{"id":5754,"date":"2012-06-11T00:05:38","date_gmt":"2012-06-10T22:05:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=5754"},"modified":"2012-10-10T02:42:25","modified_gmt":"2012-10-10T00:42:25","slug":"cronache-dal-sisma","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=5754","title":{"rendered":"Cronache dal sisma"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4878\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/terremoto_emilia5-345x254-300x220.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"220\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/terremoto_emilia5-345x254-300x220.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/terremoto_emilia5-345x254.jpg 345w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Francesco Tinelli<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ognuno di noi vive la propria vita quotidiana impostandola su un proprio ritmo, personale, dinamico, influenzabile dalle nostre scelte e dai recinti che ci vengono pi\u00f9 o meno imposti dalle regole e dalle nostre abitudini sociali. Potremmo dire quindi che ogni momento delle nostre giornate segue un suo percorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle 9.00 del mattino di un tranquillo e soleggiato 29 maggio, tutti eravamo impegnati in qualcosa di assolutamente \u201cnostro\u201d.<!--more--> Un marted\u00ec potenzialmente come tanti altri: a quell\u2019ora potremmo immaginare gli studenti in classe che magari cercano di migliorare le proprie prestazioni in vista della fine dell\u2019anno, i professori in attesa, come i loro studenti, dei verdetti finali dopo un anno di lezioni. Verosimilmente negli ospedali medici e infermieri cominciano il giro delle visite dei pazienti in corsia, le casalinghe sono prese come sempre dal tanto lavoro quotidiano, qualcuna sistema la stanza del figlio, o magari \u00e8 gi\u00e0 per strada a fare la spesa. Sicuramente ci sono anche tanti operai nei loro capannoni, a sudare, a produrre come tutti i giorni dell\u2019anno. Io invece, quel giorno, a quell\u2019ora, ero ancora nel mio letto. Lavorando il pomeriggio, con il mio contratto \u201cflessibile\u201d, ho proprio il sonno come lusso speciale che mi posso ancora permettere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pochi sono gli eventi che non ti aspetti, capaci di annullare in pochi secondi ogni nostro ritmo, ogni nostro recinto, ogni costruzione personale del proprio presente. Ci sono giornate che si legano all\u2019anima della memoria collettiva come un macigno; tutti ricordiamo cosa abbiamo fatto ad esempio l\u201911 settembre, i nostri nonni ricordano l\u20198 settembre, oppure chiedete ai nostri genitori dove si trovavano quando l\u2019uomo \u00e8 sbarcato sulla luna. Un altro evento collettivo \u00e8 sicuramente il terremoto, almeno per le popolazioni che devono affrontarlo: basta provare a chiedere ad un aquilano dove si trovava il 6 aprile 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sono chiesto spesso come avrei reagito se mai mi fossi trovato ad affrontare un sisma; quello che non pensavo, \u00e8 che avrei vissuto questa esperienza una mattinata di maggio, in una zona che \u00e8 sempre stata definita a basso rischio. Ero ancora a letto quindi proprio nel momento in cui, in pochi secondi, i cuori di una terra speciale, quella emiliana, hanno visto crescere la velocit\u00e0 dei battiti, l\u2019intensit\u00e0 del respiro. Ognuno ha reagito come ha potuto. Io che sono un pessimista, dopo il segnale della forte scossa avvenuta alle 4.04 del mattino di domenica 20 maggio, quando ero in gita con 20 ragazzini e due mie carissime colleghe, ho preso l\u2019abitudine di avere sempre un casco sulla sedia vicino al letto, di lasciare sempre le chiavi della porta in vista e di tenere un marsupio con lo stretto necessario vicino all\u2019ingresso dell\u2019appartamento dove vivo ormai da 5 anni, a Modena. Cos\u00ec, alle ore 9.00 circa, improvvisamente tutto si ferma: il fruttivendolo sotto casa, il muratore al quinto piano, il postino sulla moto che consegna le lettere. Ogni cosa viene coperta da un suono terrorizzante, una vera e propria esplosione seguita da un rombo, un crescendo spaventoso di tremore e oscillazione. Si spostano i letti, cadono i libri per terra, i vetri sembrano scoppiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ognuno reagisce come pu\u00f2. In pochissimi secondi indosso il casco e mi copro in un angolo della parete portante della mia casa. Non penso a niente credo, non so, non posso ricordare. Tutto trema per venti e forse pi\u00f9 lunghissimi secondi, aspetto che si fermi, spero che si fermi. Sento che \u00e8 finita, per un attimo e in pochi secondi sono in cortile, in pigiama estivo, col mio marsupio e il casco in testa. Penso di essere ridicolo ma la gente che si riversa precipitosamente per strada non si cura di me. Improvvisamente alcune auto sembrano impazzite, sento bambini che piangono, anziani accompagnati dalle badanti, qualcuno \u00e8 in accappatoio. Mi rendo conto in questo momento che \u00e8 successo qualcosa di grave, un\u2019altra volta, non troppo lontano da casa mia, dalle mie cose, dalle mie abitudini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ore successive passano velocemente, nel mio palazzo non ho mai parlato con nessuno, ci vivono delle famiglie di immigrati dell\u2019est Europa, qualche studente e pochi irriducibili anziani. Per strada sentiamo sotto di noi dei movimenti costanti, come se fossimo su una zattera, come se tutti ci stessimo rendendo conto che lo spazio attorno a noi, le nostre case, le auto, noi stessi, ci stessimo muovendo, violentemente. Una sensazione che dura pi\u00f9 di un\u2019ora fino a quando il peggio sembra passato. Nessuno rientra in casa, tutti siamo per strada, ognuno racconta il suo momento, la propria quotidiana storia interrotta, la propria paura. Con le linee telefoniche in tilt, per la prima volta mi sento realmente parte, fino in fondo, di questa comunit\u00e0, di condividerne ansie e destino. Il vicino di casa che poco tempo fa negava ai vigili di conoscermi per la verifica della residenza, mi abbraccia, mi chiede dell\u2019acqua che ho nella macchina, dove ho fatto sedere due donne del quartiere. L\u2019anziano del palazzo di fronte mi parla di sua nipote che per fortuna, dice lui, non \u00e8 a scuola e della figlia che doveva raggiungerlo a momenti. Dopo qualche ora c\u2019\u00e8 sollievo, qualcuno rientra in casa, generalmente si pensa che, passato il botto, passi la paura. Io vado a fare un giro con la bicicletta, resto nel quartiere dove vivono anche i miei amici, incontro qualcuno di loro, qualche commento, qualcuno sorride dopo lo spavento. Intorno alle 13.00 trovo il coraggio di rientrare in casa ma alla prima rampa di scale si ripresenta l\u2019incubo, di nuovo tutti fuori, di corsa, di nuovo tutto trema, di nuovo il panico, di nuovo i palazzi tornano ad ondeggiare. Tutta la giornata passa cos\u00ec, per migliaia di persone. Giungono le prime notizie dalla \u201cBassa\u201d: in pianura ci sono dei morti, macerie e disperazione. Un elicottero dei vigili del fuoco sorvola la citt\u00e0 e si muove, sembra verso nord.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto, a ridosso della sera, la citt\u00e0 comincia a svuotarsi. Davvero in tanti si muovono verso sud o verso la montagna, i parchi si riempiono di gente e di tende, saranno davvero in pochissimi a passare la notte in casa. All\u2019una di notte le strade sono deserte, la gente dorme nelle auto mentre in tutti i parchi della citt\u00e0 brulica la vita. Bambini che giocano a calcio, gente che gioca a carte e biciclette che scorazzano lungo le piste ciclabili. La mia notte trascorre all\u2019addiaccio, nei giardini ducali, dove un tempo si trastullava la nobilt\u00e0 del Ducato di Modena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giorno dopo scorre quasi tranquillo: la terra trema ancora ma tutto lascia pensare che si tratti del classico sciame sismico, insomma dell\u2019assestamento, anche se si registrano almeno tre eventi sismici di rilievo concentrati in pochissimi giorni nel raggio di pochissimi chilometri. Per i giorni seguenti nei bar, per le strade, nelle case, l\u2019argomento sar\u00e0 sempre lo stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 1 giugno, una coppia di miei carissimi amici mi invitano a cena. Una grigliata a Mirandola, uno dei centri maggiormente colpiti dall\u2019evento sismico. La cittadina, stando ai giornali, sembra letteralmente in ginocchio, con i suoi circa 25.000 abitanti in gran parte sfollati. Tutto il comparto economico della zona, soprattutto quello biomedicale e agricolo sono in condizioni disastrose, molti operai sono stati seppelliti dalle macerie dei loro capannoni, purtroppo ci sono state anche delle vittime. L\u2019invito mi lascia perplesso, ovviamente accetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per raggiungere Mirandola dobbiamo percorrere da Modena la strada del Canaletto, che attraversa in lungo buona parte della \u201cbassa padana\u201d. La strada che percorriamo \u00e8 trafficata soprattutto da mezzi agricoli e di soccorso, pi\u00f9 ci lasciamo alle nostre spalle Modena, proseguendo verso nord, pi\u00f9 il panorama si fa progressivamente desolante. Incontriamo un paio di tendopoli, molti casolari sono abbattuti al suolo, in ogni giardino e in ogni campagna ci sono delle tende. La zona industriale, almeno la parte che ho visto con i miei occhi, fa paura. I capannoni sono tutti crollati, ovunque macerie, silenzio. Mi colpisce in particolare il capannone della Men\u00f9, che produce scatolame per alimenti. Questo capannone sembra un colosso, la sua struttura \u00e8 imponente, le parti portanti sono in cemento ma le quattro mura che reggono il tetto sono state duramente provate dal sisma, tanto da essersi divelte e allargate verso l\u2019esterno, in procinto di crollare come un castello fatto di carte. Ma l\u2019uomo da queste parti combatte, si difende con tenacia, si ingegna e usa quello che ha a disposizione. Per ogni lato della struttura i lavoratori hanno posto delle grandi scavatrici, a spingere le mura verso l\u2019interno per sorreggere il tetto e forse salvare i materiali, la produzione, forse i macchinari. La vista di quel capannone con le gru che ne sostengono le mura e il tetto, mi toglie il fiato, mi strozza. Si sente l\u2019eco delle storie del 1943, quando gli occupanti nazisti in ritirata cercavano di depredare l\u2019industria locale dei propri mezzi di produzione che dovevano servire a produrre morte in nome del nazismo: storie eroiche di operai emiliani che difendevano con determinazione il proprio patrimonio industriale, con grande sacrificio, pensando all\u2019Emilia del futuro, di pace, di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il patrimonio artistico della cittadina che ha dato i natali al celebre umanista Giovanni Pico, sembra in gran parte compromesso dal sisma, in particolare il duomo e soprattutto la chiesa di san Francesco d\u2019Assisi, che pare contenesse le tombe dello stesso Pico della Mirandola e di altri componenti della sua famiglia, regnanti sulla cittadina intorno alla fine del \u2018400. La storia di questo posto nel cuore della pianura padana mi viene raccontata da questi amici che hanno deciso di fare una grigliata in questa piccola tendopoli autogestita. Siamo una quarantina di persone, ci sono tanti anziani, le case sono inagibili, c\u2019\u00e8 chi ha perso per sempre la propria, il proprio lavoro, chi la propria attivit\u00e0. Prepariamo insieme una grande tavolata; il pap\u00e0 di Erika, che come tutti gli altri non avevo mai visto prima in vita mia, mi mostra come si sono organizzati lungo il terreno. La tenda del nonno, quella pi\u00f9 comoda delle signore e delle nonnine ricavata da un gazebo. Sulla grande tavolata troneggia una boccia da 5 litri di prosecco pregiato, scampata al crollo, che un vicino di tenda conservava da tanti anni per una grande occasione. Proprio come questa, annuisce con un velo di nostalgia. A tavola ogni vibrazione, anche casuale, fa trattenere il respiro, io me ne accorgo incrociando sguardi, percepisco la tensione. Ma non accade niente. A tavola si parla poco dei crolli, di quello che \u00e8 andato perso. Una nonnina mi parla sempre della sua nipote che ha cresciuto, ma anche del lavoro, del fatto che da tempo si faceva fatica a tenere le industrie in Italia, desiderose di trasferirsi all\u2019estero per risparmiare sulla manodopera e che adesso questo cataclisma offrir\u00e0 loro la possibilit\u00e0 su un piatto d\u2019argento. In ogni caso non parleremo di politica in questa che almeno per oggi, \u00e8 solo una storia che ho vissuto con tanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa gente in linea con la propria storia vuole combattere, non chiede piet\u00e0, al contrario vuole strumenti, soprattutto tempo, possibilit\u00e0. La cena \u00e8 finita, ci salutiamo quasi bruscamente, \u00e8 ora di dormire. Guardo la gente abbassare le tende, sorridere e sospirare preparandosi per la notte. A Mirandola, come in tutta l\u2019 Emilia, si guarda gi\u00e0 avanti: cos\u00ec penso mentre la nostra automobile fa ritorno verso Modena. Non ho dubbi che questa gente si rialzer\u00e0 pi\u00f9 forte di prima; l\u2019ho visto nelle mani di questi uomini, di queste donne, di questi ragazzi. Sono passati poco meno di tre giorni da quella cena, la terra ha continuato a tremare, altre volte siamo scesi per strada, ancora crolli. Nonostante tutto so che torner\u00f2 di nuovo, molto presto, a Mirandola. La terra in questo momento, sta concedendo una tregua da circa 24 ore, sembra ferma, almeno in superficie, se non fosse per qualche piccola, quasi impercettibile ulteriore scossa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella mia casa invece adesso \u00e8 notte, sento solo la voce dell\u2019orologio che mi guarda dalla parete, non sento tremori, vibrazioni, provo a rilassarmi. Sono in soggiorno, sul divano. In camera mia ci sono da alcuni giorni due miei amici che hanno problemi col loro palazzo. Chiss\u00e0 se dormiremo, finalmente, almeno questa notte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=5754&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Francesco Tinelli Ognuno di noi vive la propria vita quotidiana impostandola su un proprio ritmo, personale, dinamico, influenzabile dalle nostre scelte e dai recinti che ci vengono pi\u00f9 o meno imposti dalle regole e dalle nostre abitudini sociali. Potremmo dire quindi che ogni momento delle nostre giornate segue un suo percorso. 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