{"id":5373,"date":"2011-03-14T22:21:27","date_gmt":"2011-03-14T20:21:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=5373"},"modified":"2012-10-09T16:26:26","modified_gmt":"2012-10-09T14:26:26","slug":"prove-tecniche-di-cambiamento","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=5373","title":{"rendered":"Prove tecniche di cambiamento"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/?page_id=1502\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1503\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/energie-rinnovabili-eolica-fotovoltaico1-300x236.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"236\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/energie-rinnovabili-eolica-fotovoltaico1-300x236.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/energie-rinnovabili-eolica-fotovoltaico1.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <em>Roberto Polidori<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un tentativo innovativo e coraggioso. Non potrei definire altrimenti il Convegno \u201cSole Terra Vento. Vocazioni di un territorio per una nuova economia\u201d organizzato a Taranto dall\u2019associazione ambientalista Taranto Libera presso l\u2019I.T.I.S. Pacinotti ill 19\/02\/2011. Si \u00e8 trattato di un workshop incentrato sulla dissertazione offerta da rappresentati di aziende leader operanti nel settore delle energie rinnovabili (eolico, solare, geotermico); ha moderato Luisa Campatelli, direttore del quotidiano locale \u201cil Corriere del Giorno\u201d.<!--more--><br \/>\nLa novit\u00e0 del convegno \u00e8 proprio nel coraggio che questa associazione ha avuto nell\u2019imbarcarsi in un compito obiettivamente molto difficile e molto rischioso: passare dalla fase di studio ed analisi del connubio occupazione &#8211; industria pesante \u2013 inquinamento ad uno step ben pi\u00f9 impegnativo e pericoloso costituito da un tentativo di proposte concorrenti e\/o alternative alla grande industria nella nostra citt\u00e0.<br \/>\nHo avuto il piacere di seguire moltissimi convegni sulla storia economica di Taranto e sulle implicazioni ambientali di scelte produttive effettuate nel passato, ho letto con interesse tanto materiale sul ricatto occupazionale e le scelte politiche (che sono sempre di brevissimo termine e quindi, per forza di cose, non programmatiche). Devo ammettere che per la prima volta un\u2019associazione ambientalista tarantina ha tentato di fornire un\u2019idea alternativa di sviluppo invitando al tavolo di un convegno i portavoce di quelle societ\u00e0 potenzialmente vocate a produrre in modo ecocompatibile ed occupare lavoratori. Finora tutti i convegni sul tema si erano limitati a sviluppare la pars destruens senza avventurarsi nella pars construens, senza cio\u00e8 fornire un\u2019idea alternativa \u2013 che non costituisce necessariamente una realt\u00e0 attuabile. Il lettore capir\u00e0 che una cosa \u00e8 parlare di inquinamento ed industria (con tutti i suoi posti di lavoro), altra cosa \u00e8 fornire una possibile soluzione. Naturalmente un\u2019iniziativa del genere potrebbe essere considerata destabilizzante per i lavoratori dell\u2019ILVA (ad esempio): da qui potrebbero discendere una serie di potenziali critiche da parte egli stakeholders (portatori d\u2019interesse) dell\u2019inustria pesante a Taranto e da parte degli stessi operai; oppure questo workshop potrebbe essere considerato un bel assist pubblicitario per Solarlight Italia (rappresentata dal Dott. Colelli), per Vestas Nacelles Italia S.p.A. (rappresentata dal dott. Michelotto), per Stone Building Italia (rappresentata dall\u2019ingegnere Gali\u00e8 e dal geologo Parmegiani) e per Jonica Impianti (rappresentata dall\u2019Ing. Pietro Lecce).<br \/>\nA me piace pensare che lo spirito dell\u2019iniziativa vada inquadrato alla luce di quanto detto dalla Dott.ssa D\u2019Amato, Responsabile delle Pubbliche Relazioni di Taranto Libera: \u201dIl convegno non vuole essere la panacea dei mali di Taranto, ma un primo passo dei cittadini che pretendono un futuro migliore e diverso; un futuro che contempli la salvaguardia dell\u2019ambiente, del territorio e della salute. Se noi noi cittadini siamo riusciti ad organizzare questo convegno, che \u00e8 un piccolo contributo, ci chiediamo cosa potrebbero fare i nostri amministratori che amano, o dovrebbero amare, questa citt\u00e0 almeno tanto quanto noi\u201d.<br \/>\nE\u2019 quasi superfluo aggiungere che il tentativo di contemperare il sacrosanto principio di salvaguardia e salute umana con la necessaria conservazione dei posti di lavoro in un territorio sotto ricatto occupazionale presta il fianco ad una serie di controindicazioni, la cui responsabilit\u00e0 non pu\u00f2 essere ascritta a chi, per la prima volta, tenta di dare risposte con tutti i propri limiti (che sono poi i limiti della umana conoscenza). Ecco quindi che, per esempio, l\u2019Ing. Colelli ha magnificato l\u2019incredibile ritorno economico annuale degli investimenti effettuati dalla Solarlight Italia (7%) e ha invocato maggiori aiuti statali per l\u2019attuazione di progetti all\u2019avanguardia nel proprio settore; sappiamo tutti che l\u2019Italia \u00e8 il il paese che ha offerto i pi\u00f9 cospicui contributi statali alle rinnovabili tra tutti i paesi del Mondo, contributi caricati sulla nostra bolletta elettrica tanto da farla gonfiare mediamente del 10% in pi\u00f9. Il 7% annuo di utile netto della Solar Light, quindi, lo garantiamo noi cittadini con tutta probabilit\u00e0. Stessa cosa dicasi per l\u2019impatto occupazionale di Vestas sbandierato dall\u2019Ing. Michelotto: si potrebbe ricordare che questa multinazionale dell\u2019energia eolica ha licenziato nel 2008-2009 almeno quanto tutte le altre multinazionali hanno fatto in altri settori: per informazioni chiedere ai 700 dipendenti dell\u2019isola di Wight (paradiso fiscale britannico), ai 1.300 dipendenti danesi di Skagen, Rudk\u00f8bing, Viborg, Nakskov e Lidk\u00f6ping, in Danimarca e Svezia. Parte della produzione dovrebbe essere trasferita in Spagna, tuttavia il pi\u00f9 grande taglio di posti di lavoro in qualsiasi ufficio avverr\u00e0 nel 2011 presso il quartier generale della Vestas, dove sono previsti ben 568 licenziamenti. E, sorpresa di un paio di giorni fa, anche a Taranto sono previsti 25 tagli. Insomma, si tratta di aziende, societ\u00e0 per azioni che hanno come obiettivo l\u2019utile e, diciamocelo, il business delle energie rinnovabili ha un rendimento garantito e senza rischio proprio grazie ai contributi statali, ai rimborsi del G.S.E. e ai finanziamenti a tasso agevolato. I soldi delle multinazionali vanno dove c\u2019\u00e8 guadagno: con la riduzione drastica degli incentivi introdotta dal Decreto ministeriale datato 03\/03\/2010, lo Stato ha dichiarato guerra aperta all\u2019attrazione di capitali leciti e riciclati in investimenti dell\u2019energia pulita a tutto vantaggio degli investimenti in energia nucleare.<br \/>\nDi contro, per\u00f2, c\u2019\u00e8 da dire che, fin quando il nostro sistema economico capitalistico si baser\u00e0 su multinazionali, finanziare una S.p.A. per produrre energie rinnovabili ed assumere disoccupati \u00e8 sempre meglio che finanziare per anni un\u2019industria di Stato che ha pagato molti stipendi ma ha anche presumibilmente ucciso molto \u2013 senza mappe epidemiologiche bisogna essere diplomatici. Ora consentiamo che pi\u00f9 di un\u2019industria privata inquini liberamente a costo (anche economico) pari a zero in cambio di minor lavoro e pi\u00f9 esternalit\u00e0.<br \/>\nFerme restando le interessantissime applicazioni a livello micro (o cooperativo) del solare e del geotermico \u2013 quelle che veramente potrebbero garantire molta occupazione e molti risparmi e alle quali si \u00e8 pure fatto ampio riferimento\u2013 il convegno a me \u00e8 sembrato interessante perch\u00e8 occasione per sviluppare riflessioni ed incentivare lo studio; questo bisogno fisico di confronto \u00e8 palesemente emerso nel dibattito finale.<br \/>\nLa dottoressa Di Fabbio, dottoranda presso l\u2019Universit\u00e0 di Bari in Sociologia Economica, ha fornito un contributo originale in grado di semplificare in modo inequivocabile il \u201ccaso Taranto\u201d: attraverso la teoria della \u201cbassa resilienza\u201d e della \u201cpath dependence\u201d ha spiegato perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un grande bisogno di cambiamento a Taranto affinch\u00e8 la citt\u00e0 sopravviva, indipendentemente dalla piaga dell\u2019inquinamento ambientale.<br \/>\nNel suo studio presentato presso la Royal Geografich Society di Londra la dottoressa ci ha spiegato che la resilienza di un sistema economico \u00e8 la capacit\u00e0 adattiva dello stesso sistema di riprendersi da uno shock esterno. Dopo uno shock esterno (una crisi causata da un qualsiasi evento) un sistema economico locale pu\u00f2 non riprendersi, pu\u00f2 recuperare il sentiero di crescita precedente e pu\u00f2 addirittura incanalarsi su un sentiero di sviluppo tale da migliorare la situazione socio-economica antecedente lo shock se i suoi attori economici saranno stati in grado di imparare dai propri errori.<br \/>\nEsattamente come Taranto altre citt\u00e0 in tutto il mondo hanno subito almeno 4 gravissimi shock economici in 40 anni di storia; gli attori economici e politici di molte citt\u00e0 simili a Taranto hanno deciso di cambiare il proprio destino studiando quali potessero essere i fattori decisivi in grado di proteggere meglio il contesto socio-culturale da shock di questo tipo: loro hanno voluto imparare dai propri errori. Dopo aver commissionato specifici studi alle proprie Universit\u00e0, le istituzioni di questi comuni illuminati si sono resi conto che infrastrutturazione di primo livello (strede, ponti), alta scolarizzazione di imprenditori e lavoratori \u2013 a Taranto \u00e8 laureata il 7% dei della popolazione residente &#8211; e diversificazione produttiva sono fattori decisivi per superare con successo shock economici potenzialmente letali per una comunit\u00e0 locale.<br \/>\nSecondo questo studio il fattore determinante per consentire alle comunit\u00e0 di innovare e superare le crisi sarebbe la cooperazione tra istituzioni e collettivit\u00e0 sul modello delle aziende cooperative dell\u2019Emilia Romagna: ci\u00f2 permetterebbe di passare con facilit\u00e0 da un\u2019economia basata sul prodotto ad un\u2019economia basata sulle necessit\u00e0 del consumatore (nella accezione di membro della collettivit\u00e0).<br \/>\nIl Rapporto Taranto 2010 pubblicato dalla Camera di Commercio di Taranto dimostra come la crisi abbia colpito in modo durissimo il tessuto economico della citt\u00e0 e come, soprattutto, le prospettive future non permettano di prevedere recuperi nel medio periodo: una situazione drammatica.<br \/>\nEsiste \u201cbassa resilienza\u201d quando una colletivit\u00e0 reagisce male agli shock economici come capita a Taranto: ci\u00f2 accade pi\u00f9 facilmente in aree legate alla produzione dell\u2019industria pesante; la teoria della path dependence nasce dall\u2019analisi storica di ci\u00f2 che \u00e8 successo in aree simili a quella tarantina che hanno cominciato a sperimentare un qualsiasi tipo di monocoltura produttiva amche molto prima del momento in cui il colosso sidrurgico tarantino \u00e8 entrato in funzione (anche 150 anni): l\u2019analisi statistica dimostra in modo inequivocabile che queste aree hanno tutte sviluppato una bassissima resilienza dopo shock economici e alcune di esse sono riuscite a cambiare il proprio destino dopo decenni di sforzi e di collaborazione tra istituzioni politiche e collettivit\u00e0.<br \/>\nA Taranto il tessuto economico \u00e8 ancora fuso con il sistema istituzionale: il nostro sitema imprenditoriale \u2013 tranne rare eccezioni \u2013 non sa fare altro se non dipendere dai grandi colossi industriali perch\u00e9 non \u00e8 neanche abituato a pensare di poter fare qualcosa di diverso. Se un sistema economico locale rimane per lungo tempo chiuso a qualsiasi istanza di cambiamento perch\u00e9 dominato da una monocultura produttiva, si instaura un equilibrio economico sub-efficiente, ossia un equilibrio che non \u00e8 il migliore dei mondi possibili, date le risorse disponibili, ma che verr\u00e0 percepito come l\u2019unico possibile da chi vive il contesto economico in cui tale equilibio si \u00e8generato. Questa teoria, detta del second best, ha fruttato al Douglass North il premio Nobel per l\u2019economia nel 1993. Secondo North in tali sistemi cristallizzati la qualit\u00e0 delle istituzioni \u00e8 essenziale per permettere uno sganciamento da tali situazioni di stallo; se le istituzioni sono letteralmente narcotizzate \u2013 sembra essere il caso della nostra amata citt\u00e0 \u2013 tocca al capitale sociale della comunit\u00e0, cio\u00e8 alle associazioni, stimolare l\u2019autocoscienza degli individui per ricordare loro che il modus vivendi non \u00e8 per niente segnato. Adele Fabbio ci dice che \u201cil movimento ambientalista restituisce equilibrio ad una governance fortemente squilibrata verso il potere economico e la lobby politica, che hanno sempre prevalso a causa dell\u2019assenza pluridecennale del cittadino-sentinella\u201d.<br \/>\nIl convegno ci consegna questo messaggio: l\u2019esigenza di politica industriale ed economica \u00e8 forte e se le istituzioni preposte non intervengono perch\u00e9 impreparate o per altri motivi, \u00e8 bene che sappiano che alcune associazioni locali hanno intenzione di esercitare legittima pressione sull\u2019opinione pubblica organizzando eventi che pongano il problema e fungano da catalizzatore per lo sviluppo di un sano dibattito sul tema.<br \/>\nIndubbiamente una strada lunga e disseminata di trappole, che per\u00f2 qualcuno ha deciso di battere perch\u00e9 ne vale la pena.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=5373&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Polidori Un tentativo innovativo e coraggioso. 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