{"id":6662,"date":"2011-06-14T00:03:25","date_gmt":"2011-06-13T22:03:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=6662"},"modified":"2012-10-12T16:04:17","modified_gmt":"2012-10-12T14:04:17","slug":"sorella-acqua-giu-le-mani","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6662","title":{"rendered":"Sorella acqua: gi\u00f9 le mani!"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2442\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/acquedotto-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/acquedotto-300x225.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/acquedotto.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Gaetano De Monte<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abAdeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica\u00bb\u2026 si legge nel\u00a0 titolo che apre l\u2019articolo 15 del decreto legge n.135, approvato a fine 2009, il &#8220;decreto Ronchi&#8221;, il quale prevede l\u2019affidamento della gestione dei servizi pubblici locali, gas, acqua e trasporti, in via ordinaria, attraverso gare ad evidenza pubblica; e che soprattutto impone agli enti pubblici di portare le loro quote di partecipazione sotto il 30% in tutte le societ\u00e0 di gestione dei servizi idrici, aprendo cosi la strada della privatizzazione.<!--more--><br \/>\nSotto quella che era chiamata elegantemente \u201cla liberalizzazione della gestione dei servizi idrici\u201d, si nascondeva in realt\u00e0 una delle pi\u00f9 grandi rapine a carico dei contribuenti italiani. E un grande affare per pochi grandi gruppi finanziari italiani e stranieri. Alcuni gi\u00e0 presenti nel business acqua ed altri che vi sarebbero potuti entrare. Quelli che sono attivi in settori correlati e quelli che cercano diversificazione sicure e redditizie.\u00a0Tutti erano pronti a spartirsi le partecipazioni delle quotate da \u00abredistribuire\u00bb: una torta che vale 2,3 miliardi. Tutti erano pronti a mettere le mani su un business colossale: attualmente in Italia la rete idrica \u00e8 coperta da circa 110 gestori. Divisi tra i 91 Ato (ambito territoriale ottimale, creati nel 1994 dalla Legge Galli) esistenti, che corrispondono grosso modo ad altrettante provincie. Attualmente 64 gestori sono a totale capitale pubblico e servono oltre la met\u00e0 della popolazione. Il resto \u00e8 a capitale misto o privato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong>decreto Ronchi<\/strong>, sonoramente respinto nelle consultazioni referendarie di ieri, avrebbe attribuito i compiti operativi connessi alla gestione del servizio totalmente nelle mani del privato che non avrebbe potuto avere una quota inferiore al 40% della societ\u00e0. Della serie: il pubblico, e cio\u00e8 il comune, la provincia, la regione pu\u00f2 rimanere nella gestione, ma \u00e8 il privato che decide quanto o come investire. E il privato deve fare profitti. E i profitti, si sa, si fanno abbassando gli investimenti e alzando le tariffe. Con il decreto Ronchi cosi, sorella acqua, la quale &#8220;\u00e8 molto utile e umile,preziosa e pura&#8221;, parafrasando Francesco d\u2019Assisi, aveva cambiato status: non pi\u00f9 bene pubblico, ma merce. Di \u00abpropriet\u00e0\u00bb ancora dello Stato, dopo una emendamento inserito all\u2019ultimo minuto dal Pd, ma gestita da privati. Da ieri sera, per\u00f2, Sorella Acqua torna Bene Comune. Anche se dal Nordest a Torino, da Milano a Roma, in Puglia e in Campania la corsa tra i pi\u00f9 grandi gruppi industriali e finanziari per accaparrarsi la pi\u00f9 importante e fondamentale delle risorse non \u00e8 certo finita, visto che ormai gi\u00e0 da qualche anno gli scenari economici italiani si muovono in questa direzione. A cominciare da Roma e da Acea, la societ\u00e0 a capitale misto che gestisce i servizi idroelettrici nel Lazio, ma che si estende anche ad Umbria e a parte della Toscana, dove il \u201cSignore delle Acque\u201d \u00e8 lui, Francesco Gaetano Caltagirone, il quasi settantenne costruttore- editore- banchiere- finanziere- assicuratore romano, che controlla gi\u00e0 gran parte dei settori immobiliare, bancario, ed editoriale italiano. Caltagirone detiene cinque societ\u00e0 quotate in Borsa, tra cui Cementir e Vianini, \u00a0ed \u00e8 azionista di peso della terza banca italiana, il Monte dei Paschi di Siena. E, come se non bastasse, \u00e8 vicepresidente delle Assicurazioni Generali. Proprio la costante crescita azionaria di Francesco Gaetano Caltagirone, fra l&#8217;altro editore del Messaggero e suocero di Pierferdinando Casini, all\u2019interno di Acea &#8211; attualmente \u00e8 il secondo socio dell&#8217;azienda municipalizzata romana dell&#8217;energia e dell&#8217;acqua, con un 13% di azioni, quota inferiore solo al Comune di Roma, che ne detiene ancora il 50% &#8211; ha lasciato intendere che l&#8217;acqua romana potrebbe rappresentare un termometro delle possibili tendenze per tutta la Penisola. Acea, insomma, pi\u00f9 che un ente di gestione dei servizi idroelettrici si configura come una sorta di \u201cMediobanca romana&#8221; dove si intrecciano tutti i grandi giochi di potere. A lui invece, a Francesco Gaetano Caltagirone, \u201cbasta\u201d puntare a diventare il Re delle Acque, nel Lazio e in tutta Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne sa qualcosa Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia; il palazzinaro romano infatti non ha mai nascosto il suo interesse per l\u2019Acquedotto Pugliese, una delle pi\u00f9 grandi opere di ingegneria idraulica al mondo che con una rete di oltre 20.000 km di tubazioni, rifornisce di ottima acqua milioni di persone. In Puglia, la gestione dei servizi idrici e la loro pi\u00f9 volte annunciata, ma mancata, ripubblicizzazione, rappresentano una pagina nera della Giunta Vendola, almeno fino ad ora. L&#8217;Aqp infatti attualmente \u00e8 una societ\u00e0 per azioni che gestisce il servizio idrico con un affidamento cosiddetto \u00abin house\u00bb (il cui capitale \u00e8 totalmente pubblico, detenuto dalla Regione). Una spa a capitale interamente pubblico, dunque, che resta comunque una societ\u00e0 di diritto privato e che, come tale, risponde alle norme a garanzia dell&#8217;interesse dei privati e non all&#8217;interesse della collettivit\u00e0 nel suo insieme. La spa \u00e8 infatti, giova ricordarlo, una societ\u00e0 finalizzata per legge al conseguimento del profitto (indipendentemente dalla natura dei suoi azionisti), mentre ai cittadini interessa che l&#8217;acqua ed i servizi idrici siano governati da un ente che garantisca gli interessi di tutti e non di pochi. E proprio i risultati del referendum di ieri ci parlano di questo desiderio e di questa volont\u00e0. E\u2019 chiaro come il riconoscimento dell&#8217;acqua bene comune e la necessit\u00e0 di una gestione pubblica e partecipata possano essere le uniche garanzie perch\u00e8 i cittadini pugliesi possano godere di efficienza nella gestione dei servizi idrici e del funzionamento reale del ciclo di depurazione. Ed \u00e8 persino ovvio ribadire che tali esigenze non solo non debbono essere in contrasto con una gestione effettuata da un ente di diritto pubblico, ma questo deve rimanere l&#8217;unico che per sua natura giuridica possa garantire realmente un governo pubblico dell&#8217;acqua e dei servizi idrici. Dalle parti di via Capruzzi sembrerebbero averlo capito solo a pochi giorni dalla consultazione referendaria: il presidente Vendola \u00e8 corso infatti gi\u00e0 ai ripari : il disegno di legge sulla ripubblicizzazione di Acquedotto Pugliese proprio in questi giorni sta proseguendo nel suo iter di approvazione nelle Commissioni consiliari competenti ed approder\u00e0 a breve, per la sua approvazione definitiva, anche in Consiglio regionale. L\u2019osservatore attento ricorder\u00e0 per\u00f2 la lunga querelle che scoppi\u00f2 tra Nichi e Riccardo Petrella, \u00a0presidente dell&#8217;Acquedotto pugliese, che port\u00f2 alle dimissioni di quest\u2019ultimo dal vertice del servizio idrico pugliese e alla rottura della condivisione del percorso di ripubblicizzazione, avviato nel 2005, proprio con la nomina da parte della Regione del prof. Petrella alla Presidenza dell&#8217;Aqp e con le dichiarazioni rese in pi\u00f9 occasioni dal Presidente Vendola o altri rappresentanti regionali circa la volont\u00e0 della Giunta regionale di creare le condizioni politiche per far ritornare pubblico l&#8217;Acquedotto. Nel contesto italiano, e nello specifico in quello pugliese, la ripubblicizzazione dell\u2019acqua significava, e significa ancora oggi, una serie di scelte precise sul piano politico, sociale, istituzionale, economico, gestionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ri-pubblicizzare significa anzitutto, che non solo la propriet\u00e0 delle infrastrutture e delle reti deve essere pubblica ma lo deve essere anche la gestione dei servizi idrici (con i quali si deve intendere acqua potabile, servizi igienico-sanitari, depurazione delle acque reflue, l\u2019acqua per la sicurezza dell\u2019esistenza collettiva: per l\u2019agricoltura, per l\u2019energia\u2026). Alla base di questa scelta politica sta il principio del riconoscimento dell\u2019acqua come bene comune e non come merce (fosse anche differente dalle altre merci). Pertanto, se la gestione \u00e8 stata affidata ad un soggetto di natura giuridica privata, quale una Societ\u00e0 per azioni (S.p.A.), come \u00e8 il caso dell\u2019Acquedotto pugliese, ripubblicizzare implica invece dare la gestione dell\u2019acqua ad un soggetto di natura giuridica pubblica.<br \/>\nRipubblicizzare implica lo scollamento progressivo del finanziamento del servizio idrico dai mercati di capitale nazionale ed internazionale. Sulla gestione dell\u2019acqua pugliese pesano invece i numerosi prestiti a cui \u00e8 ricorsa l&#8217;Aqp, perch\u00e9 chi finanzia gli investimenti pu\u00f2 condizionare la linea politica dell&#8217;azienda. Attualmente, i comuni, le province, le regioni non hanno pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di ricorrere a meccanismi di finanziamento pubblico per bisogni non copribili grazie ai trasferimenti di risorse da parte dello Stato centrale. L\u2019Acquedotto pugliese avrebbe potuto essere il luogo d\u2019innovazione di una \u201cfinanza pubblica\u201d per \u201cl\u2019acqua comune\u201d, ed invece la Puglia sembrerebbe essersi arresa alla tendenza oggi prevalente in favore di un capitalismo municipale ed interregionale finanziario multiutilities. Come non ricordare la scelta dell\u2019adesione infatti di AQP a Federutility (Federgasacqua), la federazione di categoria, la quale \u00e8 stata all\u2019avanguardia della spinta a favore della liberalizzazione e della privatizzazione dei servizi pubblici locali. Oggi l\u2019Acquedotto pugliese \u00e8 tra i principali contribuenti finanziari della Federutility.\u00a0L\u2019acqua, insomma, in pericolo anche nella Puglia progressista di Nichi Vendola, almeno fino a quando non venga approvato il tanto agognato Decreto da parte del Consiglio regionale.<br \/>\nLa spinta del Governo ad aziendalizzare l&#8217;acqua in Italia, arriva in un momento in cui gli impatti sociali, politici ed economici della scarsit\u00e0 di questa risorsa stanno rapidamente diventando una forza destabilizzante, con i conflitti legati all&#8217;utilizzo dell&#8217;acqua che spuntano sempre pi\u00f9 rapidamente nel mondo. Nelle analisi geopolitiche, nel prossimo futuro la &#8220;guerra dell&#8217;acqua&#8221; \u00e8 destinata a condizionare, sostituendo quella del petrolio, la nostra storia. Ancora una volta questo problema si fa drammaticamente evidente nello scacchiere mediorientale, una delle aree pi\u00f9 aride del pianeta nonostante la presenza di quattro grandi fiumi: Tigri, Eufrate, Giordano e Nilo, che per\u00f2 non sono sufficienti a dissetare questa immensa piana desertica. Pensiamo alle continue tensioni provocate dal rifiuto da parte di Israele di restituire le alture del Golan, conquistate militarmente durante il conflitto siriano libanese del 1967, e mai riconosciute dalla Comunit\u00e0 internazionale &#8211; diniego motivato, indipendentemente da opportunit\u00e0 strategiche, dal fatto che almeno un terzo delle risorse idriche dello stato ebraico passa da questo altipiano.<br \/>\nIn Italia la questione dell\u2019acqua, lungi dal provocare una guerra tra enti locali, almeno per il momento,\u00a0\u00e8 facilmente riassumibile dalla formula \u201ctanti che perdono, pochi che ci guadagnano\u201d; l\u2019Italia \u00e8 uno dei territori del pianeta pi\u00f9 ricchi d\u2019acqua, spesso anche di grande pregio organolettico. E gli stessi acquedotti italiani, anche grazie a una normativa molto restrittiva, sono riusciti a raggiungere negli anni l\u2019obiettivo di fornire acqua potabile di ottima, a volte eccellente qualit\u00e0, alle nostre case.<br \/>\nNonostante questo, siamo i pi\u00f9 grandi consumatori al mondo di acqua in bottiglia. Un vero affare per un prodotto che scende spontaneamente dal cielo, passa sulla terra e deve essere semplicemente imbottigliato e&#8230; pubblicizzato. E proprio dagli investimenti pubblicitari che non hanno uguali per nessun&#8217;altra bevanda, \u00e8 facile capire come i gruppi che controllano i tre quarti della produzione totale italiana San Pellegrino\/Nestl\u00e9, San Benedetto Italaquae\/Danone, Uliveto\/Rocchetta, e San Gemini, costituiscano una lobby (Mineracqua, la Confindustria delle acque), siano in grado di pilotare le campagne pubblicitarie e \u201cconvincere\u201d il legislatore a tutelare pi\u00f9 il business che la salute. Pensiamo a cosa successe nel 2003, dopo che una serie di inchieste, di cui era titolare il procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello, riscontrarono in molte acque minerali la presenza di idrocarburi al benzene in quantit\u00e0 10 volte superiore alla media; il ministro della Sanit\u00e0 di allora, Girolamo Sirchia, per salvare il business dell\u2019acqua minerale, var\u00f2 un decreto che innalzava la soglia di tolleranza per molti degli inquinanti trovati nelle minerali (tra i quali tensioattivi, oli minerali, antiparassitari, idrocarburi) facendo rientrare nella legalit\u00e0, come per magia, molte industrie dell&#8217;acqua imbottigliata. Pochi a danno di molti quindi ci guadagnano: i proprietari delle acque minerali, che pagano cifre irrisorie per le concessioni di prelievo delle acque e fanno guadagni elevatissimi; i grandi business dell&#8217;industria alimentare, le grandi societ\u00e0 di autotrasporto, i produttori di plastica, oltre che le principali agenzie di pubblicit\u00e0.<br \/>\nE molti ci perdono naturalmente: consumatori, piccoli esercenti, l&#8217;ambiente. Oltre che la rete idrica naturalmente. Il business delle acque minerali \u00e8 infatti il principale responsabile del &#8220;buco nell&#8217;acqua&#8221;, perch\u00e9 agendo come delle lobby potentissime sul potere politico, i grandi gruppi del settore impediscono di fatto che si investa per migliorare e promuovere l&#8217;acqua degli acquedotti, comunque pi\u00f9 controllata e spesso qualitativamente migliore delle acque in bottiglia. In questi anni poi, le grandi Aziende Municipalizzate, ormai tutte quotate in Borsa, sono viste solo come strumento per fare cassa, e non c&#8217;\u00e8 alcun progetto per valorizzare il servizio idrico pubblico, tutelando fiumi e sorgenti, risparmiando acqua per gli usi non potabili.<br \/>\nDissetarsi, curarsi, respirare aria pulita, sono bisogni fondamentali degli esseri umani che pertanto devono essere esclusi dalla logica del profitto e del mercato: \u00e8 questa la lezione che il popolo referendario consegna ad un governo, che invece, per \u201csalvarsi\u201d dalla sua crisi, privatizza aria, acqua, terra, energia e conoscenza, sferrando cosi un attacco alla democrazia e ai diritti senza precedenti. Un governo che da stasera non potr\u00e0 non fare i conti con il dato politico che sembrerebbe uscire fuori dalla consultazione referendaria di ieri, \u00e8 che cio\u00e8, forte \u00e8 una spinta dal basso, di cittadinanza, di popolo, potremmo anche dire, che vuole costruire invece, un nuovo modello di sviluppo, capace di riconoscere e difendere il Comune, ci\u00f2 che appartiene a tutti noi, e declinarlo in chiave di riconoscimento di nuovi diritti. Le elezioni di Napoli e Milano, il referendum per l&#8217;acqua come Bene comune e contro il nucleare, le battaglie dello scorso Autunno di centinaia di migliaia di persone per l&#8217;istruzione pubblica, per il lavoro e contro la precariet\u00e0, ci parlano proprio di questo.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6662&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gaetano De Monte \u00abAdeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica\u00bb\u2026 si legge nel\u00a0 titolo che apre l\u2019articolo 15 del decreto legge n.135, approvato a fine 2009, il &#8220;decreto Ronchi&#8221;, il quale prevede l\u2019affidamento della gestione dei servizi pubblici locali, gas, acqua e trasporti, in via ordinaria, attraverso gare [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[41],"tags":[],"class_list":["post-6662","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-numero-14"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6662"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6662"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6662\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6670,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6662\/revisions\/6670"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6662"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6662"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6662"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}