{"id":6772,"date":"2011-05-02T00:03:31","date_gmt":"2011-05-01T22:03:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=6772"},"modified":"2012-10-12T16:44:07","modified_gmt":"2012-10-12T14:44:07","slug":"giovani-e-lavoro-a-taranto-due-mari-quante-prospettive","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6772","title":{"rendered":"Giovani e lavoro a Taranto: due mari, quante prospettive?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2158\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/lavoro-giovani-300x207.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"207\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/lavoro-giovani-300x207.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/lavoro-giovani.jpg 430w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong><em>Luca Delton<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per riflettere sul rapporto tra i giovani e il lavoro \u00e8 necessario sgombrare il campo da un primo equivoco di carattere terminologico, che non vale solo per il territorio tarantino, ma si \u00e8 fatto elemento nazionale. La definizione corrente di \u201cgiovane\u201d, che si pu\u00f2 leggere sui vocabolari della lingua italiana, ne parla come di un \u201ccompreso tra l\u2019et\u00e0 dell\u2019adolescenza e quella della maturit\u00e0\u201d.<br \/>\nQuesto ci aiuta a comprendere il grande equivoco generato ampliando il tempo della giovinezza ben oltre il raggiungimento dell\u2019et\u00e0 matura.<!--more--><br \/>\nIl clamoroso ritardo nell\u2019accesso al mondo del lavoro, la flessibilit\u00e0 che si fa precariet\u00e0 costante, le difficolt\u00e0 nel raggiungimento di vite autonome hanno comportato questa odiosa sfida alle leggi biologiche.<br \/>\nNel nostro Paese sembra che ci si possa sentire giovani fino a cinquant\u2019anni. Questo ci rende contenti, ma non \u00e8 naturale. Il dubbio \u00e8 che questa allucinazione collettiva non nasca tanto da una pi\u00f9 lunga aspettativa di vita, ma dalla necessit\u00e0 di placare le multiformi paure di chi non riesce a costruire un\u2019esistenza di dignit\u00e0 attraverso l\u2019elemento principale, che \u00e8 ancora oggi il lavoro.<br \/>\nL\u2019abuso del termine \u201cgiovani\u201d e l\u2019accostamento di questi al lavoro assume contorni complessi nei territori pi\u00f9 difficili, come Taranto e la sua provincia. Per cercare di capire quale sia la situazione e provare a pensare a possibili prospettive non si pu\u00f2 non partire da una breve analisi delle cifre.<br \/>\nChi crede che a Taranto ci siano bassi tassi di occupazione giovanile si sbaglia. I dati sono sorprendenti e, tuttavia, possono stimolare riflessioni profonde e di progettualit\u00e0 nel lungo periodo. Nel 2008, quando la crisi economica muoveva i primi passi, il tasso di occupazione maschile, nella fascia d\u2019et\u00e0 25-34 anni, era dell\u2019 82% e del 91,9% nella fascia d\u2019et\u00e0 35-44 anni. Sono cifre superiori alla media nazionale. Evidente la differenza dei tassi di occupazione femminile, che, per le stesse fasce d\u2019et\u00e0, erano del 39,5% e del 34,8%.<br \/>\nLe previsioni sul tasso di disoccupazione in provincia di Taranto, che viaggiava intorno al 10-11%, erano gi\u00e0 state ritoccate in ragione della \u201cbolla dei mari del sud\u201d, come ci dicevano Marco Paolini e i Mercanti di liquore nello spettacolo \u201cMiserabili \u2013 io e Margaret Thatcher\u201d, in una fredda sera di novembre 2009 in anteprima nazionale dal porto di Taranto. Si prevedeva un tasso di disoccupazione del 14,5% nel 2012. Il 2012, fine del mondo permettendo, ci dir\u00e0 come Taranto e la sua provincia saranno uscite da questi anni.<br \/>\nI dati ci riportano una realt\u00e0 occupazionale giovanile non cos\u00ec disastrata come si potrebbe pensare, ma sono influenzati dalle specificit\u00e0 del territorio. La presenza industriale \u00e8 condizionante anche del mercato del lavoro. All\u2019inizio del ventunesimo secolo vi \u00e8 stato un significativo ricambio generazionale all\u2019interno dello stabilimento Ilva. Spesso i figli sono subentrati ai padri nel ciclo produttivo. Questo aiuta a spiegare la siderale e preoccupante distanza tra l\u2019occupazione maschile e quella femminile. Le donne non fanno l\u2019operaio.<br \/>\nIl lavoro, per\u00f2, non \u00e8 fatto solo di industria. La diversificazione dei comparti \u00e8 ricchezza, fantasia, diversit\u00e0 di composizione del gruppo sociale. Qui cominciano le note dolenti, che si possono fotografare con un dato numerico. Nei settori dei servizi e dell\u2019agricoltura, in provincia di Taranto, il precariato e il lavoro nero sono presenti tre volte pi\u00f9 che nell\u2019industria (15% sul totale dei contratti), dove \u00e8 quasi del tutto assente nonostante il ricambio generazionale.<br \/>\nLa prima considerazione che generano queste poche cifre \u00e8 che, a parte il comparto del lavoro pubblico, si fa fatica se non si lavora nell\u2019industria. Il motto \u201cse non \u00e8 zuppa \u00e8 pan bagnato\u201d si traduce nella vox populi pi\u00f9 comune per le strade di Taranto: \u201cse non \u00e8 Marina Militare \u00e8 Ilva\u201d.<br \/>\nHo cominciato a capire che, nella mia citt\u00e0, stava cambiando qualcosa quando ho percepito il cambiamento nella concezione che sia aveva degli operai del siderurgico. Da uomini che conducevano vite faticose a privilegiati che, nonostante tutto, possono organizzare esistenze dignitose. I miei coetanei erano protagonisti di questo mutamento culturale, che mi generava non pochi dubbi. Avevamo la stessa et\u00e0 ed eravamo amici e compagni di banco dei ragazzi che, in fabbrica, subentravano ai padri.<br \/>\nCosa determinava questo mutamento? Qualche anno pi\u00f9 tardi ho compreso che, in parte, pu\u00f2 essere stata la naturale conseguenza determinata dai tanti ragazzi alle prese con contratti a tempo determinato o precari che si trascinano molto oltre il dovuto. Si \u00e8 fatto regola un sistema che non premia chi ha scelto, magari da figlio di operaio e con enormi sacrifici economici, di proseguire gli studi. Questo ha creato una frattura ancora pi\u00f9 profonda tra chi vive di grande industria e chi, invece, ne \u00e8 esterno.<br \/>\nUna ricerca, nata da un\u2019idea della Camera del Lavoro di Taranto tre anni fa, evidenziava un dato critico pi\u00f9 delle cifre. Al lavoro si accede attraverso i canali di sempre, quelli che rendono un territorio preda del ricatto: la raccomandazione, le amicizie giuste. Fin qui nulla di nuovo o esclusivamente tarantino. Questa degenerazione si mischia alla difficolt\u00e0, recente e molto tarantina, di un generale deprezzamento del lavoro, in particolare quello intellettuale.<br \/>\nLa concezione del lavoro, specie se giovanile, \u00e8 oggi umiliante e fondata su un\u2019idea schiavistica dei rapporti sociali.<br \/>\nA Taranto si fatica a investire sulle persone giovani e capaci. In questo modo si alimenta il mito della citt\u00e0 matrigna, che presta i suoi neuroni pi\u00f9 giovani e attivi ad altri territori.<br \/>\nLa citt\u00e0 pare bloccata nei suoi movimenti sociali. Operai sono i figli di operai, professionisti i figli dei professionisti. Muri di gomma respingono chi prova a salire su un ascensore sociale che non prevede fermate ai piani pi\u00f9 alti. Se non si sale in ascensore, l\u2019alternativa \u00e8 salire sui treni.<br \/>\nI treni da Taranto al nord, per\u00f2, stanno subendo drastici tagli. Sar\u00e0 un segno premonitore? Che vogliano farci capire che possiamo provare a non avere pi\u00f9 necessit\u00e0 dei treni per il nord?<br \/>\nMentre cerchiamo la risposta a questa sarcastica domanda, possiamo provare a squarciare il buio con alcune proposte concrete, anche prendendo spunto dalle esperienze di altri territori.<br \/>\nOccorre una spinta verso l\u2019abbattimento del nepotismo nel mondo delle professioni. A Verona, ad esempio, l\u2019Associazione Nazionale Praticanti e Avvocati ha concluso un accordo che ripropone l\u2019applicazione dell\u2019art. 26 del codice deontologico, che prevede la retribuzione dei praticanti in ragione dell\u2019apporto prestato. L\u2019accordo prevede anche norme pi\u00f9 rigide per evitare il fenomeno della pratica fittizia.<br \/>\nAccordi simili permettono di premiare chi intende realmente svolgere una professione ponendo un argine alla selezione per censo o per famiglia, che pare essere l\u2019unico criterio possibile. Magari potremmo perdere qualche cervello in meno.<br \/>\nNel campo della formazione professionale, la Provincia di Taranto, con il concorso delle parti sociali, si \u00e8 dotata di un Piano per la Formazione Professionale 2011 che ha una ratio precisa e investe su settori determinati, quali ambiente e turismo. A Bari, realt\u00e0 geograficamente vicina, il Comune ha investito fondi per incentivare le aziende a tramutare gli stage, successivi a un percorso formativo, in contratti di lavoro stabili. Non sar\u00e0 un\u2019operazione risolutiva, ma potrebbe essere un piccolo segnale di inversione di tendenza.<br \/>\nSi potrebbe, inoltre, investire su una produzione culturale permanente, che dovrebbe partire dal riconoscimento degli spazi fisici nei quali i giovani e le associazioni devono lavorare. A Torino le OGR (Officine Grandi Riparazioni) erano officine dismesse dalle Ferrovie dello Stato. Oggi sono spazi in cui giovani producono arte, musica, spettacoli e hanno trovato occupazione. Investire in cultura vuol dire investire in occupazione di qualit\u00e0 e spesso giovanile e recuperare spazi alla socialit\u00e0 urbana.<br \/>\nSi trattava e si tratta di provare, con poche e specifiche azioni, a creare le condizioni per dare attuazione a quell\u2019affascinante ed equa previsione costituzionale in base alla quale bisogna rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.<br \/>\nSiamo ancora in tempo per tentare di dare attuazione all\u2019art. 3 della Costituzione della Repubblica.<br \/>\nRino Gaetano diceva che il fratello era figlio unico, perch\u00e9 non aveva mai \u201cviaggiato in seconda classe sul rapido Taranto-Ancona\u201d. Nonostante tutto, possiamo ancora provare a rimanere figli unici e non viaggiare pi\u00f9 su quei treni per necessit\u00e0.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6772&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luca Delton Per riflettere sul rapporto tra i giovani e il lavoro \u00e8 necessario sgombrare il campo da un primo equivoco di carattere terminologico, che non vale solo per il territorio tarantino, ma si \u00e8 fatto elemento nazionale. 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