{"id":6087,"date":"2012-03-19T00:00:52","date_gmt":"2012-03-18T22:00:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=6087"},"modified":"2012-10-10T15:33:01","modified_gmt":"2012-10-10T13:33:01","slug":"cafe-express-un-viaggio-in-treno-verso-sud-tra-corsi-e-ricorsi-storici","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6087","title":{"rendered":"Caf\u00e8 Express: un viaggio in treno verso sud, tra corsi e ricorsi storici"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4103\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Caf_express-300x167.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"167\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Caf_express-300x167.png 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Caf_express.png 732w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Gaetano De Monte<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se fosse stato un film, il semplice viaggio di un sabato pomeriggio che sa gi\u00e0 di primavera, sull\u2019intercity Roma-Taranto, sarebbe stato sicuramente Caf\u00e8 Express, memorabile affresco consegnatoci da Nanny Loi di un\u2019Italia meridionale che forse in parte \u00e8 rimasta come allora. Il film racconta la storia del povero Michele Abbagnano costretto a vendere, sperando sempre di sfuggire ai controllori, caff\u00e8 e affini su un treno espresso che viaggia quotidianamente sulla tratta Napoli- Vallo della Lucania, tutti i giorni,\u00a0andata e ritorno, in seconda classe fumatori, posto imprecisato.<!--more--><br \/>\nQuello straordinario ritratto di vita italiana, interpretato da Nino Manfredi, in cui si narravano le giornate sui treni della speranza che ogni giorno da sud a nord caricavano vissuti di vita popolare, ritorna in quello che rappresenta oggi il diritto alla mobilit\u00e0 in Italia, ed in ci\u00f2 che significa vivere nel profondo sud del nostro Paese.<br \/>\nE\u2019stata la famigerata frase: \u201ccaf\u00e8, caf\u00e8\u201d, pronunciata da un giovane ragazzo dall\u2019accento marcatamente napoletano, salito sul treno alla stazione Termini, a ricordarmi quel film. Ma non solo, anche i vagoni dove si viaggia oggi sono gli stessi del passato: i soliti sedili blu buoni per tutte le stagioni, pieni di pulci, con il marchio Trenitalia, quasi un brand di fabbrica per un\u2019azienda che ogni anno dichiara un\u00a0fatturato pari a oltre 4 miliardi di euro ed il cui presidente, Mario Moretti, guadagna settemila euro al giorno (benefit esclusi). Ed anche i signorotti di fronte a me in realt\u00e0, mi hanno ricordato uno spaccato di vita italiana miserabile e miserevole, riadattabile ai nostri tempi.<br \/>\nGiacca e cravatta, pancetta da burocrate di stato e copia de \u201c Il Giornale\u201d sotto il braccio, lui; aria annoiata ed aristocratica invece lei. Entrambi imprecanti al solo sentir nominare dallo speaker della stazione Termini, i comuni in cui si sarebbe dovuto fermare il treno, lungo le innumerevoli stazioni di quella via crucis che conduce verso sud. A me invece, quasi diverte ricordare a memoria tutti quei comuni, Formia, Aversa, Grassano, Ferrandina, anche soltanto per una passione personale per la madre di tutte le scienze: la geografia. E poi perch\u00e9 ho deciso di \u201cfarmi prendere bene questo viaggio altrimenti non mi passa pi\u00f9\u201d\u2026 \u201cTanto capirai, sono solo sei ore, ritardi permettendo, ovviamente\u201d. Perci\u00f2, dico a me stesso che stavolta cercher\u00f2 di non imprecare sullo stato depravante in cui versano le ferrovie italiane, provando a non pensarci. Magari guardando il paesaggio, scrivendo finch\u00e8 batteria del pc non ci separi, oppure semplicemente ascoltando gli Smiths e leggendo il Calvino di \u201cse una notte d\u2019inverno un viaggiatore\u201d. Man mano che il treno volge verso Sud per\u00f2, i miei propositi originari si mescolano a rabbia ed incredulit\u00e0. Quando incontri comuni come Villa Literno stracarichi di \u201cmonnezza\u201d buttata nelle campagne che negli ultimi mesi \u00e8 stata semplicemente spostata da un lato all\u2019altro dei binari. Quando ritrovi Aversa, e hai la sensazione che anche delle semplici e miti piogge potrebbero far crollare le case costruite abusivamente su terreni che puzzano di rifiuti tossici; quando incontri i paesini sperduti della Basilicata e ti sembra di vivere ed ascoltare ancora le gesta del brigante Carmine Crocco: \u00e8 allora che pensi alle storie di quel sud dall\u2019Unit\u00e0 ad oggi, a cui ancora sei legato, di cui hai letto molto; ed \u00e8 allora che pensi che lo stesso Sud, che 150 anni fa era oppresso dalla feudalit\u00e0 e dal baronaggio predatorio, oggi appare compresso, stretto tra vecchi e nuovi notabili da una parte, e vecchi vicer\u00e9 e nuovi gattopardi dall\u2019altra, che ne impediscono il pieno sviluppo non solo socio-economico, ma soprattutto politico-culturale.<br \/>\nPensi a quel giovane della provincia di Potenza, Marco, seduto affianco a te, che ha studiato per tutto il viaggio, che magari condivide con te le stesse preoccupazioni sul futuro incerto e privo di sbocchi che si prospetta per questo territorio e per la sua popolazione. La sua e la tua storia sono quelle di un vero e proprio esodo di massa che priva il Sud del suo inestimabile capitale umano, composto da giovani istruiti, capaci e competenti. E a quel direttore di banca della provincia di Caserta, seduto dall\u2019altra parte, che impreca &#8211; leggendo a scrocco il tuo giornale &#8211; sui soldi rubati dal senatore Lusi alla Margherita, ma rimane impassibile quando cerchi di affrontare un ragionamento sulla devastazione ambientale della sua terra. E a quei signorotti dall\u2019accento piemontese, che intanto si apprestano a scendere alla stazione di Napoli, che ritrovi ad inveire non solo contro questo treno dalle cos\u00ec tante fermate, ma anche contro la popolazione della Val Susa che si oppone all\u2019alta velocit\u00e0, da loro accusata di avere una \u201cvisione paesana della storia e del progresso\u201d. Quando ormai stanno per scendere \u00e8 troppo tardi per provare a spiegargli, che quella gente si oppone semplicemente ad una grande opera che ci coster\u00e0 diciassette miliardi di euro e che sar\u00e0 sponsorizzata dalla mafia, un tunnel che specula sulla ricchezza \u201ccomune\u201d di una valle dal passato millenario. Quei discorsi cos\u00ec semplicistici stimolano in me un ulteriore segno di frustrazione. Mi addormento e mi sveglio attorniato da una nube rossa, minacciosa. Capisco dove sono.<br \/>\nStranamente, con soli cinque minuti di ritardo, alle 22.04 il treno giunge a Taranto, nella citt\u00e0 che nei primi anni del dopoguerra sar\u00e0 destinata ad un altro \u201csviluppo donato\u201d, ad un nuovo \u201csistema dipendente\u201d, dopo quello targato marina militare dei primi anni del 900: a Taranto nel 1960, si impianter\u00e0 il siderurgico pi\u00f9 grande d\u2019Europa, la grande fabbrica che sar\u00e0 considerata come la soluzione magica e definitiva di tutti i problemi, di tutti i mali della citt\u00e0, a partire da quello pi\u00f9 angoscioso: la mancanza di lavoro. Si scelse la via dello sviluppo subalterno, calato dall\u2019alto, il cui rapporto con il territorio era mediato esclusivamente dagli organi in sede dei partiti di Governo, nel quadro di un implicito patto in virt\u00f9 del quale l\u2019azienda d\u00e0 lavoro, col sistema degli appalti, ai clientes di questo o quel potentato locale, e costoro votano secondo coscienza. Un do ut des con una presunta modernit\u00e0, un emblema del paradigma fordista che, invece, agli albori del secondo millennio, porter\u00e0 in pochissimi anni Taranto a detenere due primati: quello di citt\u00e0 meridionale con il pi\u00f9 alto tasso di disoccupazione e quello di citt\u00e0 pi\u00f9 inquinata d\u2019Italia. Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia. Forse solo una semplice goccia nell\u2019oceano sempre pauroso rappresentato da un\u2019irrisolta questione meridionale. Che \u00e8 culturale, economica, sociale e soprattutto biopolitica.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6087&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gaetano De Monte Se fosse stato un film, il semplice viaggio di un sabato pomeriggio che sa gi\u00e0 di primavera, sull\u2019intercity Roma-Taranto, sarebbe stato sicuramente Caf\u00e8 Express, memorabile affresco consegnatoci da Nanny Loi di un\u2019Italia meridionale che forse in parte \u00e8 rimasta come allora. 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