{"id":6730,"date":"2011-05-17T00:04:38","date_gmt":"2011-05-16T22:04:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=6730"},"modified":"2012-10-12T16:25:01","modified_gmt":"2012-10-12T14:25:01","slug":"chiesa-e-industria-breve-storia-di-un-matrimonio-felice","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6730","title":{"rendered":"Chiesa e industria. Breve storia di un matrimonio felice"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2240\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/paolo-VI-300x244.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"244\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/paolo-VI-300x244.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/paolo-VI.jpg 312w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Antonio Anteneh Mariano<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si fa riferimento alla Chiesa tarantina del secondo dopoguerra non si pu\u00f2 prescindere in nessun modo da una personalit\u00e0: monsignor Guglielmo Motolese. Arcivescovo della diocesi di Taranto dal 1961 all&#8221;87, ispiratore della Concattedrale e della Cittadella della Carit\u00e0, Motolese ha lasciato un segno profondo non solo nella Chiesa e fra i Cattolici della provincia, ma nell&#8217;intera nostra comunit\u00e0. Chi lo ha conosciuto lo descrive come una delle menti politiche pi\u00f9 brillanti di quell&#8217;epoca, uno dei pochi in grado di esprimere una \u201cvisione\u201d un po&#8217; pi\u00f9 ampia rispetto alla quotidiana contingenza.<!--more--><br \/>\nQuando nelle stanze di IRI e Finsider iniziava ad emergere il progetto di un nuovo centro siderurgico da ubicare al Sud (1956), Motolese era Vescovo ausiliare di Taranto (il \u201ctitolare\u201d era Ferdinando Bernardi) e delegato arcivescovile per l&#8217;Azione Cattolica. Quest&#8217;ultimo particolare \u00e8 importante per due ragioni. L&#8217;Azione Cattolica tarantina era stata presieduta fino a non molto tempo prima da Raffaele Leone, che in quello stesso anno divenne il primo sindaco democristiano di Taranto dopo aver conquistato qualcosa come 15 mila preferenze (il 50% dei voti totali della D.C.); Leone nel &#8217;58 venne eletto deputato e, pochi mesi dopo il suo insediamento, present\u00f2 un ordine del giorno in sede di discussione del bilancio dello Stato, col quale si chiedeva al governo di fare proprio il progetto del nuovo siderurgico, ormai diventato di pubblico dominio. Il ministro del Bilancio di allora accett\u00f2: fu il primo impegno assunto pubblicamente dal governo a favore della costruzione del siderurgico meridionale. Intanto nel 1955 come presidente della Commissione Episcopale per l&#8217;Alta Direzione dell&#8217;Azione Cattolica Italiana il papa di allora, Pio XII, aveva nominato il cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova. Come vedremo, il rapporto fra questo potente prelato e il \u201cnostro\u201d Motolese non si esaur\u00ec all&#8217;interno dell&#8217;Azione Cattolica, ma si rivel\u00f2 decisivo per orientare il futuro arcivescovo di Taranto nella sua personale relazione con l&#8217;industria. Nel frattempo lo stesso Motolese, come il suo \u201cdiscepolo\u201d Leone, si spese per favorire l&#8217;insediamento del siderurgico nella nostra provincia. Matteo Pizzigallo, in un saggio del 1986, ricostruisce bene questa vicenda, citando la corrispondenza che il futuro arcivescovo intrattenne con alcuni importanti esponenti politici di spessore nazionale \u2013 fra questi, il Ministro per le partecipazioni statali, Mario Ferrari Aggradi, cui Motolese indirizz\u00f2 una lettera nella primavera del &#8217;59 per sollecitare il governo a realizzare quanto prima la grande opera che avrebbe dato un po&#8217; di respiro all&#8217;economia e alla societ\u00e0 tarantina. Lo stesso Pizzigallo infatti ha rilevato che una delle preoccupazioni principali di Motolese fosse allora la situazione di profonda difficolt\u00e0 in cui la nostra citt\u00e0 versava a seguito della crisi dell&#8217;industria navalmeccanica.<br \/>\nFinalmente, il 20 giugno 1959, il Comitato dei ministri per le partecipazioni statali delibera che il siderurgico si far\u00e0 e si far\u00e0 a Taranto. Poco pi\u00f9 di un anno dopo, il 9 luglio 1960, Motolese \u00e8 al fianco dei maggiorenti IRI e Finsider, di politici locali e nazionali, a benedire la prima pietra dello stabilimento.<br \/>\nA questo punto la nostra storia deve fare un breve excursus attorno alla figura del cardinale Siri, cui Motolese rest\u00f2 legato fino alla morte del primo (1989). Siri ha rappresentato, lungo tutta la vicenda del Concilio Vaticano II (1962-&#8217;65) il vertice della \u201cdestra conciliare\u201d, cio\u00e8 quell&#8217;insieme di posizioni che, in nome della tradizione, si opponevano alle innovazioni che i settori pi\u00f9 avanzati della comunit\u00e0 ecclesiastica avrebbero voluto introdurre nel corpo e nell&#8217;anima della Chiesa Cattolica; ma non per questo i seguaci di Siri perseguirono l&#8217;estrema via della rottura (come fece invece Marcel Lefebvre, la cui comunit\u00e0 ancora oggi celebra messa in latino e segue l&#8217;impostazione teologica ed ecclesiale del Concilio di Trento): rimasero nel Concilio e cercarono di condizionarlo (alla lunga sembrano essere riusciti nel loro intento se si pensa che Joseph Ratzinger, all&#8217;epoca giovane prete attestato su posizioni progressiste, oggi non solo ha recuperato concetti e atteggiamenti tipici del \u201ctradizionalismo\u201d, ma ha persino avviato un dialogo con i seguaci di Lefebvre, scomunicati nel 1988 da Wojtyla).<br \/>\nNonostante questa sua impostazione dottrinaria, Siri fu tuttavia molto attivo sul piano sociale \u2013 e, in particolar modo, nei rapporti col mondo dell&#8217;industria. Nello stesso anno in cui veniva elevato al rango di Arcivescovo titolare di Genova, diveniva anche consulente morale dell&#8217;UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti). Si trattava in sostanza di un&#8217;associazione che puntava a indirizzare gli imprenditori e i dirigenti industriali secondo i precetti della Chiesa. Gianlupo Osti, all&#8217;epoca giovane dirigente della Cornigliano (la societ\u00e0 che gestiva il siderurgico di Genova prima della nascita di Italsider), nel libro-intervista curato da Ruggero Ranieri racconta una delle attivit\u00e0 che il Cardinale svolgeva in quel contesto: periodicamente chiamava a raccolta l&#8217;intero management dell&#8217;azienda e impartiva lunghe lezioni-conferenze sul \u201cmodo cristiano\u201d di gestire l&#8217;impresa. Puntualmente il laico e anti-conformista Osti si assentava.<br \/>\nTuttavia si trattava di momenti dal significato pi\u00f9 \u201cliturgico\u201d che sostanziale, nel senso che si cementava un&#8217;alleanza fra Chiesa e vertice industriale che aveva ben solide basi. Siri fu infatti il creatore della figura del \u201ccappellano di fabbrica\u201d. Era un&#8217;epoca cruciale per l&#8217;economia e per le relazioni industriali in Italia. Il boom non era ancora esploso e le ristrutturazioni aziendali dell&#8217;immediato dopoguerra \u2013 perseguite con particolare fermezza proprio dal vertice del gruppo siderurgico pubblico, la Finsider \u2013 avevano indebolito il movimento operaio. Fra il personale \u201cesuberante\u201d licenziato molti erano i soggetti sindacalizzati, che avevano fatto la lotta clandestina e poi la Resistenza \u2013 e in quella fase turbolenta avevano contribuito a salvare fisicamente buona parte del patrimonio industriale del Nord-Ovest dagli attacchi e dall&#8217;avidit\u00e0 dei Nazisti (lo stesso stabilimento di Cornigliano fu smontato pezzo pezzo e inviato in Germania). Nel dopoguerra non solo queste persone vennero mandate a casa, ma la grande industria (pubblica, in particolare) decise di impostare in modo nuovo le relazioni industriali: da una parte, inizi\u00f2 la sperimentazione di metodi di avanguardia importati \u2013 assieme agli impianti che servirono alla Ricostruzione \u2013 direttamente dagli USA (la Cornigliano fu una delle prime aziende italiane a insediare un ufficio del personale: se si pensa che quella alla FIAT era l&#8217;epoca d&#8217;oro delle schedature degli operai da parte della dirigenza, ci si rende conto del portato dell&#8217;innovazione); dall&#8217;altra per\u00f2 si diede luogo ad un&#8217;alleanza strettissima con le istituzioni del territorio \u2013 Chiesa in testa \u2013 per il controllo sociale dei lavoratori. In sostanza le strutture del mondo cattolico \u2013 non soltanto le parrocchie o la Curia, ma anche le associazioni, su tutte l&#8217;Azione Cattolica \u2013 dovevano garantire sulla \u201cmansuetudine\u201d sindacale e politica del gregge dei fedeli-lavoratori. D&#8217;altronde la stessa figura del cappellano di fabbrica mirava a contrastare quella, pi\u00f9 antica, del \u201cprete-operaio\u201d; la differenza fra i due ruoli era abissale: se quest&#8217;ultimo era un lavoratore come gli altri \u2013 sensibile alle ragioni sindacali dal momento che condivideva la condizione degli operai \u2013, il primo continuava a fare semplicemente il prete \u2013 e quindi spesso era un concorrente \u201cideologico\u201d di sindacati e partiti di sinistra. Il \u201ccombinato disposto\u201d fra i principi delle \u201crelazioni col personale\u201d e il controllo clericale del lavoro doveva servire a ridimensionare il ruolo del sindacato: l&#8217;azienda e la Chiesa avrebbero tutelato il lavoratore senza che questo sentisse pi\u00f9 il bisogno di rivolgersi ai sindacati \u2013 e tanto meno alle forze politiche.<br \/>\nQuesto modello venne importato a Taranto con l&#8217;insediamento dello stabilimento. Uno degli artefici di questo \u201ctrasferimento\u201d fu proprio Motolese. C&#8217;era infatti da gestire la delicatissima operazione dell&#8217;assunzione della manodopera del nuovo centro \u2013 momento tanto pi\u00f9 complicato in quanto, a differenza dell&#8217;area di Genova, nessuno all&#8217;epoca da queste parti aveva cognizione di cosa fosse la produzione siderurgica. Avere lavoratori \u201cfedeli\u201d e disposti a seguire le disposizioni dell&#8217;azienda passo passo \u2013 sia nella fase di formazione che nel successivo momento di entrata in esercizio degli impianti \u2013 era quindi fondamentale. Il rapporto che venne cos\u00ec a instaurarsi fra i dirigenti e i tecnici della neonata Italsider \u2013 quasi tutti provenienti dalla ex-Cornigliano, fra cui lo stesso Osti, cui venne affidata la responsabilit\u00e0 suprema nella gestione dei lavori di realizzazione \u2013 fu di \u201cdirimpettismo istituzionale\u201d, per dirla con Pizzigallo. Anche a Taranto venne introdotta la figura del \u201ccappellano di fabbrica\u201d, la cui formazione fu curata da un importante convegno su \u201cPastorale e industria\u201d, organizzato da Motolese nel 1964. L&#8217;apice di questo rapporto privilegiato fu la celeberrima messa di Natale del 1969, quando Paolo VI in persona entr\u00f2 nel siderurgico per celebrare la funzione. Da allora in avanti per\u00f2 i rapporti iniziarono a mutare. Decisivo fu il \u201craddoppio\u201d, che spalanc\u00f2 le porte della fabbrica a migliaia di giovani politicizzatisi nel corso dell&#8217;\u201cautunno caldo\u201d e del clima di effervescenza politica che caratterizz\u00f2 gli anni a cavallo fra i decenni &#8217;60 e &#8217;70. Basandosi su queste nuove leve il sindacato \u2013 intanto al livello dei metalmeccanici si era superata la differenziazione fra CGIL, CISL e UIL ed era nata una sigla unitaria, la FLM \u2013 conquist\u00f2 notevole potere contrattuale e certe dinamiche di controllo sociale andarono viceversa ridimensionandosi.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6730&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonio Anteneh Mariano Quando si fa riferimento alla Chiesa tarantina del secondo dopoguerra non si pu\u00f2 prescindere in nessun modo da una personalit\u00e0: monsignor Guglielmo Motolese. Arcivescovo della diocesi di Taranto dal 1961 all&#8221;87, ispiratore della Concattedrale e della Cittadella della Carit\u00e0, Motolese ha lasciato un segno profondo non solo nella Chiesa e fra [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-6730","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-numero-10"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6730"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6730"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6730\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6740,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6730\/revisions\/6740"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6730"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6730"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6730"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}