{"id":5436,"date":"2011-03-28T22:56:10","date_gmt":"2011-03-28T20:56:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=5436"},"modified":"2012-10-07T23:05:36","modified_gmt":"2012-10-07T21:05:36","slug":"de-cataldo-non-basta","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=5436","title":{"rendered":"Senza politica De Cataldo non basta"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1782\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/cultura1-300x196.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"196\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/cultura1-300x196.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/cultura1.jpg 457w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Salvatore Romeo (&#8217;84)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cTanto tuon\u00f2&#8230; che piovve.\u201d Finalmente, a distanza di cinque mesi da quando se ne diede l&#8217;annuncio, le proposte di Giancarlo De Cataldo vedono la luce. Come lo scrittore aveva precisato nell&#8217;intervista pubblicata da Siderlandia due settimane fa, si tratta di tre progetti specifici: un input per il contesto culturale locale.<br \/>\nLa prima proposta \u00e8 un&#8217;iniziativa circoscritta all&#8217;ambito musicale, rivolta specificamente alle aree marginali, che non si esaurisca per\u00f2 nel solo insegnamento della musica, ma preveda laboratori per la fabbricazione degli stessi strumenti. Il tutto concretamente realizzato da personale qualificato, adeguatamente retribuito.<!--more--> Gli altri due progetti sono festival di tre giorni, che dovrebbero assumere di cadenza annuale: dedicato alla Magna Grecia, il primo, e al rapporto fra citt\u00e0 e industria, il secondo. Si tratterebbe di eventi prevalentemente artistici, che vedrebbero la partecipazione di talenti internazionali, nazionali e locali.<br \/>\nSi tratta di proposte indubbiamente interessanti, ma per giudicarle \u00e8 necessario, anzitutto, analizzare il contesto culturale al quale dovrebbero aderire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Taranto, fatta eccezione per rari e significativi casi, la cultura \u00e8 terreno in cui fortissima \u00e8 la presenza del volontariato. Tante sono le iniziative \u2013 sorte soprattutto negli ultimi anni \u2013 che, abbracciando i campi pi\u00f9 disparati dell&#8217;arte e della conoscenza, hanno provato a scalfire una certa atrofia sedimentatasi negli \u201canni del consenso\u201d ad una destra che al solo sentire la parola \u201ccultura\u201d metteva le mani al manganello o alle casse comunali \u2013 per progetti faraonici e inutili. In qualche modo quel risveglio ha accompagnato l&#8217;affermazione di Stef\u00e0no e si \u00e8 alimentato della speranza che segu\u00ec a una vittoria che sembrava dovesse rappresentare una reale svolta per la citt\u00e0. E ancora oggi che quella primavera si \u00e8 mutata per molti nell&#8217;\u201cinverno del nostro scontento\u201d, la tensione, sul piano delle iniziative culturali, resta alta.<br \/>\nIl fermento che faticosamente cerca di emergere \u00e8 dunque un segnale positivo di vitalit\u00e0: per molti versi la disillusione politica anzich\u00e9 deprimere le forze culturali, le ha invogliate a rilanciare la sfida; di fronte all&#8217;inerzia delle istituzioni esse sembrano aver risposto: \u201cguardate, vi facciamo vedere noi come andrebbero fatte le cose!\u201d. Benissimo, ma quanto durer\u00e0?<br \/>\nVeniamo qui al problema principale correlato al volontarismo di molte iniziative (Siderlandia compresa). In assenza di una prospettiva di professionalizzazione esse continuano a vivere in uno stato di completa precariet\u00e0. Tale limite riguarda particolarmente i progetti portati avanti dai giovani; ne parlo con una certa cognizione di causa: per la stragrande maggioranza di noi a Taranto non c&#8217;\u00e8 posto. Possiamo continuare a seguire le nostre iniziative finch\u00e9 il tempo ce lo permetter\u00e0. Ma quanto tempo vuoi avere se sei angosciato dalla ricerca di uno straccio di lavoro? Per la maggior parte di noi la passione dell&#8217;impegno \u00e8 spesso pi\u00f9 che compensata dai sacrifici cui dobbiamo sottostare per conciliarla col \u201cdovere\u201d. \u201cLavorare stanca\u201d, ma vivere da precari sfinisce. E cos\u00ec tanti progetti nati da un impeto di entusiasmo vengono abortiti poche ore dopo essere stati concepiti, quando \u2013 guardandoci negli occhi e mettendo al portafogli \u2013 ci diciamo, mentendoci per pudore, \u201cmagari riparliamone fra un mesetto, che avr\u00f2 un po&#8217; pi\u00f9 di tempo&#8230;\u201d<br \/>\nE&#8217; operazione da facili profeti prevedere che la maggior parte delle iniziative promosse da giovani nella nostra citt\u00e0 fra non molto, venuta meno l&#8217;iniziale \u201cfede cieca\u201d che porta a sopportare anche la pi\u00f9 atroce fatica, si esauriranno. Chi gi\u00e0 vive fuori si distaccher\u00e0 sempre di pi\u00f9 dal contesto d&#8217;origine, molti di quelli che sono rimasti andranno via, chi rester\u00e0 si sentir\u00e0 sempre pi\u00f9 solo&#8230;<br \/>\nCos\u00ec, quello che non \u00e8 riuscito a un quindicennio di cialtroni al potere, riuscir\u00e0 per effetto dell&#8217;emigrazione. Ma \u00e8 troppo facile metterla in questi termini, scaricando magari le colpe su chi parte. Alla base di questo deflusso di energie \u2013 e dell&#8217;indebolimento della societ\u00e0 civile che ne conseguir\u00e0 \u2013 vi \u00e8 un punto fondamentale: mai nessuno a Taranto ha concepito la cultura come settore economico.<br \/>\nAlla base di questo atteggiamento non c&#8217;\u00e8 solo la miopia dei gruppi dirigenti locali (mi riferisco agli operatori economici oltre che ai politici), ma un limite strutturale che ancora una volta rimanda all&#8217;emigrazione giovanile. Non sar\u00e0 un caso se le citt\u00e0 culturalmente pi\u00f9 vivaci sono anche quelle che attraggono giovani intelligenze dalle aree periferiche della provincia italiana. A livello del capitale umano e sociale si riproduce, in fin dei conti, la stessa dinamica che interessa il capitale fisso: i fattori produttivi tendono a concentrarsi laddove gi\u00e0 insiste una struttura relativamente avanzata. Per quelle aree e quelle citt\u00e0 si viene quindi a configurare un circolo virtuoso: l&#8217;afflusso di talenti e di fruitori di cultura espande continuamente il mercato locale di quel particolare tipo di beni. L&#8217;altra faccia della medaglia \u00e8 l&#8217;impoverimento progressivo cui vanno incontro le aree periferiche. Da questi contesti emigrano non solo i potenziali protagonisti della vita culturale, ma anche il \u201cpubblico\u201d: in questo modo la domanda si restringe e gli operatori non trovano conveniente rivolgere i propri investimenti in quel settore. Ne deriva quel trionfo del volontarismo segnalato sopra. I soli soggetti in grado di far crescere tali iniziative restano a quel punto le istituzioni pubbliche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cEccoci giunti alle dolenti note\u201d&#8230; il circolo vizioso cui si \u00e8 accennato potrebbe essere quanto meno limitato da adeguate politiche pubbliche. E invece cosa accade? In questa sede si sta analizzando una proposta riguardante il Comune: \u00e8 dunque alle politiche culturali di tale ente che bisogna guardare. Non si deve essere notevoli analisti politici per rilevare che, su questo piano, la discrepanza fra le aspettative suscitate e i risultati fino ad oggi conseguiti dall&#8217;amministrazione Stef\u00e0no \u00e8 pi\u00f9 che altro un abisso.<br \/>\nMettendo da parte le tristi vicende della programmazione estiva (approvata ufficialmente il 13 agosto) o del \u201cconcertone\u201d di Capodanno, vi sono lacune imperdonabili. Fra queste spicca la gestione di Cantiere Maggese. Quello che avrebbe dovuto rappresentare un punto di riferimento per gli operatori culturali locali \u00e8 stato gestito in un modo che definire \u201cinefficiente\u201d sarebbe fare un complimento ai suoi amministratori \u2013 e ai loro referenti politici. A tutt&#8217;oggi una sala di registrazione ed una di montaggio cinematografico \u2013 con dotazioni tecnologiche d&#8217;avanguardia \u2013 sono inscatolate e conservate nei magazzini della struttura di Largo San Gaetano.<br \/>\nMentre accade questo la stessa amministrazione comunale si permette di ignorare una petizione inoltrata ufficialmente al Sindaco da oltre 50 associazioni per l&#8217;affidamento di spazi dove svolgere attivit\u00e0 culturali \u2013 e superare cos\u00ec uno dei principali ostacoli che gli operatori oggi incontrano.<br \/>\nAlla luce di questo clamoroso fallimento l&#8217;adozione delle proposte di De Cataldo potrebbe rappresentare l&#8217;avvio di un \u201csecondo tempo\u201d nel corso del quale tentare di recuperare la magra figura fatta in questi ultimi quattro anni. Sar\u00e0 irresistibile per l&#8217;attuale maggioranza la tentazione di sbandierare come un programma di svolta i tre suggerimenti dello scrittore. Peccato per\u00f2 che lo stesso De Cataldo abbia detto chiaro e tondo: \u201cquesto \u00e8 quello che io posso offrire, poi dovete vedervela voi\u201d.<br \/>\nOra, se il Sindaco e i suoi si lasciassero convincere dell&#8217;opportunit\u00e0 di usare strumentalmente le proposte di De Cataldo non solo dimostrerebbero in maniera incontrovertibile che il difetto principale dell&#8217;attuale giunta \u00e8 l&#8217;assenza di qualsivoglia strategia sul piano della politica culturale, ma \u2013 quel che pi\u00f9 conta \u2013 si rivelerebbero del tutto inconsapevoli della situazione che caratterizza il nostro contesto culturale e dei problemi ad essa correlati.<br \/>\nLe proposte di De Cataldo, infatti, soddisfano solo in minima parte le esigenze strutturali sottolineate in precedenza. L&#8217;idea di puntare a una professionalizzazione delle competenze sul piano della produzione di strumenti ed espressioni musicali coglie nel giusto segno, ma evidentemente il campo di applicazione \u00e8 troppo ristretto (perch\u00e9 no allora l&#8217;editoria, il teatro, le arti figurative?). Quanto ai due \u201cgrandi eventi\u201d, l&#8217;ottica che li ispira appare decisamente di corto respiro. Indubbiamente si tratterebbe di occasioni irripetibili per godere delle performance di artisti e intellettuali di calibro, ma, levate le tende, cosa resterebbe al contesto locale? Probabilmente una serie di impulsi creativi che andrebbero per\u00f2 a infrangersi contro il desolante panorama quotidiano.<br \/>\nLe proposte di De Cataldo dunque, se realizzate, sarebbero opportunit\u00e0 significative, ma inevitabilmente parziali. E d&#8217;altra parte neanche si pu\u00f2 rimproverare allo scrittore un difetto di organicit\u00e0: le proposte hanno necessariamente quella natura. De Cataldo, insomma, ha fatto il suo. Ma una cosa sono le proposta, un&#8217;altra le strategie \u2013 e, verrebbe da aggiungere, una cosa \u00e8 un intellettuale che occasionalmente offre una sponda alla politica, altra persone e gruppi che al bene comune dovrebbero essere portati \u201cper professione\u201d. La domanda a questo punto sorge spontanea: cosa dovrebbe fare la politica per affrontare alla radice la questione del \u201csottosviluppo culturale\u201d della nostra citt\u00e0?<br \/>\nIl problema generale \u00e8 quello di porre un freno all&#8217;emigrazione \u2013 per rafforzare il mercato culturale locale, trattenere i talenti ed offrirgli una prospettiva di professionalizzazione che gli consenta di sviluppare iniziative solide. L&#8217;intervento pubblico potrebbe assumere allora i contorni di un&#8217;agenzia specializzata, che assista sul piano finanziario, legale e tecnico gli operatori nella fase di passaggio dal \u201cvolontariato\u201d all&#8217;\u201cimpresa\u201d. In particolare, andrebbero privilegiati progetti fondati su programmazione di lungo periodo e cooperazione con altre iniziative. La struttura potrebbe anche configurarsi come ente pubblico, ma dovrebbe essere la pi\u00f9 autonoma possibile dall&#8217;amministrazione. Anzi tutto, per evitare le interferenze politiche che gi\u00e0 si registrano a livello delle partecipate, ma anche per conferire all&#8217;organo una dinamica diversa da quella della P.A. L&#8217;ente dovrebbe essere il pi\u00f9 snello e operativo possibile e fare leva su personale altamente qualificato. La differenza rispetto ad un programma tipo \u201cBollenti Spiriti\u201d sarebbe che, mentre in quel caso l&#8217;intera operazione viene gestita dagli uffici di un assessorato (quello alle politiche giovanili), con tutte le lentezze e le incertezze (quando sar\u00e0 il prossimo bando, se ci sar\u00e0?) che ne derivano, l&#8217;ente qui delineato dovrebbe maturare invece un contatto diretto con la realt\u00e0, intervenendo con la rapidit\u00e0 e la flessibilit\u00e0 caratteristica dei tempi e dei modi d&#8217;impresa. Di conseguenza, dovrebbe potersi finanziare anche facendo ricorso al mercato.<br \/>\nSe tale proposta \u00e8 subordinata ad una disponibilit\u00e0 finanziaria che richiederebbe qualche anno per maturare (si consideri tuttavia che dal prossimo anno il Comune di Taranto uscir\u00e0 dalla fase di dissesto), si potrebbe nel frattempo avviare la strategia di sostegno alle energie locali con un \u201cbilancio partecipato della cultura\u201d. L&#8217;assessorato competente dovrebbe aprire la definizione del proprio bilancio al contributo degli operatori, selezionando anche in questo caso le proposte sulla base dell&#8217;estensione temporale dei programmi e del grado di cooperazione in essi espresso, premiando in particolare gli sforzi volti alla professionalizzazione delle attivit\u00e0. In questo caso ci si troverebbe certo a scontare il \u201cpeso\u201d della politica, a sarebbe pur sempre un inizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte alla compagine che attualmente governa a Palazzo di Citt\u00e0 si pongono dunque, sul piano della politica culturale, almeno due ipotesi: cavalcare la tigre-De Cataldo, limitandosi a realizzare (ammesso \u2013 e tutt&#8217;altro che concesso! \u2013 che poi lo si faccia) i tre progetti indicati dallo scrittore oppure aggredire le cause della debolezza del nostro contesto culturale con politiche coerenti. Un&#8217;ipotesi in realt\u00e0 non necessariamente esclude l&#8217;altra. Il laboratorio musicale potrebbe essere esteso ad altri campi, mentre gli eventi cui De Cataldo ha accennato potrebbero essere rimodulati mettendo al centro gli sforzi degli operatori locali (valutando tuttavia la misura dell&#8217;investimento nel quadro della politica di programmazione, che dovrebbe divenire lo schema fisso entro il quale prendere qualsiasi decisione). Questa eventualit\u00e0 costituirebbe un banco di prova importante per misurare la disponibilit\u00e0 dei protagonisti della vita sociale e culturale tarantina a mettersi in gioco. E poco male se ci perderemo la lectio magistralis di Umberto Galimberti piuttosto che le evoluzioni drammaturgiche di Emma Dante. D&#8217;altra parte le citt\u00e0 che oggi ospitano Festival importanti (della letteratura, della filosofia ecc.) esprimono gi\u00e0 un contesto culturale solido. Imitare quelle esperienze sarebbe non solo dare ulteriore prova del nostro provincialismo, ma soprattutto dimostrare di avere una cognizione dei problemi strutturali della citt\u00e0 al limite del surreale. Una condizione che un gruppo che si candida a restare classe dirigente politica non pu\u00f2 proprio permettersi.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=5436&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Salvatore Romeo (&#8217;84) \u201cTanto tuon\u00f2&#8230; che piovve.\u201d Finalmente, a distanza di cinque mesi da quando se ne diede l&#8217;annuncio, le proposte di Giancarlo De Cataldo vedono la luce. Come lo scrittore aveva precisato nell&#8217;intervista pubblicata da Siderlandia due settimane fa, si tratta di tre progetti specifici: un input per il contesto culturale locale. 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