{"id":4983,"date":"2012-06-25T00:05:07","date_gmt":"2012-06-24T22:05:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=4983"},"modified":"2012-10-10T02:32:27","modified_gmt":"2012-10-10T00:32:27","slug":"il-calcio-una-religione","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4983","title":{"rendered":"Il Calcio: una religione, molti Messia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-4989\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/pallone-brutto_1.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"230\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Salvatore Romeo (&#8217;85)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa non si farebbe per seguire e difendere la propria religione! E\u2019 impossibile ricordare a memoria d\u2019uomo il numero di guerre, scontri o semplicemente amicizie, naufragate nel corso dei secoli a causa degli scontri religiosi. Quando George Bernarnd Shaw afferm\u00f2 che \u201cc&#8217;\u00e8 una sola religione, bench\u00e9 ne esistano un centinaio di versioni\u201d, non poteva lontanamente immaginare che una di queste \u201cversioni\u201d fosse niente meno che il calcio. Si, il calcio, la religione con pi\u00f9 adepti al Mondo.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una religione, molti Messia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Numerosi sono i punti di contatto tra le diverse religioni ed il calcio: possono tutte riconoscersi un ampio numero di \u201cfedeli\u201d; hanno luoghi di culto, non strettamente domenicali; tutte lasciano un sentimento di insofferenza quando la vita \u00e8 avara di successi. Ma a differenza di Buddismo, Islam o Cristianesimo, religioni prettamente Monoteiste, il calcio ha un\u2019infinit\u00e0 di Messia: ogni squadra ha il suo, ma un ristretto numero sono riconosciuti universalmente come \u201cDei del calcio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E quella del \u201cMessia\u201d \u00e8 la metafora migliore, se ci riferiamo al calcio moderno specialmente in Italia: in prima analisi, ad un livello pi\u00f9 \u201calto\u201d, le vicissitudini di una squadra di calcio sono vissute con un ardore ed un\u2019indignazione difficilmente individuabili nella tematica \u201cquotidiane\u201d. E dato che Taranto, nel suo piccolo \u00e8 anticamera e specchio della realt\u00e0 italiana, la nostra citt\u00e0 attende con rabbia ed impazienza il suo \u201cSalvatore\u201d, che possa traghettarla verso il paradiso della palla di cuoio. Certo, ci sarebbe da sistemare la \u201cfaccenda\u201d della depressione economica e della stagnazione occupazionale, nonch\u00e9 della situazione ambientale, ma i tarentini in questi giorni d\u2019arsura estiva, sembrano non prestare ascolto che alle (dis)avventure calcistiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La \u201cdiscesa del Salvatore\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tre anni fa, in concomitanza con l\u2019insediamento della nuova propriet\u00e0 \u201ctargata\u201d D\u2019Addario, il purgatorio, in cui il calcio tarantino militava da circa venti anni, sembrava fosse giunto ad una fine. Folle di fedeli acclamava a gran voce l\u2019arrivo del Messia (o del re Mida, come era stato soprannominato) locale, che tra proclami e promesse azzardate, ascoltava le preghiere e elargiva benedizioni. Come \u00e8 andata a finire \u00e8 storia nota ormai (ne abbiamo parlato nell\u2019articolo \u201cD\u2019Addario: una dinasty in default\u201d http:\/\/www.siderlandia.it\/index.php\/daddario ). Ora, trascurando gli insegnamenti che la Storia con la sua benevolenza ci elargisce, il perfido meccanismo della figura salvifica, tanto cara al berlusconismo, potrebbe tornare ad affascinare i cuori dei tifosi locali. Enorme \u00e8 (a detta loro) la mole \u201cdi impegno e sudore\u201d che i dirigenti della quasi defunta Taranto s.r.l. stanno profondendo;\u00a0 i risultati per\u00f2 sono (ad ora) abbastanza scarsi. Fatto salvo per una societ\u00e0 italo-spagnola, pronta a suo dire a sacrificare per la salvezza del Taranto seicentomila euro [1] , nessun\u2019altra societ\u00e0 (locale e non) sarebbe pronta a sacrificarsi (almeno fino alla data di stesura di questo articolo). Ma ci pu\u00f2 essere una soluzione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il Messia che viene dal legno <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec credo sia considerato Giampaolo Pozzo, proprietario dell\u2019 \u201cUdinese Calcio\u201d, una delle realt\u00e0 pi\u00f9 belle degli ultimi tre lustri del panorama calcistico nazionale, dai suoi concittadini. Nella gestione della \u201csua\u201d squadra, per i dirigenti dell\u2019Udinese e la famiglia Pozzo, la parola d\u2019ordine sembrerebbe essere una: programmazione. Si, programmazione perch\u00e9 il successo dell\u2019Udinese fonda le sue basi molti anni fa, quando per questa \u201cprovinciale\u201d \u00a0il traguardo della serie A era da conquistare tutti gli anni. Dal 1995 in poi l\u2019Udinese non \u00e8 mai scesa in serie B, anzi ha ottenuto dei traguardi ragguardevoli, conquistati in luogo delle squadre pi\u00f9 blasonate. Ed il tutto \u00e8 condito da un\u2019invidiabile situazione finanziaria del club, raggiunta con anni di politiche di compra-vendita dei giocatori dedite alla \u201cplusvalenza\u201d. Ulteriore fiore all\u2019occhiello della societ\u00e0 bianconera, \u00e8 la gestione del settore giovanile, all\u2019avanguardia in Italia: le strutture di allenamento ed i campi da gioco per i pi\u00f9 \u201cpiccoli\u201d sono di \u201cpari dignit\u00e0\u201d rispetto a quelli della prima squadra. Se a questo si aggiunge la forte attitudine all\u2019integrazione tra i giocatori di diverse nazionalit\u00e0, quasi una necessit\u00e0 per una squadra che scova talenti in tutti i Continenti, si pu\u00f2 intuire il perch\u00e9 del successo dell\u2019Udinese: nulla \u00e8 lasciato all\u2019improvvisazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Udinese, possibile modello di riferimento?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I problemi sono molteplici: ad oggi nessun gruppo privato, famiglia o benefattore ha le competenze, le risorse e la lungimiranza della famiglia Pozzo (e di tutte le altre \u201cfamiglie\u201d che hanno successo nel calcio). Ma perch\u00e9 l\u2019approccio non potrebbe essere differente? Quando si parla di una societ\u00e0 sportiva, di qualsiasi sport, subito si tende a identificarla con il nome del proprietario o dello sponsor; sembra paradossale ma il concetto di appartenenza ad una citt\u00e0\/comunit\u00e0, pur denominando una squadra, viene immediatamente scavalcato dalle logica che \u201cla squadra \u00e8 dichi mette i soldi\u201d. Un approccio dunque del tutto \u201cpersonalizzate\u201d, in antitesi al concetto di \u201cunione\u201d insito nello sport.\u00a0\u00a0 Perch\u00e9 non si prova, in reale contrasto alla dipendenza di una squadra\/comunit\u00e0 nei confronti di un unico soggetto economico, a rendere la squadra della propria citt\u00e0 davvero \u201cpubblica\u201d ? Molti di voi, a seguito di tale affermazione, storceranno il naso. Troppo difficile (ne sono consapevole) immaginare una societ\u00e0 senza un padre\/padrone che rimpingui le casse ad ogni bisogno. Qui prover\u00f2 ad immaginare una possibile alternativa all\u2019attuale \u201cstatus quo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una squadra che \u201csia della citt\u00e0\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Taranto non dovrebbe essere salvato. Aggiustereste mai una casa che sta per crollare, nel tentativo di renderla stabile per qualche mese o la buttereste a terra ricostruendola da capo? Certo quest\u2019ultima ipotesi prevede che le energie (ma non le risorse) da spendere, siano incommensurabilmente pi\u00f9 elevate rispetto al primo caso. M almeno si riuscirebbe a garantire delle fondamenta solide. Ed il progetto potrebbe essere questo. Si potrebbe ripartire dalle categorie inferiori (serie D), pianificando e programmando un futuro alla squadra, che coinvolga tutto il territorio. A far da garante a questo progetto, dovrebbe essere il comune, che non avrebbe per\u00f2 un ruolo di pura \u201cassistenza\u201d: si potrebbe pensare di rendere pubbliche quelle societ\u00e0 calcistiche che lo vorranno, assumendo custodi, allenatori e preparatori atletici professionali che curino i giovani talenti, di cui sono colme le strade del borgo e delle periferie. Ci\u00f2 garantirebbe, oltre che posti di lavoro in pi\u00f9, anche la possibilit\u00e0 di creare un\u2019alternativa valida ai pomeriggi \u201crandagi\u201d cui sono \u201ccostretti\u201d molti ragazzi (pomeriggi di frustrazione e pericoli che talvolta le strade tarantine posso arrecare). Ma il comune cosa ci guadagna? Nulla sembrerebbe, ma solo ad un\u2019analisi superficiale. Perch\u00e9 come possessore della squadra principale \u201cil Taranto\u201d, permetterebbe di lanciare in prima squadra i migliori talenti selezionati nella \u201ccantera\u201d locale. Il tutto con pochissime spese (i calciatori pi\u00f9 piccoli pagherebbero una retta mensile di pochi euro proporzionale al reddito) e con la possibilit\u00e0 di effettuare plusvalenze da reinvestire nella squadra, provenienti dalla vendita dei calciatori e dallo sfruttamento dello stadio, di propriet\u00e0 dello stesso comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella appena descritta, ha l\u2019intento di essere una provocazione\/possibilit\u00e0. Per troppo tempo noi tifosi tarantini siamo stati sedotti ed abbandonati dai diversi Messia che si sono approfittati dei nostri sogni e della nostra ingenuit\u00e0. Se qualcosa dovr\u00e0 cambiare, dovr\u00e0 venire da noi. Proviamo a fare di Taranto e del Taranto un nuovo modello di riferimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[1] http:\/\/www.blunote.it\/index.php?option=com_k2&amp;view=item&amp;id=6071:taranto-dalla-platinum-600-mila-euro<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=4983&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Salvatore Romeo (&#8217;85) Cosa non si farebbe per seguire e difendere la propria religione! E\u2019 impossibile ricordare a memoria d\u2019uomo il numero di guerre, scontri o semplicemente amicizie, naufragate nel corso dei secoli a causa degli scontri religiosi. 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