{"id":6277,"date":"2012-02-06T00:01:08","date_gmt":"2012-02-05T22:01:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=6277"},"modified":"2012-10-12T17:40:01","modified_gmt":"2012-10-12T15:40:01","slug":"dalle-retrovie","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6277","title":{"rendered":"Dalle retrovie"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3628\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/soldato-300x294.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"294\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/soldato-300x294.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/soldato.jpg 360w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Mia cara Nina,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ti scrivo in questa gelida notte africana che tutto intorno tace. Le carcasse delle macchine, il deserto e gli altri camerati. Un silenzio assordante, amore mio, che preme sulle tempie come le sbarre di una prigione. Non so neanch&#8217;io perch\u00e9 lo faccio: questa \u2013 come tutte le altre lettere che ti ho scritto fino ad oggi \u2013 probabilmente non riuscir\u00f2 mai a spedirtela e forse neanche a leggertela. Non ho paura, Nina: avevamo messo in conto tutto questo quando siamo partiti; mi ricordo ancora come fosse questa mattina quando ti dissi \u201cmi arruolo, parto&#8230; c&#8217;\u00e8 da combattere e non posso sottrarmi&#8230; non per la Patria, ma per il mio onore.\u201d E tu alzasti le spalle, ormai rassegnata alle bizzarie del tuo piccolo uomo, e compatendomi mi dicesti \u201cTornerai come tornano gli uomini quando sono stanchi di giocare&#8230;\u201d e andasti a lavorare in orto, come ogni mattina.<!--more--><br \/>\nAvevi ragione, Nina, agli uomini basta giocare per sentirsi liberi e potenti. E il gioco vogliono che sia una cosa seria. E cos\u00ec noi ci siamo preparati: borracce, fucili, qualche mappa, una vecchia jeep e siamo andati. Senza avvertire nessuno, quasi la guerra fosse un nostro fatto personale, quasi dovessimo combatterla (e magari vincerla) da soli. Avevamo anche la radio e ci dicevamo: \u201csempre avanti finch\u00e9 non si intercettano i segnali del fronte\u201d. Qualche piccolo combattimento l&#8217;abbiamo anche affrontato&#8230; non \u00e8 andata poi cos\u00ec male e nei villaggi da dove passavano, in questa lontana regione, la gente iniziava a riconoscerci: qualcuno aveva parlato di noi prima che arrivassimo. Non i capi, questo \u00e8 certo. Per\u00f2 a noi quel poco di affetto ci bastava e credevamo che basandoci su quello avremmo potuto mettere su persino una brigata. Parlavamo soprattutto di questo le sere davanti al fuoco, stesi ciascuno sulla propria branda. Una grande brigata in grado di far tremare il nemico e sperare le popolazioni oppresse. Ma ogni volta che l&#8217;immaginazione prendeva il volo a raffigurarsi marce trionfali lungo i grandi boulevard della capitale secca come una raffica di mitra arrivava sempre la stessa domanda: \u201cma come si fa un&#8217;armata senza Generale?\u201d<br \/>\nVedi, Nina mia, in una guerra il Generale \u00e8 importante; perch\u00e9 certo, noi abbiamo volont\u00e0 e sappiamo anche sparare piuttosto bene&#8230; e poi abbiamo piani d&#8217;attacco e di ritirata, munizioni che affondano nelle carni del nemico. Ma senza Generale, amore mio, la guerra resta un gioco e uno dopo un po&#8217; si stanca e gli viene anche nostalgia di casa.<br \/>\nUna notte per\u00f2, mentre discutevamo di questo, la radio improvvisamente inizi\u00f2 a gracchiare. Saltammo tutti in piedi quasi fosse stato il boato di una bomba. Il segnale era molto debole e il messaggio poco chiaro, ma qualcosa la si poteva percepire&#8230; \u201cUomini \u2013 diceva la voce roca dell&#8217;apparecchio \u2013 uomini, vi parlo a nome del Generale&#8230;\u201d Quando sentimmo queste parole le nostre orecchie sembrarono volersi fiondare addosso al megafono; nessuno di noi aveva la forza di guardare l&#8217;altro ma tutti sapevamo esattamente cosa stava pensando il vicino&#8230; \u201cil Generale sta valutando se sferrare l&#8217;attacco finale&#8230; massima allerta&#8230;\u201d La comunicazione si interruppe cos\u00ec. Sollevammo rapidi gli sguardi; prendemmo a fissarci interrogativi. Poi io urlai \u201ccamerati, avete sentito?! Si prepara l&#8217;attacco finale! Dobbiamo prepararci, studiare i piani, le mappe\u201d&#8230; \u201cValutando\u201d, mi interruppe Pier. \u201cValutando cosa?\u201d. \u201cHa detto valutando&#8230; il Generale sta valutando&#8230;\u201d \u201cVa bene, ma se hanno lanciato il messaggio vuol dire che \u00e8 quasi certo, magari \u00e8 una parola in codice, una tattica per depistare il nemico&#8230;\u201d \u201cHa detto valutando&#8230;\u201d<br \/>\nAvevano ragione, la radio aveva proprio detto \u201cvalutando\u201d. Vedi, Nina, non c&#8217;\u00e8 niente di peggio per un soldato che l&#8217;incertezza. Peggio della pioggia durante una manovra, peggio di un accerchiamento, peggio persino dei bombardamenti aerei&#8230; L&#8217;incertezza demotiva le truppe, le rende nervose e talvolta le spinge a gesti disperati e inutili. Peggio dell&#8217;incertezza c&#8217;\u00e8 forse solo la diserzione, ma non era il nostro caso, amore mio: piuttosto che disertare ci saremmo fatti macellare come bestie.<br \/>\nE cos\u00ec sono passati i giorni; la radio ha continuato a dare messaggi confusi e noi abbiamo arrestato la nostra avanzata in attesa di ordini precisi. Oggi a qualcuno \u00e8 persino parso di sentire la viva voce del Generale dire \u201cannullata offensiva, ma la guerra continua\u201d. Non so se crederci, Nina: a volte il deserto e la noia provocano allucinazioni. Ma vedi, mia cara, se io potessi avere il Generale di fronte, se potessi parlagli come a uno dei mie camerati, come a un compagno di lotta e non a un superiore, io avrei da dirgli questo&#8230; Signor Generale, s\u00ec lo so che la guerra \u00e8 dura, che rischiamo di perdere tutto \u2013 soprattutto lei che sarebbe il primo a cadere per mano del nemico&#8230; ma vede, ci sono momenti in cui la ritirata pu\u00f2 voler dire la disfatta: gli uomini, stanchi, prendono la via di casa, il nemico riesce a portarne in molti dalla sua parte, la stessa integrit\u00e0 degli ufficiali comincia a venir meno. In breve tutto si disfa e inizia ad insinuarsi l&#8217;idea che forse il dominio del nemico non \u00e8 il peggio che ci possa capitare. La vita continua e tanto meglio per i vivi. Vede, Generale, noi non siamo partiti per vincere, ma almeno per difendere le posizioni, per dire che non ci saremmo arresi neanche se ci avessero scaricato contro tutto il loro arsenale, neanche se avessero provato a comprarci con tutto il loro oro. E anche se non riuscissimo a portare a termine la grande offensiva, signor Generale, potremmo comunque stabilizzare la posizione e da l\u00ec sferrare in seguito nuovi attacchi in profondit\u00e0. In attesa della prossima grande offensiva. Sa quanta esperienza farebbe fare ai suoi uomini questa strategia? Se essi al momento sono ancora impreparati, crescerebbero, diventerebbero soldati veri, pronti ad affrontare i pi\u00f9 ostici campi di battaglia. Ma se non li si mette alla prova tutto questo non ci sar\u00e0. Non badi a chi le consiglia di passare alla guerra di posizione, di logorare il nemico ai fianchi o magari dall&#8217;interno con spie o \u201cquinte colonne\u201d. Questa \u00e8 la tattica che le suggeriscono i vecchi generali gi\u00e0 bruciati dalla sconfitta, ma ricordi che ora il nemico \u00e8 in difficolt\u00e0, si possono trovare rinforzi per strada fra le truppe sbandate e presso la stessa popolazione vi sono molti volontari disposti a partire. E poi lei \u00e8 un grande Generale, non si sottovaluti! Oh&#8230; perdoni sa, mi son fatto prendere troppo dall&#8217;entusiasmo. E&#8217; che in questa manovra io e i miei camerati ci crediamo: potremmo anche perdere, ma vogliamo almeno misurarci faccia a faccia col nemico, sul fronte, fino all&#8217;ultima pallottola&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco Nina bella, non so perch\u00e9 queste cose le vengo a dire a te che fra un paio d&#8217;ore sarai di nuovo in piedi per tornare in orto. Probabilmente tu mi risponderesti \u201cGli uomini hanno pi\u00f9 paura di vincere che di perdere\u201d e chiss\u00e0, forse avresti ragione. Ma un momento&#8230; la radio ha ripreso a gracchiare. Perdonami amore, vado a sentire se ci sono novit\u00e0. Ti aggiorno presto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuo,<br \/>\nSanto<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6277&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mia cara Nina, ti scrivo in questa gelida notte africana che tutto intorno tace. Le carcasse delle macchine, il deserto e gli altri camerati. Un silenzio assordante, amore mio, che preme sulle tempie come le sbarre di una prigione. 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