{"id":5399,"date":"2011-03-21T22:41:40","date_gmt":"2011-03-21T20:41:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=5399"},"modified":"2012-10-07T22:50:09","modified_gmt":"2012-10-07T20:50:09","slug":"unita-costituzione","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=5399","title":{"rendered":"&#8220;La nostra Unit\u00e0 si chiama Costituzione&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Antonio Anteneh Mariano e Salvatore Romeo (&#8217;84)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/?page_id=1743\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1635\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/costituzione1-300x229.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"229\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/costituzione1-300x229.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/costituzione1.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Mercoled\u00ec 17 \u00e8 stato il &#8220;compleanno dell&#8217;Italia&#8221;, come qualcuno ha detto. Un tripudio di bandiere, inni, discorsi celebrativi ha inondato il paese. Di questa ricorrenza abbiamo voluto parlarne con il prof. Alberto Mario Banti, ordinario di Storia contemporanea all&#8217;Universit\u00e0 di Pisa. Autore di numerosi saggi sull&#8217;idea di &#8220;nazione italiana&#8221; (fra gli altri:\u00a0<em>La nazione del Risorgimento. Parentela, santit\u00e0 e onore alle origini dell&#8217;Italia unita, <\/em>Einaudi 2007,\u00a0<em>Sublime madre nostra. La nazione italiana dal Risorgimento al fascismo<\/em>, Laterza 2011), Banti ha indagato in particolare le origini di questo concetto nell&#8217;ambiente risorgimentale.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Partiamo da lontano, dall&#8217;idea di nazione. Eminenti storici \u2013 da Mosse ad Hobsbawm \u2013 hanno dedicato grande attenzione a questo tema, inquadrandolo come un&#8217;innovazione fondamentale dell&#8217;et\u00e0 contemporanea. Come si \u00e8 formata l&#8217;idea di \u201cnazione italiana\u201d e quali implicazioni essa ha avuto sul processo risorgimentale?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;idea di nazione italiana si forma alla fine del Settecento sull&#8217;esempio di ci\u00f2 che era successo con la Rivoluzione francese. E&#8217; infatti nella Dichiarazione dei diritti dell&#8217;uomo e del cittadino che si dice molto chiaramente che \u00e8 la nazione che possiede la sovranit\u00e0 politica. Questo principio viene importata dai patrioti italiani negli anni successivi. Inizialmente c&#8217;\u00e8 un po&#8217; di discussione su quale dovesse essere la nazione di riferimento (cisalpina, piemontese, napoletana, veneziana&#8230;). Ma \u00e8 un&#8217;incertezza che dura poco perch\u00e9 i leader politici e gli intellettuali si orientano presto verso l&#8217;idea di \u201cnazione italiana\u201d perch\u00e9 identificano la lingua e la letteratura italiana come un segno dell&#8217;esistenza di questo soggetto collettivo. Anche nel caso italiano dunque la nazione \u00e8 una \u201cinvenzione\u201d intellettuale ed \u00e8 un concetto propulsore perch\u00e9 fa partire il movimento risorgimentale. L&#8217;idea che infatti ispira quest&#8217;ultimo \u00e8 che, esistendo la nazione italiana, avrebbe dovuto essere istituito lo Stato italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un certo \u201cluogo comune\u201d molto caro alla sinistra vuole Risorgimento e Resistenza accomunati da una medesima istanza di riscatto patriottico: il legame ideale fra questi momenti cos\u00ec distanti \u00e8 il frutto di un&#8217;operazione ideologica precisa?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono molti resistenti e molte formazioni partigiane che consideravano la Resistenza come \u201csecondo Risorgimento\u201d &#8211; anche perch\u00e9, come ci ha spiegato Claudio Pavone, la guerra del 1943-45 ha avuto anche l&#8217;aspetto di \u201cguerra patriottica\u201d contro l&#8217;occupante tedesco, oltre che di \u201cguerra civile\u201d e \u201cguerra di classe\u201d. Ma bisogna aggiungere che vi furono anti-fascisti che non erano assolutamente d&#8217;accordo con questa idea. Anche importanti intellettuali morti prima che la Resistenza avesse luogo \u2013 si pensi a Piero Gobetti o ad Antonio Gramsci \u2013 ritenevano che il Risorgimento non fosse il presupposto di movimenti innovatori, anzi vedevano linee di continuit\u00e0 fra lo stesso Risorgimento e il Fascismo. Oltre tutto anche in Giustizia e Libert\u00e0 \u2013 formazione politica e partigiana \u2013 si scaten\u00f2 una polemica fra quanti (come Rosselli) pensavano che il movimento dovesse trovare nel Risorgimento la sua fonte d&#8217;ispirazione e chi (fra gli altri Chiaromonte) invece affermava che la nuova Italia non avrebbe dovuto avere nulla a che fare con quella che fece seguito all&#8217;unificazione. Le posizioni, insomma, erano molto variegate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un altro tema ricorrente a proposito del Risorgimento \u00e8 quello della \u201crivoluzione tradita\u201d\u2013 i cui natali risalgono forse allo stesso Garibaldi \u2013, recentemente riproposto dal film di Mario Martone, \u201cNoi credevamo\u201d, e dal romanzo di Giancarlo De Cataldo, \u201cI traditori\u201d. Ma nella cultura risorgimentale che tipo di rapporto c&#8217;era fra istanza nazionale e desiderio di trasformazione sociale? Quale fu la dialettica fra queste componenti e come si risolse?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti i protagonisti del Risorgimento erano uniti dall&#8217;istanza di \u201cfare l&#8217;Italia\u201d, ma erano molto divisi sul piano delle proposte politico-costituzionali. C&#8217;era chi voleva uno Stato repubblicano e democratico \u2013 come Mazzini, Garibaldi, Cattaneo, Ferrari ecc. \u2013, altri invece avevano una concezione elitista, liberale \u2013 Cavour, D&#8217;Azeglio ecc. \u2013; non erano posizioni conciliabili e per questo ci fu uno scontro all&#8217;interno del movimento risorgimentale. Com&#8217;\u00e8 noto l&#8217;esito fu preciso: vinse la componente liberal-moderata-monarchica. Il suffragio venne ristretto al 2% della popolazione: maschi, adulti, alfabetizzati, super-ricchi. Per coloro che sostennero ideali repubblicani o democratici questa fu una grandissima delusione. Furono questi soggetti ad elaborare l&#8217;idea della \u201crivoluzione tradita\u201d; di contro, la destra e la sinistra liberali videro realizzate le proprie ispirazioni. Infine c&#8217;era chi \u2013 come Pisacane e Ferrari \u2013 auspicava che il Risorgimento desse luogo a una rivoluzione anche sul piano sociale&#8230; e beh l\u00ec la distanza fra le aspettative e le realizzazioni fu davvero abissale! Il Regno d&#8217;Italia conserv\u00f2 e difese le disuguaglianze sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Veniamo all&#8217;oggi. Lei ha criticato il \u201cdiscorsetto\u201d di Benigni a San Remo sostenendo che \u201cil recupero acritico del Risorgimento come mito fondativo della Repubblica italiana fa correre il rischio di rimettere in circuito valori pericolosi come sono quelli incorporati dal nazionalismo ottocentesco\u201d. Come si articola questo \u201cpatriottismo di ritorno\u201d con il culto delle \u201cpiccole patrie\u201d fortissimo oggi nel nostro paese (non penso solo alle rivendicazioni della Lega, ma anche alle tante proposte di referendum per la costituzione di nuove entit\u00e0 regionali: dalla \u201cLunezia\u201d al \u201cGrande Salento\u201d&#8230;)?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispetto a questi movimenti c&#8217;\u00e8 stata una reazione soprattutto negli ultimi quindici anni &#8211; molto promossa dall&#8217;ex capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi -, che ha rilanciato fra le altre cose il patriottismo neo-risorgimentale. Io capisco l&#8217;intenzione etica di difendere l&#8217;integrit\u00e0 della Repubblica e la condivido, ma trovo strano che lo si debba fare ripescando la cultura politica del Risorgimento, che \u00e8 molto lontana da noi. Parliamo di un movimento del XIX secolo dalla chiara ispirazione nazionalista. Mi sembrerebbe pi\u00f9 consono al contesto in cui viviamo se ci mettessimo a difendere l&#8217;integrit\u00e0 della Repubblica italiana rilanciando e difendendo i valori della Costituzione. Ma se si vanno a riprendere gli ideali del patriottismo risorgimentale \u2013 come ha fatto Benigni \u2013 rischiamo di sprofondare nel peggiore nazionalismo. Se inizio a dire che sono italiano perch\u00e9 discendo da Scipione l&#8217;Africano o da Alberto da Giussano, a parte il fatto che dico una fesseria sul piano storico, ma insinuo che ci sia una specie di \u201csangue italiano\u201d, un elemento pericoloso di differenziazione razziale dagli altri popoli \u2013 o meglio, dallo \u201cstraniero\u201d. Oppure se esalto la bellezza della \u201cmorte in battaglia\u201d vado contro la nostra Costituzione che dice chiaramente \u201cl&#8217;Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali\u201d. Lasciamo stare la mitologia bellica nazionalista \u2013 ma \u00e8 ovvio che se vado ad esaltare il Risorgimento inevitabilmente la tiro fuori, perch\u00e9 \u00e8 incorporata nel Risorgimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non crede che lo \u201cstringiamci a coorte\u201d che si sente riecheggiare in queste settimane nel paese sia in qualche modo correlato alla crisi che sta attraversando e lacerando la societ\u00e0 italiana? Il patriottismo insomma si viene a configurare come risposta ideologica ad un bisogno reale di coesione, mistificando le responsabilit\u00e0 che la politica dovrebbe assumersi in questa difficile fase. Che ne pensa?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che \u00e8 successo il 17 marzo \u00e8 stato un grande momento di partecipazione, in cui molti si sono sentiti parte di una comunit\u00e0. Io ero a Genova e sentivo parlare del Risorgimento anche la gente per strada, in maniera critica talvolta, ma sempre con rispetto. Dall&#8217;altra parte c&#8217;\u00e8 il paradosso che un partito che ha all&#8217;articolo 1 del suo statuto l&#8217;obbiettivo di \u201crealizzare l&#8217;indipendenza dei popoli padani\u201d sta al governo nazionale. Sarebbe come se la rappresentanza politica dei baschi stesse al governo in Spagna! E allora, per controbilanciare questa strana situazione che imbarazza prima di tutto la destra, si tirano fuori i tricolori, le celebrazioni, l&#8217;inno&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ultima domanda. Lei recentemente all&#8217;Universit\u00e0 di Trento ha proposto il concetto di \u201cpatto politico\u201d come fondamento di un nuovo spirito patriottico in contrapposizione al principio di \u201cnazione italiana\u201d. Pu\u00f2 un popolo rinunciare alla spinta quasi religiosa che gli deriva da concetti come \u201cPatria\u201d e costituirsi in maniera ordinata attorno a un patto sociale come la Costituzione? Non \u00e8 quest&#8217;ultima un&#8217;operazione troppo \u201cfredda\u201d sul piano simbolico-emotivo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c&#8217;\u00e8 dubbio che la nazione \u00e8 un discorso molto forte sul piano comunicativo e presuppone una certa minorit\u00e0 da parte degli interlocutori \u2013 uno ha bisogno del mito, della favola fantastica cos\u00ec si sente forte. Ma forse possiamo uscire dalla minorit\u00e0, forse possiamo renderci conto di ci\u00f2 che gi\u00e0 \u00e8 il nostro essere parte di una comunit\u00e0 repubblicana \u2013 noi siamo gi\u00e0 uniti dalla Costituzione. Il problema \u00e8 che nessuno conosce la Costituzione, non esistono rituali che la celebrino e allora molti non si rendono conto di questa unit\u00e0. Il mio ragionamento era un po&#8217; questo: cos\u00ec come gli stranieri che diventano cittadini italiani sono tenuti a prestare giuramento nei confronti della Costituzione, perch\u00e9 non lo si fa fare anche a tutti i ragazzi e le ragazze italiane che raggiungono la maggiore et\u00e0 \u2013 ma, aggiungerei, a tutti gli italiani in generale? La Costituzione oggi \u00e8 un libretto che sta l\u00ec, ignorato dai pi\u00f9; se si fosse chiamati a giurare su di essa, naturalmente dopo averla letta e averci riflettuto su, si avrebbe un salto di consapevolezza notevole dei propri diritti politici. Allora diventerebbe una cosa viva e noi tutti verremmo ispirati dai suoi valori.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=5399&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonio Anteneh Mariano e Salvatore Romeo (&#8217;84) Mercoled\u00ec 17 \u00e8 stato il &#8220;compleanno dell&#8217;Italia&#8221;, come qualcuno ha detto. Un tripudio di bandiere, inni, discorsi celebrativi ha inondato il paese. Di questa ricorrenza abbiamo voluto parlarne con il prof. Alberto Mario Banti, ordinario di Storia contemporanea all&#8217;Universit\u00e0 di Pisa. 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