{"id":5465,"date":"2011-04-04T23:07:53","date_gmt":"2011-04-04T21:07:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=5465"},"modified":"2012-10-08T00:09:00","modified_gmt":"2012-10-07T22:09:00","slug":"sfida-di-rifiuti-zero","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=5465","title":{"rendered":"Competenza, strategia, democrazia: la sfida di &#8220;rifiuti zero&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1870\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/gruppo-rifiuti-zero1-300x259.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"259\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/gruppo-rifiuti-zero1-300x259.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/gruppo-rifiuti-zero1.jpg 700w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Salvatore Romeo (&#8217;84)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante i capricci della connessione internet \u2013 che ha complicato l&#8217;ascolto del dott. Enzo Favoino e del dott. Raphael Rossi, intervenuti in conferenza skype \u2013 il convegno \u201cRifiuti Zero, riciclo totale a Taranto\u201d \u00e8 stato uno degli eventi pi\u00f9 interessanti tenutisi nella nostra citt\u00e0 negli ultimi mesi. Non solo per lo spessore dei relatori \u2013 oltre alle due personalit\u00e0 gi\u00e0 citate (Favoino \u00e8 tecnico ricercatore della Scuola agraria di Monza, mentre Rossi \u00e8 tecnico dell&#8217;Ente di di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti [ESPER]) \u00e8 intervenuto Alessio Ciacci, assessore all&#8217;ambiente del Comune di Capannori (LU) \u2013, ma anche per l&#8217;innovativit\u00e0 e l&#8217;ampiezza dei contenuti, decisamente superiori alla media che caratterizza il dibattito locale.<!--more--> L&#8217;impressione che se ne pu\u00f2 trarre \u00e8 che nel paese circoli forse non una ventata, ma senz&#8217;altro uno spiffero di aria nuova che sul problema della \u201cmonnezza\u201d cerca di costruire una proposta tecnico-economica dagli interessantissimi esiti politici. Proprio questa combinazione fra sapere scientifico d&#8217;avanguardia, applicazione tecnica innovativa e nuove frontiere della democrazia politica sembra essere il dato di fondo della strategia \u201crifiuti zero\u201d. Naturalmente la nostra citt\u00e0 sarebbe isolata da questo fermento&#8230; se non fosse per una parte della cittadinanza attiva, fra cui la rete \u201cCittadini in mobilitazione di Taranto e provincia\u201d, che ha organizzato l&#8217;evento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma veniamo ai contenuti. Non voglio proporre una fredda cronaca dell&#8217;iniziativa, ma piuttosto mettere in evidenza quelli che mi sono sembrati i temi pi\u00f9 rilevanti emersi dal convegno. Per questo esaminer\u00f2 solo alla fine l&#8217;intervento di Ciacci \u2013 che ha parlato per primo \u2013: il suo discorso \u00e8 stato infatti il pi\u00f9 \u201cpolitico\u201d \u2013 com&#8217;era naturale che fosse \u2013 e i suoi argomenti meritano perci\u00f2 di essere considerati come punti di riferimento per l&#8217;azione delle istituzioni locali.<br \/>\nUna delle questioni fondamentali affrontate in particolare dal dott. Favoino \u00e8 stata quella del costo della differenziata. Quante volte ci siamo sentiti ripetere che quel sistema \u00e8 difficile da adottare perch\u00e9 i costi sono troppo elevati? Bene: un argomento del genere non \u00e8 sostenuto solo dall&#8217;\u201cuomo della strada\u201d o da esponenti politici cronicamente afflitti da pigrizia intellettuale, ma dalla stessa Federambiente (l&#8217;associazione sindacale delle imprese e dei consorzi specializzati nella gestione di servizi di igiene pubblica e risanamento ambientale). Favoino smentisce questa posizione con una precisazione che qualsiasi studente al primo anno di economia troverebbe persino banale \u2013 ma che evidentemente \u00e8 troppo complicata per i portatori d&#8217;interesse \u2013: occorre distinguere fra costi d&#8217;investimento e costi di esercizio. Gli oneri correlati all&#8217;investimento non possono essere caricati integralmente sul primo esercizio, come sa anche il pi\u00f9 sciatto dei contabili; piuttosto essi saranno ammortizzati nel corso di x esercizi, a seconda dei risultati economici che si conseguiranno in queste annate. Diventa pertanto decisivo tenere conto del risparmio che la raccolta differenziata consente di realizzare sul fronte dei costi di esercizio. Prima di esaminare questo elemento \u00e8 per\u00f2 importante sottolineare che sul fronte della differenziata si riescono ad ottenere risultati ottimali solo con il sistema del \u201cporta a porta\u201d. A questo proposito \u00e8 estremamente significativa la comparazione proposta da Favoino fra i casi di Brescia e Monza, realt\u00e0 assimilabili sul piano demografico e sociale. A Brescia la differenziata \u00e8 stata realizzata con impiego di cassonetti di ampio volume; a Monza si \u00e8 invece ricorsi direttamente al \u201cporta a porta\u201d. Se nel primo caso la differenziata ha raggiunto il 29% del volume complessivo dei rifiuti, nel secondo si \u00e8 arrivati al 51%. Sul piano dei costi, la spesa di raccolta a Brescia si \u00e8 attestata attorno alle 90 mila Lire\/persona all&#8217;anno (stiamo parlando di stime relative alla fine degli anni &#8217;90), mentre nel capoluogo brianzolo \u00e8 stata di 80 mila Lire\/persona all&#8217;anno.<br \/>\nVeniamo quindi all&#8217;analisi dei costi. Su questo piano occorre distinguere due diverse tipologie: i costi relativi alla raccolta e quelli riguardanti trattamento e smaltimento. Con una differenziata uguale o inferiore al 70%, si rileva che i costi di raccolta non aumentano rispetto a sistemi basati sull&#8217;indifferenziata. Quando si supera la soglia del 70%, inizia una graduale ascesa. Essa \u00e8 dovuta al fatto che fino a quel livello \u00e8 possibile praticare la raccolta con metodi relativamente semplici; se si vogliono conseguire risultati migliori occorre adottare forme pi\u00f9 estese e capillari. Tuttavia, guardando ai costi di trattamento e smaltimento e possibile notare che questi sono inversamente proporzionali alla percentuale di differenziata conseguita. Cos\u00ec, superando il margine del 70% si ottengono risparmi pi\u00f9 che proporzionali rispetto all&#8217;incremento della spesa. In definitiva, il costo complessivo (somma della raccolta e dello smaltimento) diminuisce all&#8217;aumentare della percentuale di differenziata. Le virtuosit\u00e0 si realizzano dunque soprattutto a valle del processo, sul versante del trattamento.<br \/>\nOra, i risparmi ottenuti nel corso dei diversi esercizi consentono di ammortizzare in tempi ragionevoli gli investimenti sostenuti per avviare il nuovo sistema.<br \/>\nVi \u00e8 un altro vantaggio economico legato al \u201cporta a porta\u201d che merita di essere attentamente considerato: il costo che l&#8217;azienda avrebbe dovuto sostenere per l&#8217;installazione di un inceneritore o per il conferimento in discarica dei rifiuti viene trasferito nella remunerazione della manodopera, dal momento che quel tipo di raccolta richiede un impiego relativamente ampio del fattore lavoro. Anche gli esiti sul piano occupazionale sono quindi positivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma vi sono anche importanti implicazioni \u201cpsicologiche\u201d e sociali nell&#8217;adozione della raccolta porta a porta. A segnalarle \u00e8 Raphael Rossi, noto al grande pubblico soprattutto dopo che Report ha raccontato la sua personale esperienza di consigliere d&#8217;amministrazione dell&#8217;AMIAT (l&#8217;azienda di nettezza urbana del Comune di Torino): uno straordinario caso di trasparenza e di dedizione al servizio. Rossi pone l&#8217;accento sul fatto che il rifiuto non debba essere nascosto nei cassonetti o in discarica, perch\u00e9 ci\u00f2 induce deresponsabilizzazione. Il cittadino pu\u00f2 in quel caso approfittare dell&#8217;anonimato per assumere comportamenti che rischiano di mandare all&#8217;aria l&#8217;opera di differenziazione e gli stessi sforzi degli altri utenti. Il \u201cporta a porta\u201d dunque garantisce un controllo capillare, ma non necessariamente repressivo. Il principio \u00e8 che chi fa correttamente la differenziata debba essere remunerato, prevalentemente attraverso sgravi sulla TARSU. In generale, l&#8217;intera cittadinanza deve essere chiamata a rendersi conto del problema e a partecipare alla sua risoluzione, tastando con mano i vantaggi di certe soluzioni virtuose sul piano sia ambientale che economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Veniamo cos\u00ec agli aspetti propriamente \u201cpolitici\u201d della strategia \u201crifiuti zero\u201d. Ad esporli ampiamente \u00e8 l&#8217;assessore Ciacci. Le sue parole d&#8217;esordio riassumono efficacemente il senso dell&#8217;intero intervento. \u201cLa politica non pu\u00f2 essere intesa come mera amministrazione dell&#8217;esistente o come gioco di potere. Inizialmente ci chiamavano utopisti, ma in realt\u00e0 \u00e8 realistico porsi il problema di come ridurre drasticamente i rifiuti in una societ\u00e0 come la nostra che tende a produrne sempre di pi\u00f9\u201d. Capannori \u00e8 una cittadina di 50 mila abitanti, dove nel 2007 si decide di avviare un progetto per verificare i risultati di una raccolta differenziata \u201cavanzata\u201d. Si circoscrive dapprima l&#8217;esperimento a una frazione di 600 abitanti; in pochi giorni si nota che la quota di differenziata supera l&#8217;80% del totale. Alla base c&#8217;\u00e8 una strategia di coinvolgimento delle persone estremamente capillare. I cittadini vengono portati a visitare gli impianti di trattamento dei rifiuti; vengono organizzate assemblee in tutti i luoghi di socialit\u00e0 presenti sul territorio (dai bar alle parrocchie). Ma soprattutto ad istruire la popolazione sui modi con condurre la differenziata non \u00e8 il Comune o la societ\u00e0 di nettezza urbana, ma i cittadini stessi. Viene riconosciuto un contributo in denaro a chi si assume il compito di sensibilizzare e di distribuire il materiale per la raccolta. Finalmente, nel giugno 2010, lo stesso progetto arriva a coprire l&#8217;intero Comune. Alla fine dello stesso anno la differenziata raggiunge l&#8217;82%. Anche sul piano economico i risultati sono lusinghieri: il risparmio nel conferimento agli impianti, rispetto ad una situazione con il 30% di raccolta differenziata con cassonetto, \u00e8 pari a 1.820.320 Euro nel solo 2010; in prospettiva, con l&#8217;ulteriore potenziamento del servizio, si dovrebbe arrivare nel 2012 all&#8217;ulteriore risparmio di 200 mila Euro. Andando a guardare il dato disaggregato, si conferma la tendenza rilevata da Favoino: a fronte di un incremento dei costi dovuto alla differenziazione di organico, carta e multimateriale (plastica, vetro ecc.) pari a circa 594 mila Euro, si constata un risparmio sul fronte dell&#8217;indifferenziata superiore a 2 milioni di Euro.<br \/>\nMa la soddisfazione principale gli amministratori di Capannori la traggono da un&#8217;inchiesta condotta da un gruppo di ricercatori de \u201cLa Sapienza\u201d. Dopo un sondaggio condotto fra i cittadini viene reso noto che il 99% di loro svolge in maniera corretta la differenziata; il 98,5% dichiara di aver ricevuto informazioni e materiale in maniera adeguata; e ben il 94% si dichiara soddisfatto dal servizio!<br \/>\nLa strategia ambientale degli amministratori della cittadina toscana non si ferma per\u00f2 alla sola promozione della differenziata. Viene avviata la distribuzione alla spina sia di latte, col coinvolgimento di produttori locali, sia di detersivi \u2013 i negozianti che accettano questa modalit\u00e0 di erogazione vengono esentati dalla tassa sui rifiuti solidi urbani per la percentuale di prodotto che vendono in quella forma. Anche sull&#8217;acqua vengono varati interventi significativi: si bandiscono dalle mense comunali, compresi gli asilo e le scuole elementari, le acque imbottigliate; per prevenire la reazione negativa delle famiglie si chiamano esperti del settore ad illustrare agli stessi genitori un&#8217;evidenza empirica che spesso passa sotto traccia: che l&#8217;acqua \u201cdel rubinetto\u201d \u00e8 sottoposta a controlli molto pi\u00f9 severi di quella destinata al commercio. Contestualmente viene valorizzato il patrimonio sorgivo del territorio: in corrispondenza delle fonti vengono installati dispositivi a raggi ultravioletti per eliminare i residui batterici presenti in quell&#8217;acqua. Cos\u00ec quei posti diventano in breve veri e propri punti d&#8217;incontro e di socialit\u00e0 per la comunit\u00e0 capannorese. La partecipazione, da momento di sensibilizzazione e informazione diventa pratica di vita quotidiana.<br \/>\nEcco allora che il modello Capannori appare caratterizzato da due elementi di fondo. In primo luogo, una linea di intervento pubblico di ampio respiro. Ciacci rivendica con forza questa peculiarit\u00e0: di per s\u00e9 ogni singolo passaggio (la raccolta differenziata, la distribuzione di latte e detersivi alla spina, la valorizzazione dell&#8217;acqua pubblica&#8230;) apporterebbe s\u00ec un vantaggio, ma estremamente limitato. Solo la combinazione di tutti questi fattori in una strategia complessiva di sostenibilit\u00e0 ecologica pu\u00f2 portare a risultati veramente significativi. Il rispetto dell&#8217;ambiente, insomma, deve diventare un modo di vita. Ma questo obbiettivo chiama in causa direttamente il coinvolgimento dei cittadini. Ecco il secondo elemento di forza dell&#8217;esperienza capannorese: l&#8217;amministrazione, con le sue decisioni, non sostituisce ma alimenta la coesione del tessuto sociale. Il rispetto dell&#8217;ambiente naturale diventa la ricerca di una convivenza \u201cattiva\u201d: la gente non persegue egoisticamente i propri fini, ma viene messa nelle condizioni di porsi i problemi generali della comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, quali sono gli \u201cinsegnamenti\u201d che la nostra citt\u00e0 potrebbe trarre da questo bel pomeriggio di riflessione? Tre elementi sembrano emergere con forza.<br \/>\nAnzi tutto, competenza. Le questioni relative ai rifiuti -e, pi\u00f9 in generale, alla salvaguardia dell&#8217;ambiente e della salute umana \u2013 sono complesse (talvolta complicate) e richiedono conoscenze specialistiche, che non sono alla portata di tutti. La stessa Capannori \u2013 come gli altri comuni che si sono posti l&#8217;obbiettivo dei \u201crifiuti zero\u201d \u2013 ha dovuto coinvolgere personalit\u00e0 esterne (fra cui lo stesso dott. Favoino) per realizzare le sue ambizioni. In una citt\u00e0 che sembra apprezzare \u2013 ad ogni livello \u2013 piuttosto l&#8217;improvvisazione e il \u201cpressapochismo\u201d questo dato andrebbe tenuto nella massima considerazione. Non bastano pi\u00f9 i pianti greci sui nostri morti o le invettive contro le istituzioni assenti o i vari \u201cmostri\u201d che dall&#8217;alto ci opprimono: occorre curiosit\u00e0 intellettuale e voglia di studiare a fondo i problemi e le loro possibili soluzioni.<br \/>\nIn secondo luogo, strategia. Questo \u00e8 un limite cronico dei gruppi dirigenti tarantini (non solo politici): adottare soluzioni di breve periodo e di corto respiro. Esemplare la vicenda dell&#8217;inceneritore, riattivato solo per consentire all&#8217;AMIU di non sprofondare nella massa dei suoi debiti, con buona pace della salute dei cittadini e dell&#8217;innovazione tecnologica e organizzativa. Le partecipate non dovrebbero essere uno strumento di manovra clientelare e tanto meno un datore di lavoro \u201cdi ultima istanza\u201d. Se non si vuole spalancare le porte alla privatizzazione \u2013 soluzione facile e a breve remunerativa per le casse comunali, ma alla lunga dannosa per i cittadini \u2013 andrebbe recuperata la finalit\u00e0 propria di quelle aziende: fornire servizi in maniera efficiente, in modo da distribuire vantaggi sia economici (riduzione delle tariffe) sia sociali (miglioramento della qualit\u00e0 della vita) alla comunit\u00e0.<br \/>\nInfine, democrazia. La raccolta differenziata \u201cporta a porta\u201d \u2013 e cos\u00ec molte altre innovazioni nel campo dei servizi territoriali \u2013 obbliga alla partecipazione. Senza quest&#8217;ultima gli obbiettivi che si intendono perseguire sono destinati a rimanere irrealizzabili. Questa conclusione suscita un problema enorme, che in questa sede non pu\u00f2 essere in nessun modo n\u00e9 affrontato n\u00e9, tanto meno, risolto. Se si volesse concretizzare la strategia \u201crifiuti zero\u201d, bisognerebbe addentrarsi in aree della nostra comunit\u00e0 in genere poco frequentate tanto dai politici (che vi si affacciano in genere solo in campagna elettorale per distribuire prebende e promesse) che dagli attivisti (troppo \u201ccivili\u201d per confrontarsi con i \u201ccozzari\u201d \u2013 con le dovute e meritorie eccezioni, s&#8217;intende). Sar\u00e0 per questo che, a tutt&#8217;oggi, di \u201crifiuti zero\u201d a Taranto se ne interessa solo una esigua (ma per fortuna combattiva) minoranza?<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=5465&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Salvatore Romeo (&#8217;84) Nonostante i capricci della connessione internet \u2013 che ha complicato l&#8217;ascolto del dott. Enzo Favoino e del dott. 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