{"id":6579,"date":"2011-11-07T00:02:05","date_gmt":"2011-11-06T22:02:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=6579"},"modified":"2012-10-12T15:34:34","modified_gmt":"2012-10-12T13:34:34","slug":"due-passi-indietro-il-15-ottobre-e-il-mito-della-partecipazione","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6579","title":{"rendered":"Due passi indietro. Il 15 Ottobre e il mito della partecipazione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2710\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/indignatos-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/indignatos-300x199.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/indignatos.jpg 512w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Francesco Ferri<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I tempi della riflessione politica non coincidono con quelli della cronaca, divergono in termini di ampiezza d&#8217;analisi e di obiettivi perseguiti. Questa circostanza, in passato sempre chiara a chi frequenta i movimenti, ai pi\u00f9 \u00e8 sfuggita nei momenti immediatamente successivi ai fatti del 15 Ottobre romano. Risultato: insospettabili si sono addentrati in giudizi rasenti categorie morali e penali finora mai esplorate dagli stessi.<!--more--><br \/>\nPassata qualche settimana, la drammaticit\u00e0 della crisi economica ci fa percepire i fumi di Roma come lontani e forse \u00e8 possibile addentrarsi con pi\u00f9 lucidit\u00e0 verso riflessioni politiche pi\u00f9 ampie. E&#8217; interessante, nello scegliere una categoria che possa riassumere problematiche, errori e speranze dentro il 15 Ottobre, assumere la prospettiva contenuta nel termine <em>partecipazione<\/em>. Sforzandosi per\u00f2 di declinarlo in una prospettiva molto pi\u00f9 vasta rispetto al riferimento solo ed unico, come un disco rotto, ai fatti accaduti da Via Cavour a San Giovanni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cosa vuol dire partecipare?<\/strong> Anche coloro che utilizzano categorie morali come terreno di analisi hanno utilizzato la <em>partecipazione<\/em> come oggetto dell&#8217;imputazione per gli indicenti verificantisi, sottolineando che i pochi che hanno causato gli incendi e le distruzioni hanno impedito ai pi\u00f9, appunto, di <em>partecipare<\/em>, contrapponendo a quegli incidenti la legittimit\u00e0 del percorso \u201cprecedentemente concordato dal coordinamento\u201d.<br \/>\nOccorre a questo punto precisarlo: i fatti verificatisi da Via Cavour indubbiamente rappresentano un problema, autolesionistico dal punto di vista dell&#8217;efficacia e assolutamente non democratico nella costruzione. Ora, essendo consci dell&#8217;importanza del terreno di riflessione assunto, occorre indagare a fondo cosa avrebbe dovuto significare organizzare la partecipazione della <em>moltitudine<\/em> alla giornata del 15.<br \/>\nQualcuno pu\u00f2 sostenere in buona fede che il funzionamento del coordinamento nazionale che ha preso le decisioni fondamentali nell&#8217;organizzazione del 15 Ottobre \u2013 a partire dalla scelta delle parole d&#8217;ordine fino al percorso del corteo \u2013 sia stato caratterizzato da un processo di partecipazione alle decisioni dei tantissimi che poi hanno manifestato? Sembra decisamente difficile.<br \/>\nUn meccanismo del tipo \u201cle sigle discutono e decidono e il resto aderisce alla decisioni altrove prese\u201d ha contribuito a creare problemi in termini di condivisioni della pratiche di piazza? Sembra proprio di si.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Partecipare vs passeggiare.<\/strong> Ecco, da questo punto di vista nuovo, che rifugge i gemiti dei moralisti ma anche l&#8217;apologia di realt\u00e0 di piazza che non esistono pi\u00f9, forse \u00e8 possibile realmente riflettere sull&#8217;importanza della decisione sul perch\u00e9 e sul come si sta insieme.<br \/>\nAnche qui occorre fare chiarezza. Il problema della manifestazione romana non \u00e8 rappresentato dalla circostanza per la quale essa sarebbe stata, senza l&#8217;intervento (sbagliato ed autolesionista) di qualcuno, una sfilata utile soprattutto a chi si \u00e8 atteggiato ad essa in termini di rappresentanza. Il problema \u00e8 che la decisione sui modi dell&#8217;agire collettivo non \u00e8 povenuto dall&#8217;insieme dei manifestanti stessi, magari in assemblee precedenti \u2013 aperte, diffuse e partecipate \u2013 come \u00e8 avvenuto nel resto del mondo, ma da (autonominati) delegati riuniti in un coordinamento distante e sordo.<br \/>\nProprio per questo la pratica della minoranza che ha incendiato e distrutto, creando indubbiamente disagi agli altri manifestanti, in termini di danni alla <em>partecipazione<\/em> dei tanti appare speculare al coordinamento che si \u00e8 arrogato il diritto di decidere per tutti come sarebbe dovuto essere il corteo, quale percorso avrebbe dovuto seguire, dove sarebbe dovuto arrivare e in che maniere le donne e gli uomini provenienti dai vari territori si sarebbero dovuti comportare. Due facce della stessa medaglia, idealmente contigue in termini di impedimento all&#8217;autonomia delle decisioni dei tantissimi che, in massa, hanno riempito le strade di Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Partecipare vs rappresentare.<\/strong> Costruire movimenti che abbiano caratteristiche diametralmente opposto a quanto appena descritto \u00e8 facile? Sicuramente no. E&#8217; tremendamente pi\u00f9 semplice arrogarsi il diritto di decidere per tutti i modi dello stare insieme, cosi come \u00e8 indubbiamente semplice incendiare senza preoccuparsi del consenso e della condivisione. Occorre per\u00f2 chiarire, in maniera netta, che sicuramente \u00e8 difficile ma non \u00e8 niente affatto impossibile.<br \/>\nPer esempio, al di l\u00e0 dell&#8217;idea abbastanza semplicista e riducente che ne danno i media, sintetizzata dalla parola <em>indignatos<\/em> \u2013 che in realt\u00e0 non appartiene al movimento \u2013 l&#8217;esempio spagnolo rappresenta, nei termini di analisi fin qui utilizzati, uno straordinario mondo da esplorare. L&#8217;elemento pi\u00f9 importante, la novit\u00e0 dirompente della mobilitazione in Spagna \u00e8 rappresentata proprio dal tema della <em>partecipazione<\/em>. La quale, nel paese iberico, non rappresenta un enunciato, una categoria morale astratta o un orizzonte lontanissimo di un altro mondo possibile come spesso viene declinata nel nostro Paese, ma viene vissuta al contrario come una pratica quotidiana, difficile e dura nel dispiegarsi cosi come straordinaria in termini di risultati.<br \/>\nSpazi pubblici enormi stracolmi di donne e uomini che discutono e decidono. Immense assemblee estenuanti. Complicate e lunghissime discussioni. Il risultato? Il movimento \u2013 eterogeneo, moltitudinario, ampio ed aperto \u2013 sul tema delle pratiche, lavorando a lungo, discutendo e <em>partecipando <\/em>ha trovato una sintesi. Di pi\u00f9: un&#8217;intuizione e una pratica che, per chiunque prova ad indagare forme e modi per rovesciare l&#8217;esistente, non pu\u00f2 che essere un terreno di analisi fondamentale.<br \/>\nTra il bianco del passeggiare insieme ed il nero che evoca assalti con molotov e spranghe ci sono infinite tonalit\u00e0 di grigio, ampiamente sperimentate in Spagna \u2013 dove le sfumature si sono tradotte in occupazioni, liberazione e autodeterminazione degli immediati orizzonti di vita, compresa l&#8217;autogestione di asili nido ed ospedali. Un orizzonte di azione che va estremamente al di l\u00e0 dei compartimenti stagni del bianco e del nero sui quali siamo portati a ragionare e delle noiose discussioni nostrane su violenza e nonviolenza, amici e nemici, buoni e cattivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Partecipare a Taranto. <\/strong>Il tema delle riflessioni in ordine alla categoria politica della <em>partecipazione<\/em> assume un&#8217;urgenza particolare anche a Taranto. Lo abbiamo percepito, nei dialoghi e negli scambi di suggestioni prima della partenza, durante il corteo e sulla strada del ritorno da Roma per Taranto. E lo esige, in maniera pi\u00f9 ampia, la vita sociale e politica della nostra citt\u00e0.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 bisogno di interrogarci tutti insieme, con umilt\u00e0 e senza posizioni precostituite, su come e quanto i cittadini partecipano alla vita politica e la connessione con le riflessioni sulle esperienze dei movimenti di cambiamento globale, da New York a Tunisi, pu\u00f2 essere un&#8217;occasione per sprovincializzare i dibattiti che quasi sempre stancamente si rincorrono nella nostra citt\u00e0. A partire magari dalla sensazione ormai diffusa sulla continuit\u00e0 che l&#8217;amministrazione Stef\u00e0no, al netto del resto dell&#8217;analisi sui quattro anni e mezzo appena trascorsi, ha rappresentato in tema di distanza e separazione dei cittadini dai centri decisionali del potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Due passi indietro. <\/strong>Provando a concludere: ci\u00f2 che dovremmo tutti fare, oltre all&#8217;indagare i fenomeni della societ\u00e0 in termini di esclusione dalla vita politica e provare ad invertirli, \u00e8 entrare nell&#8217;ottica che la parola <em>partecipazione<\/em>, assunta come terreno del possibile cambiamento, <em>in primis<\/em> ci deve far riflettere sull&#8217;opportunit\u00e0 dei nostri comportamenti, singoli e collettivi, sul nostro rapporto con il resto della comunit\u00e0.<br \/>\nEcco, il tema della partecipazione finisce per parlare anche e soprattutto a noi stessi.<br \/>\nDovremo tutti renderci conto che coloro che si occupano in maniera sistematica del mondo che li circonda sono pochi, pochissimi , e che la maggioranza delle persone \u2013 spesso per colpa dei nostri atteggiamenti di autosufficienza, dell&#8217;incapacit\u00e0 di comunicare e di coinvolgere \u2013 attualmente \u00e8 fuori dai circuiti di discussione sul futuro di Taranto e del mondo.<br \/>\nDovremmo tutti in quest&#8217;ottica fare uno, anzi due passi indietro, favorendo in questo modo la presa di parola dei tanti, tantissimi, che normalmente non si occupano di politica, spesso spaventati dal nostro tentativo, pi\u00f9 o meno cosciente, di essere protagonisti. Solo allora, tutti insieme, avremo la forza di gridare collettivamente e di costruire altro rispetto alla mediocrit\u00e0 delle nostre esistenze.<br \/>\nCosa accadrebbe se, proprio a partire dal dare forza e vita alla parola <em>partecipazione<\/em>, dal costruire comunit\u00e0 aperte e attente alle parole di ciascuno, dallo sperimentare percorsi politici inclusivi e non sovradeterminati, riuscissimo a mettere in moto una parte di queste donne e di questi uomini?<br \/>\nLo abbiamo assaporato con i referendum e molti (opportunamente) se ne sono subito dimenticati. Lo vediamo in Spagna, a New York, in Islanda, nel Maghreb,<br \/>\nCerto \u00e8 che dalla partecipazione vera, totale ed entusiasta di chi era a Roma il 15 Ottobre, di chi non c&#8217;\u00e8 potuto essere, di chi ancora non \u00e8 interessato a questo tipo di dinamiche, che si gioca buona parte del nostro futuro e delle nostre vite.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6579&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Francesco Ferri I tempi della riflessione politica non coincidono con quelli della cronaca, divergono in termini di ampiezza d&#8217;analisi e di obiettivi perseguiti. 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