{"id":7072,"date":"2012-10-22T00:05:54","date_gmt":"2012-10-21T22:05:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=7072"},"modified":"2012-10-22T00:18:01","modified_gmt":"2012-10-21T22:18:01","slug":"cultura-bene-comune-proposte-per-taranto","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=7072","title":{"rendered":"Cultura, bene comune: proposte per Taranto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7075\" title=\"Francesco Assi\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/47150289-e1350813845891-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/47150289-e1350813845891-300x168.jpg 300w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/47150289-e1350813845891.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di<strong><em> Morris Franchini<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cultura \u2013 in quanto tale \u2013 si riferisce al lato espressivo della vita umana e si riassume in comportamenti, oggetti, idee che possono essere visti come espressione di qualcos\u2019altro, come simboli. La cultura di una comunit\u00e0 influenza la sua struttura sociale e viceversa: i due aspetti sono strettamente interrelati. \u2028Studiare la cultura significa studiare le idee, le esperienze, i sentimenti e insieme le forme esteriori che questi aspetti interiori assumono quando divengono pubblici e dunque realmente sociali. Per cultura gli antropologi intendono dunque i significati che le persone creano come membri di una societ\u00e0: la cultura in questo senso \u00e8 collettiva e pu\u00f2 avere due tipi d\u2019espressione. \u2028Da un lato essa risiede in una serie di forme significanti che possono essere viste o ascoltate. <!--more-->D\u2019altra parte queste forme esplicite assumono un significato solo in quanto l\u2019essere umano possiede gli strumenti per interpretarle: esse devono quindi essere ancorate ad un contesto condiviso. Il flusso culturale consiste quindi nell\u2019esternazione di significati che gli individui producono e nelle interpretazioni che essi forniscono di queste manifestazioni; abbiamo quindi un duplice livello: nelle menti umane e nelle forme pubbliche. \u2028Possiamo definire la cultura in base all\u2019interrelazione di tre dimensioni ben distinte:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u2022<\/strong> idee e modi di pensiero, l\u2019insieme di concetti e valori che le persone portano all\u2019interno di un\u2019unit\u00e0 sociale;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u2022<\/strong> forme di esternazione, i diversi modi in cui il significato diventa \u201cpubblico\u201d;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u2022<\/strong> distribuzione sociale, i modi in cui l\u2019insieme di significati \u00e8 diffuso nella popolazione e nelle relazioni sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla base di tutto quello che \u00e8 stato descritto sopra, in quale modo porre le basi per lo sviluppo di un programma politico che metta come priorit\u00e0 la <strong>CULTURA<\/strong> come <strong>BENE COMUNE?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Relazionando tra loro la \u201csociet\u00e0\u201d ed il \u201cterritorio\u201d dove essa vive<\/strong>. Viviamo in un tempo dove la societ\u00e0 \u00e8 sempre pi\u00f9 alienata da se stessa e dagli altri contesti; una societ\u00e0 disgregata basata sempre di pi\u00f9 sull\u2019individualismo: Taranto non fa eccezione per questo. All\u2019ombra della grande fabbrica, stretti tra mille e pi\u00f9 paure, tra polveri sottili cos\u00ec sottili che ti entrano dentro e squarciano non solo il fisico ma anche la mente, si ha la netta e quanto mai reale e concreta sensazione che questa sia una terra impalpabile, dove non esiste nulla a parte i luoghi e gli eventi nei quali \u00e8 consueto \u201cvivere o sopravvivere\u201d. All\u2019ombra della grande fabbrica anche il dibattito o il conflitto pi\u00f9 arduo da affrontare si riduce in un\u2019amara assuefazione e dove ci sarebbe unit\u00e0 di intenti queste volont\u00e0 sono divorate dalla solitudine e dall\u2019opportunismo. All\u2019ombra della grande fabbrica, dunque, sembra che tutto muore ancora prima di nascere, cos\u00ec da rimanere incatenati per paura di morire, ad una cultura economica e sociale dura e priva di sentimento, fortemente limitata ed arida come l\u2019acciaio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non deve essere cos\u00ec!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u201ccultura-bene comune\u201d intesa come un vero e proprio \u201cpatrimonio culturale\u201d \u00e8 un concetto che ha subito negli ultimi due secoli importanti modifiche, come la considerazione del territorio fisico e delle sue tradizioni culturali, storiche e linguistiche, infine l\u2019allargamento dal \u201cmateriale\u201d all\u2019immateriale come elemento di contesto fondamentale del patrimonio dei beni culturali ed ambientali tradizionali. Il sovrapporsi, in tempi pi\u00f9 recenti, di paradigmi ambientali, culturali ed economici ha arricchito e trasformato il concetto di patrimonio culturale conferendogli caratteristiche che lo legano oggi, molto pi\u00f9 che in passato, a due concetti cruciali: quelli di <strong>territorio<\/strong> e d\u2019<strong>identit\u00e0<\/strong>. La trasformazione del patrimonio, sempre meno vincolato a valori estetici o rappresentativi della cultura \u201calta\u201d e sempre pi\u00f9 inclusivo di elementi \u201csociali\u201d, \u00e8 un fenomeno che richiede un lungo periodo di tempo ed \u00e8 in corso, come affermato precedentemente, dalla fine dell\u2019Ottocento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Il problema sta nel trovare l\u2019identit\u00e0 dei luoghi da vivere, ci\u00f2 che li rende speciali e diversi, e cosa li contraddistingue in quest\u2019era di globalizzazione in cui tutto si divora e si consuma. Cosa ci fa sentire ancora parte di una stessa comunit\u00e0? Cosa vogliamo difendere? Qui, in questa terra violentata dai suoi stessi figli \u00e8 ancora pi\u00f9 difficile guardarsi dentro e ritrovare se stessi soprattutto, poi, se pensiamo a sopravvivere, se a capo chino pensiamo che questa terra non ci appartiene pi\u00f9? Pensare e realizzare una Taranto come \u201cbene comune\u201d potrebbe essere un valore aggiunto e una speranza? S\u00ec. Come?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innanzitutto promuovere la conoscenza e l\u2019attrattivit\u00e0 del territorio di Taranto attraverso le sue risorse socio-culturali, naturali e storico-artistiche. Bisognerebbe solo pensare che una buona parte del PIL nazionale \u00e8 costituito dal cosiddetto \u201cturismo culturale\u201d e che l\u2019archeologia (una tra le pi\u00f9 grandi risorse per Taranto) rappresenta un vero e proprio valore aggiunto, tenendo presente che ben il 47% delle aree archeologiche italiane (in Italia ce ne sono pi\u00f9 di 2.500) rientra ormai stabilmente nei circuiti turistici. Cosa fare per rilanciare, dunque? Dare vita alla cosiddetta \u201c<strong>conservazione integrata<\/strong>\u201d basata, ad esempio, <strong>sulla preservazione dei siti e delle evidenze archeologiche, della cura degli altri beni culturali, sulla diffusione della conoscenza e sulla fruizione di essi, sullo sviluppo di un indotto<\/strong> (ad es. ristoranti, hotel, bar, ecc.). Ma non basta. \u00c8 necessario un\u2019azione sinergica degli Enti locali e regionali, degli esperti del settore e, da non sottovalutare, della comunit\u00e0 in modo da creare le basi per una vera e propria \u201cindustria culturale\u201d. Il tutto sorretto da una notevole campagna mediatica di comunicazione e pubblicizzazione. Si sa di Beni Culturali, purtroppo, in Italia non si riesce a sfamarsi; essi sembrerebbero non interessare all\u2019economia e alla politica. Essi, se visti diversamente, possono e devono creare profitto. Si pensi ai pi\u00f9 di 7.000 laureati in archeologia, dei quali il 33% non vivrebbe di questo lavoro e si pensi alla perdita che da questo consegue dal punto di vista culturale ma anche economico dell\u2019Italia ed in particolar modo di Taranto. Si deve dunque guardare ad ogni risvolto che pu\u00f2 creare economia, tentare di far crescere culturalmente ed economicamente la nostra terra e di costruirsi un futuro. Ma si ribadisce un\u2019assioma che sembrerebbe vincente, ovvero che in tempo di crisi bisogna guardare lontano, sperare e, soprattutto, FARE. Quindi <strong>recuperare, salvaguardare<\/strong> e <strong>garantire la fruizione di tutti i beni culturali ed ambientali della citt\u00e0 e delle eventuali strutture ricettive attigue<\/strong> attivando una proficua sinergia tra le cooperative del settore (che gestiscano le zone ad esempio dividendole tematicamente attraverso gare d\u2019appalto), gli studenti del corso di laurea in \u201cScienze dei Beni Culturali\u201d di Taranto, gli Enti locali ed i cittadini. Cosa molto utile ed innovativa potrebbe essere la nomina di una figura specialista di riferimento come un \u201c<strong>archeologo comunale<\/strong>\u201d che funzionerebbe da manager culturale in piena sinergia con l\u2019Amministrazione Comunale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-7074 alignright\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/557766_3855707315686_189014267_n-203x300.jpg\" alt=\"\" width=\"203\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/557766_3855707315686_189014267_n-203x300.jpg 203w, http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/557766_3855707315686_189014267_n.jpg 407w\" sizes=\"(max-width: 203px) 100vw, 203px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di particolare importanza \u00e8 la cosiddetta \u201c<strong>rigenerazione<\/strong>\u201d del centro storico, la nostra \u201c<strong>Citt\u00e0 Vecchia<\/strong>\u201d. La \u201cCitt\u00e0 Vecchia\u201d, quindi, potrebbe essere spinta verso la sua completa rivalutazione ambientale, civile, storica ed artistica per la crescita del turismo e dell\u2019economia nella \u201cCitt\u00e0 dei due mari\u201d. Infatti, il vero e proprio cuore di Taranto antica e nuova \u00e8 nel nostro Centro Storico, a Piazza Fontana, nel Duomo di San Cataldo, nella suggestiva Chiesa di San Domenico col suo convento, nei resti del Tempio Dorico di Piazza Castello, negli antichi palazzi nobiliari, al mercato del pesce, nei ristoranti dove si pu\u00f2 assaporare il gusto dei prodotti del nostro mare e nel Castello Aragonese testimone di tanta storia. L\u2019aspetto straordinario della Citt\u00e0 Vecchia \u00e8 che tra vicoli, postierle, pendii e <em>pittaggi<\/em> convissero per secoli pescatori e nobili, piccoli bottegai e modesti artigiani con professionisti e monsignori, un vero e proprio \u201cmicrocosmo\u201d dove si respira una storia di migliaia di anni attraverso le sue splendide testimonianze archeologiche, architettoniche, storiche, popolari e culturali. Conoscere e risanare il borgo antico di Taranto significa organizzare ed offrire un percorso che possa far cogliere ai visitatori le bellezze artistiche e la sua storia \u201cviva\u201d perch\u00e9 essa pu\u00f2 e deve essere considerata un processo evolutivo nel quale sono visibili chiaramente tutte le fasi di trasformazione attraverso i secoli. Per risaltare questi aspetti bisognerebbe pensare ad un percorso che possa descrivere il patrimonio architettonico, archeologico e culturale, il paesaggio, i saperi, le tradizioni in cui ci si riconosce, che si desidera tramandare alle generazioni future e che possa essere ripreso come modello per un\u2019organizzazione turistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Citt\u00e0 Vecchia di Taranto<\/strong> presenta molteplici motivi di interesse: sfuggita ad operazioni speculative, <strong>ancora sostanzialmente integra nel suo tessuto edilizio<\/strong>, conserva una ricchezza di stratificazioni che pochi altri centri storici possono vantare. Pur essendo stata oggetto di una delle rarissime esperienze meridionali di restauro, recupero e riuso del patrimonio edilizio, il nostro centro storico offre a chi voglia visitarla un percorso intenso ma anche sofferto poich\u00e9 i quartieri risanati sono in buona parte di nuovo degradati. Restaurare e conservare un pezzo di citt\u00e0 non significa riportare alla luce testimonianze di un passato culturale glorioso per mantenerle nel tempo, quasi mummificandole come in un museo ma, al contrario, significa rianimarlo come centro abitato e quindi renderlo vivibile e reinserirlo nella vita attiva dell\u2019intera municipalit\u00e0. \u00c8 questa la risultanza emersa univocamente dai dibattiti culturali tenuti dai esperti negli ultimi trenta anni ed \u00e8 anche questa la volont\u00e0 che fu espressa all\u2019unanimit\u00e0 dal Consiglio Comunale di Taranto il 25 gennaio del 1971, allorch\u00e9 deliber\u00f2 l\u2019attuazione dello strumento urbanistico elaborato dall\u2019Architetto Franco Blandino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conoscere il \u201ccentro storico\u201d di Taranto nella sua struttura geografica, urbanistica, sociale e anche culturale, vederne lo sviluppo attraverso le varie epoche storiche, significa ripercorrere all\u2019indietro il cammino evolutivo della nostra citt\u00e0, per risalire alle origini, per capire pienamente i problemi del nostro tempo e, infine, per poter operare attivamente e proficuamente dall\u2019interno di essi. Negli anni Settanta, in seguito ad un movimento di opinione creatosi intorno all\u2019indiscriminata politica di demolizione, venne adottato un <em>Piano Particolareggiato per il risanamento ed il restauro conservativo della citt\u00e0 vecchia<\/em> a cura dell\u2019<strong>Architetto Blandino<\/strong>. <strong>Il piano<\/strong>, che intendeva \u201c<em>preservare e rivalutare nella globalit\u00e0 di tutti i suoi valori storicourbanistici e socio-culturali\u201d<\/em> della Citt\u00e0 Vecchia, <strong>prevedeva l\u2019eliminazione di tutte le parti in contrasto con l\u2019ambiente<\/strong> (sopraelevazioni, edilizia di sostituzione) <strong>e la conservazione sia delle funzioni residenziali sia della destinazione a servizi pubblici e culturali dei grandi spazi disponibili<\/strong> (ex conventi, edifici nobiliari). L\u2019obiettivo era anche quello di creare centri di interesse culturale che potessero incentivare l\u2019iniziativa privata e riportare nel centro antico le classi sociali pi\u00f9 elevate.<em> Il Piano di Risanamento<\/em>, che mirava soprattutto al recupero urbanistico, fu attuato solo in minima parte e nel settembre 1987 fu sostituito dai cosiddetti <em>Piani di Zona<\/em> che, utilizzando la legge sull\u2019edilizia popolare, diedero il via ad una serie di ristrutturazioni; altri finanziamenti furono utilizzati per recuperare edifici con funzioni culturali. e cos\u00ec il <em>Piano Blandino<\/em> non pot\u00e8, purtroppo, raggiungere gli obiettivi che si proponeva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi occorrerebbe realizzare un censimento di cosa pu\u00f2 essere risanato e di cosa \u00e8 andato perduto per poi realizzare una \u201cmappa urbanistica\u201d e disegnare un nuovo piano di risanamento che andrebbe inserito pienamente al <em>Piano di Rigenerazione Urbana<\/em> (delibera di Consiglio n\u00b046 nel mese di luglio 2011) e nell\u2019ambito della candidatura UNESCO per il patrimonio esistente nel centro storico (delibera del Consiglio n\u00b058 del 21 aprile 2011). La rigenerazione della Citt\u00e0 Vecchia, infatti, non deve passare solo attraverso il recupero e la conservazione della \u201cpietra\u201d ma la si deve completare con una rivitalizzazione del quartiere che solo la partecipazione dei residenti, innanzitutto, e poi degli Enti pubblici, privati e associazioni pu\u00f2 garantire. A tal punto sarebbe utile ed interessante creare un progetto di ricerca e di studio che mettesse in sinergia l\u2019Universit\u00e0 tarantina con i suoi studenti e il Comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quali gli step fondamentali?<\/strong> Riassumiamoli:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> La partecipazione dei cittadini permetterebbe un \u201ccontrollo dal basso\u201d e<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">l\u2019individuazione di \u201clinee guida\u201d che solo dal confronto con chi quei luoghi li conosce e li abita da sempre possono scaturire;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong> La partecipazione degli enti pubblici dovrebbe assicurare il rispetto e la tutela degli interessi dei cittadini e il diritto a vivere in maniera dignitosa, in case pulite e sicure;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong> La partecipazione dei privati fornirebbe aiuto e sostegno alle attivit\u00e0 gi\u00e0 esistenti e a quelle nuove per la crescita e la creazione di occupazione, trasformando la Citt\u00e0 Vecchia dall\u2019attuale \u201cghetto\u201d in un centro vitale, turistico e produttivo che valorizza la creativit\u00e0 (magari riscoprendo gli antichi mestieri) e che sostiene l\u2019inserimento nel mondo del lavoro delle fasce deboli;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4.<\/strong> La partecipazione delle associazioni garantirebbe la presenza di mediatori con funzioni di \u201cfiltro\u201d capaci, cio\u00e8, di creare relazioni costruttive, efficaci e durature tra i cittadini e gli enti\/Istituzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo, spesso \u00e8 diffusa una \u201cpercezione negativa\u201d, quasi dispregiativa, dello spazio pubblico come spazio di nessuno mentre esso, al contrario, \u00e8 lo spazio di tutti. Basti pensare che, gi\u00e0 nel nostro \u201cpiccolo\u201d, le parti interne degli edifici, le abitazioni private sono curate fin nel minimo dettaglio mentre le parti in comune no. Il problema \u00e8 che non solo non si sente lo spazio pubblico come spazio \u201cproprio\u201d, ma soprattutto non si ha la capacit\u00e0 di vederlo come tale; \u00e8 necessario, quindi, pensare a degli interventi che identifichino lo \u201cspazio di tutti\u201d in modo da renderlo chiaramente percepibile e riconoscibile rispetto al resto, per farlo riscoprire ai propri abitanti e permetterne la \u201cri-appropriazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, <strong>questi interventi d\u2019identificazione, di \u201cri-scoperta e ri-appropriazione\u201d degli spazi pubblici possono nascere solo da una partecipazione attiva degli abitanti<\/strong> (le cui opinioni divengono \u201cdati\u201d essenziali per la realizzazione di progetti veramente rappresentativi) e da una stretta collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, indispensabile per valutare la fattibilit\u00e0 tecnica ed economica dei progetti e per garantire organizzazione e cooperazione tra le parti. Tali interventi andrebbero applicati non solo al Centro Storico ma in tutte le zone d\u2019interesse ambientale e culturale della citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente sarebbe fondamentale curare la struttura entro la quale sviluppare questa piattaforma economico-culturale. Struttura formata da opere di urbanizzazione intelligente e sostenibile come manutenzione di strade, realizzazione di nuovi parcheggi (soprattutto per camper e bus turistici) e di isole pedonali. Di grande importanza la cura della cosiddetta mobilit\u00e0 sostenibile con l\u2019utilizzo di mezzi pubblici di tipo ecologico, di biciclette a disposizione della cittadinanza. Favorire, inoltre la realizzazione di strutture ricettive con interventi ad hoc, favorendo l\u2019imprenditoria giovanile. Ripristinare a pieno regime lo sportello I.A.T. sito in Citt\u00e0 Vecchia (\u201cInformazione ed Accoglienza Turistica\u201d), magari \u201cdoppiandolo\u201d vicino al Terminal Bus al Rione Tamburi, utilizzando magari, su base volontaria, studenti universitari tarantini del ramo umanistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per concludere, <strong>intendere la \u201cCultura\u201d come \u201cBene Comune\u201d a Taranto<\/strong> significa pensare ad una citt\u00e0 che finalmente RESPIRI e VIVA delle proprie risorse culturali, ambientali e storico-artistiche. <strong>Significa pensare ad una citt\u00e0 sostenibile ed aperta, libera da muri culturali e sociali.<\/strong><\/p>\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=7072&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Morris Franchini La cultura \u2013 in quanto tale \u2013 si riferisce al lato espressivo della vita umana e si riassume in comportamenti, oggetti, idee che possono essere visti come espressione di qualcos\u2019altro, come simboli. 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