{"id":6693,"date":"2011-05-31T00:02:29","date_gmt":"2011-05-30T22:02:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=6693"},"modified":"2012-10-12T16:13:43","modified_gmt":"2012-10-12T14:13:43","slug":"universita-e-politica-il-cambiamento-parte-dal-basso","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6693","title":{"rendered":"&#8220;Universit\u00e0 e politica: il cambiamento parte dal basso&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2361\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/claudio-siciliano-300x203.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"203\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/claudio-siciliano-300x203.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/claudio-siciliano.jpg 518w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un Tarantino responsabile organizzazione di una delle pi\u00f9 grandi associazioni studentesche d&#8217;Italia&#8230; sembrava impensabile solo fino a qualche anno fa, quando l&#8217;Universit\u00e0 in riva allo Jonio sembrava un miraggio. E anche ora che questa rischia seriamente il ridimensionamento a causa dei tagli imposti dal governo, si tratta comunque di un fatto straordinario. Soprattutto se si tiene conto che Claudio Siciliano, 27 anni da qualche giorno, a Taranto si \u00e8 laureato (triennale in Informatica e Comunicazione digitale) prima di emigrare alla volta di Bari perch\u00e9 (guarda un po&#8217;&#8230;) in citt\u00e0 mancano i corsi di laurea specialistica.<!--more--> Fra i fondatori, nel 2005, del coordinamento cittadino dell&#8217;Unione degli Universitari (dal 2009 Link), \u00e8 stato eletto dall&#8217;Assemblea Nazionale di Link, tenutasi il 21 e 22 maggio, \u00a0responsabile organizzazione del sindacato studentesco. \u00a0Di questo e di altro abbiamo parlato in questa lunga intervista&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel 2005, assieme ad altri universitari di Taranto, fondi l&#8217;UDU (Unione degli Universitari) di Taranto, il primo gruppo studentesco operante nella realt\u00e0 jonica ad avere come riferimento un&#8217;organizzazione nazionale. Da che tipo di esigenza nacque quell&#8217;iniziativa e che bilancio tiri dell&#8217;attivit\u00e0 di questi 6 anni?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esigenza di allora nacque da una consapevolezza che ci pervade ancora oggi; il non poter affrontare determinati problemi con un raggio d&#8217;azione locale, campanilista e qualunquista. Qualit\u00e0 della didattica, servizi, politiche di tutela per gli studenti, sono solo alcuni esempi di come un disagio che ha ripercussioni sul territorio (nel nostro caso quello jonico) abbia origini lontane.<br \/>\nL&#8217;allora UDU ci permetteva di fare rete con realt\u00e0 universitarie che vivevano situazioni sicuramente diverse ma che, attraverso lo scambio di conoscenza ed il mutualismo, venivano assolutamente incontro alle nostre esigenze. Ci permetteva di mettere in discussione a livello nazionale i meccanismi di accesso all&#8217;universit\u00e0, di urlare la necessit\u00e0 di uno Statuto dei Diritti e dei Doveri degli studenti, di rivendicare la copertura completa delle borse di studio; insomma, ci permetteva di mettere in discussione l&#8217;esistente, che si intendesse a livello locale o meno.<br \/>\nE&#8217; stato di fondamentale importanza avviare un rapporto di fitta collaborazione con l&#8217;ex UDU-Bari (ora LINK) con il quale condividevamo un determinato senso di pubblico, il ruolo dell&#8217;universit\u00e0, un&#8217;idea di societ\u00e0 diversa da quella in cui vivevamo e viviamo tutt&#8217;ora.<br \/>\nPenso che al tempo abbiamo avuto il grande merito di andare oltre i preconcetti, oltre il campanilismo e l&#8217;opportunismo che troppo spesso dilaga a Taranto ed i risultati sono sotto gli occhi di tanti studenti che hanno visto cambiare in meglio la propria sede, la qualit\u00e0 dei servizi interni ed esterni e che finalmente iniziavano a sentirsi parte di un sistema che li tutelava e li metteva al proprio centro.<br \/>\nIn questi anni \u00e8 stato questo il nostro impegno; dar dignit\u00e0 e valore agli studenti tarantini, provare a fargli comprendere il loro ruolo nella societ\u00e0, portare nell&#8217;universit\u00e0 tarantina, concepita come una mera prosecuzione della scuola superiore, temi che venivano considerati tab\u00f9, come il lavoro, il precariato, l&#8217;ambiente, il valore del confronto. Il nostro impegno \u00e8 stato, prima di tutto, creare una coscienza critica, la base per ogni possibile miglioramento delle proprie condizioni materiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fino al 2009 sei stato Consigliere di corso di laurea ad Informatica e Comunicazione Digitale, Consigliere di facolt\u00e0 a Scienze matematiche, fisiche e naturali e, fra le altre cose, membro della Consulta Comunale degli Universitari. Da questa tua esperienza che idea ti sei fatto dell&#8217;Universit\u00e0 a Taranto?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Universit\u00e0 a Taranto \u00e8 frutto delle tante contraddizioni e deviazioni del nostro sistema (universitario e non) ed \u00e8 probabilmente anche questo che la mette in crisi nonostante il suo enorme potenziale. Dico potenziale perch\u00e9 questo territorio ha davvero bisogno di uno scatto in avanti, di formare e puntare su eccellenze che riescano ad uscire dalla morsa d&#8217;omologazione culturale e proporre una reale alternativa. Potenziale perch\u00e9 si potrebbe dare maggior peso a quei corsi di laurea peculiari per il territorio (come quelli ambientali e culturali, ad esempio), si potrebbe rafforzare l&#8217;interazione tra la citt\u00e0 e le conoscenze che si acquisiscono durante il percorso formativo. Ed invece, a causa di politiche governative che tagliano senza criterio e della superficialit\u00e0 di molti responsabili dell&#8217;amministrazione locale, si rischia non solo di non avviare un percorso virtuoso per rilanciare l&#8217;universit\u00e0 (compresa del ruolo della ricerca), ma addirittura di perdere quei corsi.<br \/>\nNaturalmente il \u201ccaso Taranto\u201d \u00e8 determinato da diversi fattori culturali, sociali ed economici. L&#8217;universit\u00e0 tarantina ha, da un lato, il macigno di politiche nazionali che la penalizzano fortemente, da un altro, una gestione amministrativa che non investe e non punta seriamente sul suo sviluppo e, come se non bastasse, la stessa rappresentanza studentesca (che dovrebbe stimolare e fare da apripista rispetto ad un&#8217;inversione di tendenza) spesso \u00e8 espressione delle logiche che generano il problema, il che ne determina inevitabilmente la mancata risoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Link \u00e8 uno dei gruppi studenteschi pi\u00f9 grandi e importanti del nostro paese. Nasce nel 2009 con una scissione \u201cda sinistra\u201d dall&#8217;UDU, in nome dei principi (cito testualmente dalla vostra presentazione) di \u201cautonomia, radicamento e vertenzialit\u00e0\u201d. A proposito di autonomia&#8230; qual \u00e8 il vostro rapporto coi partiti e coi sindacati (soprattutto la CGIL, di cui l&#8217;UDU \u00e8 stata a lungo considerata la sezione giovanile)?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innanzitutto un po&#8217; di chiarezza. La scelta che ci ha portato ad uscire dal percorso nazionale dell&#8217;UDU e realizzarne uno pi\u00f9 grande, LINK \u2013 Coordinamento Universitario, \u00e8 stata la perdita d&#8217;identit\u00e0 del sindacato studentesco di cui facevamo parte. I gruppi dirigenti dell&#8217;UDU Nazionale hanno portato avanti un percorso che ha determinato la rottura con il movimento studentesco, adornato da un velo di sospetto rispetto alla linea politica (viziata dalla dipendenza economica dalla CGIL) ed un annullamento della democrazia interna all&#8217;associazione. Come realt\u00e0 territoriali non potevamo non prendere atto di una distanza politica e organizzativa, nonch\u00e9 culturale con quel che era, ed \u00e8, l&#8217;UDU nazionale.<br \/>\nLa natura di LINK, quindi, rifiuta in modo netto tutte le logiche che ci hanno spinto ad uscire da quel percorso rivendicando autonomia e indipendenza politica ed economica.<br \/>\nAutonomia, per\u00f2, non significa autoreferenzialit\u00e0 ed \u00e8 per questo che scegliamo di promuovere rapporti dialettici e di confronto sui contenuti sia con i partiti come organizzazioni politiche sia con i loro rappresentanti nelle istituzioni. Per quanto riguarda il sindacato abbiamo avuto confronto serio ed incalzante sui contenuti e, ribadendo la nostra indipendenza politica ed economica (che ci \u00e8 stata riconosciuta), abbiamo avviato un rapporto politico nella battaglia comune contro l&#8217;attacco ai diritti dei lavoratori e lo smantellamento dello stato sociale. Un rapporto di sincero confronto tra organizzazioni che ci ha permesso anche di criticare laddove ritenevamo fosse giusto (per esempio, in merito alla tardiva convocazione dello sciopero, che non ha intercettato le istanze poste dal movimento dello scorso autunno, o sul suo ritardo sul tema della precariet\u00e0).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sempre nella vostra presentazione si fa riferimento alla necessit\u00e0 di superare \u201cgli steccati tradizionali tra sindacati studenteschi, coordinamenti di collettivi e soggetti di rappresentanza\u201d. Io sono stato personalmente testimone di questi steccati, che fino a qualche anno fa erano davvero molto alti; siete riusciti nell&#8217;impresa di scavalcarli?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Penso che la sfida che abbiamo avuto il coraggio di lanciare sia stata vinta. Riuscire a fare rete fra realt\u00e0 territoriali cos\u00ec eterogenee fra loro, con una storia cos\u00ec diversa l&#8217;una dall&#8217;altra e riuscire a trovare una sintesi, un percorso comune attraverso un lavoro di confronto, analisi, con un&#8217;educazione alla discussione rara nel nostro paese, sia qualcosa di davvero importante.<br \/>\nSiamo riusciti nell&#8217;impresa di creare una rete quanto pi\u00f9 orizzontale possibile nella democrazia interna e meno verticale possibile nei livelli di coordinamento. La piramide non \u00e8 stata semplicemente rovesciata, \u00e8 stata distrutta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Uno dei dilemmi che da sempre affligge i gruppi studenteschi \u00e8 il potere reale che gli studenti hanno all&#8217;interno degli organi di governo dell&#8217;Universit\u00e0. Quali sono i margini di manovra dentro i Consigli \u2013 e soprattutto quali saranno ora che verr\u00e0 attuata la riforma della governance degli Atenei, che sembra spingere verso una centralizzazione fortissima del potere nelle mani del Rettore?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io credo che il discorso sia da affrontare su due livelli differenti. Il primo \u00e8 quello della partecipazione studentesca, l&#8217;altro \u00e8 quello dell&#8217;effettiva agibilit\u00e0 all&#8217;interno degli organi decisionali.<br \/>\nUna sfida che proviamo a raccogliere da tempo (facendo anche i conti con un quotidiano sempre pi\u00f9 frammentato, nei tempi e nei modi) \u00e8 quella di diminuire sempre pi\u00f9 la distanza fra rappresentanti e rappresentati, aumentando la partecipazione, l&#8217;informazione, utilizzando sempre pi\u00f9 momenti e luoghi di aggregazione, confronto, analisi ed essere uno strumento anche al servizio del movimento studentesco. Senza minare il concetto di delega in favore di quello di rappresentante effettivo, il nostro agire non ha senso.<br \/>\nPer quanto riguarda il continuo restringersi dell&#8217;agibilit\u00e0 studentesca adesso la battaglia si gioca sulla modifica degli statuti delle universit\u00e0. Dovremo non solo conquistare maggiori spazi di rappresentanza all&#8217;interno degli organi ma anche nuove pratiche di partecipazione e democrazia capaci di ottenere un effetto concreto sulle scelte dei nostri atenei (penso all&#8217;ipotesi question time, al\u00a0referendum studentesco, all&#8217;iniziativa di proposta studentesca, al bilancio partecipativo, ecc&#8230;)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Visto che abbiamo introdotto l&#8217;argomento, andiamo fino in fondo. Di \u201criforme dell&#8217;universit\u00e0\u201d se ne sono fatte tre o quattro negli ultimi dodici anni: dalla Zecchino alla Gelmini ogni governo ha ritenuto di mettere le mani sul sistema della formazione. Eppure gli studenti, i ricercatori, talvolta anche i docenti periodicamente sono in piazza. C&#8217;\u00e8 qualcosa che non va?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non potrebbe essere diversamente considerando la costante di tutte queste riforme. Prima di tutto non c&#8217;\u00e8 stato mai un reale percorso partecipativo di tutta la comunit\u00e0 accademica (studenti in primis) , ma, anzi, si \u00e8 sempre fatto riferimento ad interessi (soprattutto economici) che hanno, di fatto, svilito il senso dell&#8217;universit\u00e0 pubblica. Non \u00e8 possibile non considerare anche il continuo sotto-finanziamento della formazione e della ricerca, e la ricerca di un&#8217;insensata e superficiale emulazione di alcuni modelli europei che, nel contesto italiano, hanno dimostrato tutto il loro fallimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quest&#8217;inverno a un certo punto \u00e8 sembrato possibile un corto circuito positivo fra movimenti sociali e politica. Mi riferisco naturalmente a quel memorabile 14 dicembre, quando c&#8217;\u00e8 mancato poco che il governo cadesse. Subito dopo ciascuno \u00e8 tornato alle sue basi: chi all&#8217;universit\u00e0, chi in fabbrica, chi nelle sedi di partito&#8230; Siamo destinati a \u201cmarciare divisi per colpire uniti\u201d o emerger\u00e0 prima o poi un&#8217;opposizione capace di tradurre in politiche concrete le istanze dei movimenti?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo autunno abbiamo avuto la capacit\u00e0 di porre al centro di un dibattito politico fossilizzato su tutto tranne che sugli interessi dei cittadini, il tema generazionale, di una generazione precaria, dove per precariato non si intendeva solo una condizione lavorativa ma esistenziale. Siamo riusciti a riempire cos\u00ec tanto quelle piazze non meramente di persone, ma di contenuti che persino i nostri politici, che hanno da fin troppo tempo perso ogni contatto con la realt\u00e0, non hanno potuto fare a meno di accorgersene. Prima delle mobilitazioni sia un pezzo della maggioranza che una buona parte dell&#8217;opposizione era favorevole (pi\u00f9 o meno apertamente) alla riforma dell&#8217;universit\u00e0. Nonostante per alcuni sia stata una scelta, a seconda dei casi, pi\u00f9 o meno strumentale, siamo riusciti a creare un fronte che \u00e8 riuscito in quel che da anni era addirittura impensabile fare: rallentare l&#8217;approvazione di un progetto dell&#8217;esecutivo. Questo come non ci \u00e8 bastato, ovviamente non ci baster\u00e0. Le istanze sociali che, urlando e facendo fronte comune con i dottorandi, con i ricercatori, con i lavoratori, abbiamo fatto riecheggiare nei \u201dpalazzi del potere\u201d potranno essere raccolte dalla politica istituzionale solo continuando su questa strada; continuando questo percorso partecipativo dal basso, che generi consenso, che assuma sempre pi\u00f9 peso e determini effettivamente i cambi di rotta di cui abbiamo bisogno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A proposito di proposta&#8230; voi parlate di \u201criforma dell&#8217;universit\u00e0 dal basso\u201d, ma concretamente di che si tratta? Come dovrebbe essere l&#8217;universit\u00e0 \u201ca misura di studente\u201d?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;AltraRiforma parte innanzitutto dalla consapevolezza che non ci basta pi\u00f9 dire di NO ma che sia arrivato il momento di lavorare su una reale e concreta alternativa. E&#8217; un percorso che ha visto la partecipazione degli studenti di tutti gli atenei dove LINK \u2013 Coordinamento Universitario \u00e8 presente, di realt\u00e0 universitarie con le quali collaboriamo o che hanno riconosciuto la validit\u00e0 di questo progetto, dell&#8217;ADI, della rete 29 Aprile, dell&#8217;FLC CGIL ed ha ampliato la sua analisi a seguito della possibilit\u00e0 di modificarla online attraverso un wiki. Il risultato di un percorso iniziato nel 2009 ed ancora in fase di evoluzione non aspira solo ad essere il \u201cmanifesto dell&#8217;Universit\u00e0 Pubblica\u201d ma ad ogni suo contenuto \u00e8 possibile avviare una vertenza immediata dentro le facolt\u00e0; \u00e8 possibile concretizzare quella messa in discussione dell&#8217;esistente e la sua relativa alternativa. L&#8217;universit\u00e0 a misura di studente \u00e8 un&#8217;universit\u00e0 capace di soddisfare i bisogni reali degli studenti, che lo tuteli e gli trasferisca conoscenza di qualit\u00e0, realmente meritocratica, che favorisca la partecipazione, il confronto ed il dibattito studentesco, aperta al mondo al di fuori delle proprie mura, permeabile ai temi della societ\u00e0, dove poter formare una propria coscienza critica. Un&#8217;universit\u00e0 dove il \u201cdiritto allo studio\u201d non \u00e8 solo un motto composto da tre parole ma si concretizza nella copertura totale delle borse di studio, in un sistema integrato di agevolazioni economiche, che ponga realmente al centro lo studente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Torniamo alla nostra Taranto. C&#8217;\u00e8 una \u201cquestione giovanile\u201d che pesa sul futuro di questa citt\u00e0 come un macigno. Intanto si avvicinano le elezioni, ma mentre in altre citt\u00e0 d&#8217;Italia si respira aria di rinnovamento, si discute di progetti e si cerca soprattutto di dare risposte al dramma dell&#8217;emigrazione giovanile (ne parlano con insistenza sia De Magistris che Pisapia), qui siamo alle manovre neanche di Palazzo, ma di retrobottega. Secondo te si pu\u00f2 rovesciare questo teatrino? E come?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando vedo Taranto vedo una citt\u00e0 senza prospettive, senza un progetto, senza un&#8217;identit\u00e0 (o quantomeno non un&#8217;identit\u00e0 che sia stata scelta consapevolmente). Noto una classe politica incapace di leggere la fase e di fare un&#8217;analisi reale, troppo impegnata a mantenere lo status quo attraverso tutti quei meccanismi che oggi creano sfiducia proprio nei confronti della politica istituzionale. Ma il problema non sono solo i politici distratti, incapaci, che non hanno gli strumenti, o magari quelli in gamba che per\u00f2 sono inseriti in un sistema che non consente loro di svolgere il proprio lavoro al meglio; il vero problema \u00e8 il \u201cpopolo\u201d. Un popolo che ha rinunciato da tempo alla sua funzione di controllore e al suo ruolo di portatore d&#8217;esigenze; \u00e8 un popolo sfiduciato che pi\u00f9 o meno consapevolmente ha deciso che impegnarsi in una certa direzione non conveniva poi cos\u00ec tanto. E la discriminante \u00e8 il \u201ctempo perso\u201d per fuggire una volta terminati li studi, o l&#8217;arrendersi al \u201ctanto sono tutti uguali\u201d.<br \/>\n\u201cLa politica \u00e8 lo specchio della societ\u00e0\u201d sembra una frase scritta pensando alla nostra citt\u00e0. Il vuoto dei partiti \u00e8 determinato da un netto scollamento dalla realt\u00e0 che la politica \u201csociale\u201d non riesce a colmare. I movimenti nati negli ultimi anni spesso non sono riusciti ad andare oltre ai personalismi, oltre gli interessi di qualcuno, oltre un&#8217;analisi \u201cdi pancia\u201d o, pi\u00f9 semplicemente, non sono riusciti a creare realmente un ampio fronte d&#8217;opposizione sociale.<br \/>\nLe grandi speranze che si stanno raccogliendo intorno ad alcuni personaggi, quali De Magistris e Pisapia, non sono diverse da quelle che hanno spinto Stef\u00e0no alla guida della citt\u00e0 qualche anno fa; la grande sfida \u00e8 creare una sinergia fra politica sociale ed istituzionale che sia solida, che riesca a minare le logiche di potere che oggi reggono le amministrazioni e questo non passa dal personaggio di spicco, non passa dal partito che vuol ritornare a chiamarsi tale; passa prima di tutto dalla creazione di una coscienza collettiva che assuma peso all&#8217;interno della societ\u00e0.<br \/>\nSolo grazie a quest&#8217;ultima la politica sociale pu\u00f2 riuscire a raccogliere istanze reali e lanciarsi nel tentativo di farle diventare proprie di quella istituzionale. In questo modo, attraverso la sua funzione di controllo e in virt\u00f9 del suo peso sociale, man mano \u201cdepurer\u00e0\u201d le istituzioni da tutti gli incompetenti e i rappresentanti di interessi terzi. Senza una reale politica sociale, la politica istituzionale si svuota e, nel migliore dei casi, diventa autoreferenziale. La questione giovanile, come tutte le questioni calde tarantine, ha bisogno di un&#8217;analisi molto profonda, generale e lungimirante per essere affrontata e finch\u00e9 non si creeranno le condizioni socio-culturali necessarie ad avviare un percorso di reale partecipazione democratica, le rivendicazioni saranno sempre limitate, vuote, corporative, specchio dell&#8217;agire all&#8217;interno delle istituzioni.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6693&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un Tarantino responsabile organizzazione di una delle pi\u00f9 grandi associazioni studentesche d&#8217;Italia&#8230; sembrava impensabile solo fino a qualche anno fa, quando l&#8217;Universit\u00e0 in riva allo Jonio sembrava un miraggio. E anche ora che questa rischia seriamente il ridimensionamento a causa dei tagli imposti dal governo, si tratta comunque di un fatto straordinario. Soprattutto se si [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[],"class_list":["post-6693","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-numero-12"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6693"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6693"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6693\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6706,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6693\/revisions\/6706"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6693"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6693"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6693"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}