{"id":6907,"date":"2012-10-15T00:01:00","date_gmt":"2012-10-14T22:01:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=6907"},"modified":"2012-10-15T00:13:04","modified_gmt":"2012-10-14T22:13:04","slug":"l8-per-il-18-la-nuova-campagna-referendiaria","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6907","title":{"rendered":"L&#8217;8 per il 18: la nuova campagna referendiaria"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-6908\" title=\"loperildiciotto\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/loperildiciotto.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"296\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/loperildiciotto.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/loperildiciotto-80x80.jpg 80w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">di <em><strong>Remo Pezzuto<\/strong><\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La modifica dell&#8217;<strong>art. 18 dello Statuto dei Lavoratori<\/strong> e l&#8217;<strong>art.8<\/strong> della <strong>dl. 138\/2011<\/strong> si inseriscono in una linea di politica del diritto che \u00e8 stata portata avanti dai partiti di centro-destra nelle fasi in cui \u00e8 stata al governo del paese. Ad onor del vero, la modica dell&#8217;art. 18 dello Statuto, vede in questo caso, anche il consenso del principale partito del centro-sinistra, da cui parte nel lontano 1997 , con il \u201c<strong>Pacchetto Treu<\/strong>\u201d, uno tra i primi attacchi della politica \u201cliberale\u201d al mercato del lavoro con l&#8217;introduzione del concetto di \u201cflessibilit\u00e0\u201d nella giurisdizione italiana.<!--more--> Tuttavia, il momento pi\u00f9 significativo di questa linea di politica del diritto, emerge nel <strong>d.lgs 276\/2003<\/strong> (<strong>Legge Biagi<\/strong>), che ha condotto ad una inedita frammentazione del mercato del lavoro, all&#8217;abrogazione della legge che regolava l&#8217;insidiosa prassi delle dimissioni in bianco, della successiva modifica normativa sul contratto a tempo determinato, poi dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale; e, infine, nell&#8217;abbassamento della soglia di sicurezza relativa agli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali. Si \u00e8 assistito, nel giro di pochi anni, ad una martellante attivit\u00e0 parlamentare, volta per un verso ad affermare il \u201cprimato dell&#8217;impresa\u201d e la conseguente marginalizzazione del \u201clavoro\u201d, sempre pi\u00f9 considerato come mero fattore della produzione; per altro verso, a erodere il ruolo della giurisdizione, ritenuto il principale ostacolo al libero dispiegarsi delle dinamiche economiche-finanziarie.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Questa offensiva di stampo regressivo, da un lato ha trovato infatti, un robusto complemento nelle altrettanto profonde modificazioni delle relazioni sindacali, volte a una drastica riduzione del pluralismo e all&#8217;emarginazione delle organizzazioni tuttora votate a esercitare un ruolo conflittuale: modificazioni che hanno preso avvio con gli accordi separati del 2009 e che si sono poi tradotte, in termini implosivi, negli accordi relativi agli stabilimenti di<strong> Pomigliano<\/strong> e <strong>Mirafiori<\/strong>. Ma da sempre, principale obiettivo, di questa politica, concorde con quanto richiesto dagli industriali, \u00e8 stato disporre del lavoratore, come merce, da poter assumere e licenziare a proprio piacimento. Il Governo Berlusconi, sin dal suo primo insediamento, aveva tentato di aprire il dibattito in parlamento sull&#8217;abolizione dell&#8217;art. 18 dello Stauto, a cui si rispose nel 2003 con il <strong>Referendum<\/strong> sull&#8217;applicazione di questo articolo anche alle ditte con meno di 15 dipendenti, ma non si raggiunse il quorum. Nuovamente, con la <strong>L. 183\/2010<\/strong> (cd. <strong>Collegato Lavoro<\/strong>) si \u00e8 tentato di eludere la forza deterrente contro i licenziamenti senza giusta causa, scampata grazie all&#8217;intervento illuminato del Presidente della Repubblica, che aveva sottolineato la problematica, rinviando alle camere il testo del disegno di legge. Tuttavia con l&#8217;<strong>art 8<\/strong> della finanziaria di Agosto del 2011, le aziende potranno derogare a piacimento dai contratti nazionali. Si opera cos\u00ec, tra l\u2019altro, una divisione inaccettabile tra i dipendenti delle aziende con maggior o minore potere contrattuale, eliminando di fatto per tutti i lavoratori la certezza di poter accedere alle condizioni garantite dal contratto nazionale di categoria.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L&#8217;attacco al contratto nazionale e all&#8217;art. 18 va inserito quindi all&#8217;interno di un lungo processo volto alla completa destrutturazione dei diritti e delle tutele dei lavoratori. Si approfitta della crisi finanziaria, non solo per ottenere rendite sproporzionate attraverso la lievitazione degli interessi sul debito pubblico, ma come occasione per eliminare le garanzie conquistate dal mondo del lavoro attraverso percorsi durati diversi decenni. Con le modifiche alla legislazione varate dai Governi di Monti e Berlusconi, senza alcun accordo con le parti sociali, si sono andate a smontare le principali difese, sia individuali che collettive, per chi lavoro, alterando irrimediabilmente i rapporti di forza nei luoghi di lavoro e gravando ancora di pi\u00f9 la situazione del lavoratore inteso quale \u201ccontraente debole\u201d. La<strong> L. 92\/2012<\/strong> (<strong>Legge Fornero<\/strong>) per quanto riguarda i licenziamenti, aderisce alla visione del tutto ideologica, in quanto fondata su assunti indimostrati e criticati da qualsiasi ricerca seria, che le regole sulla flessibilit\u00e0 in uscita dell&#8217;ordinamento Italiano, siano caratterizzare da maggiore rigidit\u00e0 rispetto agli altri paesi e che, attenuando il regime di tutela contro i licenziamenti ingiustificati, sia possibile creare nuova occupazione e ridistribuire il modo pi\u00f9 equo le tutele del lavoro. Naturalmente si tratta di una politica del diritto a ribasso, dove, invece di estendere a tutti le stesse tutele, le si toglie a tutti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Con la riforma del diritto del lavoro, <strong>appena varata dal governo Monti<\/strong>, si trasforma quindi l&#8217;art. 18 dello Statuto, dove la nuova formulazione (al contrario di quello che dice il Ministro del Lavoro) non introduce nessuna nuova causa di licenziamento, ma incide solo sul trattamento sanzionatorio dei <strong>licenziamenti illegittimi<\/strong>, ovvero su quale sia la conseguenza per il lavoratore ed il datore di lavoro una volta che sia stata accertato il fatto che il licenziamento \u00e8 stato comminato in violazione delle leggi esistenti in materia, in quanto privo di giusta causa o di giustificato motivo. In tal caso si stabiliscono tetti massimi irrisori ai risarcimenti che saranno disposti in favore dei lavoratori licenziati illegittimamente, risarcimenti che vanno dai sei mesi (paradossalmente per la violazione pi\u00f9 palese, il licenziamento privo di motivazione), fino a ventiquattro mesi. La reintegrazione viene di fatto abolita, sia per il licenziamento che verr\u00e0 definito, strumentalmente, come disciplinare, rimanendo la stessa limitata a casi marginali, che per il licenziamento che verr\u00e0 definito, strumentalmente, come \u201ceconomico\u201d, nel quale il reintegro previsto sulla carta \u00e8 limitato ad ipotesi del tutto impraticabili, cos\u00ec come per i licenziamenti collettivi illegittimi, aprendo la strada ad espulsioni di massa di lavoratori.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>In nome delle politiche di austerit\u00e0 e di liberalizzazione del mercato del lavoro<\/strong> volute dall\u2019Unione Europea quindi, cancellando l\u2019art. 18, si realizza ci\u00f2 che fu impedito al governo Berlusconi. L&#8217;attuale riforma non contrasta ma facilita il dilagare della precariet\u00e0, non potenzia gli ammortizzatori sociali per renderli universali ma li riduce nei processi di riconversione industriale. Il progetto del Premier Monti e del Ministro Fornero \u00e8 stato fatto proprio dalla maggioranza PD-PdL-UDC che ha approvato addirittura emendamenti peggiorativi rispetto al testo del Governo. Ad esempio si raddoppia il periodo di durata massima dei contratti precari che possono essere stipulati a prescindere da esigenze di natura oggettiva, ovvero a-causali, da 6 a 12 mesi. Rimane intanto quasi immutato l\u2019ampio spettro di possibilit\u00e0 di contratti di lavoro precari introdotto dalla <strong>d.lgs 276\/2003<\/strong>. Con l\u2019entrata in vigore della nuova normativa un datore di lavoro, potr\u00e0, del tutto legittimamente, costruire pressoch\u00e9 la propria intera forza lavoro di basso livello su contratti precari purch\u00e9 rinnovati ogni dodici mesi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il comitato promotore dei referedum costituito dai leader dei partiti che hanno promosso i Referendum sul lavoro (Idv, Sel, Pdci, Prc, Verdi) , dai leader della Fiom e delle componenti Cgil Lavoro e Societ\u00e0, la Cgil Che vogliamo, da associazioni della societ\u00e0 civile come Alba, Articolo 21, da giornalisti e docenti universitari, si propone come obiettivo proprio l&#8217;abrogazione delle due leggi del Governo Monti e Berlusconi, che hanno di fatto cancellato l\u2019articolo 18 dello statuto dei Diritti dei Lavoratori e l\u2019articolo 8 della legge finanziaria. Proprio quest\u2019ultima, approvata lo scorso agosto dal governo Berlusconi, ha dato un colpo mortale al contratto nazionale. Certamente il referendum non \u00e8 lo strumento pi\u00f9 consono ed efficace nella regolamentazione delle relazioni e dei rapporti sociali, ma oggi lo diventa in quanto il lavoro, oltre a non trovare alcuna rappresentanza politica, non \u00e8 pi\u00f9 considerato un soggetto portatore di interessi autonomi all&#8217;interno della mediazione sociale. Bisogna perci\u00f2 avversare, questa lotta intrapresa dalla classe dominante nei confronti della classe lavoratrice, avallata dalla quasi generalit\u00e0 dello schieramento politico, per fare del mondo del lavoro un universo ricattabile, nel quale la mancanza di tutela reale render\u00e0 impossibile la rivendicazione di diritti, di migliori condizioni, di tutela della salute, e la lotta alle discriminazioni.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">I difensori del contratto nazionale e dell&#8217;articolo 18 non parlano solo alla generalit\u00e0 del disperso mondo del lavoro, ma parlano ai giovani disoccupati, ai precari perch\u00e9 sono tra i pi\u00f9 importanti capisaldi della civilt\u00e0 e rappresentano la chiave di volta verso la riunificazione del mondo del lavoro, attraverso la conquista di nuovi diritti e per una pi\u00f9 sostenibile organizzazione del lavoro. La vittoria del fronte referendario comporterebbe quindi miglioramenti sostanziali nella condizione materiale di milioni e milioni di lavoratori. Una vittoria dei referendum non abrogherebbe solo leggi che hanno fatto tornare indietro di decenni i diritti dei lavoratori, ma comporterebbe soprattutto una trasformazione radicale dell\u2019orizzonte complessivo. Quella che si prospetta \u00e8 una battaglia di \u201cdemocrazia\u201d cos\u00ec come per i referendum del giugno 2011 su<strong> acqua e nucleare<\/strong>. I quesiti referendari riguardano direttamente la vita quotidiana e le condizioni di lavoro. Politicamente, per\u00f2, determinare dal basso, grazie a un esercizio di democrazia diretta, l\u2019inversione di rotta su due questioni che hanno assunto anche un fortissimo significato simbolico, avrebbe conseguenze persino pi\u00f9 significative. Verrebbe per la prima volta bloccata la strategia, feroce e oltretutto perdente, che cerca di competere sul mercato internazionale abbassando il costo del lavoro ed eliminando i diritti dei lavoratori invece che puntando su strategie industriali coraggiose, innovazione e ricerca, crescente coinvolgimento dei lavoratori Per questo firmare per i referendum e poi vincerli riguarda tutti i lavoratori e tutti i cittadini italiani. <strong>Nessuno escluso<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=6907&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Remo Pezzuto La modifica dell&#8217;art. 18 dello Statuto dei Lavoratori e l&#8217;art.8 della dl. 138\/2011 si inseriscono in una linea di politica del diritto che \u00e8 stata portata avanti dai partiti di centro-destra nelle fasi in cui \u00e8 stata al governo del paese. 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