{"id":6399,"date":"2012-01-09T00:01:46","date_gmt":"2012-01-08T22:01:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=6399"},"modified":"2012-10-11T15:11:06","modified_gmt":"2012-10-11T13:11:06","slug":"se-la-lotta-allevasione-diventa-una-crociata","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6399","title":{"rendered":"Se la lotta all&#8217;evasione diventa una crociata"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3359\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/evasione-fiscale-300x202.gif\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"202\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/evasione-fiscale-300x202.gif 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/evasione-fiscale.gif 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Dopo averlo bastonato con i tagli e gli aumenti di tasse e tariffe, finalmente anche il pubblico di sinistra ha avuto il suo sollazzo. Il Grande Inquisitore TorqueMonti questa volta ha diretto la sua scure contro i ricchi pasciuti e ingordi di Cortina, celebrando un grandioso auto da f\u00e8 a base di scontrini mancati e fatture contraffatte: qualche decina di contribuenti sono stati costretti, loro malgrado, a recitare il mea culpa di fronte a folle televisive inferocite e finalmente gaudenti dell&#8217;altrui disgrazia. Adesso s\u00ec che sul tavolo dei sacrifici ci siamo davvero tutti.<!--more--><br \/>\nDitemi quello che volete, ma a me questa sinistra \u201cpauperista\u201d non piace affatto. In primo luogo perch\u00e9 le tasse sono una cosa seria e, soprattutto, \u201claica\u201d; altro che \u201cle tasse sono una cosa bellissima\u201d del compianto TPS! Le tasse sono una cosa necessaria per uno Stato moderno. Punto. Tutto il resto \u00e8 fuffa: soprattutto il tentativo di costruire attorno ai tributi una sorta di \u201creligione civile\u201d. Dal punto di vista etico le tasse non hanno alcun senso: originariamente esse erano il frutto di un&#8217;imposizione (non a caso questa espressione \u00e8 un modo di designarle) nei confronti degli abitanti di un certo territorio da parte di potenze politico-militari che se ne arrogavano il controllo. Questo elemento di sopraffazione viene meno solo con il superamento dello Stato patrimoniale e allora le tasse assumono un significato squisitamente politico (ma non etico!): devo pagarle perch\u00e9 altrimenti rischio di essere privato di alcuni servizi senza i quali non potrei conservare il livello di civilt\u00e0 che caratterizza la mia esistenza corrente. L&#8217;evasione diventa pertanto un reato in quanto minaccia la tenuta della comunit\u00e0 statale.<br \/>\nSe si assume questo presupposto non ci vuole poi molto ad arrivare al motto che anim\u00f2 gli insorti di Boston del 1773: \u201cNo taxation without rapresentation\u201d. Colpevolmente a sinistra si \u00e8 lasciato che fosse la destra ultra-liberista \u2013 quella che propugna lo \u201cStato minimo\u201d \u2013 ad appropriarsi di questa rivendicazione. I contemporanei \u201ctea party\u201d statunitensi rievocano proprio la rivolta delle 13 colonie contro le imposte della Corona d&#8217;Inghilterra per chiedere meno pressione fiscale e meno intervento pubblico. Ma se riconosco che il mio rapporto con la fiscalit\u00e0 \u00e8 politico, io posso altres\u00ec pretendere che al tributo che verso corrispondano contropartite politiche precise. Potremmo declinare la parola d&#8217;ordine dei rivoluzionari americani del &#8216;700 con un pi\u00f9 attuale \u201cniente tasse senza spesa per il welfare, lo sviluppo, il lavoro&#8230;\u201d<br \/>\nE veniamo cos\u00ec al vero punto debole del pauperismo sinistrato di questi giorni. Come ogni approccio ideologico alle cose anche questo tralascia le dinamiche reali per costruire un mondo astratto in cui sono protagonisti i valori (l&#8217;onest\u00e0 contro la furberia) piuttosto che gli interessi dei vari gruppi. Che funzione ha svolto l&#8217;evasione nella storia economica del nostro paese degli ultimi trent&#8217;anni? A ben vedere \u00e8 stata una delle ragioni del dilatarsi del debito pubblico, perch\u00e9 mentre finalmente l&#8217;Italia andava modernizzandosi sul piano dei servizi di welfare (solo nel 1979 entrava in vigore il Servizio Sanitario Nazionale), il suo sistema fiscale restava uno dei pi\u00f9 antiquati ed inefficienti del mondo industrializzato. Questa disparit\u00e0, unita a politiche monetarie che sin da allora puntavano all&#8217;integrazione fra i diversi paesi europei (sempre nel &#8217;79 l&#8217;Italia ader\u00ec al Sistema Monetario Europeo, il \u201cpadre\u201d dell&#8217;Euro), ha provocato il dilatarsi dei disavanzi pubblici e quindi del debito.<br \/>\nMa perch\u00e9 i governi hanno tollerato questa situazione? La risposta va ricercata nel particolare modello di sviluppo che il nostro paese va assumendo in conseguenza della crisi degli anni &#8217;70. Le grandi industrie private optano per l&#8217;\u201cesternalizzazione\u201d di particolari fasi del processo produttivo: iniziano cos\u00ec a fiorire cespugli di piccole e persino piccolissime imprese, collegati alle case-madri da forme pi\u00f9 o meno dirette di sub-fornitura. In queste realt\u00e0 l&#8217;evasione raggiunge livelli altissimi. Per le aziende \u00e8 un modo di conservarsi competitive a fronte di concorrenti (soprattutto extra-comunitari) sempre pi\u00f9 aggressivi. La tolleranza nei confronti dell&#8217;evasione diventa dunque un atto politico di adesione alla particolare ristrutturazione portata avanti dal capitalismo italiano.<br \/>\nOggi quel modello \u00e8 entrato in una crisi irreversibile: un poco perch\u00e9 l&#8217;evasione non bastava (fattori fondamentali per la competitivit\u00e0 delle nostre imprese erano la volatilit\u00e0 della moneta e le protezioni nei confronti dei concorrenti extra-europei, definitivamente crollate con l&#8217;apertura all&#8217;ex blocco sovietico prima e ai paesi emergenti dopo), un poco perch\u00e9 spingendosi sempre pi\u00f9 in l\u00e0 lungo la china del risparmio dei costi diversi \u201ccapitani coraggiosi\u201d dell&#8217;imprenditoria italiana hanno levato l&#8217;ancora e sono salpati alla volta di lidi pi\u00f9 convenienti. Il resto lo sta facendo la gestione della crisi da parte dei governi europei, con il crollo verticale dei consumi e le sempre pi\u00f9 feroci strette del credito. E&#8217; evidente che in questo contesto una seria lotta all&#8217;evasione \u2013 non certo alla maniera di Cortina \u2013 sarebbe esiziale per diverse imprese divenute ormai marginali.<br \/>\nA questo punto, tralasciato ogni moralismo, diventa evidente che la lotta all&#8217;evasione diventa persino controproducente se non la si articola con una strategia di ristrutturazione del sistema produttivo del nostro paese. Bisognerebbe partire da una valutazione di fondo \u2013 cui ha accennato lo stesso ministro Passera nei giorni scorsi \u2013: quel 95% di imprese nazionali che si collocano al di sotto dei 15 dipendenti non \u00e8 un dato di cui andare fieri, bens\u00ec \u2013 per dirla con Marcello De Cecco \u2013 una \u201cmetastasi\u201d. Una metastasi la cui cura \u00e8 diventata indifferibile se non si vuole che il nostro sistema economico muoia fra dolori atroci. Una cura che ormai non pu\u00f2 pi\u00f9 prescindere dall&#8217;intervento pubblico. Se si lasciasse fare al privato infatti la conseguenza generale sarebbe un probabile prossimo declassamento dell&#8217;Italia dalle potenze industriali: fra fallimenti e delocalizzazioni resterebbero nel nostro paese solo le imprese in grado di stare su standard cinesi: in breve, le imprese criminali.<br \/>\nMa per fare tutto questo occorre una svolta culturale. Bisogna mandare al macero quanto prima il complesso dei \u201csacrifici\u201d. L&#8217;equit\u00e0 non la si consegue imponendo a tutti il cilicio; dobbiamo liberarci definitivamente dell&#8217;idea insana per cui la gestione del bilancio pubblico debba seguire i criteri dell&#8217;economia domestica vittoriana: il massimo delle entrate e il minimo delle spese. In particolare il momento della spesa deve essere profondamente rivalutato: c&#8217;\u00e8 da porsi la questione dell&#8217;indirizzo e della qualit\u00e0 della spesa, da modulare sulla base finalit\u00e0 economiche e sociali che si intende perseguire. E lungo questi assi andrebbe edificato un sistema fiscale finalmente all&#8217;altezza di una paese che non ci sta a rivivere un nuovo Seicento. (S.R. &#8217;84)<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6399&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo averlo bastonato con i tagli e gli aumenti di tasse e tariffe, finalmente anche il pubblico di sinistra ha avuto il suo sollazzo. 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