{"id":6528,"date":"2011-11-21T00:01:02","date_gmt":"2011-11-20T22:01:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=6528"},"modified":"2012-10-12T15:11:29","modified_gmt":"2012-10-12T13:11:29","slug":"lunica-cosa-da-fare","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6528","title":{"rendered":"L&#8217;unica cosa da fare*"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2912\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/economist-5-28-10-Germany-euro-crisis-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/economist-5-28-10-Germany-euro-crisis-300x168.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/economist-5-28-10-Germany-euro-crisis.jpg 595w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Emiliano Brancaccio<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel giugno del 2010 mi feci carico di scrivere la bozza della <a href=\"http:\/\/www.letteradeglieconomisti.it\/\">www.letteradeglieconomisti.it<\/a> contro le politiche restrittive in Europa. Sottoscritto da oltre 250 esponenti della comunit\u00e0 accademica, il documento si \u00e8 rivelato drammaticamente profetico. Col senno di poi riscriverei in termini un po\u2019 pi\u00f9 articolati la sezione riguardante le cause della crisi. Tuttavia in tanti hanno rilevato che le argomentazioni di fondo e le previsioni contenute in quel testo sono state ogni giorno confermate dagli eventi successivi.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei mesi seguenti sono stati pubblicati molti altri \u201cappelli\u201d di economisti competenti e autorevoli. Anche di recente ho saputo di iniziative in tal senso. Per quanto apprezzi l\u2019impegno dei colleghi coinvolti, ritengo che la fase attuale si addica poco a testi in fin dei conti generici e poco incisivi sul piano politico. Bisogna comprendere cio\u00e8 che la situazione \u00e8 ormai degenerata, e che occorre assumere posizioni pi\u00f9 chiare e pi\u00f9 nette sul \u201cche fare\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mia tesi si basa su un dato ormai evidente: a questo stadio della crisi, la sopravvivenza o meno della zona euro dipender\u00e0 soltanto dai calcoli delle autorit\u00e0 tedesche sui costi e sui benefici di una eventuale deflagrazione della moneta unica, sui quali in Germania si sta ragionando da diversi mesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ho detto e scritto pi\u00f9 volte, la preoccupazione principale dei tedeschi non verte sul mero pericolo di un default e di una svalutazione da parte dei paesi periferici. Simili eventualit\u00e0 ovviamente darebbero svariati problemi alla Germania, poich\u00e9 ridurrebbero il valore dei crediti posseduti dalle banche tedesche e ridurrebbero la competitivit\u00e0 delle imprese tedesche. D\u2019altro canto, per\u00f2, andrebbe pure ricordato che una eventuale svalutazione ridurrebbe il valore dei capitali situati nei paesi periferici, e quindi darebbe occasione ai capitali tedeschi di effettuare \u201cshopping a buon mercato\u201d nel Sud Europa: dalle isole greche alle banche italiane, le opportunit\u00e0 di acquisizione estera diventerebbero innumerevoli. In altre parole, una eventuale esplosione della zona euro non interromperebbe il processo di centralizzazione dei capitali e la connessa \u201cgermanizzazione\u201d europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I veri timori, in Germania, vanno dunque ben al di l\u00e0 di una crisi della zona euro. Ci\u00f2 che i tedeschi davvero temono \u00e8 che \u201cse salta la moneta unica potrebbe saltare anche il mercato unico europeo\u201d. La loro preoccupazione \u00e8 che i paesi periferici estromessi dall\u2019euro si vedano a un certo punto costretti anche a introdurre controlli sui movimenti di capitali e al limite di merci. Questo costituirebbe un enorme problema per la Germania, la cui strategia di sviluppo da decenni si basa su esportazioni realizzate in larghissima misura in Europa, guardacaso grazie agli acquisti a debito effettuati dai paesi periferici oggi sotto attacco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei ricordare, in proposito, che di fronte alla prospettiva di una opzione di uscita dall\u2019euro dei paesi periferici, il presidente dell\u2019associazione esportatori tedeschi, Anton Boerner, ha lanciato un preciso messaggio politico: \u201cLa Germania pu\u00f2 senz\u2019altro vivere senza l\u2019euro, a patto che il mercato resti libero\u201d. E la stessa cancelliera Merkel, per raccattare i voti al Bundestag necessari a elargire qualche modesta risorsa al fondo salva-stati, agita lo stesso spauracchio: \u201cse salta la moneta unica, potrebbe saltare l\u2019intera Europa e il mercato unico\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti \u00e8 curioso che di questi argomenti si discuta in Germania e non in Italia. Lo trovo indicativo di una immaturit\u00e0 politica profonda, inadeguata ai tempi tremendi che stiamo vivendo. Sarebbe invece ora di dare man forte ai borghesi illuminati che in Germania intendono ancora salvare l\u2019unit\u00e0 europea, e a questo scopo battono sul pericolo di una crisi del mercato unico. Bisogna cio\u00e8 far capire ai grandi gruppi di interesse tedeschi che, se la crisi va avanti e si inasprisce, il rischio di una limitazione della libera circolazione dei capitali e delle merci in Europa potrebbe rivelarsi concreto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente, nelle attuali condizioni sembra arduo sperare che un tale salto di qualit\u00e0 del dibattito politico possa realmente verificarsi. Con una sinistra ancora dominata da una risibile vulgata \u201cliberoscambista\u201d (1), e un Presidente del Consiglio dei Ministri che per ragioni storiche e di coerenza personale non sarebbe mai in grado di aprire una discussione politica sulle condizioni di sopravvivenza del mercato unico europeo, il pessimismo \u00e8 d\u2019obbligo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia bisogna esser franchi e netti: se davvero la domanda politica \u00e8 \u201cche fare\u201d, l\u2019unica risposta razionale \u00e8 che bisogna riaprire una trattativa in sede europea evocando esplicitamente il rischio di una crisi del mercato unico. Il resto \u00e8 solo fuffa a danno dei lavoratori e di larga parte degli imprenditori dei paesi periferici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A chi si illude di poter frettolosamente etichettare questa posizione come \u201ceuroscettica\u201d, mi permetto di far notare che da questa stessa posizione ho derivato una proposta di rafforzamento dell\u2019unit\u00e0 e della convergenza dell\u2019Unione, fondata sulla adozione di uno \u201cstandard retributivo europeo\u201d (Diritti Lavori Mercati 2\/2011). Quel che davvero bisogna comprendere \u00e8 che la realizzabilit\u00e0 di questa, come di ogni altra proposta di rafforzamento dell\u2019unit\u00e0 europea, richiede che si apra una vera fase di contrattazione con la Germania. L\u2019unico modo affinch\u00e9 ci\u00f2 avvenga \u00e8 convincere i tedeschi che anche il mercato unico potrebbe essere a rischio. Qualsiasi altra linea d\u2019azione \u00e8 mero, inutile, decotto idealismo europeista e ci porter\u00e0 dritti a una versione amplificata della nefanda triade del 1992: politiche di austerit\u00e0, quindi svalutazione, e infine privatizzazioni e dismissioni all\u2019estero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; font-size: small;\">(1) Alcuni sprovveduti, specialmente a sinistra, osano ancora affermare che una adesione acritica e senza condizioni al \u201clibero scambio\u201d \u00e8 condizione necessaria per evitare le guerre (tra i tanti cito Marco Revelli, degnissima persona e confusissimo intellettuale). A quanto pare non soltanto non hanno letto o non hanno compreso il \u201cdiscorso sul libero scambio\u201d di Marx, ma sembrano anche ignorare completamente i dati sul grado di \u201cglobalizzazione\u201d dei mercati alla vigilia del 1914\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>* tratto da <a href=\"http:\/\/www.emilianobrancaccio.it\">www.emilianobrancaccio.it<\/a><\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6528&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Emiliano Brancaccio Nel giugno del 2010 mi feci carico di scrivere la bozza della www.letteradeglieconomisti.it contro le politiche restrittive in Europa. 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