{"id":6059,"date":"2012-03-26T00:04:52","date_gmt":"2012-03-25T22:04:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=6059"},"modified":"2012-10-10T15:22:00","modified_gmt":"2012-10-10T13:22:00","slug":"farsi-governare-dallo-spread","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6059","title":{"rendered":"Farsi governare dallo spread?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-4159 alignleft\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/spread-grafico-monti-300x167.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"167\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/spread-grafico-monti-300x167.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/spread-grafico-monti.jpg 680w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Roberto Polidori<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa discesa dello spread non deve ingannare\u201d, titola il Dott. Di Palma in un articolo pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno del 24\/03\/2012. Il senso del godibile pezzo \u00e8 chiaro: la BCE (Banca Centrale Europea) ha fatto la sua parte, inondando il sistema di liquidit\u00e0 e concedendo ai paesi \u201critardatari\u201d il tempo necessario per compiere quelle riforme strutturali volute dalla Troika (BCE, Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale) e necessarie a convincere i mercati finanziari che l\u2019opera di risanamento dei bilanci pubblici \u00e8 a buon punto.<!--more--> In quest\u2019ottica, dice il Dott. Di Palma, ci vuole \u201cresponsabilit\u00e0 comune\u201d per superare gli schieramenti e gli interessi di parte onde completare questa riforma del mercato del lavoro necessaria &#8211; con la lotta all\u2019evasione fiscale e l\u2019implementazione di una massiccia campagna di privatizzazioni &#8211; ad accaparrarsi definitivamente la fiducia degli investitori internazionali e a fornire le \u201cbasi per una nuova fase in cui lo sviluppo economico sia il caposaldo di un risanamento complessivo e duraturo del sistema Italia\u201d.<br \/>\nA parte il generico e condivisibile richiamo alla lotta all\u2019evasione e agli sprechi di finanza pubblica e l\u2019altrettanto generico anelito alla \u201ccrescita\u201d, c\u2019\u00e8 qualcosa che non torna nell\u2019analisi dell\u2019autorevole banchiere, che condivide sostanzialmente le azioni di politica economica intraprese dal governo dei \u201ctecnici\u201d.<br \/>\nIl governo Monti sta espletando alla lettera il compitino assegnato all\u2019Italia dalla BCE <a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/economia\/11_settembre_29\/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml?fr=correlati\">in data 05\/08\/2011<\/a> esattamente come i governi di Portogallo, Spagna e Grecia cercano di dare applicazione a letterine fotocopia confezionate dalla stessa istituzione ed inviate ai loro governi. Per \u201cricompattare\u201d le politiche fiscali dei singoli paesi europei in forte disavanzo di bilancio e\/o di debito pubblico \u00e8 stato deciso il \u201cfiscal compact\u201d europeo che prevede l\u2019azzeramento dell\u2019autonomia fiscale dei singoli paesi (sono fortemente limitate nel decidere come investire i propri soldi) e la costituzionalizzazione del divieto di disavanzo in ciascun paese europeo. Ci\u00f2 significa essenzialmente \u201clegare le mani\u201d agli stimoli esogeni di politica economica anche definiti \u201cstabilizzatori sistemici\u201d in economia. E questo, si badi bene, anche per i paesi aderenti all\u2019Unione Europea che finora non hanno avuto alcun problema di bilancio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dimostrazione del corto-circuito tra azioni intraprese e risultati derivanti da tali azioni sta proprio \u2013 paradossalmente &#8211; nell\u2019evidenza empirica attestata dallo stesso Dott. Di Palma nell\u2019articolo citato: l\u2019economia italiana \u00e8 entrata in recessione e continuer\u00e0 a rimanere in recessione per lungo tempo. L\u2019autore del pezzo \u00e8 giustamente preoccupato per la riduzione dei consumi legata essenzialmente all\u2019aumento delle imposte (75% della manovra Monti) e alla riduzione di spesa pubblica (25% della manovra Monti): gli economisti sanno bene che il 60-70% del Pil di un paese ad economia di mercato matura (come il nostro) \u00e8 costituito dai consumi. Se i consumatori non dispongono di reddito necessario per consumare, il PIL crolla. Se non hanno soldi in tasca questi soldi non entrano nel circuito ed il sistema economico soffre. E soffre anche il sistema bancario, le cui sofferenze \u2013 cio\u00e8 le mancate restituzioni di prestiti &#8211; aumentano, inducendo l\u2019industria bancaria a ridurre i finanziamenti ed aumentare gli interessi richiesti a causa del maggior rischio di non restituzione (ma di questo argomento ho gi\u00e0 trattato <a href=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=2846\">in altra sede<\/a>. Persino la casalinga della porta accanto si pone il seguente interrogativo: \u201cma se il potere d\u2019acquisto di chi dovrebbe rilanciare l\u2019economia viene strozzato ulteriormente con aumento di tasse e riduzione di spesa, chi far\u00e0 crescere il sistema? Chi comprer\u00e0 le merci ed i servizi?\u201d. E\u2019 una buona domanda, alla quale, al di fuori di generiche e non scientifiche dichiarazioni d\u2019intenti, la teoria economica classica offre risposte da \u201ceconomia voodoo\u201d &#8211; come ebbe a definirla George Bush Senior quando i suoi consulenti economici da \u201clibero mercato\u201d gli svelarono le proprie ricette di politica economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per motivi di spazio dedicher\u00f2 solo un breve accenno al debito pubblico italiano. Il tormentone riproposto come un mantra insopportabile \u00e8: \u201d bisogna privatizzare e vendere i beni pubblici per ridurre lo stock di debito e pagare meno interessi\u201d. A parte il fatto che abbiamo una lunga tradizione di privatizzazioni molto convenienti per il privato e poco convenienti per lo Stato &#8211; lo storico Carlo Cipolla ha quantificato in 100 MLd di euro ai valori attuali le privatizzazioni dei primi anni novanta che ci permisero di pagare l\u2019ingresso nell\u2019Europa Unita: una svendita di beni pubblici1 \u2013 resta da capire in quale periodo il debito pubblico italiano si \u00e8 formato ed \u00e8 cresciuto e soprattutto <a href=\"http:\/\/www.linkiesta.it\/debito-pubblico-italiano\">quali delle due componenti del rapporto debito\/PIL si sono maggiormente mosse<\/a>. A cosa \u00e8 servito questo \u201cmaggior spreco di denaro pubblico\u201d? E\u2019 importante saperlo, perch\u00e9 pu\u00f2 essere decisivo capire se i soldi pubblici sono serviti soltanto a rendere ipertrofico il settore statale ed il welfare oppure se sono stati utilzzati per cristallizzare oligopoli privati. Pu\u00f2 essere utile sapere che, secondo i dati ufficiali OCSE, la spesa italiana per politiche del lavoro \u00e8 pari all\u2019 1,84% del PIL contro il 2,27% della Germania ed il 2,54 % della Francia (cfr. Repubblica del 21\/03\/2012), mentre <a href=\"http:\/\/www.oecd.org\/document\/16\/0,3746,en_2649_37407_2085200_1_1_1_37407,00.html\">la spesa sanitaria italiana \u00e8 il 9,1% del Pil, inferiore alla media dei paesi OCSE (i paesi maggiormente industrializzati al Mondo) e di gran lunga inferiore a Germania e Francia<\/a>.<br \/>\nCirca le origini del debito pubblico italiano ed il suo vertiginoso incremento a partire dagli anni settanta, \u00e8 forse il caso di ricordare che questo processo riguarda anche paesi da sempre ultra-liberisti e con un settore pubblico non sviluppato come il nostro (Regno Unito e Stati Uniti per esempio), e che quindi, sulla carta, non avrebbero dovuto manifestare questo tipo di problemi. Come mai? Ci sono studi storico-economici di un certo rilievo, poi, che dimostrano come l\u2019incremento di debito pubblico sia pi\u00f9 legato ad <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/index.php\/distribuzione-e-poverta\/distribuzione-del-reddito-e-diseguaglianza\">una decrescita economica da \u201criduzione di salari\u201d<\/a> ed a fattori \u201cmonetari\u201d (e quindi strettamente connessi al malfunzionamento delle presunte infallibili teorie liberiste che continuano ad essere riproposte in questo nefasto frangente storico). <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/index.php\/europa-e-mondo\/un-vincolo-di-interesse\/\">Economisti italiani<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/?page_id=3175\">stranieri<\/a> hanno dimostrato che il debito pubblico italiano \u00e8 cominciato a salire alla fine degli anni settanta non tanto per la dissolutezza dei governi che si sono succeduti, quanto per \u201cpagare\u201d l\u2019ingresso dell\u2019Italia nel Sistema Monetario Europeo, antesignano dell\u2019attuale Europa Unita.<br \/>\nUn\u2019ultima domanda che ci si pone usualmente quando si parla del debito pubblico italiano \u00e8 la seguente: ma perch\u00e9 paesi come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna o il Giappone, che presentano rapporti debito\/PIL pari o superiori al nostro (il Giappone ha un rapporto debito\/PIL pari al 240%) vantano spreads bassissimi e, quindi tassi d\u2019interesse prossimi allo zero? Semplice: perch\u00e9 hanno mantenuto la sovranit\u00e0 monetaria che si traduce in libert\u00e0 di attuare le proprie politiche economiche senza essere vincolati ai voleri di una Banca Centrale privata (la BCE, appunto): <a href=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/?page_id=2795\">stampano la propria moneta e finanziano le proprie economie<\/a>.<br \/>\nE\u2019 chiaro che i prestiti a tre anni al tasso dell\u20191% accordati dalla BCE alle banche commerciali (110 Mld sono stati sottoscritti dalle banche italiane) sono serviti parzialmente ad acquistare titoli di Stato al 4-5% &#8211; abbassando cos\u00ec gli spreads &#8211; e consentiranno alle banche di tirare un sospiro di sollievo e fare guadagni facili (si chiama carry-trade) mentre i lavoratori dipendenti e le partire IVA dei paesi in cui queste banche hanno sede legale continueranno a pagare; la BCE spera che, durante questi tre anni, gli istituti di credito immettano questi liquidi anche nel circuito monetario prestando a privati ed imprese per far ripartire l\u2019economia: le rilevazioni empiriche dicono che, per ora, non \u00e8 cos\u00ec perch\u00e9 le banche, appunto, preferiscono parcheggiare i liquidi non spesi per acquistare titoli di Stato nello stesso deposito BCE. C\u2019\u00e8 un mare di liquidit\u00e0 non utilizzata per rimettere in moto l\u2019economia. Naturalmente la BCE viene finanziata dagli Stati membri (la quota italiana \u00e8 pari la 18% del suo patrimonio); gli Stati menbri, a loro volta, sono finanziati dalla fiscalit\u00e0 generale (cio\u00e8 noi) e la pressione fiscale \u00e8 salita in Italia al 55% del reddito: in pratica la fiscalit\u00e0 degli Stati garantisce la Banca Centrale Europea da eventuali insolvenze delle banche private che hanno preso i soldi a prestito. Noi siamo i prestatori di ultima istanza delle banche commerciali (private) alle quali chiediamo i prestiti e, cosa assurda ma vera, paghiamo con le tasse il guadagno privato costituito dalla differenza tra il tasso di interesse percepito dalle banche che hanno in pancia i titoli di stato italiani (al 4-5%) e il tasso di interesse (1%) che queste banche hanno pagato alla BCE per farsi prestare i soldi che avrebbero dovuto essere immessi nel circuito economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta assodato \u2013 e come poteva essere altrimenti &#8211; che cresce la sperequazione tra chi possiede di pi\u00f9 e chi possiede di meno in tutti i 34 paesi dell\u2019OCSE &#8211; secondo le ultime rilevazioni scientifiche riportate nel magnifico lavoro \u201c<a href=\"http:\/\/www.oecd.org\/dataoecd\/40\/58\/49170768.pdf\">Divided we stand<\/a>\u201d pubblicato nel 2011 &#8211; resta da capire se questa maggiore ingiustizia abbia un senso; se, cio\u00e8, sia perpretata in funzione di un prevedibile e probabile miglioramento futuro.<br \/>\nLe evidenze empiriche raccontano ancora una volta che non \u00e8 cos\u00ec; la Grecia \u00e8 il primo paese ad essere entrato \u2013 anche per colpe dei propri governanti \u2013 nella spirale della crisi del debito sovrano a fine 2009 ed \u00e8 dunque il paese a cui fare riferimento in ottica previsionale: un pacchetto di aiuti da 130 mld di Euro accordati per tre anni, un default pilotato e tagli in sequenza al welfare, allo stato sociale, agli stipendi pubblici e privati, non sembrano aver migliorato le prospettive di crescita del paese. La Grecia ha svenduto il proprio patrimonio pubblico (alla Germania, guardacaso) e non ha pi\u00f9 una propria industria; in cambio i salari statali minimi (e sono quasi tutti minimi ora) sono scesi a 560 Euro lordi (400 netti), l\u2019IVA \u00e8 salita a livelli siderali \u2013 ci\u00f2 che succeder\u00e0 in Italia tra Settembre ed Ottobre \u2013 e nonostante un doppio taglio a salari e pensioni del 40% in due tranches, si sta pensando ad un ulteriore riduzione dei salari minimi di un altro 18%: abbiamo in piena Europa Unita (??!!) un popolo privato della propria sovranit\u00e0 che \u00e8 entrato sotto l\u2019amorevole ala protettiva della Troika con rapporto debito\/Pil al 140% e, dopo l\u2019azzeramento del proprio sistema economico e sociale, questo rapporto \u00e8 salito al 165% dato che, ovviamente, il paese \u00e8 in recessione da 4 anni ed il PIL non fa che scendere. Ma chi consuma in Grecia? Non certo il popolo greco. Viene il dubbio che la casalinga della porta accanto abbia pi\u00f9 buon senso di tanti economisti e <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Crisi_economica_della_Grecia\">tanti tecnici al governo<\/a> . A meno che questi nostri tecnici non vogliano scientemente riproporre il modello greco in Italia. E\u2019 un modello di appropriazione di risorse e vite gi\u00e0 sperimentato in Sudamerica ed in Africa a partire dagli anni settanta. Nel giro di due anni la popolazione greca si \u00e8 ridotta di quasi il 10% perch\u00e9 un milione di persone \u00e8 emigrato, il tasso di suicidi \u00e8 aumentato in modo esponenziale e, se gli stipendi statali minimi netti arriveranno a 300 euro al mese, avremo livelli di sussistenza cinesi in Europa. Con una differenza rispetto alla Cina: il livello generale dei prezzi, trainato da energia e servizi, \u00e8 molto pi\u00f9 alto e continua a salire in tutta Europa, Grecia inclusa. Il PIL Greco \u00e8 crollato del 13% rispetto ai valori registrati nel 2008 facendo piombare la Grecia in una depressione anni 30 con disoccupazione ufficiale al 17%.<br \/>\nPortogallo e Spagna seguono a ruota: la Spagna soprattutto, entrava nel tunnel della crisi con un rapporto debito\/PIL attorno al 60% &#8211; considerato quindi ottimale dalla\u2019Unione Europea: il salvataggio pubblico di debiti privati ha fatto lievitare immediatamente questo rapporto al 100% a conferma che risolvere con ulteriori misure di austerit\u00e0 crisi strutturali di un sistema economico intimamente instabile non \u00e8 una buona idea2. E non \u00e8 neanche una buona idea fossilizzarsi sulla \u201criduzione ad ogni costo\u201d del debito pubblico con tagli alla spesa pubblica perch\u00e9 l\u2019evidenza empirica sta confermando che questa \u00e8 la strada pi\u00f9 veloce per azzerare diritti e sistemi sociali consolidati in cambio di peggioramenti degli scenari economici. Insomma, alla fine, quei 250 economisti che, a partire da giugno 2010, hanno redatto <a href=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/?page_id=2911\">una famosa lettera<\/a> nella quale pronosticavano futuri foschi per le economie europee che avessero intrapreso quaste misure di austerit\u00e0, forse avevano ragione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E forse, focalizzando l\u2019attenzione sulla recentissima riforma del mercato del lavoro, hanno ragione anche adesso quando pongono l\u2019attenzione su un particolare sfuggito ai pi\u00f9: la lettera della BCE indirizzata al Premier Berlusconi &#8211; citata all\u2019inizio di questo pezzo &#8211; indicava come indifferibile una riforma del lavoro che toccasse (anche nominalmente) i salari pubblici; il potere di licenziare singolarmente il lavoratore per motivi \u201ceconomici\u201d \u2013 un datore di lavoro sano di mente non licenzierebbe mai un lavoratore per motivi \u201cdiscriminatori\u201d \u2013 equivale all\u2019azzeramento dell\u2019azione sindacale tesa a contrattare livelli decenti di salario e a garantire i diritti minimi sul posto di lavoro.<br \/>\nInsomma: licenziare per (evantualmente) riassumere a costi pi\u00f9 bassi un lavoratore anche addestrato diventa la normalit\u00e0, <a href=\"http:\/\/www.emilianobrancaccio.it\/2012\/03\/24\/i-dipendenti-pubblici-rischiano-eccome\/\">anche nel settore pubblico<\/a>: i dipendenti pubblici rischiano eccome.<br \/>\nD\u2019altra parte non \u00e8 possibile pensare che un governo composto da economisti laureati in esclusive facolt\u00e0 economiche non conoscano la teoria economica e gli studi empirici condotti in tema di economia del lavoro: \u00e8 ancora l\u2019OCSE a dimostrare che non c\u2019\u00e8 correlazione positiva tra maggiore flessibilit\u00e0 lavorativa (in entrata ed uscita) e incremeto dell\u2019occupazione: cio\u00e8 a maggiore libert\u00e0 di assunzione e licenziamento non corrisponde un maggior tasso di occupazione. Esiste ormai una letteratura consolidata sull\u2019argomento, sul quale si sono esercitati anche economisti liberisti di fama mondiale: uno studio del 2006 di Olivier Blanchard, capo-economista del Fondo Monetario Internazionale, proprio non ce l\u2019ha fatta a dimostrare il legame tra le due grandezze.<br \/>\nAncora: l\u2019OCSE ha elaborato un Indice di Protezione dei Lavoratori (EPL) a livello dei 34 paesi pi\u00f9 industrializzati al Mondo e ha stabilito che l\u2019Italia ha fatto registrare il record nella caduta di questo indice dal 1996 al 2008: il nostro paese ha perso 1,68 punti contro gli 0,97 della Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4158\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/grafico-e1332769060388.png\" alt=\"\" width=\"476\" height=\"174\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/grafico-e1332769060388.png 680w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/grafico-e1332769060388-300x109.png 300w\" sizes=\"(max-width: 476px) 100vw, 476px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il grafico dimostra che, a livello dei paesi pi\u00f9 industrializzati, i nostri lavoratori sono gi\u00e0 tra i meno protetti, altro che \u201c<a href=\"http:\/\/www.ilmanifesto.it\/attualita\/notizie\/mricN\/6884\/\">modello tedesco<\/a>\u201d . Non \u00e8 possibile pensare che questi studi economici siano sconosciuti ai notri economisti al governo. A questo punto rimane una sola spiegazione: in assenza di investimenti pubblici in innovazione, in mancanza di una classe imprenditoriale che riesca a fare \u201csenza\u201d foraggiamenti a fondo perduto e sgravi fiscali \u2013 in teoria sacrosanti a causa dell\u2019alto livello di imposizione fiscale in Italia \u2013 la strada che questo governo ritiene pi\u00f9 percorribile per fare concorrenza \u00e8 quella del dumping salariale nei confronti dei paesi Europei \u201cforti\u201d, dei quali saremo sempre pi\u00f9 contoterzisti. Se il quadro \u00e8 questo non credo proprio che il nostro paese sia destinato ad una forte ripresa di \u201cproduttivit\u00e0\u201d e \u201ccompetitivit\u00e0\u201d con aumento di salari grazie a queste \u201criforme strutturali\u201d; \u00e8 pi\u00f9 probabile che l\u2019Italia si accodi ad altri paesi del Sud-Europa destinati alla \u201cmezzogiornificazione\u201d &#8211; come ben ha spiegato il premio Nobel per l\u2019Economia Krugman &#8211; che sperimenteranno forse un rimbalzo produttivo dopo una lunga depressione com fortissima emigrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi guardo questo video registrato nel settembre 2011, mi passa per la mente un brutto pensiero mentre si svolge davanti ai miei occhi il film della distruzione greca: <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Qq7omxEXhR8\">forse Monti queste cose le sa<\/a> e la cancellazione di diritti mascherata con il nome di \u201criforme strutturali\u201d \u00e8 un modo per annientare le resistenze in nome della stabilit\u00e0 (di pochi). Poi mi riprendo e mi convinco che non pu\u00f2 essere vero, ma nel dubbio conviene lottare.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6059&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Polidori \u201cLa discesa dello spread non deve ingannare\u201d, titola il Dott. Di Palma in un articolo pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno del 24\/03\/2012. 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