{"id":5371,"date":"2011-03-14T22:18:09","date_gmt":"2011-03-14T20:18:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=5371"},"modified":"2012-10-09T17:04:39","modified_gmt":"2012-10-09T15:04:39","slug":"catastrofe-verde","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=5371","title":{"rendered":"La catastrofe verde. L&#8217;agricoltura tarantina sopravviver\u00e0 alla crisi?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Salvatore Romeo<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/?page_id=1488\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1514\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/20080205_agricoltore1-300x279.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"279\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/20080205_agricoltore1-300x279.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/20080205_agricoltore1.jpg 358w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u201cIl sazio non crede al digiuno\u201d. Lo cantava Matteo Salvatore \u2013 straordinario cantautore-contadino \u2013 e me lo ripete Vito, di fronte alla Camera del Lavoro di Palagianello. E&#8217; un&#8217;espressione emblematica, sottolinea il mio interlocutore, dei rapporti che caratterizzano il contesto agricolo nella provincia di Taranto. Da pochi giorni c&#8217;\u00e8 stata l&#8217;alluvione e ancora molti campi, fra Ginosa e Metaponto, sono allagati. In tanti, fra gli agricoltori colpiti, hanno gridato al disastro, ma da queste parti la crisi dell&#8217;agricoltura \u00e8 iniziata da tempo. Qui dove la provinciale si incunea fra fitte file di agrumi il conflitto fra gruppi e interessi diversi diventa sempre pi\u00f9 intenso man mano che la crisi si diffonde fra le aziende della zona.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vito Vetrano \u00e8 un mio coetaneo, che da anni svolge attivit\u00e0 politica nel suo paese. Qualche anno fa \u00e8 stato fra i fondatori di \u201cCittadinanza Attiva Palagianello\u201d; alle precedenti elezioni \u00e8 stato eletto in Consiglio comunale, fra i banchi dell&#8217;opposizione, con la lista civica \u201cInsieme per il progresso\u201d. Un impegno che gli \u00e8 costato caro: un anno fa infatti \u00e8 stato denunciato dal suo sindaco per la diffusione di un giornalino in cui si criticava l&#8217;operato dell&#8217;attuale giunta. Ma soprattutto Vito \u00e8 un bracciante, figlio di braccianti. E nessuno meglio di lui pu\u00f2 spiegarci il senso del motto \u201cil sazio non crede al digiuno\u201d.<br \/>\nIn realt\u00e0 si tratta di un principio che rende estremamente difficile ricomporre un quadro d&#8217;insieme della situazione della campagna jonica. Bisogna, prima di tutto, capire il punto di vista tanto del \u201csazio\u201d e quanto del \u201cdigiuno\u201d e poi confidare in chi riesce a vedere al di l\u00e0 di questa dinamica (auto)distruttiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I \u201cdigiuni\u201d sarebbero i braccianti. La loro condizione \u00e8 fra le pi\u00f9 difficili sul piano economico e sociale. In primo piano c&#8217;\u00e8 la questione del salario. Stando al contratto collettivo nazionale, per ogni giornata di lavoro il bracciante dovrebbe percepire 46 euro di salario. Quando gli accordi non vengono del tutto disattesi \u2013 nel senso che il proprietario paga il lavoratore in nero, per una cifra nettamente inferiore a quella stabilita dai contratti \u2013, si possono verificare vere e proprie beffe ai danni dei braccianti: il proprietario pu\u00f2 infatti riconoscere ufficialmente la \u201cgiornata\u201d a 46 euro, pagandone per\u00f2 di fatto 26; a quel punto al bracciante resta poco o niente in tasca, dal momento che le tasse deve pagarle sui 46 euro. Da parte sua il dipendente \u00e8 costretto ad accettare questo trattamento perch\u00e9 ci\u00f2 che conta, dal suo punto di vista, \u00e8 accumulare \u201cgiornate\u201d.<br \/>\nVeniamo cos\u00ec al secondo problema dei \u201cdigiuni\u201d: quando il lavoro non c&#8217;\u00e8 i braccianti non sono coperti da nessuna forma di cassa integrazione guadagni sul modello di quella valida per i lavoratori dell&#8217;industria. Nel loro caso esiste il \u201csussidio di disoccupazione\u201d, che si misura non in base al salario percepito nell&#8217;ultimo mese, bens\u00ec facendo riferimento proprio alle \u201cgiornate\u201d accumulate fino a quel momento. Per percepire il sussidio bisogna aver totalizzato un minimo di 51 giornate all&#8217;anno. In ogni caso, si tratta di un&#8217;erogazione annuale (non mensile come la cassa integrazione); e per farsi un&#8217;idea della sua capacit\u00e0 di far fronte ai bisogni dei percettori basti pensare che il minimo (con 51 giornate di lavoro registrate) assomma a 600 euro. In definitiva, il reddito lordo annuo di un bracciante che avesse lavorato almeno per 51 giorni all&#8217;anno \u2013 ammesso che gli venisse riconosciuto il salario stabilito dai contratti nazionali \u2013 non raggiungerebbe i 3.000 euro.<br \/>\nLa situazione appena delineata \u00e8 tutt&#8217;altro che un&#8217;eccezione di questi tempi. Ecco che allora le famiglie si arrangiano come possono: uno degli espedienti pi\u00f9 diffusi, per esempio, \u00e8 la falsa intestazione delle giornate. In breve, se la madre ha accumulato 150 giornate e la figlia 30, la prima chieder\u00e0 al proprietario di segnare almeno 21 delle sue giornate alla seconda, in modo che anche quest&#8217;ultima possa aver diritto al sussidio. Ma, quel che \u00e8 peggio, \u00e8 che nell&#8217;attuale fase di contrazione dell&#8217;occupazione, in generale, e della domanda di lavoro nei campi, in particolare, la concorrenza fra lavoratori si fa atroce. Per contrastare l&#8217;erosione del reddito della propria famiglia vanno a giornata anche quelli che hanno da poco perso il lavoro magari in altri settori \u2013 e non riescono, a causa della cattiva congiuntura, a reinserirsi in quegli stessi ambiti \u2013; assieme a loro si vedono cassintegrati che sperano di recuperare almeno una parte del potere d&#8217;acquisto perso negli ultimi mesi; o anche pensionati che cercano a loro volta di porre un freno alla caduta del reddito delle rispettive famiglie. E cos\u00ec la povert\u00e0 genera altra povert\u00e0, dal momento che la concorrenza reciproca costringe i \u201cdigiuni\u201d ad accettare remunerazioni sempre pi\u00f9 basse.<br \/>\nL&#8217;infimo gradino della scala lo si raggiunge con il vaucher, un&#8217;innovazione normativa introdotta dal governo in carico e pensata con riferimento esplicito agli studenti del Nord Italia che, in particolari periodi dell&#8217;anno, raggiungono il Trentino o il Friuli per la raccolta delle mele. Il vaucher \u00e8 un semplice bollino del costo di 6,50 euro che il proprietario pu\u00f2 acquistare al tabaccaio. Ceduto al lavoratore per ogni giornata, esso consente a quest&#8217;ultimo di vedersi riconosciuti i contributi (pari al costo dello stesso vaucher) per il lavoro svolto. Utilizzato impropriamente quella specie di ticket pu\u00f2 fungere da sostituto del contratto di lavoro: il proprietario potrebbe infatti retribuire il lavoratore con il solo vaucher \u2013 il quale d&#8217;altra parte attesta che la giornata di lavoro \u00e8 stata svolta, per cui risulta utile ai fini dell&#8217;ottenimento del sussidio. In breve, il lavoratore si troverebbe (e di fatto, in certi casi, gi\u00e0 si trova) a lavorare per i soli contributi e per qualche centinaia di euro all&#8217;anno.<br \/>\nLa FLAI-CGIL \u2013 il sindacato dei braccianti \u2013 da tempo prova a lanciare una vertenza che ponga rimedio all&#8217;estrema precariet\u00e0 che caratterizza la categoria. Fra le principali proposte c&#8217;\u00e8 proprio la creazione di una sorta di \u201ccassa integrazione\u201d per i lavoratori dell&#8217;agricoltura. In definitiva, il sindacato propone di dissociare il sussidio dalle giornate di lavoro, stabilendo un&#8217;integrazione monetaria mensile per i redditi pi\u00f9 bassi. Si verrebbe cos\u00ec a determinare uno standard minimo del salario agricolo medio relativamente uniforme e significativamente pi\u00f9 alto di quello corrente. Secondo la FLAI ci\u00f2 sottrarrebbe una parte dei braccianti al ricatto dei proprietari, che inevitabilmente fa leva proprio sulla disponibilit\u00e0 ad accettare una difformit\u00e0 quasi caotica \u2013 ma tendente verso il basso \u2013 nel regime retributivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le associazioni datoriali \u2013 e i singoli agricoltori \u2013 rispondono tacciando di \u201cassistenzialismo\u201d queste richieste. Secondo loro applicando quelle norme i lavoratori potrebbero vivere del solo sussidio, trascurando il lavoro; oltre tutto l&#8217;incremento del costo del lavoro danneggerebbe irrimediabilmente un settore che gi\u00e0 sta attraversando enormi difficolt\u00e0. Questa la posizione dei \u201csazi\u201d (o presunti tali). In realt\u00e0 per\u00f2 la loro \u201csaziet\u00e0\u201d sta diventando sempre pi\u00f9 apparente. La provincia occidentale ne \u00e8 una chiara dimostrazione. Qui le aziende agricole stentano sempre pi\u00f9 a stare sul mercato; da dieci anni a questa parte l&#8217;apertura del mercato comunitario alle produzioni dell&#8217;est Europa e della sponda meridionale e orientale (Turchia, in particolare) del Mediterraneo ha creato una situazione difficilissima. Il costo del lavoro nettamente pi\u00f9 basso vigente in quei paesi \u2013 ma anche il dumping fiscale praticato da vecchi partner comunitari, per esempio la Spagna (dove i contributi per i lavoratori della terra sono nettamente pi\u00f9 bassi che nel nostro paese) \u2013 e il venir meno di ogni residua protezione sui mercati europei ha posto in essere una sfida difficilissima da affrontare per i piccoli e medi proprietari locali. Questi sono stati scalzati dalle imprese maggiori (multinazionali, come la Peviani, o di provenienza barese e campana). La Peviani \u00a0ha preso in affitto nelle stesse zone appezzamenti di grande estensione per lunghi periodi (fino a 30 anni), mentre le altre aziende detengono la propriet\u00e0 di ampi appezzamenti. Sfruttando intensamente le capacit\u00e0 della terra queste imprese riescono a produrre a costi competitivi e utilizzano le produzioni delle propriet\u00e0 minori come supplementi alla propria offerta nelle fasi di domanda alta. Si tratta di patti di sub-fornitura ad altissimo rischio per i coltivatori. Nel caso della Peviani, per esempio, la grande azienda si limita a coprire il \u201ctaglio\u201d (cio\u00e8 la raccolta) del 2% della produzione complessiva dell&#8217;agricoltore indipendente; il resto verr\u00e0 acquistato solo se la domanda si mantiene ai livelli previsti. Basta dunque anche una lieve oscillazione al ribasso della richiesta perch\u00e9 gran parte delle coltivazioni dei piccoli e medi proprietari finiscano al macero. In questo contesto l&#8217;estrema flessibilit\u00e0 dei salari dei braccianti diventa il mezzo prevalente attraverso il quale i coltivatori fanno fronte agli andamenti del mercato. Si tratta tuttavia di un margine di manovra sovente insufficiente. Un problema decisivo per aziende come quelle di cui stiamo parlando \u00e8 infatti il rapporto con il compratore.<br \/>\nPrescindendo dagli acquisti \u2013 come abbiamo visto tutt&#8217;altro che affidabili \u2013 della grande impresa, gli agricoltori possono raggiungere il mercato solo attraverso una serie di mediazioni successive il cui primo anello dovrebbe essere il \u201ccompratore\u201d. Il condizionale \u00e8 d&#8217;obbligo perch\u00e9 spesso nella prassi fra venditore e acquirente viene a frapporsi un \u201cmediatore\u201d, che letteralmente agevola l&#8217;incontro fra domanda e offerta. Il proliferare di livelli ulteriori di mediazione commerciale accresce la pressione sulle aziende produttrici, poich\u00e9 fa lievitare il prezzo al consumatore e genera, di converso, una reazione alla contrazione dei costi. Questa, in una congiuntura come quella corrente dove l&#8217;offerta eccede la domanda, viene scaricata quasi integralmente sui produttori \u201cmarginali\u201d \u2013 quelli che hanno gi\u00e0 di per s\u00e9 difficolt\u00e0 a stare sul mercato. Per cui diverse aziende, dopo una serie di annate negative, preferiscono cessare l&#8217;attivit\u00e0 \u2013 talvolta sono addirittura costrette a vendere il terreno a prezzi svalutati rispetto a qualche anno fa.<br \/>\nA questo punto si pone il problema di chi compra, che non sempre ha interesse ad investire nell&#8217;agricoltura. Anzi, di recente interi ettari di terreno sono stati riconvertiti alla produzione di energia per mezzo di pannelli fotovoltaici e al trattamento di rifiuti attraverso la realizzazione di discariche \u2013 \u00e8 stato persino insinuato che dietro queste ultime operazioni vi sia la mano della camorra. Questa dinamica per\u00f2 \u00e8 solo uno dei fattori che alimenta un processo di radicale trasformazione del paesaggio e dell&#8217;economia della provincia jonica occidentale; l&#8217;altro elemento decisivo \u00e8 la strisciante desertificazione dell&#8217;area, causata dallo sfruttamento intensivo della terra da parte delle grandi imprese. Queste concepiscono il terreno al pari di un qualsiasi altro fattore di produzione, anzi: esso costituisce il mezzo di produzione, il cui pieno impiego garantisce livelli di produttivit\u00e0 \u2013 e quindi rendimenti \u2013 elevati. Di qui l&#8217;uso massiccio di fertilizzanti, diserbanti e altri preparati chimici, ma anche il mancato rispetto di principi agronomici antichi quanto importanti, come il \u201cmaggese\u201d \u2013 in sostanza, il terreno non viene lasciato \u201criposare\u201d per un certo periodo fra una raccolta e una semina, ma viene subito riadattato a una nuova coltura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto fra \u201csazi\u201d e \u201caffamati\u201d \u00e8 tuttavia ancora pi\u00f9 complicato da un ulteriore livello: i caporali. Nell&#8217;immaginario collettivo si tratta della figura pi\u00f9 cupa dell&#8217;intero universo agricolo, spesso associata a trattamenti brutali inferti ai lavoratori. In realt\u00e0 una legge recente ha consentito la regolarizzazione di questa figura, nella forma della cooperativa che fornisce al proprietario i \u201cgiornalieri\u201d da impiegare sulle sue terre. I caporali sono visti come una piaga tanto dai lavoratori quanto dagli agricoltori: per i primi si tratta di veri e propri \u201ctaglieggiatori\u201d del salario guadagnato con giornate di fatica durissima; per i secondi si tratta pur sempre di un ostacolo al raggiungimento dell&#8217;utopica situazione del \u201csalario zero\u201d, dal momento che il caporale non solo pretende un profitto, ma in qualche modo regolamenta il rapporto fra datore di lavoro e lavoratore, frapponendosi ad una contrattazione completamente individualizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quadro che con Vito abbiamo cercato di riordinare astrae per\u00f2 da tanti piccoli dettagli che invece fanno la realt\u00e0 quotidiana dei conflitti fra i gruppi e gli interessi. Il bracciante che guarda in cagnesco il suo vicino o persino il familiare \u2013 braccianti a loro volta \u2013 perch\u00e9 vi trova un potenziale concorrente; il piccolo agricoltore che inveisce contro i braccianti nel modo pi\u00f9 aspro; l&#8217;invidia che lo stesso proprietario prova per il suo vicino, cui la stagione ha arriso e pu\u00f2 cos\u00ec permettersi di ostentare i frutti di una buona vendita, facendo rombare il motore del BMW nuovo nella piazza del paese all&#8217;uscita della messa&#8230;<br \/>\nVito mi ricorda Fontamara, il momento in cui i contadini descrivono la loro visione del mondo, ma in questo caso Dio \u00e8 scomparso; al suo posto c&#8217;\u00e8 per\u00f2 un&#8217;entit\u00e0 altrettanto impalpabile: il mercato. Subito sotto non ci sono i principi Torlonia, ma le grandi imprese, le sole ormai in grado di reggere la concorrenza straniera \u2013 poich\u00e9 a loro volta ne replicano le procedure. Un abisso sotto troviamo i piccoli e medi agricoltori, ancora pi\u00f9 in basso i braccianti locali; l&#8217;ultimo gradino sono i lavoratori immigrati \u2013 prevalentemente dall&#8217;Europa dell&#8217;Est, quasi sempre impiegati a nero. In questa gerarchia il conflitto \u00e8 iniquamente distribuito: i livelli pi\u00f9 alti ne sono praticamente immuni; quanto pi\u00f9 si scende tanto pi\u00f9 la tensione cresce.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 chi ci prova ad invertire la rotta, a raccogliere insieme gli agricoltori locali per fargli fare fronte comune di fronte ai concorrenti pi\u00f9 grandi e al mercato in generale. Da qualche anno a questa parte proprio da Palagianello \u00e8 partita l&#8217;iniziativa del \u201cTavolo Verde\u201d, promossa da Paolo Rubino. Il punto fondamentale su cui insiste l&#8217;onorevole Rubino \u00e8 che senza agricoltura \u00e8 la fine tanto per i proprietari e quanto per i braccianti. Occorre trovare nuove strade per il rilancio del settore, a partire da investimenti in innovazione soprattutto di prodotto. Gli errori strategici pi\u00f9 gravi degli agricoltori sono stati il fatto di non essersi specializzati in produzioni ad alto valore aggiunto e l&#8217;aver trascurato quasi del tutto la fase commerciale \u2013 il mancato sforzo nella creazione di una nicchia di mercato fortemente selezionata. Un modello alternativo potrebbe passare dalla creazione di un distretto per prodotti \u201cd.o.c.\u201d (nel caso di quella parte di provincia jonica vi sarebbero gi\u00e0 le famosissime clementine) da realizzare attraverso il consorzio delle diverse aziende. L&#8217;originalit\u00e0 dell&#8217;operazione potrebbe consistere in una duplice garanzia: di qualit\u00e0 del prodotto e di qualit\u00e0 del lavoro. Come insegna l&#8217;esperienza del mercato equo e solidale, quello che potrebbe essere definito \u2013 con espressione a dire il vero ripugnante \u2013 il marketing dei diritti funziona come fattore che accresce la peculiarit\u00e0 della merce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo avermi raccontato in lungo e largo la situazione della sua terra Vito si lascia andare ad alcune considerazioni: \u201cdillo ai tuoi concittadini cos&#8217;\u00e8 davvero l&#8217;agricoltura, loro che pensano che da un giorno all&#8217;altro al posto dell&#8217;ILVA si potrebbero ripiantare gli agrumeti sradicati per lasciare il posto agli altoforni&#8230; Cosa ne sapete in citt\u00e0 dei problemi delle campagne? Eppure sai quanti sono in tutto i lavoratori che in tutta la provincia lavorano sui campi? 29.000: pi\u00f9 di due volte gli addetti dell&#8217;acciaieria! Ma il punto \u00e8 che con le belle parole non si risolve niente: i problemi bisogna conoscerli e affrontarli. Altrimenti ci troveremo fra non molto tutti pi\u00f9 poveri&#8230; e dipendenti dalla grande industria!\u201d<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=5371&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Salvatore Romeo \u201cIl sazio non crede al digiuno\u201d. Lo cantava Matteo Salvatore \u2013 straordinario cantautore-contadino \u2013 e me lo ripete Vito, di fronte alla Camera del Lavoro di Palagianello. E&#8217; un&#8217;espressione emblematica, sottolinea il mio interlocutore, dei rapporti che caratterizzano il contesto agricolo nella provincia di Taranto. 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