{"id":6000,"date":"2012-04-10T00:04:36","date_gmt":"2012-04-09T22:04:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=6000"},"modified":"2013-10-28T11:12:31","modified_gmt":"2013-10-28T09:12:31","slug":"dalla-marcia-dei-40-mila","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6000","title":{"rendered":"Dalla &#8220;marcia dei 40 mila&#8221;&#8230;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4313\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/marcia-40-mila-300x211.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"211\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/marcia-40-mila-300x211.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/marcia-40-mila.jpg 683w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <em><strong>Vincenzo Vestita<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come era ampiamente preventivabile, la giornata del 30 marzo ultimo scorso ha ottenuto un vastissimo risalto sui media locali e nazionali. La &#8220;situazione Taranto&#8221; rappresenta infatti il perfetto paradigma del periodo storico in cui stiamo vivendo \u2013 nel quale dilanianti contrapposizioni, unite a profonde contraddizioni, permeano il Sistema (con la S maiuscola) nel quale viviamo.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I quotidiani hanno titolato, con diverse sfumature, \u00a0&#8220;la marcia degli 8.000&#8221;, riferendosi ai lavoratori dell&#8217;ILVA, diretti e indiretti, che hanno sfilato per le vie del centro del capoluogo ionico dopo che il prefetto ha negato (per fortuna) la possibilit\u00e0 per chiunque di manifestare nei pressi del palazzo di giustizia. La prova di forza delle tute multicolore \u00e8 stata da alcuni comparata tra le righe alla marcia dei 40.000 avvenuta a Torino 32 anni fa. E 32 anni \u00e8 l&#8217;et\u00e0 media dei lavoratori che hanno manifestato per le strade della citt\u00e0 dei due mari, con fischietti, striscioni e slogan a &#8220;difesa del posto di lavoro&#8221;; ritengo pertanto non sia tempo perso riportare alla memoria gli avvenimenti di quel 1980, anno in cui io stesso iniziavo a biascicare le prime parole di senso compiuto ma su cui nel tempo mi sono molto documentato, perch\u00e9 quegli avvenimenti hanno rappresentato senza ombra di dubbio la sconfitta pi\u00f9 dolorosa per la &#8220;classe operaia&#8221; del nostro Paese e l&#8217;inizio di quella parabola discendente di cui i giorni che viviamo sono il punto pi\u00f9 basso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una piccola premessa \u00e8 necessaria. Nel 1973 la FIOM, FIM e UILM si unirono nella FLM (Federazione Lavoratori Metalmeccanici). L&#8217;unificazione, seppure mai pienamente organica, fu qualcosa di pi\u00f9 di un semplice patto di unit\u00e0 d&#8217;azione. La FLM ebbe l&#8217;ambizione di rappresentare il punto pi\u00f9 avanzato e uno stimolo verso un pi\u00f9 elevato grado di unit\u00e0 sindacale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;annuncio della FIAT al ricorso alla cassa integrazione per 78.000 lavoratori, l&#8217;8 maggio 1980 anticip\u00f2 di appena 2 giorni la presentazione e il varo della nuova piattaforma rivendicativa, il 10 Maggio 1980, in cui il Coordinamento FIAT della FLM chiedeva un cambio di rotta nella politica industriale dell&#8217;azienda attraverso &#8220;<em>il rafforzamento quantitativo e qualitativo della ricerca e progettazione, in rapporto alle insufficienti e negative scelte di [quegli] anni<\/em>&#8220;, interventi sull&#8217;inquadramento unico per permettere l&#8217;intreccio tra le categorie professionali operaie e impiegatizie, l&#8217;accorciamento dei tempi di passaggio dal 2\u00b0 al 3\u00b0 livello e un aumento salariale di 40.000 lire (poco meno del 10%). La crisi dell&#8217;auto era conclamata; i ritmi di crescita tra il 6 e il 10% nel trentennio successivo al secondo dopoguerra si dimezzarono nella seconda met\u00e0 degli anni &#8217;70 per poi ridursi progressivamente al 2-2,5% negli anni &#8217;80 e diminuire ulteriormente negli anni &#8217;90. La FLM riconobbe le difficolt\u00e0 della situazione di mercato, denunciando l&#8217;impreparazione della FIAT rispetto alla concorrenza, unito al tentativo di esasperare la situazione per sabotare la vertenza sindacale. Il 21 Giugno un&#8217;intervista pubblicata da Repubblica all&#8217;amministratore delegato della FIAT Umberto Agnelli col titolo eloquente &#8220;<em>Ci sono troppi operai in FIAT per reggere la sfida dell&#8217;auto<\/em>&#8221; di fatto apr\u00ec uno degli scontri pi\u00f9 duri e drammatici del nostro Paese. I sindacati accolsero duramente le parole di Umberto Agnelli anche per l&#8217;atteggiamento tenuto dalla FIAT nei giorni immediatamente precedenti; Luciano Lama (segretario CGIL) sottolineava il fatto che &#8220;<em>fino a quattro settimane fa, dico settimane, la Fiat a Torino assumeva a ritmo impressionante, e si lamentava tutti i giorni di non trovare manodopera&#8230;<\/em>&#8220;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;incontro che si svolse a Torino il 4 luglio la FLM propose inutilmente alla FIAT misure alternative ai licenziamenti, come la cassa integrazione, il blocco del turn over, i prepensionamenti ma trov\u00f2 la totale chiusura della controparte. La Fiat da parte sua procedette con una operazione di trasferimenti selvaggi e con il licenziamento di circa 2.000 lavoratori &#8220;assenteisti&#8221;, in massima parte invalidi ed inidonei. La Fiat considerava assenze tutto, dai ricoveri ospedalieri ai permessi per maternit\u00e0 riconosciuti per legge. Il 31 luglio, alla vigilia del periodo di ferie, la FIAT conferma la volont\u00e0 di procedere coi licenziamenti a partire da Settembre e annuncia la sostituzione di Umberto Agnelli con Cesare Romiti alla carica di amministratore delegato. Il 5 settembre la FIAT annunci\u00f2 che vi erano 24.000 lavoratori eccedenti che sarebbero dovuti rimanere a casa fino a dicembre 1981 e di questi almeno 13-14.000 dovevano essere avviati alla mobilit\u00e0 esterna, in sostanza licenziati. Claudio Sabattini (FIOM) a nome della FLM, avanz\u00f2 la proposta di una cassa integrazione a rotazione che avrebbe dovuto coinvolgere 78.000 lavoratori. Il 10 settembre la trattativa si interruppe e la Fiat annunci\u00f2 l&#8217;avvio della procedura per 14.469 licenziamenti. La risposta operaia non si fece attendere, immediati furono i blocchi e i cortei interni a Rivalta. Il giorno successivo scioperi e manifestazioni di lotta si diffusero in altre citt\u00e0. Inizi\u00f2 la lotta dei 35 giorni. La FLM proclamava scioperi di 3 o 4 ore ma i delegati e i lavoratori attuarono scelte pi\u00f9 incisive portando avanti scioperi di 8 ore e ad oltranza. La FIAT dal canto suo era preparata al blocco della produzione avendo &#8220;<em>fatto uscire tutti gli stock di vetture e mandati presso tutti i concessionari; era stato anche\u00a0 previsto di richiamare in Italia parte delle auto gi\u00e0 inviate all&#8217;estero<\/em>&#8221; come svel\u00f2 successivamente lo stesso Romiti. Il 15 Settembre Virginio Gallo, segretario nazionale dei trasporti della CGIL, denunci\u00f2 che la FIAT aveva fatto sbarcare a Livorno 10.000 auto provenienti dalla Spagna ed altre 15.000 erano in arrivo dal Brasile. Per ostacolare queste iniziative contro gli scioperi degli operai FIAT ci furono iniziative di solidariet\u00e0 sia da parte sia dei portuali italiani che di altri paesi (i lavoratori di Waterloo in Belgio, agli inizi di ottobre, impedirono l&#8217;invio a Torino di 2.300 autovetture). Il 26 settembre il segretario del Partito Comunista Italiano, Enrico Berlinguer, si rec\u00f2 davanti ai cancelli della FIAT per parlare con i lavoratori che gi\u00e0 da 17 giorni portavano avanti la loro lotta. Il 27 Settembre, grazie al voto di alcuni franchi tiratori, in Parlamento cadde il governo Cossiga.\u00a0 La Fiat annunci\u00f2 per il &#8220;<em>proprio senso di responsabilit\u00e0<\/em>&#8221; il rinvio della procedura dei licenziamenti alla fine del 1980 e la messa in cassa integrazione a zero ore per 22.884 lavoratori a partire dal 6 ottobre. Questa decisione port\u00f2 scompiglio nel movimento sindacale, rafforzando la posizione di coloro che puntavano alla smobilitazione. Le segreterie confederali disdissero lo sciopero generale del 2 ottobre che i lavoratori avevano reclamato con molta passione, puntando ad un raffreddamento della vertenza. Come risposta alle liste di espulsione per 23.000 lavoratori il Consiglione di Mirafiori (la riunione di tutti i Consigli di Fabbrica dei diversi settori) approv\u00f2 la mozione che conteneva l&#8217;immediato presidio di tutti i cancelli e la richiesta alle Confederazioni di proclamare nuovamente lo sciopero generale. D&#8217;altronde bastava dare uno sguardo agli elenchi affissi ai cancelli per capire che l&#8217;azienda voleva decapitare l&#8217;avanguardia delle lotte. Marco Giatti, coordinatore per la FIOM piemontese della FIAT, riassunse sinteticamente i criteri usati per la scelta: <em>&#8220;Gli elenchi sono formati da molte donne, molti inidonei, molti delegati e lavoratori combattivi. Vi sono squadre in cui i delegati non ci sono pi\u00f9 oppure squadre in cui \u00e8 rimasto solo il delegato ma gli \u00e8 stato fatto il vuoto attorno&#8221;<\/em>.\u00a0 Nonostante i tentativi di pressione verso l&#8217;articolazione della lotta da parte di qualche dirigente sindacale, la forma di lotta dello sciopero ad oltranza e del blocco dei cancelli si estese immediatamente a tutti gli stabilimenti FIAT. Fu una decisione\u00a0 pressoch\u00e9 unanime dei lavoratori, una scelta obbligata per impedire la spaccatura tra chi sarebbe rientrato al lavoro e chi sarebbe rimasto fuori. Dai primi giorni di ottobre davanti agli stabilimenti FIAT prese forma e si anim\u00f2 il &#8220;popolo dei cancelli&#8221;. I presidi furono consolidati e le tende e le baracche si resero pi\u00f9 accoglienti e funzionali. In molte situazioni gli scioperanti si procurarono attrezzature per cucinare. Un pullman in disuso dell&#8217;ATM divenne il quartier generale degli scioperanti e la sede di Radiolotta,\u00a0 collegata con le sedi sindacali, le agenzie di stampa, le radio libere, i radioamatori e che trasmetteva bollettini aggiornati sulla lotta FIAT. L&#8217;azienda inizi\u00f2 ad organizzare assalti ai picchetti, insieme a comunicati stampa con invettive e falsit\u00e0 contro gli scioperanti, denunce e richieste di intervento alle forze dell&#8217;ordine denunciando gli operai, rei &#8220;&#8230;<em>di aver sbarrato i cancelli mantenendo un comportamento serio e risoluto e quindi obiettivamente minaccioso<\/em>&#8230;&#8221; (sic!). Col passare dei giorni gli operai della FIAT aggrappati ai cancelli degli stabilimenti diventarono un simbolo per tutti i lavoratori italiani ed europei. Ogni giorno arrivavano a Torino delegazioni di lavoratori e militanti sindacali da altre citt\u00e0 e di altre nazioni a portare la loro solidariet\u00e0, anche materiale. Ai lavoratori arriv\u00f2 la solidariet\u00e0 di vescovi, parroci, intellettuali, istituzioni, uomini politici e tantissima gente comune. La sottoscrizione a supporto delle lotte lanciata dalla FLM raggiunse nei primi due giorni i 700 milioni di lire. Il 10 Ottobre si arriv\u00f2, dopo tanta attesa, allo sciopero generale nazionale con grandi manifestazioni in tutte le maggiori citt\u00e0 italiane; davanti alla palazzina di Mirafiori per ascoltare il comizio di Benvenuto (segretario generale UILM) si concentrarono oltre quarantamila persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per martedi 14 ottobre Luigi Arisio convoc\u00f2 una assemblea del Coordinamento dei capi ed intermedi FIAT al Teatro Nuovo di Torino. Nei giorni precedenti molti tentarono di segnalare il pericolo che questa manifestazione potesse essere usata contro il movimento di lotta dei lavoratori; in particolar modo negli stabilimenti FIAT diversi gruppi di delegati sollecitarono la FLM ad organizzare una contro-iniziativa pacifica e democratica, ma la risposta fu rassicurante in quanto &#8220;<em>non c&#8217;era da preoccuparsi per una manifestazione che avrebbe raccolto non pi\u00f9 di mille persone<\/em>&#8220;. La FIAT invece organizz\u00f2 le cose in grande, mobilitando i dirigenti di tutto il gruppo i quali a loro volta avevano impartito ordini ai capi e a catena questi avevano telefonato a casa ai lavoratori pi\u00f9 moderati ed opportunisti. I dirigenti avevano organizzato pullman, pulmini, auto per raccogliere tutti i disponibili e predisposto bei cartelli che invocavano il diritto di lavorare. Dal Teatro Nuovo usc\u00ec un corteo silenzioso in cui i partecipanti erano organizzati per gruppi, dietro i cartelli dei rispettivi stabilimenti. Durante il corteo furono ripetutamente avvicinati dai giornalisti che domandavano loro le motivazioni della protesta, ma parecchi &#8220;<em>&#8230;si sentivano rispondere di parlare con quelli che si trovavano in testa al corteo<\/em>.&#8221; Il corteo arrivo in piazza del Municipio dove nel frattempo si erano radunati gruppi di operai e delegati e li <em>&#8220;&#8230;fu sufficiente un lancio di monetine da parte dei pochi compagni che si erano raccolti per metterli in fuga. Lasciarono sul campo i loro lussuosi cartelli di legno fatti fare dalla FIAT, che io ed un altro compagno raccogliemmo e, opportunamente ridipinti, utilizzammo per ben altre manifestazioni<\/em>&#8220;. La prima stima della questura fu di 10-12.000 partecipanti. La Stampa, il quotidiano di propriet\u00e0 della FIAT, non senza un p\u00f2 di pudore, parl\u00f2 di 30.000 persone, mentre Repubblica titol\u00f2 con &#8220;la marcia dei 40.000&#8221;. La notizia giunse a Roma mentre era in corso la trattativa sindacale e dopo l&#8217;arrivo delle prime notizie la delegazione FIAT chiese un&#8217;interruzione. Al rientro Romiti disse: &#8220;<em>Le cose che ci siamo detti fino a questo momento non valgono pi\u00f9 perch\u00e9 quello che \u00e8 avvenuto stamattina a Torino modifica il quadro della situazione. La seduta \u00e8 sospesa.<\/em>&#8221; Appena terminata la manifestazione dei capi, il procuratore capo Coccia ed il sostituto procuratore Tinti, con un tempismo perfetto, emisero una ordinanza di intervento della Polizia e dei Carabinieri per garantire il libero accesso agli stabilimenti della FIAT, da portare a termine la mattina successiva. Marco Giatti ricorda come &#8220;<em>quella manifestazione dei capi ha innescato un meccanismo per cui il sindacato ha ceduto di schianto. Il sindacato e la sinistra sotto l&#8217;urto di questa cosa e sotto la minaccia che se nella notte non avessimo raggiunto un accordo la polizia avrebbe sgomberato i cancelli, hanno ceduto. Secondo me si poteva reagire: proclamare lo sciopero generale e in qualche modo pareggiare il conto, ma questa minaccia che Carniti <\/em>(segretario generale CISL)<em> fece, fu lasciata cadere.<\/em>&#8221; Il contrasto tra i vertici romani del sindacato e le strutture torinesi divennero immediatamente evidenti e lo stesso Romiti le evidenzi\u00f2 a supporto delle sue tesi. Durante la notte, al Ministero del Lavoro, Romiti chiese: &#8220;<em>Come lo mettiamo gi\u00f9 questo accordo?<\/em>&#8221; e Lama rispose: &#8220;<em>Metta gi\u00f9 lei il testo dell&#8217;intesa, dottor Romiti<\/em>&#8220;. La resa fu totale ed incondizionata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso degli anni &#8217;80 furono quasi 200 i suicidi tra i lavoratori licenziati dalla FIAT.<\/p>\n<p>Oltre 30 anni dopo, in una situazione completamente diversa ma nel mezzo di un&#8217;altra Crisi economica di proporzioni ben maggiori, i lavoratori del pi\u00f9 grande stabilimento siderurgico d&#8217;Europa sono scesi in piazza &#8220;a difesa del proprio posto di lavoro&#8221;, manifestazione che \u00e8 utile analizzare (lo far\u00f2 nel mio prossimo articolo su Siderlandia) alla luce di quello che accadde nel 1980, sia per sottolineare le analogie e rimarcare le differenze ma anche per azzardare qualche previsione sugli eventi del prossimo futuro, tanto in chiave locale quanto nazionale. E&#8217; un atto dovuto per chi, come me, crede che la Storia abbia sempre qualcosa da insegnare.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6000&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Vincenzo Vestita Come era ampiamente preventivabile, la giornata del 30 marzo ultimo scorso ha ottenuto un vastissimo risalto sui media locali e nazionali. 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