{"id":6278,"date":"2012-02-06T00:05:13","date_gmt":"2012-02-05T22:05:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=6278"},"modified":"2013-10-28T11:13:39","modified_gmt":"2013-10-28T09:13:39","slug":"de-rerum-procura","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6278","title":{"rendered":"De Rerum Procura"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3635\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Giudice-Pinocchio-262x300.jpg\" alt=\"\" width=\"262\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Giudice-Pinocchio-262x300.jpg 262w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Giudice-Pinocchio.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 262px) 100vw, 262px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Vincenzo Vestita<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni volta che mi accingo a parlare o a scrivere di qualcosa che riguardi il rapporto tra la grande fabbrica e le ricadute di quest&#8217;ultima in termini sanitario-ambientali sul territorio confesso di trovarmi in una condizione di estrema difficolt\u00e0. Credo, in tutta onest\u00e0, che questa mia \u201csofferenza\u201d derivi principalmente dal fatto di aver liberamente scelto di vivere in piena consapevolezza la mia condizione di operaio che presta la sua forza lavoro nel pi\u00f9 grande centro siderurgico d&#8217;Europa, la cui ingombrante presenza \u2013 non solo fisica \u2013 ha riempito, riempie e probabilmente continuer\u00e0 a riempire molto pi\u00f9 degli spazi lavorativi della mia vita.<!--more--> Prendendo in prestito una felice, quanto pertinente, intuizione da uno dei miei autori preferiti, Zygmunt Bauman, potrei arrivare a dire che per me la fabbrica perde i suoi connotati di solidit\u00e0 e finitezza materiale e diventa \u201cliquida\u201d, colando come ghisa incandescente e zampillante tra le intercapedini di buona parte del mio tempo libero, spingendomi ad interessarmi, ad informarmi e soprattutto ad interrogarmi su aspetti che travalicano quelli strettamente correlati al mio lavoro al suo interno. E come la ghisa lascia scorie cos\u00ec il mio rapporto con la fabbrica ha sedimentato in me un certo modo di pensare, cambiandomi sicuramente pi\u00f9 di quanto io creda o sia disposto ad ammettere. Per uno che nel suo infinitesimamente piccolo cerca di contribuire al cambiamento di questo mondo \u2013 che non \u00e8 assolutamente il migliore tra quelli possibili \u2013 percepisco con estrema chiarezza sulla mia pelle viva la contraddizione palese tra il cercare di guadagnarmi onestamente il pane per (soprav)vivere in questi tempi disgraziati e il doverlo fare pesando in qualche modo, a diverso grado, sulla vita di altre persone (tralascio volutamente gli \u201ceffetti personali\u201d del lavorare in uno stabilimento siderurgico come quello tarantino). E tutto accadeva gi\u00e0 prima che, durante una delle tante assemblee a tema ambientale a cui ho preso parte negli ultimi quattro anni e mezzo, una signora, in maniera parecchio veemente, mi rimprover\u00f2 ad alta voce, quale unico esponente della categoria dei lavoratori della Fabbrica li presente, di essere responsabile tanto quanto la propriet\u00e0 della situazione ambientale e sanitaria del nostro territorio \u2013 perch\u00e9 sapevo e non facevo niente per impedire determinate cose nello svolgimento della mie mansioni lavorative. In ogni caso fu in quell&#8217;occasione che ebbi chiaramente la sensazione di essere portatore sano (sarebbe meglio dire consapevole) di una sorta di \u201cpeccato originale\u201d, il cui seme fu piantato 50 anni fa con la costruzione del \u201ccuore caldo\u201d del nascente IV Centro Siderurgico a pochi metri dalle case abitate per risparmiare qualche chilometro di nastri trasportatori e da cui \u00e8 cresciuto un albero che ha dato molti meno frutti di quelli inizialmente messi a preventivo e le cui radici si sono estese ben al di l\u00e0 del suo perimetro geografico, arrivando nei campi degli allevatori e nel mare dei pescatori. Le cronache del tempo riportano la disponibilit\u00e0 a costruire il Centro Siderurgico finanche in Piazza della Vittoria, il salotto della citt\u00e0, pur di avere la nostra \u201crivoluzione industriale\u201d impacchettata, calata dall&#8217;altro e in ritardo con la storia di un secolo esatto. In questi 50 anni la percezione della Fabbrica si \u00e8 trasformata, da grande opportunit\u00e0 di sviluppo e progresso, dapprima in una occasione mancata e, da ultimo, in qualcosa da far scomparire con la velocit\u00e0 di un fragoroso fuoco d&#8217;artificio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circola in queste ultime ore sui social network un articolo<span style=\"font-family: Calibri, sans-serif;\">\u00b9<\/span>, del 2009, sulla situazione della citt\u00e0 americana di Pittsburgh, stato della Pennsylvania, fucina madre dell&#8217;acciaio statunitense fino agli inizi degli anni &#8217;80 e per questo soprannominata \u201c<em>Steel City<\/em>\u201d (citt\u00e0 d&#8217;acciaio), oggi fiore all&#8217;occhiello della tecnologia e della sanit\u00e0 di alto livello. L&#8217;articolo viene per lo pi\u00f9 proposto da esponenti dell&#8217;ambientalismo tarantino \u2013 persone che io rispetto moltissimo \u2013 convinti, da parte loro, che in questo articolo ci sia la prova empirica che la via d&#8217;uscita (la pi\u00f9 rapida possibile) dalla grande industria sia quantomai possibile. Dopo aver letto con estrema attenzione questo breve articolo \u2013 che meriterebbe assolutamente di essere approfondito al di la del breve excursus storico che viene presentato \u2013 non sono riuscito a scorgere analogie con la situazione di Taranto che vadano oltre il forte degrado ambientale (la citt\u00e0 americana venne definita come \u201c<em>un inferno senza coperchio<\/em>\u201d), ma in ogni caso degli spunti di riflessione sul come questa \u201c<em>lenta e caparbia<\/em>\u201d citt\u00e0 sia riuscita a reinventarsi li offre eccome. Innanzitutto Pittsburgh non \u00e8 mai stata solo ed esclusivamente un immenso insediamento industriale; \u201c<em>al contrario, \u00e8 sempre stata un luogo ricco di scienza e tecnologia<\/em>\u201d e \u201c<em>le tanto osannate aziende high tech o le super cliniche mediche hanno radici lontane<\/em>\u201d. Gi\u00e0 agli inizi del 1900 infatti nacquero i \u201c<em>laboratori delle meraviglie<\/em>\u201d che \u201c<em>stupivano gli americani con le prime radio, televisioni, frigoriferi, e altre cose all\u2019epoca incredibili\u201d <\/em>e negli stessi anni Jonas Salk con l&#8217;aiuto di migliaia di pittsburghesi speriment\u00f2 e poi scopr\u00ec il vaccino antipolio. Si deve aggiungere la presenza di due Universit\u00e0 di altissimo livello, la Carnegie Mellon<span style=\"font-family: Calibri, sans-serif;\">\u00b2<\/span>, centro tecnologico all&#8217;avanguardia, e l\u2019Universit\u00e0 di Pittsburgh, con la sua ricerca medica avanzatissima, che attraggono investimenti milionari da colossi quali ad esempio la Microsoft. Tutti questi elementi, insieme ad altri che non ho riportato per esigenze di sintesi, mi hanno fatto riflettere sul fatto che Pittsburgh \u00e8 probabilmente l&#8217;esempio pi\u00f9 sbagliato da proporre a supporto della tesi di \u201crinascita\u201d dopo l&#8217;era industriale ionica. A Taranto, a titolo esemplificativo, il massimo che si \u00e8 arrivato a proporre in ambito sanitario \u00e8 stato un grande polo misto pubblico-privato (pubblico il denaro, privata la gestione) da far sorgere al posto degli ospedali pubblici e senza nessun aspetto riguardante la sperimentazione scientifica. Per quanto riguarda l&#8217;Universit\u00e0 la situazione non \u00e8 migliore. Volutamente ho lasciato alla fine l&#8217;aspetto forse pi\u00f9 importante di tutto l&#8217;articolo riguardante Pittsburgh: \u00e8 stata \u201c<em>la concorrenza internazionale, che produceva acciaio a prezzi pi\u00f9 bassi<\/em>\u201d a decretare la fine dell&#8217;era industriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono estremamente preoccupato delle risultanze delle perizie disposte dalla procura di Taranto, oltre che molto curioso di leggerle con attenzione perch\u00e9 io in quella Fabbrica ci vivo per buona parte della mia giornata. In ogni caso sono perfettamente consapevole che la volont\u00e0 di cambiamento, di cui la questione ambientale diretta emanazione del modo di produrre i beni necessari a questo modello di sviluppo \u00e8 uno degli infiniti aspetti, deve scontrarsi col principio che la Storia \u00e8 scritta dai rapporti di forza tra attori tra loro in competizione e il cui esito non sempre (per la verit\u00e0 quasi mai) va nella direzione di ci\u00f2 che \u00e8 giusto. Mi chiedo quindi se riporre, in ultima istanza, le speranze di chiusura del polo industriale nelle carte bollate (la magistratura ha gi\u00e0 iniziato a passare la palla alla politica) non sia una strategia non risolutiva e se non sia meglio utilizzare le energie per rendere le industrie \u201cfuori mercato\u201d il pi\u00f9 velocemente possibile, premendo con ogni grammo di forza disponibile sulla politica per programmare nel frattempo la rinascita di Taranto.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-family: Calibri, sans-serif;\">\u00b9 <\/span><a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/redazione\/cmsSezioni\/esteri\/200909articoli\/47588girata.asp\">http:\/\/www.lastampa.it\/redazione\/cmsSezioni\/esteri\/200909articoli\/47588girata.asp<\/a><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-family: Calibri, sans-serif;\">\u00b2 <\/span><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Universit\u00e0_Carnegie_Mellon\">http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Universit\u00e0_Carnegie_Mellon<\/a><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6278&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Vincenzo Vestita Ogni volta che mi accingo a parlare o a scrivere di qualcosa che riguardi il rapporto tra la grande fabbrica e le ricadute di quest&#8217;ultima in termini sanitario-ambientali sul territorio confesso di trovarmi in una condizione di estrema difficolt\u00e0. 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