{"id":6275,"date":"2012-02-06T00:04:28","date_gmt":"2012-02-05T22:04:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=6275"},"modified":"2012-10-11T01:18:27","modified_gmt":"2012-10-10T23:18:27","slug":"figli-di-falanto-o-di-un-dio-minore-proposte-per-la-presenza-giovanile-a-taranto","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6275","title":{"rendered":"Figli di Falanto o di un dio minore? Proposte per la presenza giovanile a Taranto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3632\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/2011-01-21_fuga_valigia-300x155.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"155\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/2011-01-21_fuga_valigia-300x155.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/2011-01-21_fuga_valigia.jpg 590w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Luca Delton<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Strabone, antico geografo greco, racconta che, durante la guerra tra Sparta e la Messenia, le donne spartane misero in guardia gli uomini dal pericolo legato alla loro assenza prolungata dalla citt\u00e0. Il pericolo era che Sparta non potesse pi\u00f9 avere una \u201cgiovane generazione di guerrieri\u201d.<br \/>\nSono trascorsi migliaia di anni da allora, popoli e nazioni. Per fortuna siamo in epoca costituzionale.<!--more--><br \/>\nNon ci serve pi\u00f9 una generazione di giovani in trincea, come al tempo di Sparta (un poco rispettato art. 11 della Costituzione ce lo ricorda), ma resta immutata l\u2019esigenza che la vita sociale e le strade della nostra citt\u00e0 siano popolate da persone con qualche neurone pi\u00f9 fresco.<br \/>\nSgombriamo subito il campo, per\u00f2, da equivoci e possibili risentimenti. Non si intende gettare intere generazioni tarantine pi\u00f9 datate al macero; sono contro la guerra e non amo le battaglie tra generazioni.<br \/>\nNella mia citt\u00e0 ho avuto la fortuna di conoscere persone come Andrea Summa, uomo onesto e capace, guida vera, che mi piace ricordare per le ore trascorse a scambiarci idee nonostante i cinquant\u2019anni di differenza.<br \/>\nE\u2019 arrivato il momento, per\u00f2, di riflettere sui numeri, che ci restituiscono una realt\u00e0 oggettiva, e di fare proposte.<br \/>\nTaranto ha attualmente 191.000 abitanti (dato di agosto 2011), tra cui vanno calcolati anche i giovani che non sono a Taranto per studio o lavoro, ma qui conservano ancora la residenza. Nel 2001, dieci anni fa, eravamo 202.033 e nel 1981, al picco massimo, 244.000. Al netto della separazione di Statte, abbiamo perso 38.000 abitanti in trent\u2019anni e pi\u00f9 di 11.000 abitanti negli ultimi dieci. Nello stesso periodo di tempo, guardando gli altri capoluoghi di provincia pugliesi, Bari guadagna 3.000 abitanti, Lecce addirittura 12.000. Persino la poco patinata Brindisi guadagna circa 800 abitanti. Solo Foggia ha un saldo negativo di circa 2.500 abitanti, ma non pu\u00f2 essere una consolazione tra i due mari.<br \/>\nCosa accade e come possiamo provare a invertire la rotta?<br \/>\nNon essendo un analista di processi migratori, provo a formulare una riflessione partendo dai dati pi\u00f9 vicini e, per me, emozionanti. Ripercorro il registro di classe della III F che usc\u00ec nel 1998 dalle aule del \u201cQuinto Ennio\u201d con il diploma di maturit\u00e0. Era la mia classe ed eravamo venticinque, giovani e forti. Oggi abbiamo circa 32 anni. Di quei venticinque gli ultimi samurai che abitano ancora Taranto, oltre me, si contano sulle dita di una sola mano.<br \/>\nRisparmio la geografia delle loro destinazioni, tra cui ci sono, per far felice il Presidente Monti, anche alcuni Paesi esteri e non solo altre zone d\u2019Italia. Se guardo al mondo degli amici, che valica i confini della mia classe e varia per et\u00e0, i dati non cambiano molto.<br \/>\nL\u2019emigrazione tarantina degli ultimi anni si connota fortemente per essere un\u2019emigrazione numericamente agghiacciante e culturalmente di buon livello.<br \/>\nIl rischio \u00e8 quello, se non si inverte la tendenza, di una desertificazione culturale, progressiva e letale.<br \/>\nSe si vuole un riscontro concreto e visivo \u00e8 sufficiente percorrere qualche chilometro, raggiungere Bari o Lecce e osservare il numero di under 40 che animano quelle realt\u00e0.<br \/>\nAnimare una citt\u00e0 \u00e8 cosa ben diversa dal fare shopping. Non mi piace analizzare le sfighe (per dirla alla Martone) della mia citt\u00e0 senza coglierne i battiti vitali, che, nonostante tutto, ancora ci sono. Ed \u00e8 fondamentale partire da quello che c\u2019\u00e8.<br \/>\nNon possiamo permetterci di non parlare e raccontare le storie, a voce alta e chiara, dei tanti movimenti, per lo pi\u00f9 fatti di giovani coraggiosi tarantini, che stanno provando a organizzare idee e forme di una partecipazione che ha caratteri commoventi.<br \/>\nMi riferisco, tanto per citarne alcuni, ai ragazzi del Cloro Rosso, che hanno provato a mettere in piedi un\u2019idea sana di socialit\u00e0 e rapporto con le periferie. Mi vengono in mente i ragazzi della Cooperativa Sociale Equociqui, che si assume il rischio, non da poco, di riattivare il commercio equosolidale a Taranto. I ragazzi di Ammazza che piazza sono l\u2019emblema di un collettivo che, per amore della propria citt\u00e0, si arma di ramazza e d\u00e0 forma concretissima alla partecipazione. I ragazzi del Coordinamento Universitario Link non hanno pi\u00f9 bisogno di essere presentati. I miei amici del circolo Arci Palacool, con il supporto del sindacato, stanno ridando vita a una struttura urbana dando voce e spazio a giovani gruppi musicali locali. C\u2019\u00e8 chi ha organizzato stagioni teatrali senza chiedere contributi pubblici e sottraendo tempo a un lavoro precario.<br \/>\nPotrei continuare raccontando di quelli che cercano di impegnarsi nei luoghi, non sempre semplici, della politica e lo fanno con la convinzione che sia giunto il momento di aprire le finestre per cambiare l\u2019aria consumata che ha invaso le stanze. Lo fanno con la dignit\u00e0 di chi non cerca scambi, favori o altre utilit\u00e0, se non quella di poter provare a incidere nelle scelte amministrative.<br \/>\nTutte queste persone si incontrano quotidianamente nei cinema, ai concerti, nei teatri, nell\u2019organizzazione degli eventi, nella vita politica e associativa, al Tat\u00e0, uno dei progetti dei quali dovremmo fare una cornice da studiare e riproporre. Spesso, tra loro, si dicono che \u201csono sempre le stesse facce\u201d. Penso che non siano poche e che siano la parte che mantiene l\u2019anima della citt\u00e0 in vita.<br \/>\nLe loro storie vanno raccontate, addirittura gridate per far capire che semplicemente esistono. Ci serve per ripartire da un pensiero positivo.<br \/>\nQuesti ragazzi sacrificano tempo e forze per provare a non salire su un treno, che oggi \u00e8 anche difficile da trovare, per andar via. Spesso non si coglie un elemento fondamentale delle tante difficolt\u00e0 nelle quali agiscono. In qualsiasi luogo si viva bisogna produrre un reddito almeno sufficiente per poter sopravvivere. Nonostante siano in lotta quotidianamente per la realizzazione di quel reddito, nonostante le difficolt\u00e0 dell\u2019essere giovane in un Paese che i giovani non li incoraggia, non smettono mai di essere prima di tutto cittadini attenti ed impegnati.<br \/>\nE\u2019 possibile generare occasioni di buon lavoro dalle storie che qui si \u00e8 provato a raccontare e fare in modo che, almeno una parte di queste persone, non parta? Possiamo bloccare la ruota e poi cercare di capire se riusciamo a farla girare nell\u2019altro senso, anche lentamente?<br \/>\nSono convinto di questa possibilit\u00e0, non per previsione incerta, ma per dati certi che ci derivano dall\u2019osservare quello che accade guardando oltre il ponte Pizzone, verso citt\u00e0 vicine.<br \/>\nNegli ultimi anni Lecce e Bari, che hanno strutturato la presenza giovanile intorno all\u2019Universit\u00e0, hanno guadagnato in spinta propulsiva, vivacit\u00e0 culturale, rafforzamento dei parametri economici.<br \/>\nLa Puglia vive una fase diversa dal resto delle regioni meridionali. Il tasso di disoccupazione presenta un -25% e l\u2019occupazione \u00e8 cresciuta del 4%. Dalla presentazione del Piano Straordinario per il lavoro, nel 2011, c\u2019\u00e8 stato un incremento di 25.000 nuovi posti di lavoro. Spesso si tratta di incentivi allo sviluppo di idee innovative e investimenti nell\u2019\u201dindustria\u201d pulita della cultura, che sta producendo occupazione stabile.<br \/>\nLa seconda citt\u00e0 della Puglia non pu\u00f2 restare fuori da questa fase. Abbiamo bisogno, per\u00f2, di competenze, forze e del sostegno attivo delle Istituzioni. Bisogna studiare, leggere i bandi, saper scrivere formulari per la presentazione di progetti, saper rendicontare le spese.<br \/>\nInsomma, non sono capacit\u00e0 che si possono improvvisare. Sono capacit\u00e0 che si trovano pi\u00f9 facilmente nelle generazioni che sono passate dal telefono a rondella della Sip al collegamento col mondo ovunque ci si trovi. Ricordo con affetto il telefono in cui comporre lo \u201c0\u201d significava lavorare con lentezza.<br \/>\nC\u2019\u00e8 da lavorare sul recupero e la messa a disposizione dei giovani di numerosi spazi urbani in stato di abbandono. Basta studiare l\u2019esempio di Torino, citt\u00e0 simile a Taranto per vocazione industriale.<br \/>\nLe OGR (Officine Grandi Riparazioni) erano officine dismesse dalle Ferrovie dello Stato. Oggi sono spazi in cui giovani producono arte, musica, spettacoli e hanno trovato occupazione. Il Comune di Torino, in quella vicenda, ha avuto un ruolo fondamentale nella trattativa con il Gruppo Ferrovie dello Stato, proprietario dell\u2019area, e nella concessione dello spazio ai giovani che oggi lo gestiscono ricavandone reddito stabile e producendo valore per tutta la citt\u00e0.<br \/>\nSono solo alcune delle proposte e degli esempi che, in un freddo week-end di febbraio, mi vengono in mente mentre mamma, nella stanza accanto, prepara le \u201cpolpette col sugo\u201d, per dirla alla Zakalicious.<br \/>\nContinuer\u00f2, insieme ad altri, a lavorare affinch\u00e9, tra qualche anno, non vengano a svegliarci per dirci che la guerra \u00e8 finita e l\u2019abbiamo persa.<br \/>\nVi lascio con un consiglio di lettura. Franco Arminio \u00e8 un paesologo che ha scritto \u201cVento forte tra Lacedonia e Candela\u201d. Studia, visitandoli e raccontandoli, quei piccoli paesi del sud in cui restano solo gli anziani. Lo fa con i toni ironici, amari e innamorati di una terra. Vive a Bisaccia.<br \/>\nSe sapremo dare responsabilit\u00e0, spazi fisici e fiducia alle persone di cui ho parlato, senza abbandonarle al loro destino, eviteremo che Franco Arminio venga a visitare Taranto nei prossimi anni.<br \/>\nE\u2019 un tema di oggi, una responsabilit\u00e0 attuale.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6275&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luca Delton Strabone, antico geografo greco, racconta che, durante la guerra tra Sparta e la Messenia, le donne spartane misero in guardia gli uomini dal pericolo legato alla loro assenza prolungata dalla citt\u00e0. 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