale si determin\u00f2 purtroppo una situazione di estrema emergenza, che mise in crisi questo processo, ma non lo annull\u00f2 del tutto&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per\u00f2 l&#8217;industrializzazione massiccia poneva un elemento di contraddizione stridente rispetto a questa ipotesi di recupero&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo. Ma, infatti, l&#8217;idea di recupero fu ripresa dopo il crollo di Vico Reale dalla giunta di sinistra nel quadro del progetto di diversificazione produttiva sotteso alla battaglia della \u201cvertenza Taranto\u201d \u2013 che la stessa giunta stava nel frattempo conducendo. L&#8217;idea era di ridefinire il Mar Piccolo come centro produttivo: in questo quadro si costitu\u00ec per esempio la cooperativa di pescatori \u201cCitt\u00e0 Vecchia\u201d, che tent\u00f2 di realizzare quello che in anni successivi hanno realizzato in Giappone: l\u2019allevamento del pesce in vasche posizionate nel mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Esperimento che per\u00f2 fu osteggiato&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Praticamente gli mossero contro di tutto: denunce, ingiunzioni&#8230; Perch\u00e9 il Mar Piccolo continuava ad essere giurisdizione del Centro Ittico campano, che nel frattempo era diventato agenzia immobiliare e continuava ad affermare e difendere l&#8217;idea di uno sviluppo monoculturale. Oltretutto i soci della cooperativa erano in gran parte comunisti, mentre il Centro Ittico era presieduto da Leonardo Paradiso, esponente della DC; per cui c&#8217;entravano e furono decisivi anche motivi politici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;entrava forse anche il fatto che il Mar Piccolo fosse da sempre lo scarico dell&#8217;Arsenale&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ufficialmente no&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Altra opportunit\u00e0 che sembra emergere agli inizi degli anni &#8217;70, ma che poi a sua volta naufraga \u00e8 quella dell&#8217;Universit\u00e0. Venne costituito il Consorzio Universitario Jonico, ma subito si scontrarono due posizioni: chi voleva da subito l&#8217;Universit\u00e0 pubblica \u2013 la sinistra e il movimento studentesco \u2013 e chi invece era disposto ad accettare, come primo passo, la nascita di una Libera universit\u00e0&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito penso, a posteriori, che si gioc\u00f2 un confronto positivo da un punto di vista culturale, ma con forti venature ideologiche. La posizione della sinistra e degli studenti era giusta in linea di principio, ma alla lunga forse determin\u00f2 le condizioni perch\u00e9 non se ne facesse niente del progetto universit\u00e0. Questo perch\u00e9 gi\u00e0 il sindaco Curci, che fu tra i promotori del CUJ alla met\u00e0 degli anni \u201860, all&#8217;interno della sua coalizione aveva un&#8217;opposizione da parte dei settori pi\u00f9 arretrati delle classi dirigenti, che non volevano affatto l&#8217;universit\u00e0. Di conseguenza, la posizione della sinistra tarantina port\u00f2 il Consiglio comunale a prendere atto che non c&#8217;erano le condizioni politiche per realizzare un insediamento universitario e a porre quindi una sorta di pietra tombale, rimossa solo dopo molti anni. Forse una posizione diversa della sinistra, pi\u00f9 duttile e meno ideologica poteva portare a raggiungere un primo obiettivo su cui innestare uno sviluppo successivo della piattaforma rivendicativa per giungere all\u2019Universit\u00e0 statale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;attivit\u00e0 sotto molti aspetti meritori della giunta di sinistra inizia a conoscere qualche difficolt\u00e0 dopo le elezioni politiche del &#8217;79. Quanto ha inciso la mutazione del quadro politico nazionale sull&#8217;esperimento amministrativo che si tent\u00f2 a Taranto in quegli anni ?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto. La giunta Cannata nasce minoritaria nel 1976, sull&#8217;onda di tre grandi questioni: il referendum sul divorzio \u2013 che sostanzialmente segnala la fine della formula del centro-sinistra \u2013, le elezioni del &#8217;75 \u2013 con la forte avanzata del PCI \u2013 e poi le amministrative del &#8217;76, in cui Taranto consegn\u00f2 al Partito Comunista uno dei migliori risultati dell&#8217;intero paese. In questo contesto viene delineandosi la tendenza che porter\u00e0 ai governi di unit\u00e0 nazionale. Personalmente pongo il punto di svolta della Storia d&#8217;Italia nell&#8217;uccisione di Moro e gi\u00e0 con le elezioni del &#8217;79 le stesse prospettive del PCI cambiano: si punta alla fuoriuscita dalla formula dell&#8217;unit\u00e0 nazionale e si inizia a parlare di alternativa democratica. D&#8217;altra parte i socialisti, con la segreteria Craxi, puntano a scompaginare le carte e avviano una forte concorrenza nei confronti del PCI per stabilire un rapporto privilegiato con la Democrazia Cristiana.<br \/>\nIn definitiva, queste vicende incisero profondamente sull&#8217;azione della giunta Cannata: se nella prima fase questa aveva avviato politiche assolutamente innovative, per esempio nel campo dell&#8217;edilizia scolastica e nei rapporti con la grande industria, a partire dai primi anni &#8217;80 si inizia a percepire un certo affanno. La DC si fa pi\u00f9 aggressiva, mentre i craxiani del PSI pretendono un sindaco socialista e finalmente nel 1985 arrivano ad ottenerlo, con l&#8217;accordo su Guadagnolo. Operazione che, iniziata nell&#8217;alveo della coalizione di sinistra, si concluse \u2013 per imposizione dai vertici nazionali di alcuni partiti che componevano la coalizione di governo nazionale\u2013 con l&#8217;estromissione del PCI. Ma questa \u00e8 un&#8217;altra Storia&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non molto diversa da quella dei nostri giorni, a ben vedere&#8230;<\/strong><\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4335&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Salvatore Romeo (&#8217;84) &#8220;Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l&#8217;autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.&#8221; Non sempre &#8211; anzi, quasi mai &#8211; il desiderio [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[],"class_list":["post-4335","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-numero-38"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4335"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4335"}],"version-history":[{"count":6,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4335\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6005,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4335\/revisions\/6005"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4335"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4335"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4335"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}