{"id":5389,"date":"2011-03-21T22:36:48","date_gmt":"2011-03-21T20:36:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=5389"},"modified":"2012-10-07T22:49:24","modified_gmt":"2012-10-07T20:49:24","slug":"puglia-no-atomo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=5389","title":{"rendered":"Quando la Puglia disse no all\u2019atomo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/?page_id=1644\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1646\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/nonucleare1-300x190.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"190\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/nonucleare1-300x190.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/nonucleare1.jpg 550w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Gaetano De Monte<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tragedia giapponese, uno degli eventi sismici catastrofici pi\u00f9 devastanti mai registrati, rimbalzando sui media di tutto il mondo ha avuto un effetto paradossalmente \u201cpositivo\u201d, o meglio propositivo, nel nostro paese. Le immagini delle esplosioni dei reattori nucleari della centrale nipponica di <strong>Fukushima<\/strong> hanno scatenato infatti un dibattito decisamente aspro sul nucleare, facendo ripiombare sull&#8217;Italia l\u2019incubo atomico \u2013 in nome anche di una genuina consapevolezza nazionalpopolare che fa dire &#8220;se esplodono quelle dei giapponesi, figurati cosa succederebbe da noi&#8221;.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 agli inizi degli anni \u201980, l\u2019ipotesi nucleare era stata vissuta con forte contrariet\u00e0 dalla popolazione italiana; un forte movimento di opposizione alle centrali nacque e crebbe in ogni parte del paese sin dagli inizi del 1980: fu una grande e vittoriosa battaglia che culmin\u00f2, sull\u2019onda dell\u2019emozione suscitata dal disastro di Chernobyl del 1987, nello storico \u201cNo\u201d al nucleare espresso dal referendum abrogativo dello stesso anno. In attuazione di detto referendum, infatti, nel 1988 il Governo italiano, in sede di approvazione del nuovo \u00abPiano energetico nazionale\u00bb, deliber\u00f2 la moratoria sull&#8217;utilizzo del nucleare da fissione quale fonte energetica; oltre a ci\u00f2 si pose con urgenza la questione dello smantellamento delle centrali nucleari esistenti e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi derivanti dal funzionamento delle stesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione odierna sembra per certi versi simile a quella di allora: anche oggi, infatti, sono forti le pressioni delle lobby del nucleare sul potere politico per la costruzione di centrali nel nostro paese; quegli stessi gruppi di pressione che di fronte alla minaccia di un disastro atomico, paventato dal terremoto in Giappone, ora minimizzano; e basta ascoltare le dichiarazioni di Chicco Testa \u2013 Presidente del forum nucleare e paradossalmente ex presidente di Legambiente( stranezze tutte nostrane) \u2013 per rendersene conto. Cosi anche l\u2019incubo che sta vivendo il Giappone in queste ore, con il danneggiamento di un reattore, in Italia viene declinato come mero strumento di propaganda politica e ideologica; e, come negli anni \u201980, maggioranza ed opposizione, lautamente finanziate dalle lobby dell\u2019atomo, spingono per il suo ritorno. Come allora, per\u00f2, c\u2019\u00e8 una forte mobilitazione della popolazione italiana: \u00e8 nato un &#8220;Comitato Vota SI per fermare il nucleare&#8221;, formato da oltre 60 associazioni, nell\u2019ambito del pi\u00f9 ampio movimento per la difesa dei beni comuni. Cos\u00ec il 12 giugno si andr\u00e0 a votare per un referendum che, fra le altre cose, chiede l\u2019abrogazione del ritorno dell&#8217;Italia al nucleare.<br \/>\nIl rimando a quanto successe a Chernobyl nel 1987, alle grandi mobilitazioni antinucleariste fino al referendum che sanc\u00ec l\u2019abbandono dell\u2019energia nucleare \u00e8 quasi d\u2019obbligo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il riferimento a quanto avvenne quasi trent\u2019anni fa \u00e8 importante anche per ci\u00f2 che riguarda la Puglia, la quale figura nell&#8217;elenco dei siti in cui potranno sorgere le centrali nucleari, nonch\u00e9 in quello dei possibili siti del deposito nazionale delle scorie radioattive. La mappa relativa alle centrali che il governo vorrebbe installare in Puglia ricalca quella fatta nel 1979 dal Cnen (Comitato nazionale per l&#8217;energia nucleare), poi andata in soffitta dopo il referendum del 1987, e comprende in tutta Italia 52 siti.<br \/>\nTra questi figurano alcune tra le tante meraviglie naturalistiche pugliesi; per dirne qualcuna: la zona costiera al confine con la Basilicata, che lambisce la provincia di Taranto, la zona costiera a nord del promontorio del Gargano in prossimit\u00e0 di Lesina, in provincia di Foggia, la zona costiera del Golfo di Manfredonia (Foggia), la zona costiera ionica a nord di Porto Cesareo (Lecce), la zona costiera ionica a sud di Gallipoli (Lecce), oltre a tante altre aree sottoposte a vincolo paesaggistico e naturalistico \u2013 ad esempio la zona costiera in corrispondenza di Ostuni. Ma se oggi il presidente Vendola pu\u00f2 dichiarare che \u201cdevono comperare una nuova generazione di carri armati per poter pensare di raggiungere la Puglia per mettere qualche cantiere nucleare&#8221;, c\u2019\u00e8 da ricordare che l\u2019illusione della scelta nucleare in Puglia dur\u00f2 meno di tre anni, dal 1980 al 20 marzo dell\u201982, quando circa 15mila persone scesero in piazza ad Avetrana, cambiando il corso degli eventi.<br \/>\nE cos\u00ec qualsiasi riflessione seria, informata, critica sul problema dell&#8217;insediamento delle centrali nucleari in Puglia cos\u00ec come altrove non pu\u00f2 che partire dal ricordo di quelle giornate di lotta, da quella manifestazione promossa dai sindaci e dagli amministratori comunali pugliesi, dai Gruppi parlamentari radicali, da Italia Nostra, da Nuova Ecologia, da Democrazia Proletaria, dai Comitati antinucleari delle province pugliesi, e che vide anche la presenza di gruppi ecologisti e antinucleari giunti da tutta Italia,<br \/>\nQuella mobilitazione costitu\u00ec infatti un momento decisivo dell&#8217;impegno antinucleare, divenendo anche l\u2019occasione per il lancio della proposta di un referendum consultivo comunale, preludio a quello abrogativo nazionale del 8 e 9 Novembre 1987. \u00abMeglio attivi che radioattivi\u00bb, si leggeva sullo striscione che apriva il corteo di Avetrana. La mobilitazione che si manifest\u00f2 in questo piccolo centro \u2013 e che coinvolse anche altri paesi come Manduria, Sava, Maruggio ed altri comuni di questo territorio ai confini tra Taranto, Brindisi e Lecce \u2013 esplose ben prima della catastrofe di Chernobyl e divent\u00f2 quasi un anteprima del referendum del 1987, riuscendo a mettere alla berlina la classe politica locale, e divenendo cosi la cartina di tornasole delle tensioni esplose in tutt\u2019Italia qualche anno dopo.<br \/>\nAl vertice della regione allora c\u2019era Nicola Quarta, patron del caff\u00e8 salentino, un democristiano deciso a perseguire la modernizzazione della Puglia. A guidare il Pci regionale c\u2019era Massimo D\u2019Alema, favorevole all\u2019opzione nucleare e gi\u00e0 impegnato nel dialogo con i democristiani. Il vice di Quarta era un socialista foggiano, Domenico Romano, favorevole anche lui. E come oggi, la Puglia si candidava alla guida del processo di modernizzazione del Mezzogiorno. Punto centrale di questa strategia era il no alla centrale a carbone, l\u2019opzione nucleare e un piano del governo tutto imperniato sulla sostituzione delle industrie di vecchia generazione con iniziative a pi\u00f9 alto contenuto tecnologico. Ma la struttura sociale e culturale non e\u2019 mai stata in linea con le scelte tecniche e industriali nella \u201cterra del rimorso\u201d.<br \/>\nMa \u00e8 solo questo quello che ci resta di quelle giornate di orgoglio civile che la Puglia visse nei primi anni\u201980? Oggi, a prescindere dal nucleare, la situazione ambientale della nostra regione resta comunque problematica e numerose sono le mobilitazioni in salvaguardia del primo bene comune di cui dispongano i cittadini pugliesi: i luoghi dove vivono. Viene cos\u00ec da chiedersi: potranno un giorno i paesaggi pugliesi restituirci quello splendore e quell\u2019autenticit\u00e0 che il prezzo del progresso e della subalternit\u00e0 ha negato? Quella bellezza cantata nei secoli da Virgilio, da Orazio, da Livio Andronico, sino a Carmelo Bene e Caparezza?<br \/>\nO dovremmo per sempre pagare le scelte di amministratori miopi e governicchi scellerati?<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=5389&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gaetano De Monte La tragedia giapponese, uno degli eventi sismici catastrofici pi\u00f9 devastanti mai registrati, rimbalzando sui media di tutto il mondo ha avuto un effetto paradossalmente \u201cpositivo\u201d, o meglio propositivo, nel nostro paese. 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