{"id":4816,"date":"2012-06-04T00:29:33","date_gmt":"2012-06-03T22:29:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=4816"},"modified":"2012-10-10T02:45:28","modified_gmt":"2012-10-10T00:45:28","slug":"questione-siderurgica-apriamo-il-dibattito","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4816","title":{"rendered":"&#8220;Questione siderurgica&#8221;. Apriamo il dibattito?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4836\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/report-on-steel-industry-1-300x198.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"198\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/report-on-steel-industry-1-300x198.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/report-on-steel-industry-1.jpg 448w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Salvatore Romeo (&#8217;84)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marted\u00ec 29 maggio si \u00e8 tenuta presso la Camera del Lavoro CGIL di Taranto la conferenza stampa attraverso la quale la Confederazione e la FIOM hanno presentato all\u2019opinione pubblica le loro proposte sulla riapertura della procedura di concessione dell\u2019AIA all\u2019ILVA. Assieme al segretario generale, Gino D\u2019Isabella, e a quello di categoria, il neo insediato Donato Stefanelli, da rilevare la presenza del coordinatore nazionale del settore siderurgico del sindacato metalmeccanici, Vittorio Bardi, e dell\u2019ing. Domenico Capodilupo, tecnico con una lunga esperienza al CSM (Centro Sviluppo Materiali, gi\u00e0 Centro di Sperimentazione Metallurgica: in sostanza la societ\u00e0 di ricerca e sviluppo della vecchia Finsider, privatizzata come tutto il gruppo nei primi anni \u201890).<!--more--> La discesa di Bardi e Capodilupo \u00e8 tutt\u2019altro che casuale e segnala la volont\u00e0 di CGIL e FIOM di giocare sul tavolo Taranto carte pesanti, mobilitando nella vertenza che sta per aprirsi i livelli nazionali delle rispettive organizzazioni e alcune fra le migliori competenze del settore.\u00a0Gli interventi pi\u00f9 interessanti d\u2019altra parte sono stati proprio i loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Capodilupo ha esposto nel dettaglio la proposta tecnica che i sindacati hanno intenzione di inoltrare alle autorit\u00e0 che parteciperanno alla procedura di concessione dell\u2019AIA. Le riprendiamo dal documento di sintesi che la Camera del Lavoro ha inoltrato nel corso dell\u2019incontro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; font-size: 12px;\">\u201c1) Sulla questione delle polveri emesse dai nastri trasportatori delle materie prime e dai parchi\u00a0minerali e dei fossili. Nel primo caso \u00e8 in corso l\u2019opera di chiusura\u00a0 e contenimento gi\u00e0\u00a0prevista dall\u2019attuale AIA, di cui va verificata la\u00a0 tempistica. Per quando riguarda i parchi,\u00a0oltre ai previsti barrieramenti, la possibilit\u00e0 di una loro copertura \u00e8 tecnicamente possibile,\u00a0anche se coprire una superficie di diverse decine di ettari comporta problemi di fattibilit\u00e0 e\u00a0di tempi. In ogni caso, anche con le coperture, nei punti dove avviene la movimentazione dei\u00a0materiali in entrata e in uscita continuano a svilupparsi e a fuoriuscire polveri. Un\u00a0accorgimento potrebbe essere l\u2019utilizzazione di sistemi \u201cDry Fog\u201d, che riescono ad abbattere\u00a0anche le polveri sottili (PM10) e anche a limitare la dispersione di polveri \u201cinalabili\u201d (PM5),\u00a0con un sistema che utilizza acqua nebulizzata con aria iniettata a velocit\u00e0 supersonica.\u00a0Questi sistemi potrebbero essere usati da subito, ancor prima della realizzazione delle\u00a0coperture, nei punti di movimentazione dei materiali all\u2019interno di portali mobili, resta\u00a0inteso che nel frattempo le altre parti dei cumoli devono essere accuratamente trattate con\u00a0sostanze \u201cfilmanti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; font-size: 12px;\">2) Oltre alle Cokerie, l\u2019altro punto critico di emissioni di polveri, fumi e altre emissioni\u00a0inquinati (diossine, ecc.) \u00e8 l\u2019impianto di sinterizzazione dei minerali. Una prima misura\u00a0potrebbe essere quella di valutare la sostituzione\u00a0 o l\u2019integrazione degli attuali filtri\u00a0elettrostatici con filtri in tessuto (a manica), notoriamente pi\u00f9 efficienti, tanto che le relative\u00a0Bat prevedono rispettivamente &lt;20-40 mg\/Nm3 contro &lt;1-15 mg\/Nm3. Inoltre, si potrebbe\u00a0valutare la riduzione della produzione interna di questo impianto, acquistando agglomerato\u00a0sul mercato esterno, o sostituendolo eventualmente\u00a0 con minerale preridotto (DRI),\u00a0analogamente a quanto gi\u00e0 viene fatto nell\u2019impianto siderurgico di Piombino.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bardi si \u00e8 soffermato invece sulla delicata congiuntura che la siderurgia italiana ed europea attraversano in questo momento. Se da una parte il presidente uscente di Federacciai, Luigi Pasini, chiede con forza al governo di rivedere gli incentivi ai comparti della <em>green economy<\/em> per dedicare piuttosto maggiore attenzione alle difficolt\u00e0 dei produttori d\u2019acciaio \u2013 minacciati anche dal dumping ambientale dei concorrenti cinesi e indiani \u2013, dall\u2019altra grandissimi produttori, come il leader mondiale Arcelor Mittal, vanno perseguendo strategie sempre pi\u00f9 chiare di delocalizzazione degli investimenti dall\u2019Unione Europea a vantaggio degli stessi paesi emergenti. In questa situazione la produzione d\u2019acciaio italiana ha mostrato segnali incoraggianti negli ultimi mesi, crescendo pi\u00f9 rapidamente della media degli altri paesi europei, ma per le aziende le difficolt\u00e0 restano comunque gravi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indubbiamente \u00a0i contributi portati da Capodilupo e Bardi al dibattito locale sono quanto mai preziosi: essi hanno soprattutto il merito di riportare la questione della siderurgia e del suo impatto ambientale sul terreno della realt\u00e0, della tecnica e della fase economica corrente. In questa sede mi permetto solo di integrarli con semplici osservazioni, con la speranza di stimolare ulteriormente la discussione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A proposito della proposta tecnica illustrata da Capodilupo c\u2019\u00e8 un punto che viene eluso: quello delle cokerie. Pare si tratti in realt\u00e0 di una lacuna provvisoria, dal momento che in conferenza stampa lo stesso ingegnere ha annunciato che nel gruppo di lavoro che si riunir\u00e0 attorno a lui vi sar\u00e0 anche chi preparer\u00e0 una soluzione specifica per quel segmento di produzione. La questione non \u00e8 secondaria, poich\u00e9 una parte significativa delle diossine e del benzo(a)pirene sprigionato dallo stabilimento si generano proprio in quella fase. A questo proposito si potrebbe prendere a modello lo stabilimento Thyssen Krupp di Duisburg (d&#8217;altra parte lo stesso segretario Stefanelli in conferenza stampa ha ribadito l&#8217;intenzione di CGIL e FIOM di invitare in un convegno a Taranto sindacalisti e tecnici provenienti proprio dalla Ruhr). Si tratta di un centro dalla potenza produttiva di poco inferiore a quella di Taranto (9 milioni ton.\/anno di acciaio grezzo contro 11,5 mln.), presso il quale le cokerie sono state integralmente sostituite nel 2003 (pressappoco nello stesso periodo in cui da noi, a seguito di una celeberrima ordinanza sindacale queste venivano semplicemente \u201crivampate\u201d). La potenza produttiva del nuovo impianto \u00e8 pari a 2,5 mln. di ton.\/anno di carbon coke, circa un milione in meno rispetto a quello in funzione a Taranto. La sostituzione, nel caso del centro tedesco, ha prodotto performance ambientali quanto mai significative: presso il modulo produttivo di Bruckhausen \u2013 quello presso il quale sono entrate in funzione le nuove batterie \u2013 il benzo(a)pirene \u00e8 crollato da 9,7 a 0,4 ng.\/m3 dal 2002 al 2006 (v. <a href=\"http:\/\/www.dustconf.com\/CLIENT\/DUSTCONF\/UPLOAD\/S2\/KAPPERT_.PDF.\">qui<\/a>, tab. 4). Si badi che la posizione degli impianti anche a Duisburg \u00e8 molto vicina all\u2019abitato. Certo, la sostituzione delle cokerie implicherebbe una spesa notevole e comporterebbe una marcia rallentata degli impianti, ma alla fine si potrebbe avere uno stabilimento non solo pi\u00f9 pulito, ma anche pi\u00f9 efficiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Veniamo cos\u00ec al secondo punto, che chiama in causa quanto detto da Bardi. A ben vedere i lavori di trasformazione del centro di Duisburg sono stati condotti da una societ\u00e0 della stessa Thyssen Krupp, la Uhde, specializzata nella realizzazione di impianti industriali. Questo particolare introduce un tema di carattere economico di una certa importanza: chi dispone al suo interno di tecnologie che gli consentano di perseguire le sue finalit\u00e0 industriali risulta indubbiamente avvantaggiato rispetto a chi quel contributo deve acquistarlo dall\u2019esterno. Detto altrimenti, una grande multinazionale diversificata come Thyssen Krupp \u00e8 in grado di realizzare pi\u00f9 agevolmente investimenti che puntino anche a migliorare l\u2019impatto ambientale delle proprie produzioni rispetto a un gruppo Riva che resta concentrato nell\u2019<em>hard core<\/em> della produzione siderurgica. Oltre tutto, una multinazionale che conta anche su centri produttivi che operano su mercati al momento pi\u00f9 dinamici di quello europeo \u2013 Thyssen Krupp di recente ha ultimato un laminatoio della potenza di 4,3 mln. di ton.\/anno negli USA (Alabama), che viene alimentato dalle bramme provenienti dallo stabilimento inaugurato nel 2010 nello stato di Rio de Janeiro (e in parte indirizzate anche agli stabilimenti europei del gruppo) \u2013 pu\u00f2 affrontare la turbolenta fase che la siderurgia sta attraversando con margini d\u2019azione industriale ed economica pi\u00f9 ampi rispetto a chi conserva la gran parte della sua produzione in Italia o, al pi\u00f9, in Europa \u2013 il gruppo Riva \u00e8 presente anche in Francia, Belgio e Germania, ma esclusivamente con produzioni di laminati lunghi, che al momento risentono di una concorrenza fortissima soprattutto da parte dei concorrenti turchi. In un quadro del genere, pi\u00f9 che la tanto deprecata concorrenza cinese, caratterizzata da bassi prezzi e scarsa qualit\u00e0, ILVA ha forse da temere soprattutto i prodotti di alta qualit\u00e0 (e bassi prezzi) immessi sul mercato dal gigante tedesco del settore. E se la recessione in Europa dovesse aggravarsi ulteriormente, presto o tardi questa pressione diventerebbe fatale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto ci sarebbe da porsi una questione fondamentale: l\u2019Italia pu\u00f2 permettersi di perdere la siderurgia \u2013 poich\u00e9 di questo si tratterebbe se capitolasse Taranto e con quello stabilimento l\u2019ILVA? Al momento non vi \u00e8 paese manifatturiero al mondo che non produca ampi volumi d\u2019acciaio: la Germania \u00e8 il primo produttore siderurgico d\u2019Europa \u2013 e questo non \u00e8 un caso. D\u2019altra parte le analisi pi\u00f9 lucide fin qui prodotte sulla crisi europea dimostrano ampiamente che l\u2019origine e il decorso di quest\u2019ultima risiedono negli squilibri commerciali fra i diversi paesi dell\u2019Unione, cio\u00e8 nella capacit\u00e0 di alcuni (Germania su tutti) di penetrare i mercati altrui con le proprie merci (in gran parte manufatti). E la bilancia siderurgica italiana \u00e8 cronicamente in passivo da diverso tempo. Di pi\u00f9, se davvero dovesse materializzarsi lo spettro della fuoriuscita dall\u2019Euro \u2013 eventualit\u00e0 che diviene di giorno in giorno pi\u00f9 probabile, dal momento che a livello europeo persiste l\u2019opposizione del governo tedesco nei confronti di qualsiasi misura che possa derogare dall\u2019austerit\u00e0 \u2013 trovarsi a dipendere dall\u2019estero per un bene essenziale come l\u2019acciaio equivarrebbe a una strozzatura asfissiante: per comprare quel materiale saremmo infatti costretti a indebitarci con l\u2019estero a tassi d\u2019interesse che a quel punto sarebbero diventati vertiginosi. Certo, la svalutazione potrebbe dare una boccata d\u2019ossigeno ai siderurgici italiani \u201csull\u2019orlo di una crisi di nervi\u201d \u2013 e magari ai Riva sar\u00e0 piaciuta la \u201cbattuta\u201d di Berlusconi dell\u2019altro giorno \u2013, ma non dimentichiamo l\u2019esperienza degli anni \u201970, quando la concorrenza tedesca riusc\u00ec a penetrare il mercato italiano dei laminati piani nonostante la \u201cliretta\u201d, stabilendo rapporti di forza che mai pi\u00f9 sarebbero mutati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto \u00e8 perduto allora? Non ancora, perch\u00e9 per fortuna l\u2019Italia non \u00e8 a un livello industriale prossimo allo zero \u2013 come purtroppo accade a Grecia, Portogallo e, in parte, anche Spagna. La siderurgia italiana in particolare ha conosciuto di recente un\u2019esperienza pi\u00f9 unica che rara: quella dell\u2019Arvedi di Cremona. L\u2019azienda dell\u2019omonimo cavaliere ha sperimentato negli ultimi vent\u2019anni quello che \u00e8 universalmente considerato l\u2019ultimo salto di qualit\u00e0 della tecnologia siderurgica: la connessione diretta di colata continua e laminazione. L\u2019innovazione consente di ottenere un risparmio dei costi nell\u2019ordine del 60% rispetto ai processi di colata e laminazione tradizionali e di ottenere prodotti di gamma medio-alta, dotati soprattutto di straordinaria omogeneit\u00e0. Nel 2010 l\u2019Acciaierie Arvedi ha realizzato il 30% dei <em>coils<\/em> prodotti in Italia, seconda dopo l\u2019ILVA; fra 2008 e 2010, per via dell\u2019entrata in funzione del nuovo rivoluzionario impianto ESP (letteralmente: \u201cproduzione di nastri senza fine\u201d), l\u2019occupazione \u00e8 raddoppiata (al pari dei ricavi) e, a tutt\u2019oggi, i lavoratori Arvedi non hanno fatto un\u2019ora di cassa integrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vicenda di Arvedi ci dice che l\u2019innovazione deve diventare elemento strategico per la siderurgia italiana, a cominciare dal suo principale gruppo. Ma per fare innovazione occorre, a monte, organizzare in maniera pi\u00f9 efficiente i capitali presenti nel settore. A questo proposito sarebbe bene recuperare dal dimenticatoio l\u2019espressione \u201cpolitica industriale\u201d.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4816&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Salvatore Romeo (&#8217;84) Marted\u00ec 29 maggio si \u00e8 tenuta presso la Camera del Lavoro CGIL di Taranto la conferenza stampa attraverso la quale la Confederazione e la FIOM hanno presentato all\u2019opinione pubblica le loro proposte sulla riapertura della procedura di concessione dell\u2019AIA all\u2019ILVA. 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