{"id":4957,"date":"2012-06-18T00:02:16","date_gmt":"2012-06-17T22:02:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=4957"},"modified":"2012-10-10T02:36:01","modified_gmt":"2012-10-10T00:36:01","slug":"scuola-quartiere","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4957","title":{"rendered":"Una storia di Sud. Quando la scuola \u00e8 l\u2019unica istituzione presente nel quartiere"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4959\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/PAOLO-VI-300x216.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"216\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/PAOLO-VI-300x216.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/PAOLO-VI.jpg 490w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Gaetano De Monte<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Periferia industriale a nord di Taranto, Paolo VI. Un quartiere frutto della cementificazione dei primi anni 70. Costruito per soddisfare le esigenze abitative della classe operaia tarantina, che in quegli anni, con la costruzione del siderurgico, vedeva realizzato il sogno di un posto in fabbrica e la speranza di un futuro migliore.<!--more--> Un rione, che\u00a0 deve il suo nome al Papa Paolo VI, che nella notte di Natale del 1969, celebr\u00f2 la santa messa dal centro siderurgico di propriet\u00e0 statale, l\u2019allora Italsider. E che a distanza di quarant\u2019anni dalla sua costruzione, aspetta ancora, per i suoi abitanti, servizi pubblici locali, piazze, parco giochi, teatri, cinema. Insomma, che istituzioni degne di questo nome si occupino di quella gente che vive in quei palazzoni asfissianti che separano il Mar Piccolo dall\u2019Ilva, il siderurgico pi\u00f9 grande d\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una scuola media modello. La Giuseppe Ungaretti. Con un progetto educativo e sociale in grado di confrontarsi concretamente con il territorio e i problemi di chi lo abita. Una scuola di periferia come tante, ma con un progetto formativo come poche. Ed \u00a0un professore, Stefano Leogrande, che in quella scuola dove \u00e8 vicario del preside, ha trascorso ventinove, dei suoi sessant&#8217;anni. In\u00a0 quello stesso istituto scolastico che negli ultimi anni, ha subito decine di atti vandalici, incendi, provocati allagamenti e furti di ogni genere, svolge una funzione sociale, quasi istituzionale, oltre che educativa. Ma in quello che \u00e8 quasi un quartiere nel quartiere, nelle cosiddette case bianche, dove la scuola \u00e8 ubicata, &#8211; un complesso di case Iacp tutte uguali e tutte oramai fatiscenti, assegnate nei primi anni \u201970 ai poveri e ai disoccupati del quartiere &#8211; \u00a0Stefano Leogrande, \u00e8 soprattutto l\u2019idolo delle mamme. Che sono le stesse che hanno recitato nel film Mar Piccolo di Alessandro Di Robilant,\u00a0 un giovane regista che ha fortemente voluto lavorare nel quartiere Paolo VI, in quella che \u00e8 forse la periferia pi\u00f9 povera di Taranto, coinvolgendo gli abitanti sia come attori e comparse, sia usando le loro case, e i loro spazi come scenografia naturale. In quel film, prodotto dalla Fandango, protagoniste, forse un po\u2019 nascoste, sono proprio loro, le donne di Paolo Sesto, le cui voci raccontano, attraverso un continuo altalenare tra la finzione filmica e la realt\u00e0, la vita nel quartiere, il rapporto con l\u2019ILVA, l\u2019industria pi\u00f9 inquinante d\u2019Italia, e quello con la Citt\u00e0, che appare cos\u00ec lontana al di l\u00e0 del Ponte, \u00a0il Punta Penna, da cui \u00e8 separata. Troppo distante dalle sue istituzioni e dai suoi servizi, e non solo in senso geografico. Un film, quello, che descrive, comunque, anche quel senso di solidariet\u00e0, della condivisione, della festa, che luoghi e gente come questi ti sanno \u00a0dare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 proprio durante una festa di fine anno organizzata nella scuola, dal prof. Leogrande, con il sapiente aiuto delle donne di PaoloVI, che hanno preparato per l\u2019occasione ogni sorta di prelibatezza culinaria, che ho l\u2019occasione di conoscere dall\u2019interno la vicenda della media Ungaretti. Ci vado con Angelo, che in quella scuola vi ha insegnato musica per un anno, e con Carla, che invece vi ha lavorato per un progetto del servizio civile nazionale. Entrambi conservano un ottimo ricordo del tempo trascorso l\u00ec, delle mamme, dei bambini, che da queste parti \u00e8 come se crescessero pi\u00f9 in fretta degli altri, imparando, tra le difficolt\u00e0, i pericoli, e spesso il degrado che li circonda, a cavarsela nella vita. Altre volte magari no. Ma in realt\u00e0, questi, sono solo sedimenti di storia che \u00e8 possibile incontrare in qualsiasi altra metropoli europea, sia Napoli o Marsiglia, laddove ad una politica urbanistica disastrosa, si \u00e8 affiancata l\u2019assenza di istituzioni degne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>\u201cPer fortuna che c\u2019\u00e8 invece quella scuola\u201d,<\/em><\/strong> mi dicono quasi in coro, Maria, &#8211; che dopo aver recitato in Mar Piccolo e in \u201cil paese delle spose infelici\u201d, \u00e8 diventata la referente della Fandango ogni volta che c\u2019\u00e8 da girare un film da queste parti- \u00a0e le altre mamme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Non ci sono posti dove i bambini possono giocare. Piazze, centri sportivi scevri dalle logiche del profitto, dove i bambini possano semplicemente stare insieme. Di\u00a0 autobus di linea ne partono davvero pochi. Siamo come abbandonati a noi stessi. Come se non fossimo un quartiere tra i pi\u00f9 popolosi della Citt\u00e0. La disoccupazione, poi, \u00e8 una manna bestiale, specie per i gi\u00f9 giovani. Ed il lavoro quando c\u2019\u00e8, per i nostri mariti, \u00a0riesce a malapena a garantire la giornata. Resta il fatto che tra di noi ci aiutiamo, c\u2019\u00e8 solidariet\u00e0, fratellanza. E che quella scuola, \u00e8 l\u2019unica istituzione di riferimento. E quel professore, poi, \u00e8 come se fosse il nostro sindaco, \u00e8 lui che risolve i nostri problemi, a volte anche quelli coniugali! E\u2019 forse anche un po\u2019 il nostro prete!<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 un<strong><em> <\/em><\/strong>umanit\u00e0 semplice, spesso per\u00f2 dolente, quella che incontri in questo quartiere stretto tra il siderurgico, il mare, e quel che resta della macchia mediterranea. Basata su pochi valori condivisi, che la scuola Ungaretti ha contribuito in massima parte a tramandare. Rifuggendo dai pregiudizi, figli della paura e dell&#8217;ignoranza, che spesso i condizionamenti, o addirittura, il\u00a0 bombardamento, dei media locali, hanno restituito negli anni. Da quell\u2019idea del quartiere Paolo Sesto, legata per forza alla cronaca, alla malavita, all\u2019eroina. Da quella logica che ha inevitabilmente colpevolizzato senza piet\u00e0 i suoi abitanti, etichettandoli come la feccia della citt\u00e0. Dimenticando, o facendo finta, forse, che, dietro una notizia di cronaca, spesso, quasi sempre, si nasconde un disagio sociale. La scuola Ungaretti, ed in particolare il vice-preside, Stefano Leogrande, cercano, ogni giorno, invece, attraverso il dialogo, \u00a0con le mamme e con i bambini, in primo luogo, di rimuoverne le cause.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>\u201cPer fortuna che ci sono loro invece<\/em><\/strong>\u201d, continua il Prof, riferendosi alle \u201cmamme attrici\u201d, in un simpatico siparietto, tra un tubettino alle cozze, e una seppia alla griglia, che solo certi \u201csquarci\u201ded \u201cangoli\u201d di Taranto, ti sanno dare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>E\u2019 grazie a loro, ed al loro profondo senso di appartenenza verso l\u2019istituzione scuola, verso questa piccola famiglia che conta 170 allievi, 34 insegnanti e 7 classi, se ventinove anni dopo sono ancora qui, a lavorare con l\u2019 entusiasmo del primo giorno, nonostante le difficolt\u00e0 ed i tanti momenti difficili attraversati. I primi anni \u201990, quelli della Guerra di mala, quando la stessa convivenza tra i ragazzi era impossibile. Quando gli stessi cognomi degli alunni rimandavano alla geografia dei clan, che in quegli anni si contendevano a suon di proiettili e di morti ammazzati, il controllo della Citt\u00e0.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Come quando, tredici anni dopo, volevano chiuderla a causa dell\u2019esiguo numero di frequentanti. E io mi sono battuto, perch\u00e9 qui tra le case bianche, dove vi sono solo palazzoni tutti uguali, l\u2019uno affianco all\u2019altro, come a Scampia, come a Tor Bella Monaca, come nelle periferie di Napoli, Roma, almeno rimanesse la scuola. Dove tuttora non ci sono piazze, parchi. E qui vicino c\u2019\u00e8 solo un bellissimo cine-teatro, il Mignon, che per\u00f2 non \u00e8 mai decollato. E\u2019 dal 1998, dal giorno in cui vennero a trovarmi un gruppo di mamme del quartiere che si opponevano alla chiusura della scuola, e con cui da allora si \u00e8 instaurato un rapporto bellissimo, che sto bene ad insegnare qui. Da quando \u00e8 nato il comitato delle mamme con cui ci incontriamo ogni luned\u00ec. \u00a0Vista la mia anzianit\u00e0 di servizio, avrei <\/em><\/strong> <strong><em>potuto fare il preside incaricato in un\u2019altra scuola, magari alla Colombo, vicino casa. Ma io \u00a0sono rimasto qui, e questa mia scelta la devo proprio a quelle mamme che un tempo sono state anche mie alunne e che oggi mi aiutano nell\u2019ascolto e nel dialogo con i ragazzi, con i loro figli. Il loro aiuto \u00e8 stato prezioso quando la scuola ha subito diversi atti di vandalismo. Cercando di risolvere i problemi con la prevenzione piuttosto che con la repressione. <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scuola media Giuseppe Ungaretti, ha infatti subito negli anni decine di attentati, ed addirittura qualche anno fa, questo professore, &#8211; che potrebbe essere uscito da un romanzo di Sciascia &#8211;\u00a0 dopo un rogo notturno nei corridoi, alimentato con banchi e registri di classe, per due notti ha dormito in aula, pur di difendere ci\u00f2 che restava della sua scuola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Sfondarono i vetri e rubarono i computer. Allagarono le aule per impedire di fare lezione.\u00a0 Portarono via tutto quello che si poteva trasportare. Distrussero tutto il resto. Dietro quelle incursioni,<\/em><\/strong> fa capire il Prof Leogrande, <strong><em>sembra esserci stata una regia. Forse la volont\u00e0 di alcuni di vedere chiusa\u00a0 la scuola per potersi insediare nelle aule. O addirittura \u00e8 girata anche la voce che \u201cqualcuno\u201d, all\u2019interno di quell\u2019edificio avrebbe voluto farci un centro-benessere<\/em><\/strong>!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un po\u2019come la storia del cinema- teatro Mignon, che si trova a poca distanza dall\u2019 Ungaretti, assegnato temporaneamente da un protocollo di intesa, sottoscritto il 5 Gennaio del 2011, ai ragazzi dell\u2019allora Centro Sociale Cloro Rosso, in attesa dei lavori di ristrutturazione della ex scuola media Martellotta, perch\u00e9 vi svolgessero all\u2019interno attivit\u00e0 socio-culturali, e a cui invece sar\u00e0 poi detto di non andarci, perch\u00e9 \u00a0\u201c avreste disturbato il quartiere\u201d.\u00a0\u00a0 Pochi mesi dopo, quel teatro sar\u00e0 derubato di qualsiasi cosa avesse all\u2019interno. E questa non \u00e8 un\u2019altra storia\u2026.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per fortuna che invece, nel desolante spaccato sociale e culturale, di quello che \u00e8 oggi l\u2019istituzione scolastica al sud Italia, c\u2019\u00e8 una scuola di periferia che resiste, si confronta e si scontra con i sogni, i problemi e le difficolt\u00e0 di ragazzi e genitori. Per fortuna c\u2019\u00e8 chi, come il Professor Leogrande anche di fronte allo sconquasso provocato dalla riforma Gelmini continua a fare scuola pubblica. Di qualit\u00e0. D\u2019eccellenza. Anche attraverso i corsi e le numerose attivit\u00e0 pomeridiane che si tengono qui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em> I ragazzi sono contenti di venire a scuola, di pomeriggio. Anzi, a volte succede anche che i bambini non vogliano pi\u00f9 tornare a casa. Perch\u00e8 senza strutture sportive pubbliche, senza un parco giochi. Dove vanno? Cosa fanno? I nostri bambini non hanno mai visto nulla di tutto questo <\/em><\/strong>dice Marianna, un\u2019altra delle mamme, che con il dirigente scolastico Stefano Leogrande, ha instaurato un rapporto oramai decennale. Oramai sedimentato nel tempo. Tanto che, nonostante molte di quelle donne,\u00a0 hanno i figli ormai grandi, che non frequentano pi\u00f9 da un pezzo la scuola,\u00a0 loro continuano ad esserci, strette tra la voglia di contaminarsi e il desiderio di riscatto per i \u00a0figli di quel quartiere, la cui unica colpa, \u00e8 l\u2019essere nati e cresciuti in dei palazzoni tutti bianchi, tutti attaccati l\u2019uno all\u2019altro,simili a quelli di qualsiasi altra metropoli del Sud Europa. Quella della scuola Ungaretti, infatti \u00e8 una storia di sud, di sud dell\u2019Europa, che dimostra per\u00f2, come davvero a volte basti poco per capovolgere la realt\u00e0. Per fuggire dai pregiudizi e dai sospetti. Bastano vicende come queste. Basta crearle, viverle. Magari anche raccontarle, ogni tanto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Per fortuna che invece ci sono scuole come questa, \u00a0che \u00e8 \u201cun\u2019istituzione\u201d, nel quartiere<\/em><\/strong>, mi dice Carla, &#8211; che in quella scuola ha fatto la volontaria, e che i bambini appena l\u2019hanno vista l\u2019hanno abbracciata e chiamato \u201d professor\u00e8\u201d- mentre andiamo via. Mentre ci lasciamo alle spalle quei palazzoni bianchi, il mare, e le ciminiere. Mentre, in macchina, siamo diretti all\u2019Archeo Tower, un\u2019altra piccola istituzione del \u201cComune\u201d, un laboratorio di cooperazione produttiva, un centro sociale, ma qualsiasi cosa essa sia, un luogo che si sforza ogni giorno di essere\u00a0 istituzione, in un quartiere, il Solito Corvisea, dove i palazzoni sono di varia tonalit\u00e0 e pi\u00f9 belli, ma tutti ugualmente asfissianti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4957&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gaetano De Monte Periferia industriale a nord di Taranto, Paolo VI. 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