{"id":6180,"date":"2012-02-27T00:03:00","date_gmt":"2012-02-26T22:03:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=6180"},"modified":"2013-10-28T11:13:27","modified_gmt":"2013-10-28T09:13:27","slug":"il-ladro-di-cioccolatini","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6180","title":{"rendered":"Il ladro di cioccolatini"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3839\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/cioccolatini-300x228.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"228\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/cioccolatini-300x228.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/cioccolatini.jpg 450w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di<strong><em> Vincenzo Vestita<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lavoro in fabbrica da oramai quasi 11 anni. Pu\u00f2 sembrare un tempo relativamente breve, ma in realt\u00e0 \u00e8 una vera e propria era geologica per quello che riguarda il \u201clavoro\u201d nel suo senso pi\u00f9 esteso. Passato sotto le forche caudine del \u201ccontratto formazione lavoro\u201d dei primi due anni, la conferma a tempo indeterminato ha rappresentato per me, come per tutti i miei colleghi di lavoro sottoposti alla medesima \u201cprova\u201d, una liberazione non indifferente.<!--more--> In quei due anni la mediazione continua tra il traguardo della conferma da raggiungere ad ogni costo e il tentativo di conformare il proprio comportamento lavorativo al \u201cpensiero dell&#8217;azienda\u201d \u2013 anche a costo di rinunciare ad una parte consistente dei propri diritti \u2013 era la bussola che muoveva l&#8217;agire quotidiano dentro e fuori la fabbrica. Un infortunio sul lavoro, anche di lieve entit\u00e0, era la cosa peggiore che ti potesse capitare; se non ti eri fatto troppo male era meglio prendere qualche giorno di ferie e non passare neanche in infermeria a farti visitare. La malattia seguiva a ruota. Partecipare ad uno sciopero o, in second&#8217;ordine, iscriversi al sindacato poteva equivalere ad una lettera di dimissioni volontarie. I lavoratori in procinto di andare in pensione, fossero essi operai o capi turno, si esercitavano continuamente nella pratica del dare \u201cbuoni e disinteressati consigli\u201d alla giovane leva, cos\u00ec come i rappresentanti sindacali non si sognavano minimamente di \u201cchiedere la tessera\u201d a chi fosse ancora \u201ca formazione\u201d. L&#8217;avvicinarsi della scadenza del periodo di formazione era vissuto a met\u00e0 tra la strizza di non vedersi confermato il contratto e un senso di liberazione per non dover pi\u00f9 sottostare ad un sistema di regole non scritte insostenibile nel lungo periodo. Il contratto a tempo indeterminato, unito all&#8217;articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, equilibrava in qualche modo i doveri coi diritti, in un contesto difficile e pericoloso come pu\u00f2 essere un siderurgico a ciclo integrale da 10 milioni di tonnellate d&#8217;acciaio l&#8217;anno \u2013 non certo una fabbrica di cioccolatini come a volte qualcuno sottolinea per giustificare il pesante impatto di questo gigante sul territorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche dopo la conferma a tempo indeterminato, anche se in misura minore e senza raggiungere la vergogna della palazzina LAF, il \u201cpensiero dell&#8217;azienda\u201d deve essere tenuto in conto per una serie di altri fattori. La velocit\u00e0 di ottenimento degli avanzamenti professionali previsti dagli inquadramenti o alcuni premi a discrezione dell&#8217;azienda continuano ad essere subordinati al comportamento dei singoli lavoratori, cosicch\u00e9, ad esempio, gli scioperi, oltre alla perdita della retribuzione della giornata lavorativa, comportano un rallentamento o un arresto dell&#8217;avanzamento professionale e la matematica esclusione da questi premi extra contratto. Le parole di scherno con cui quei lavoratori che non partecipano a nessun momento di rivendicazione rivolgono a coloro che credono che niente cada dalla \u201ctavola riccamente imbandita\u201d per caso (ma che sulle spalle di questi ultimi raccolgono i massimi risultati possibili), dimostra, casomai ce ne fosse bisogno, che la strategia del \u201cdivide et impera\u201d vecchia di 3.000 anni \u00e8 sempre la pi\u00f9 valida se usata con sapiente maestria. Chi alla dignit\u00e0 d\u00e0 un valore superiore a una o due migliaia di euro l&#8217;anno, stringe i denti e cerca di resistere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La selva di contratti a tempo determinato prevista dalla legge 30\/2003 arriva temporalmente appena dopo che il ricambio della forza lavoro in fabbrica aveva superato il suo punto di maggior criticit\u00e0. La flessibilit\u00e0 in entrata, che doveva agevolare la creazione di nuovi posti di lavoro, si \u00e8 rivelata ben presto come una precariet\u00e0 senza via d&#8217;uscita per un numero sempre crescente di lavoratori; e il \u201cposto fisso\u201d \u00e8 diventato una chimera irraggiungibile. La \u201cgrande fabbrica\u201d ha iniziato, intorno al 2007-2008, a servirsi di un numero consistente (diverse centinaia) di lavoratori assunti con contratti a termine, solitamente di 3 o 6 mesi, che di solito venivano riconfermati a pi\u00f9 riprese fino all&#8217;approssimarsi della scadenza temporale; oltre quest&#8217;ultima, sommati i mesi complessivi, in base ad un accordo sindacale che aveva regolamentato l&#8217;utilizzo in fabbrica di questa tipologia di contratti, era obbligatoria l&#8217;assunzione a tempo indeterminato. La frustrazione dei lavoratori cosiddetti \u201cinterinali\u201d, unita alla tracotanza aziendale nell&#8217;utilizzare i lavoratori per il tempo sufficiente ad evitare l&#8217;obbligo di assunzione e ad un accordo sindacale scritto coi piedi \u2013 poich\u00e9 non vincolava l&#8217;assunzione di neanche uno di questi lavoratori \u2013 ha provocato quella mistura esplosiva che ha portato anche a manifestazioni eclatanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla domanda su cosa porti un&#8217;azienda come quella in cui lavoro, solida dal punto dal punto di vista economico, a perseguire un ricambio continuo di forza lavoro, perdendo quel prezioso bagaglio di esperienza accumulato, mi sono sforzato di trovare qualche risposta. Innanzitutto questi lavoratori svolgevano mansioni molto umili, solitamente di pulizie industriali. Pochissimi di questi \u2013 dalla mia esperienza diretta una percentuale veramente trascurabile \u2013 ha svolto attivit\u00e0 legate direttamente alla produzione. Per di pi\u00f9 questi lavoratori costano il 10-15% in pi\u00f9 rispetto ai diretti, per la quota da corrispondere all&#8217;agenzia per il lavoro, che va sommata alla normale retribuzione prevista dal contratto di categoria. \u201cPiegare\u201d questi lavoratori ad un certo tipo di logica, che io avevo conosciuto per i primi due anni, tenerli costantemente sulla corda con l&#8217;illusione di un \u201cmonotono\u201d posto fisso a spalare fanghi di ogni tipo, colore e puzza per il resto della vita lavorativa, probabilmente valeva il sovrapprezzo pagato. Se consideriamo anche che il reale \u201cdatore\u201d di lavoro \u00e8 l&#8217;agenzia e non l&#8217;azienda, il quadro che ne scaturisce \u00e8 tanto surreale quanto disperato per chi in questo quadro si trova costretto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Confesso che le parole di qualche giorno fa della Presidente di Confindustria, la signora Marcegaglia, per cui i sindacati dovrebbero smettere di difendere ladri ed assenteisti, mi hanno fatto perdere per qualche secondo il mio naturale aplomb, spingendomi a produrre una sonora e alquanto risentita esclamazione alla Gennarino Carunchio nel film \u201cTravolti da un insolito destino nell&#8217;azzurro mare d&#8217;agosto\u201d. Se qualche giorno di malattia l&#8217;anno (da contare sulle dita di una mano) quando proprio non ce la faccio possono, al limite, far di me un assenteista agli occhi dei \u201cpadroni\u201d, ladro proprio non lo posso accettare. Tanto pi\u00f9 che i ladri accertati le aziende possono licenziarli senza che i sindacati possano proferire parola. La mia lo fa spesso e volentieri, come riportano le cronache dei giornali locali. L&#8217;articolo 18 va abolito non perch\u00e9 rappresenta un freno agli investimenti esteri (servirebbe un altro articolo solo per elencare gli elementi che veramente frenano lo sviluppo del nostro Paese), ma per riprendersi quello che la Marcegaglia, e non solo lei, probabilmente considera un furto, ossia la facolt\u00e0 del lavoratore di poter decidere se scambiare o meno anche l&#8217;anima con \u201cpoco pi\u00f9 che un tozzo di pane\u201d, in un contesto dove chi non ha neanche quello \u00e8 disposto a fare quello che fai tu per met\u00e0 del tuo \u201ctozzo di pane\u201d. Ma l&#8217;articolo 18 non va difeso ed esteso solo perch\u00e9 rappresenta l&#8217;unico modo efficace per tutelare la dignit\u00e0 nel lavoro. Molto probabilmente senza l&#8217;articolo 18 il punto di vista di un lavoratore, espresso con libert\u00e0 non senza pagarne un prezzo, tanto dal palco di una manifestazione per l&#8217;ambiente quanto dalle pagine di un blog, non ci sarebbe.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6180&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Vincenzo Vestita Lavoro in fabbrica da oramai quasi 11 anni. Pu\u00f2 sembrare un tempo relativamente breve, ma in realt\u00e0 \u00e8 una vera e propria era geologica per quello che riguarda il \u201clavoro\u201d nel suo senso pi\u00f9 esteso. 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