{"id":4894,"date":"2012-06-11T00:08:03","date_gmt":"2012-06-10T22:08:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=4894"},"modified":"2012-10-10T02:39:47","modified_gmt":"2012-10-10T00:39:47","slug":"fabbriche-killer","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4894","title":{"rendered":"Fabbriche-killer. Dalla sentenza Eternit al &#8220;caso Taranto&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-4895 alignleft\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/amianto-eternit-italia-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/amianto-eternit-italia-300x225.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/amianto-eternit-italia.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Remo Pezzuto<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La condanna in primo grado a 16 anni di reclusione dei proprietari dell&#8217;Eternit rappresenta la pi\u00f9 alta espressione di una giustizia che fa di fatto prevalere l&#8217;interesse generale della collettivit\u00e0 per la difesa e la dignit\u00e0 della salute di chi lavora. Ponendo questo al di sopra di ogni possibile condizionamento esercitato da chi occupa posti di poteri economici importanti, non soltanto in Italia, ma anche nel mondo. Una sentenza monito, una lezione di civilt\u00e0, che ci permetter\u00e0 di non rivivere drammi futuri simili negli anni futuri. Non possiamo per\u00f2 affermare che il pericolo dell&#8217;amianto sia superato o che le bonifiche siano state compiute. C&#8217;\u00e8 ancora molto da fare contro l&#8217;amianto. Ma anche contro altri materiali e sostanze cancerogene, spesso molto pi\u00f9 nocive e inquinanti.<!--more--> Importante ed essenziale per la sicurezza e la tutela della salute delle lavoratrici e lavoratori negli stabilimenti o aziende \u00e8 la diffusione e l&#8217;informazione dei rischi nell&#8217;uso o esposizione a determinate sostanze. Il diritto alla salute deve essere esteso e riconosciuto all&#8217;intera cittadinanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec come a Torino, la realt\u00e0 industriale tarantina \u00e8 stata quanto mai vessata da moltissime morti sul lavoro, per infortuni e malattie professionali. Coesistono sul nostro territorio, accanto alla citt\u00e0, da pi\u00f9 di cinquant&#8217;anni, uno dei pi\u00f9 grandi stabilimenti siderurgici d&#8217;Europa, una raffineria di idrocarburi, un cementificio e cantieri navali dai cui impianti si sprigionano notevoli quantit\u00e0 di agenti patogeni. L&#8217;incidente probatorio che si \u00e8 concluso il 30 Marzo, del processo \u201ctuomori\u201d ha accertato l&#8217;esistenza di un disastro ambientale provocato dallo stabilimento siderurgico. Accanto a questo c&#8217;\u00e8 un secondo processo \u201ctumori\u201d che prevede tra i capi d&#8217;imputazione reati ben pi\u00f9 gravi del disastro ambientale, contemplando il reato di omicidio plurimo e aggravato per la morte di 15 dipendenti per mesoteliomi e carcinomi polmonari per esposizione ad amianto. Del \u201cprocesso Eternit\u201d e del \u201ccaso Taranto\u201d, ne discutiamo con Massimiliano del Vecchio, avvocato della FIOM e INCA CGIL di Taranto e consulente giuridico della FIOM e dell&#8217;INCA CGIL nazionale per il settore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cosa rappresenta sul piano giuridico e di \u201cGiustizia Sociale\u201d la storica sentenza del Tribunale di Torino sul caso Eternit? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rappresenta innanzitutto un essenziale momento di coinvolgimento della cittadinanza nella tutela del diritto alla salute a fronte di un disastro ambientale conclamato. E&#8217; la prima volta in Italia che si instaura un processo per un danno di una portata cos\u00ec vasta. L&#8217;esperienza dei processi ha conosciuto anche prima del \u201cprocesso Eternit\u201d fattispecie di ipotesi di reato limitate al decesso e alla lesione provocate in danno ai lavoratori dipendente. Il \u201cprocesso Eternit\u201d invece si estende, con l&#8217;ammissione degli enti, alla costituzione di parte civile del Comune, della CGIL, delle varie organizzazione sindacali e delle associazioni che hanno ritenuto di partecipare. Quindi non rimane il processo Eternit, un fenomeno circoscritto allo stabilimento o all&#8217;azienda, ma assume dimensioni pi\u00f9 vaste. Mentre da un lato \u00e8 questo il carattere della novit\u00e0, dall&#8217;altro invece si conferma ancora una volta, che non esime da colpa la circostanza che l&#8217;utilizzazione dell&#8217;amianto fosse consentita addirittura a livello legislativo fino ad una determinata epoca. Se questo \u00e8 vero, \u00e8 vero anche che questi sistemi di produzione \u2013 o, se ci spingiamo pi\u00f9 avanti, di manutenzione \u2013 dei manufatti dovevano essere eseguiti tutelando la salute del lavoratore. Fino ad un certo periodo l&#8217;amianto era utilizzato anche come indumento protettivo, ma ci\u00f2 non significa che il lavoratore innanzitutto non avrebbe dovuto essere informato dei rischi. C&#8217;\u00e8 un dovere di informazione da parte del datore di lavoro. Ed ancora non significa che la stessa manomissione del materiale non avrebbe dovuto essere effettuata attraverso sistemi non pericolosi per la salute dell&#8217;uomo. Il senso della \u201csentenza Eternit\u201d quindi, conferma ancora una volta che sussiste colpa nell&#8221;agente professionale\u201d per non aver previsto l&#8217;adozione di queste cautele e aver utilizzato in modo inappropriato e imprudente tale materiale. Ci conferma inoltre che \u00e8 possibile individuare il soggetto, la persona fisica colpevole di questi reati. Non vale l&#8217;esimente che le patologie da amianto possano essere determinate anche dall&#8217;inalazione di una singola fibra \u2013 la cd. dottrina della \u201csingle hit\u201d \u2013, in quanto in quella stessa sentenza, anche a seguito delle perizie disposte dalla CGIL, si afferma che nel mesotelioma la produzione della lesione cancerosa pu\u00f2 essere favorita o accelerata anche dalla progressiva esposizione all&#8217;agente cancerogeno. Si afferma cio\u00e8 la teoria del \u201cmultistadio\u201d. A pi\u00f9 esposizioni corrisponde una accelerazione dei tempi di latenza oppure una maggiore probabilit\u00e0 della verificazione della patologia; ad esempio, nel carcinoma polmonare nessuno ha mai dubitato che la colpa consista anche nell&#8217;aver provocato ripetutamente l&#8217;esposizione e tutti concordano nel determinare ipotesi di reato anche per gli amministratori che si sono succeduti nel tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dopo la sentenza del Tribunale di Torino, si pu\u00f2 dire vinta la battaglia contro l&#8217;amianto, oppure \u00e8 una battaglia ancora aperta? E qual \u00e8 la situazione delle bonifiche sul piano nazionale a quasi vent&#8217;anni dall&#8217;emanazione della legge che ha bandito il materiale-killer?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La battaglia contro l&#8217;amianto \u00e8 ancora una battaglia aperta. Ne abbiamo avuto conferma a Taranto, in sede di discussione del processo, dove i difensori degli imputati continuano a sostenere le tesi che si sono rivelate infondate nel processo Eternit, oltre che nei processi qui a Taranto, dove da circa venti anni vengono eseguite sentenze di condanna per i datori di lavoro o per l&#8217;INAIL per il riconoscimento delle malattie. C&#8217;\u00e8 ancora chi propone e sostiene le dottrine che non consentirebbero la individuazione del responsabile del reato. C&#8217;\u00e8 ancora chi sostiene che sia costosa la rimozione del materiale. Se immaginiamo che le bonifiche dall&#8217;amianto sono iniziate nel 2003, dopo che la legislazione vietava l&#8217;utilizzo dell&#8217;amianto e anche la stessa presenza dell&#8217;amianto negli impianti dal 1992, a distanza quindi di vent&#8217;anni, vuol dire che la battaglia \u00e8 ancora aperta e non si sa ancora come andr\u00e0 a finire. Perch\u00e9 eliminare tutto l&#8217;amianto da complessi produttivi di una tale vastit\u00e0 \u00e8 quasi impossibile. Perch\u00e9 l&#8217;amianto si continuer\u00e0 a trovarlo per i prossimi decenni, nascosto tra le flange di un qualsivoglia macchinario. Quindi l&#8217;idea sarebbe quella di una bonifica sistematica \u00a0e generalizzata. Invece adesso le bonifiche sono mirate. Dove si sospetta che vi sia dell&#8217;amianto, si interviene con le ditte specializzate. Prima ancora intervenivano direttamente i lavoratori a rimuovere questo materiale senza l&#8217;adozione di alcuna cautela, a ripristinarli, riutilizzarli. Quindi l&#8217;intervento delle autorit\u00e0 sanitarie dovrebbe essere molto pi\u00f9 penetrante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;amianto non \u00e8 l&#8217;unico materiale cancerogeno o inquinante negli ambienti di lavoro. Quali sono gli altri materiali che sono ancora oggi utilizzati e che fanno ammalare allo stesso modo le lavoratrici e lavoratori?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono centinaia di sostanza che, da un punto di vista tecnico, possono essere definite veleni, utilizzati ad esempio nel ciclo della siderurgia o della raffinazione. I pi\u00f9 nocivi sono pacificamente individuati dalla perizia chimica di recente disposta nell&#8217;incidente probatorio del processo \u201ctumori\u201d, ma anche dagli stessi registri INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) e APAT (Agenzia per la protezione dell&#8217;ambiente e per i servizi tecnici) istituiti dal Ministero dell&#8217;Ambiente per Taranto. Sono il cadmio, il benzo(a)pirene, le ammine aromatiche, il benzene, il catrame, il mercurio, i metalli pesanti e tanti altri. Le matrici rivelano che \u00e8 il mix di agenti cancerogeni che produce questo aumento ed incremento di Tumori nella citt\u00e0 di Taranto. Non \u00e8 solo l&#8217;amianto, non \u00e8 solo la diossina o il benzo(a)pirene, ma sono centinaia di agenti cancerogeni che si uniscono con un sistema sinergico, per cui ognuno moltiplica gli effetti nocivi dell&#8217;altro, e ne consegue che il livello di esposizione sia veramente preoccupante ancora oggi. Dal punto di vista produttivo, l&#8217;amianto non si produce pi\u00f9 in Italia e forse anche in Europa. Prodotto solo dalla \u201cEternit\u201d, ci sono state forse piccole azienda, a Taranto ad esempio c&#8217;era la Depo, che trattavano i manufatti in amianto. Ma direi che dal 1992 l&#8217;Amianto non si estrae pi\u00f9. Il problema \u00e8 nelle aziende che l&#8217;hanno utilizzato come rivestimento, guarnizione o coibent \u2013 e sono tuttora grandi aziende che hanno questo problema. L&#8217;ILVA \u00e8 il fenomeno pi\u00f9 grave perch\u00e9 \u00e8 un azienda che \u00e8 grande tre volte la citt\u00e0 di Taranto ed \u00e8 piena di tonnellate di amianto ancora oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In che modo si possono bilanciare gli interessi occupazionali con quelli della tutela della salute? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occupazione e tutela della salute sono due fenomeni che possono certamente coesistere. Nessuno pu\u00f2 pensare ragionevolmente di chiudere l&#8217;ILVA\u00a0 o l&#8217;Eni e mettere sul lastrico 15.000 famiglie. La scelta tra occupazione e diritto alla salute deve essere legata ad una ecocompatibilit\u00e0 della grande industria. La dimostrazione \u00e8 stata data dall&#8217;adozione di semplicissimi rimedi, anche non molto costosi rispetto ai bilanci e agli attivi di bilancio dello stabilimento siderurgico, che hanno prodotto un abbattimento notevole dell&#8217;emissione di diossina, quando in realt\u00e0 sino a due anni fa l&#8217;Ilva produceva il 90% della diossina d&#8217;Europa. Con l&#8217;adozione dell&#8217;impianto UREA e la legge \u201cAntidiossina\u201d della Regione Puglia, si sono fortemente abbattute e quasi azzerate le emissioni di questo inquinante. In Germania, ad esempio nella zona della Ruhr, convivono pacificamente nel verde gli abitanti e gli stabilimenti siderurgici pi\u00f9 grandi d&#8217;Europa. Si tratta di rimodulare le autorizzazioni ambientali. L&#8217;unica strada \u00e8 quella che si apra un tavolo permanente per Taranto presso il Ministero dell&#8217;Ambiente; che le autorizzazioni ambientali siano di durata pi\u00f9 limitata e che siano tarati di volta in volta rispetto alle problematiche che fossero individuate dai rilievi ambientali. Una autorizzazione ambientale pi\u00f9 rigorosa consentirebbe quindi la coesistenza della necessaria aspettativa di stabile occupazione con quella di doverosa tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In che modo il Sindacato pu\u00f2 promuovere l&#8217;interesse collettivo alla sicurezza e la prevenzione degli infortuni e malattie professionali negli ambienti di lavoro?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Sindacato \u00e8 proprio l&#8217;organo deputato a svolgere questo compito. Nello Statuto della FIOM- CGIL, l&#8217;articolo 2 \u00e8 tutto incentrato sulla salute dei lavoratori. Noi qui a Taranto siamo stati i primi a promuovere il ruolo processuale del Sindacato, nella partecipazione ai processi che riguardano omicidi o lesioni gravi per i lavoratori. Abbiamo voluto un confronto con le autorit\u00e0 giudiziarie. Ci siamo proclamati sempre persona offesa del reato, quando \u00e8 morto un lavoratore. Sempre insieme ed affianco dei lavoratori. Ci \u00e8 consentito dall&#8217;art. 9 dello Statuto dei Lavoratori e dell&#8217;art. 2 dello Statuto della FIOM-CGIL, un ruolo istituzionale di rappresentanza degli interessi collettivi. Quindi il Sindacato \u00e8 e vuole essere interlocutore dei lavoratori, del datore di lavoro e anche dei cittadini, proprio per affermare questa possibilit\u00e0 di coesistenza della realt\u00e0 del lavoro con la realt\u00e0 della salute. Si conferma tuttavia che il sindacato non difende solo i lavoratori iscritti. Questa \u00e8 l&#8217;idea che \u00e8 partita da Taranto. Ci siamo sempre costituiti evitando di dire se il lavoratore fosse o non fosse un nostro iscritto. Difendiamo tutti i lavoratori: \u00e8 un ruolo che ci \u00e8 ormai riconosciuto a livello nazionale, dove abbiamo acquisito grande credibilit\u00e0. Siamo il Sindacato che dovunque si costituisce parte civile quando c&#8217;\u00e8 un problema dei lavoratori e lavoriamo al fianco della procura per l&#8217;accertamento di ipotesi di reato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quale pu\u00f2 essere il ruolo dei comitati di cittadini, inteso come partecipazione attiva al processo,\u00a0 per chiedere giustizia riguardo al \u201ccaso Taranto\u201d?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I comitati di cittadini fanno molto bene il ruolo di stimolo dell&#8217;instaurazione e prosecuzione dei processi. La forma di controllo popolare \u00e8 sempre qualcosa di opportuno. Per quanto riguarda la partecipazione alle iniziative giudiziarie, c&#8217;\u00e8 solo un ostacolo tecnico. Il comitato non pu\u00f2 costituirsi per partecipare a quel processo, ma \u00e8 legittimato a parteciparvi se dimostra di avere un peso e una credibilit\u00e0 diffusa sul territorio nazionale o in ambito pi\u00f9 ristretto, che preesista al processo. Il comitato partecipa come persona danneggiata dal reato. Quindi se \u00e8 nato dopo il processo o in vista di questo, certamente non ha ancora patito il danno. Ben vengano quindi i comitati dei cittadini, \u00e8 un segnale che la citt\u00e0 ci crede in questi processi ed \u00e8 di conforto per gli inquirenti. Il sostegno dei cittadini nelle loro battaglie giudiziarie.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4894&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Remo Pezzuto La condanna in primo grado a 16 anni di reclusione dei proprietari dell&#8217;Eternit rappresenta la pi\u00f9 alta espressione di una giustizia che fa di fatto prevalere l&#8217;interesse generale della collettivit\u00e0 per la difesa e la dignit\u00e0 della salute di chi lavora. 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