{"id":4344,"date":"2012-04-16T00:00:38","date_gmt":"2012-04-15T22:00:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=4344"},"modified":"2012-10-10T15:00:15","modified_gmt":"2012-10-10T13:00:15","slug":"i-meridionali-non-hanno-cultura-industriale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4344","title":{"rendered":"I meridionali non hanno cultura industriale*"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_4345\" class=\"wp-caption alignleft\" style=\"width:300px;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-4345\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/Mongiana-Ferriere-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/Mongiana-Ferriere-300x225.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/Mongiana-Ferriere.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Quel che resta oggi dell&#39;acciaieria di Mongiana<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Salvatore Romeo (&#8217;85)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSe sei di Mongiana, ogni giorno vedi cos\u2019eri e a cosa sei stato ridotto\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando Garibaldi, con a seguito le mille camicie rosse, sbarc\u00f2 nei pressi di Marsala nel lontano 1860, qualcuno non esult\u00f2. Troppa la paura che uno straniero venisse non a liberare, ma a conquistare terre gi\u00e0 conquistate; insomma, in molti temevano un mero un cambio di \u201cpropriet\u00e0\u201d e non una ridistribuzione. La storia ci insegna che i riluttanti della liberazione non si sono scostati molto dalla realt\u00e0. Tra i diversi soprusi che le truppe garibaldine prima e lo stato piemontese poi hanno inflitto al territorio meridionale, \u00e8 utile soffermarsi sulla chiusura della pi\u00f9 grande acciaieria \u201citaliana\u201d di quel tempo: la fabbrica d\u2019armi sita a Mongiana, piccolo paese di quella perla grezza che \u00e8 la Calabria.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mongiana (ora in provincia di Vibo Valentia, centro Calabria) \u00e8 sulle Serre calabresi, luoghi dove la straordinaria bellezza dei monti deve fronteggiare quotidianamente sia il pericolo che le frane li distrugga come castelli di sabbia, sia l\u2019isolamento \u201cforzato\u201d che la mancanza di una rete stradale adeguata inevitabilmente crea. Era inoltre il posto ideale dove far sorgere un\u2019acciaieria: nelle profonde ferite dei monti limitrofi era depositata in quantit\u00e0 la <em>limonite<\/em>, un minerale naturalmente ricco di ferro. Mongiana, come spesso accade, nasce come quartiere dormitorio della \u201cfabbrica\u201d: dapprima case sparse, a pungolare lo spazio immenso che separava l\u2019acciaieria dal bosco; successivamente divenne, con l\u2019aumento dei salari e delle garanzie occupazionali, una vera e propria cittadina che, nel periodo di massima espansione, accoglieva quasi tremila persone, divise tra mongianesi e tecnici stranieri. La presenza degli ingegneri e \u201cmanager\u201d stranieri (soprattutto inglesi, tedeschi e francesi), manifestava il grado di eccellenza nella qualit\u00e0 del prodotto che manifestava l\u2019acciaio di Mongiana. Il successo del suddetto acciaio era motivato dall\u2019efficienza (con la dovuta contestualizzazione rispetto al periodo storico in questione) che il processo produttivo locale era faticosamente riuscito a raggiungere. Mentre nel resto d\u2019Italia (principalmente in Liguria, Piemonte e Val D\u2019Aosta) il numero di addetti del settore siderurgico pareggiava complessivamente il numero di operai degli stabilimenti di Mongiana e Pietrarsa, la qualit\u00e0 dell\u2019acciaio del \u201cnord\u201d non era in grado di competere con quello calabrese. Il segreto del successo dell\u2019acciaieria \u201cduosiciliana\u201d risiedeva anche negli elevati investimenti ed elevate commesse che i Borbone concentrarono nella zona; il loro obiettivo era di trasformare in loco dei prodotti di base meridionali. Grazie all\u2019acciaio dello stabilimento di Mongiana (e di pochi altri paesi vicini), il regno delle due Sicilie era industrialmente autonomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l\u2019Italia venne e port\u00f2 via anche l\u2019acciaio mongianese. L\u2019acciaieria venne chiusa con la scusa che il processo produttivo utilizzato nell\u2019impianto di Mongiano era ormai obsoleto. I tecnici dell\u2019epoca dichiararono che le tecniche produttive \u201cmoderne\u201d dovessero prevedere la vicinanza degli impianti siderurgici al mare. Non fu molto chiaro il perch\u00e9 lo stabilimento della \u201cRurh calabrese\u201d venne ricollocato a Terni, citt\u00e0 ben pi\u00f9 distante dal mare. Basta entrare nel piccolo paese, ormai quasi-fantasma, ridotto, come molti altri della zona, a meno di mille abitanti principalmente anziani, e chiedere cosa i \u201cvecchi\u201d (nell\u2019accezione di memoria storica) pensino della figura di Garibaldi. Per loro, l\u2019aura del condottiero liberatore risulta sfocata, oscurata dall\u2019 immagine dell\u2019usurpatore dell\u2019anima del paese. Si \u00a0perch\u00e9, come scrive Aprile, \u201cil mondo dei mongianesi nacque e fu, finch\u00e9 dur\u00f2, solo industriale, siderurgico, cadenzato sui tempi delle macchine e dei forni[\u2026], con un linguaggio che dai luoghi di lavoro entrava nelle case\u201d. E togliendo l\u2019acciaieria a Mongiana, \u201cfu tolta la condizione essenziale della sopravvivenza\u201d. \u201cLe Serre\u201d continua il giornalista, \u201cerano \u201cl\u2019ambiente\u201d e la siderurgia il \u201cmondo\u201d; pur di non perdere il secondo che li rendeva uomini, rinunciarono al primo\u201d. E ovviamente la comunit\u00e0 depredata dell\u2019unica fonte di lavoro certa e sicura, ottima anche dal punto di vista della \u201criconoscibilit\u00e0 internazionale\u201d, ha assistito impotente all\u2019esodo in massa della forza lavoro del paese (soprattutto uomini e ragazzi). Ci\u00f2 che rimase (e che \u00e8 rimasto fino ai nostri giorni), fu un tentativo di reinventarsi una nuova ricchezza, intesa sia dal punto di vista economico che, parimenti, dall\u2019accezione di \u201ccomunit\u00e0\u201d. Sorsero delle piccole aziende di coltivazione ed essicamento dei funghi ed una sede della guardia forestale calabrese; in toto si ottennero poche decine di posti di lavoro. Oggi la vera Mongiana si trova al d\u00ec fuori dei confini calabresi ed addirittura nazionali, \u201csventrata\u201d da cicliche e devastanti emigrazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 non pu\u00f2 non riportare in mente la situazione attuale della nostra citt\u00e0 dove, sullo sfondo di una campagna elettorale mai cos\u00ec ricca di candidati (o presunti tali), viene combattuta una \u201ccrociata\u201d nei confronti della cultura egemone in citt\u00e0 negli ultimi cinquanta anni. Il motivo del contendere \u00e8 noto a tutti. La chiusura dell\u2019impianto siderurgico cittadino, che con vari alti e bassi in funzione delle congiunture economiche internazionali, garantisce un livello di occupazione all\u2019interno di un contesto in profonda crisi. Questa \u00e8 la tesi portata avanti dalle varie associazioni ecologiste presenti sul territorio ionico. Dall\u2019altra parte, ovvero dalla parte della classe politica attualmente sullo scranno comunale,\u00a0 ad onor del vero non \u00e8 molto chiara la linea politica da \u201csfoggiare\u201d su tale argomento (sar\u00e0 mica l\u2019elevata eterogeneit\u00e0 dei partiti che compongono la lista? mah.). Un tentativo di recuperare in \u201czona Cesarini\u201d (per usare un eufemismo calcistico) anni di immobilismo sulle tematiche ambientali, sembra non convincere del tutto gli spaesati cittadini-elettori tarantini. Ma guardando all\u2019esempio (con le dovute eccezioni) di Mongiana, una chiusura totale dell\u2019impianto siderurgico tarantino, potrebbe portare ad una seconda drammatica emigrazione della forza lavoro (la prima \u00e8 quella dei tanti studenti, come me, che costretti o meno abbandonano i seni materni e quelli tarantini, per lidi pi\u00f9 accoglienti), riducendo ancor pi\u00f9 la \u201cgrandezza\u201d (numerica e non) di una citt\u00e0 in agonia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qual \u00e8 la situazione?, si star\u00e0 chiedendo qualcuno. Soluzioni ed alternative potrebbero essercene molte. A mio parere, si dovrebbero tracciare quei sentieri che giungono ad un miglioramento delle condizioni ambientali, salvando quella che \u00e8 la cultura egemone tarantina da oltre mezzo secolo e dunque salvando migliaia posti di lavoro e quindi la sopravvivenza della citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">O forse, chi ipotizza la chiusura dell\u2019impianto siderurgico, mira ad uno svuotamento di Taranto tale da renderli padroni di una citt\u00e0 fantasma?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify; font-size: 11px;\">*liberamente rielaborato dal capitolo \u201cI meridionali non hanno cultura meridonale\u201d tratto dal libro \u201cTerroni\u201d di Pino Aprile.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4344&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Salvatore Romeo (&#8217;85) \u201cSe sei di Mongiana, ogni giorno vedi cos\u2019eri e a cosa sei stato ridotto\u201d. 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