{"id":4815,"date":"2012-06-04T00:30:19","date_gmt":"2012-06-03T22:30:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=4815"},"modified":"2012-10-10T02:46:41","modified_gmt":"2012-10-10T00:46:41","slug":"daddario","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4815","title":{"rendered":"D&#8217;Addario: una dinasty in default"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4819\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/403747_371282256217064_139271916084767_1590007_82845663_n-300x198.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"198\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/403747_371282256217064_139271916084767_1590007_82845663_n-300x198.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/403747_371282256217064_139271916084767_1590007_82845663_n.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>di <strong><em>Gaetano De Monte<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erano i ruggenti primi anni 2000, gli anni delle vacche grasse, quelli della Taranto da bere, ma soprattutto da spremere; della citt\u00e0 da spolpare. Una dinastia di imprenditori pi\u00f9 di ogni altra, i D\u2019Addario, prosperava all\u2019ombra del potere cittadino. Di quella stessa classe politica e dirigente che avrebbe prodotto, poi, un buco di bilancio pari a quasi un miliardo di euro. Di quel sistema che avrebbe governato Taranto per sette anni. E che rest\u00f2 sepolto sotto i colpi dei debiti e delle inchieste giudiziarie, che coinvolsero politici, imprenditori e funzionari comunali, accusati a vario titolo, di aver contribuito a prosciugare le casse del Comune. Quello che vedeva al vertice Rossana Di Bello, sindaco, e lady di ferro, marchiata dalla fedelt\u00e0 a Forza Italia. Ed al suo fianco il vice- sindaco Michele Tucci, deputato dell\u2019 Udc.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu in quel periodo che Enzo D\u2019Addario, il cui nome sino ad allora era stato legato prevalentemente al commercio delle automobili, diversifica ed amplia i propri investimenti. Intuisce le potenzialit\u00e0 del mercato dell\u2019usato, ed inventa il Km 0. In pratica la vendita delle vetture immatricolate non facendo pagare l\u2019iva a chi l\u2019acquista. Sbaragliando cos\u00ec la concorrenza. Macchine nuove vendute come usate. Truffando in maniera velata lo Stato. Nasce cos\u00ec la D\u2019Addario.It. Che diventa cos\u00ec leader in Italia nella commercializzazione di auto nuove, km 0 e semestrali dei marchi pi\u00f9 prestigiosi. Che intanto continua a crescere. Apre numerosi centri in tutto il territorio nazionale ed \u00e8 presente a Milano, con un prestigioso Showroom. Ed anche nel resto d\u2019Europa acquisisce aziende in fallimento cercando di risanarle. Diventando una holding. Investendo nel settore dell\u2019intermediazione finanziaria( General Prestiti); in quello immobiliare, con la \u201cD\u2019Addario Case e Progetti\u201d; e nel business dell\u2019oro, con la \u201cGold and Money\u201d. E\u2019attivissimo, sembra inarrestabile nell\u2019ascesa al mondo della borghesia parassita e cozzarizzata tarantina. Costituisce una nuova propaggine del gruppo, rilevando un\u2019importante azienda agricola, una delle cento storiche masserie di Puglia, con oltre 70 ettari produttivi a vigneti, oliveti e ciliegeti: \u201cMasserie di Puglia Le Monache Srl\u201d, con cui tenta di rilevare la \u201cBorsci\u201d, produttrice dell\u2019elisir San Marzano, un\u2019eccellenza del patrimonio enogastronomico tarantino. Progetta l\u2019acquisizione e l\u2019apertura di alberghi nel centro cittadino. Ma soprattutto \u00e8 del \u00a024 giugno 2009 \u00a0l&#8217;accordo che vede la ripartizione in parti uguali tra D&#8217;Addario e Luigi Blasi delle quote societarie della Taranto Sport, e la nomina per entrambi della carica di presidente della societ\u00e0. A sorpresa, poi, qualche mese dopo, il 6 settembre 2009, l&#8217;imprenditore, re delle auto, dopo aver dichiarato di voler lasciare il comando della Taranto Sport a Luigi Blasi e di rimanere come semplice azionista, decide di acquistare il restante 50% del pacchetto azionario della societ\u00e0 divenendone l&#8217;unico presidente. E diventando cos\u00ec il padrone del Taranto Calcio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene accolto a furor di popolo come il principe della pi\u00f9 rinomata &#8220;imprenditoria&#8221; ionica, capace di coniugare il lavoro, la capacit\u00e0 manageriale e quella \u00a0gestionale. Come il salvatore del \u201cpallone\u201d a Taranto, dopo gli anni dei\u00a0 fallimenti e delle gestioni dilettantesche. Le premesse, o meglio le promesse, erano roboanti. Grandi investimenti. Stadio nuovo o comunque ristrutturazione dell&#8217;attuale Stadio &#8220;E. Jacovone&#8221;. Cittadella dello sport, ricostruzione del settore giovanile, il ritorno degli sponsor a bordo campo, il pagamento puntuale degli emolumenti a calciatori e tecnici. Una strategia imprenditoriale che fa sognare la Citt\u00e0 e gli aficionados rossoblu.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In pochi mesi, tutto cambia. Gli stipendi non vengono pagati. Ed il Taranto viene penalizzato di sei punti, che impediscono alla Citt\u00e0 Dei Due Mari di ottenere la promozione diretta in serie B, e tornare nel calcio che conta dopo diciannove anni di assenza. Il resto \u00e8 cronaca di questi giorni. Il sogno, ancora una volta sfumato di un soffio, nella semifinale dei Play Off. L\u2019incubo del ritorno nei dilettanti, che si materializza insieme al fallimento delle aziende di Enzo D\u2019Addario. E\u2019 default per quello che un tempo era il re delle auto. In Puglia, ma non solo. Una maxi evasione fiscale, ma non solo, fa infatti vacillare l\u2019impero del re delle automobili. Sotto sequestro sono finiti nelle settimane scorse beni per un valore di 4 milioni e mezzo di euro. La Guardia di finanza al termine di una verifica fiscale avrebbe rilevato, per i periodi d\u2019imposta che vanno dal 2009 al 2011, omessi versamenti di Iva per un importo corrispondente alla somma di 4 milioni e mezzo di euro. E\u2019 scattato cos\u00ec il sequestro per equivalente di un intero palazzo: un edificio di pregio che si trova in via Anfiteatro. Ma sono soprattutto i debiti con le banche e le operazioni finanziarie spregiudicate a farne vacillare l\u2019Impero. E a far tremare le sue aziende \u2013 ed i circa 1.000 dipendenti tra maestranze direttamente assunte ed indotto, che da mesi non percepiscono gli stipendi. Intanto, per ci\u00f2 che riguarda il Taranto Calcio, il titolo sportivo \u00e8 stato rimesso nelle mani del sindaco Ezio Stefano, che dovrebbe trovare in pochi giorni qualcuno disposto ad accollarsi cinque milioni di euro di debiti, o forse anche di pi\u00f9, prodotti in soli tre anni di presidenza D\u2019Addario. Gli scenari che si prospettano intanto sono davvero inquietanti. Potrebbero essere le grandi presenze industriali del nostro territorio \u2013 l\u2019Ilva, L\u2019Eni, la Cementir \u2013 ad intervenire per aiutare la squadra di calcio e per salvarla dall&#8217;irreparabile. Gli stessi che hanno sulla coscienza morti sul lavoro e disastri ambientali, potrebbero esporre la Citt\u00e0 ad un\u2019ulteriore ricatto, o magari lo farebbero per lavarsi la coscienza, o per la questione del risarcimento per i danni ambientali e sanitari prodotti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto si \u201caspettano\u201d i famosi imprenditori e aziende tarantine, chiamate in causa ogni volta c\u2019\u00e8 un fallimento alle porte. Certo \u00e8 che, per adesso, l\u2019unico fallimento che si prospetta davvero, l\u2019unico default ormai certificato \u00e8 quello della famiglia D\u2019Addario. Sono davvero lontanissimi i tempi delle vacche grasse. Sono lontani anche per Daniela D\u2019Addario, sorella minore di Enzo. Che di quell\u2019epoca e di quelle amministrazioni ne \u00e8 stata diretta beneficiaria. Come quando, tra un Oban invecchiato quindici anni bevuto da Michele Tucci, vice sindaco, ed un Mohito sorseggiato da Daniela, allo Shamballas, villa di famiglia adibita dalla stessa proprietaria a una mezza discoteca ( ma che per lo stato e l\u2019erario figurava come associazione culturale), si siglava \u201cl\u2019accordo\u201d sulla gestione del Molo Sant\u2019Eligio. Lo \u201cShamballas\u201d sar\u00e0 poi chiuso dalla guardia di finanza per la mancata osservanza di nessuna delle prescrizioni imposte ai locali pubblici. Dipendenti tenuti a nero, e la mancanza persino di un estintore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Era il 4 Settembre del 2002, invece, quando il comune di Taranto, a conclusione di una gara ad evidenza pubblica, affidava la concessione per nove anni della gestione del porto turistico Molo Sant\u2019Eligio all\u2019Ati, associazione temporanea di imprese, costituita dall\u2019Italiana Servizi di Daniela D\u2019Addario, da Elettrojolly ( societ\u00e0 del suocero Armando Cavallo) e da Bartolomeo Maugeri, allora direttore della scuola velica. Per quell\u2019affidamento c\u2019\u00e8 un processo ancora in corso &#8211; che coinvolge alcuni dirigenti comunali &#8211; \u00a0per cui si \u00e8 concluso il primo grado, che ha visto condannati l\u2019architetto Antonio Liscio, allora coordinatore del servizio risanamento citt\u00e0 vecchia, l\u2019ex dirigente comunale Santo Barraccato, l\u2019ex capo di gabinetto Antonio Licciardello. Accusati di abuso d\u2019ufficio e falso. Membri della commissione di gara. Accusati di aver conosciuto in anticipo il contenuto delle buste sigillate delle offerte, per favorire l\u2019associazione temporanea di imprese di cui \u00e8 capofila Italiana Servizi. Ma oltre al principio di segretezza, si \u00e8 contestato, in particolare, il non aver avuto alcuno dei requisiti previsti dal bando. Addirittura L\u2019Ati si sarebbe costituita solo successivamente all\u2019indizione della gara.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 1 Giugno, intanto, il Molo Sant\u2019Eligio sar\u00e0 gestito da una nuova societ\u00e0. Sino ad ora, e per nove anni, il Comune di Taranto ha avuto un contratto di gestione per il Molo pagando un canone annuo di 67 mila euro all\u2019Autorit\u00e0 portuale. L\u2019amministrazione comunale, affidandone poi la gestione all\u2019Ati, gi\u00e0 richiamata, avrebbe dovuto guadagnare centomila euro netti all\u2019anno dall\u2019affidamento. Tuttavia, l\u2019Italiana Servizi della Dottoressa Daniela D\u2019Addario ha un debito nei confronti del Comune di poco meno di un milione di euro, di cui 925mila per canoni insoluti e 54 mila per gli interessi maturati. Debito che la societ\u00e0 aggiudicataria avrebbe dovuto pagare indipendentemente a prescindere dal procedimento giudiziario che vede la Societ\u00e0 in causa con il Comune. Il collegio arbitrale, in prima battuta, ha condannato addirittura il Comune di Taranto a versare nelle casse della Societ\u00e0 1,4 milioni di euro entro il 31 maggio 2009. La Corte d\u2019Appello ha ribaltato poi la decisione. Ma la Societ\u00e0, intanto, non ha pi\u00f9 pagato il Comune negli anni 2010 e 2011, ed anche se negli anni precedenti l\u2019ha fatto, ha sempre versato pi\u00f9 o meno la met\u00e0 della somma prevista dall\u2019appalto. Intanto la Societ\u00e0 \u00e8 stata messa in liquidazione volontaria il 22 febbraio, creando non pochi problemi ai diportisti. Quello del fallimento, del default, forse, deve essere un vecchio vizio di famiglia. Certo \u00e8 che la Dinasty D\u2019Addario, forse, non ce la far\u00e0 ad arrivare a fine mese!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4815&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gaetano De Monte Erano i ruggenti primi anni 2000, gli anni delle vacche grasse, quelli della Taranto da bere, ma soprattutto da spremere; della citt\u00e0 da spolpare. 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