{"id":7481,"date":"2012-11-12T00:12:54","date_gmt":"2012-11-11T22:12:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siderlandia.it\/?p=7481"},"modified":"2012-11-11T23:34:33","modified_gmt":"2012-11-11T21:34:33","slug":"morire-sul-e-per-il-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=7481","title":{"rendered":"Morire sul e per il lavoro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\" align=\"CENTER\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7482\" title=\"Lavoro\" src=\"http:\/\/www.siderlandia.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/03-operaio-300x199.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" \/> di <strong><em>Morris Franchini <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">\u201c<em>Sit tibi terra levis<\/em>\u201d: ovvero \u201cche la terra ti sia lieve\u201d. L\u2019origine di questa locuzione \u00e8 da ricercare nell\u2019immagine del peso della terra sul corpo del defunto, che d\u00e0 a chi ne piange la perdita un senso di angoscia, di oppressione, da cui l\u2019auspicio. Ma la terra \u00e8 pi\u00f9 pesante dello stesso cielo come quando \u00e8 soffocato da tante nuvole grigie ed appare scura ed insondabile: cos\u00ec \u00e8, almeno credo, per chi muore al lavoro e per il lavoro. Novembre \u00e8 storicamente il mese dedicato ai defunti e, quest\u2019anno, \u00e8 stato annunciato in maniera scioccante e rumorosa come un colpo di frusta nell\u2019aria silenziosa. Giorno 30 ottobre \u00e8 una data che difficilmente potr\u00f2 dimenticare: <strong>vi racconter\u00f2 due storie di due uomini schiacciati dalla terra amara<\/strong>. <!--more-->Il primo si chiamava <strong>Emidio Fanelli<\/strong>, un uomo residente a Leporano (TA), 55 anni di et\u00e0. Di professione guardia giurata, almeno lo era, dato che da tempo era in cassa integrazione per la chiusura dell\u2019azienda nella quale prestava servizio. Aveva una grave malattia tumorale in fase avanzata. Chiss\u00e0 quali sono stati i suoi pensieri quando ha puntato la sua pistola, detenuta regolarmente, ed ha ucciso con un colpo alla nuca Rossana, 28 anni, la figlia maggiore e poi ha rivolto l\u2019arma contro se stesso ammazzandosi. Il protagonista della seconda storia si chiamava <strong>Claudio Marsella<\/strong>, un giovane uomo residente ad Oria (BR), 29 anni di et\u00e0. Di professione operaio, faceva il locomotorista presso lo stabilimento siderurgico ILVA di Taranto. \u2028\u2028Claudio \u00e8 rimasto schiacciato mentre effettuava presumibilmente la manovra di aggancio della locomotrice ai vagoni. Al soccorso immediato prestato dai colleghi \u00e8 seguito l\u2019arrivo del 118, ma il giovane non ce l\u2019ha fatta: \u00e8 spirato dopo l\u2019arrivo in ospedale. Chiss\u00e0 quali sono stati i suoi pensieri in quel tragico momento. <strong>Con quella di Claudio sono quarantacinque le morti degli operai avvenute all\u2019interno dell\u2019ILVA di Taranto dal 1993<\/strong>. L\u2019ultima disgrazia si era verificata l\u201911 dicembre del 2008 quando un lavoratore polacco, dipendente di un\u2019azienda appaltatrice, cadde da un ponteggio dell\u2019Altoforno 4. Gli incidenti mortali nel siderurgico tarantino sono avvenuti per le cause pi\u00f9 disparate: molti operai sono deceduti in seguito a cadute da ponteggi di impianti, a esplosioni di macchinari o al crollo di gru, o perch\u00e8 colpiti, nel corso delle fasi delle varie lavorazioni, da pesanti bramme o schegge di materiali; altri operai sono morti per aver inalato gas nel corso di lavori di manutenzione.Ma perch\u00e9 vi ho raccontato queste storie? Sono due capitoli che riassumono, nella loro drammatica tragicit\u00e0 e nei loro tanti punti in comune, il morire sul e di lavoro, le cosiddette <em><strong>\u201cmorti bianche\u201d<\/strong><\/em><strong>. Come se queste morti siano candide, immacolate, innocenti, ma sono morti \u201csporche\u201d ed inaccettabili<\/strong>. In queste morti c\u2019\u00e8 sempre un responsabile, a volte pi\u00f9 di uno. Si muore al lavoro per un incidente molto spesso dovuto alle condizioni di sicurezza spesso precarie o nulle, per la scarsa conoscenza e\/o osservanza delle pratiche operative. Nel 2011 ci sono stati pi\u00f9 di 1170 infortuni mortali, di cui 663 sui luoghi di lavoro: +11,6% rispetto al 2010. Dal primo gennaio a questi giorni sono morti sui luoghi di lavoro ben 542 lavoratori (almeno quelli documentati). Sono oltre mille dall\u2019inizio dell\u2019anno se si aggiungono i lavoratori deceduti <em>in itinere<\/em> e sulle strade mentre svolgevano un\u2019attivit\u00e0 lavorativa, indipendentemente dalla loro posizione assicurativa e dalla loro et\u00e0. Il <strong>35,5% delle vittime sono in agricoltura<\/strong>, di questi la maggioranza schiacciate dal trattore (oltre 100 dall\u2019inizio dell\u2019anno). Edilizia 28,4% sul totale, in questa categoria quasi il 30% delle morti \u00e8 causata da cadute dall\u2019alto. Industria 11,8%, quest\u2019anno quasi la met\u00e0 di queste morti sono state provocate dal terremoto in Emilia. Servizi 5,8%. Autotrasporto 6,6%. Il 3% Esercito Italiano (Afghanistan). Il 2,7% nella Polizia di Stato (tutte le morte causate in servizio sulle strade). <strong>Il 13,3% dei morti sui luoghi di lavoro sono stranieri<\/strong>. Per quanto riguarda l\u2019et\u00e0 delle vittime: il 4,9% hanno meno di 29 anni, dai 30 ai 39 anni il 14,1%, dai 40 ai 49 anni il 24,48%, dai 50 ai 59 anni il 15,7%, dai 60 ai 69 anni il 9,5%, il 12,8% ha oltre 70 anni. Del 16,5% non si \u00e8 a conoscenza dell\u2019et\u00e0. La Lombardia detiene il triste record con 68 morti, mentre nella nostra Puglia sono stati stimati ben 24 infortuni mortali sul lavoro. <strong>Ma <\/strong><strong>si muore per il lavoro che si perde o che non arriva e sempre pi\u00f9 spesso, in preda alla disperazione, avviene il suicidio di una persona o, addirittura, l\u2019omicidio<\/strong>. Dal 2009 al 2011 si sono contati <strong>oltre mille suicidi tra lavoratori ed imprenditori<\/strong> <strong>nella gran parte dei casi compiuti da persone espulse dal mercato del lavoro<\/strong>.Poi, c\u2019\u00e8 la moltitudine silenziosa di chi muore per una malattia contratta sul posto di lavoro. Infatti, il rapporto 2011 dell\u2019INAIL, illustrato alla Camera l\u20198 luglio 2012 dal Presidente dell\u2019Ente Assistenziale, ha evidenziato un andamento delle malattie professionali che segna un incremento percentuale delle denunce pari al 10% rispetto a due anni fa, dato che se confrontato con quelli registrati nel quinquennio precedente, arriva a sfiorare il 60% d\u2019incremento delle malattie professionali. Infine, ci sono le molteplici morti che avvengono nelle aule dei tribunali, all\u2019interno delle quali si aspetta troppo a lungo per avere giustizia nelle cause derivanti dagli infortuni mortali sul lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Tante volte \u00e8 importante stare in silenzio soprattutto quando si sente tutto questo dolore. Vi ho raccontato due storie ed ora, per finire, vi racconto la mia.<strong> Io sono un operaio dell\u2019ILVA ma potrei essere un lavoratore di un\u2019altra azienda e potrei avere un altro nome ma sono<\/strong>, di certo per pi\u00f9 di qualcuno <strong>una <\/strong><em><strong>\u201ccattiva coscienza\u201d<\/strong><\/em>. Ricordo quella mattina, di diversi anni fa, quando dall\u2019alto di un carroponte vidi un mio compagno di lavoro stramazzato a terra, mutilato di un piede. Ricordo la sensazione di quando nel mio stesso reparto sono morti, a distanza di un anno l\u2019uno dall\u2019altro, <strong>Vito Rafanelli<\/strong> e <strong>Domenico Occhinegro<\/strong>. Ricordo la stessa sensazione che provavo silenzio e rabbia. Dicevo che sono una \u201ccattiva coscienza\u201d. Sono colui che dovrebbe lavorare per vivere una vita almeno dignitosa e non morire lavorando. <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Sono colui che per la dannata legge del profitto di questo sistema capitalistico, vale quanto un perno, una vite<\/strong><\/span>: una volta rotta si deve sostituire con una pi\u00f9 nuova. Sono colui al quale chiedete un voto e poi dimenticate tranne quando si tratta di farmi pagare tasse e crisi. Sono un operaio, figura professionale ignorata, maltrattata e supersfruttata. Sono colui al quale si chiede di lavorare fino alla vecchiaia perch\u00e9 \u00e8 importante per lo sviluppo dell\u2019economia. Sono colui che \u00e8 stato illuso, disilluso, lasciato solo e deriso dai suoi stessi difensori che l\u2019hanno venduto ai cosiddetti \u201cpadroni\u201d. Sono colui che per paura di perdere il proprio posto di lavoro ha paura di altri come me o che li vede come dei concorrenti, dei nemici spietati al quale fare la peggiore di tutte le guerre: quella dei poveri. Sono colui che dice \u201c<em>tanto mi \u00e8 andata bene molte volte stavolta non mi andr\u00e0 male<\/em>\u201d\u2026! Sono io\u2026il moderno Charlie Chaplin incatenato alla catena di montaggio sociale dove si vive per produrre, si produce per consumare al quale si offre in pasto bisogni indotti ed inutili. <strong>Sono colui che fa notizia perch\u00e9 muore, che fa piangere i coccodrilli e riempie le prime pagine dei giornali per poi essere dimenticato in un terribile oblio, in un terribile silenzio.<\/strong> Ma questo silenzio dev\u2019essere il momento per raccogliere un grido pi\u00f9 potente. Grido di disperazione, rabbia, solitudine, voglia di giustizia, diritti scritti e non.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">\u201c<em>Sit tibi terra levis<\/em>\u201d: che la terra ti sia, finalmente, lieve, cos\u00ec come scriveva Alda Merini in una sua poesia <span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\">\u00ab<\/span>Ho bisogno di poesia \/ questa magia che brucia la pesantezza delle parole \/che risveglia le emozioni e d\u00e0 colori nuovi<span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\">\u00bb<\/span> . Riposate in pace, sorelle e fratelli miei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">\n<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin: 0; float: none\"><iframe src=\"http:\/\/www.facebook.com\/plugins\/like.php?href=http:\/\/www.siderlandia.it\/1\/?p=7481&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=30\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\" allowTransparency=\"true\" style=\"border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 30px;\"><\/iframe><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Morris Franchini \u201cSit tibi terra levis\u201d: ovvero \u201cche la terra ti sia lieve\u201d. L\u2019origine di questa locuzione \u00e8 da ricercare nell\u2019immagine del peso della terra sul corpo del defunto, che d\u00e0 a chi ne piange la perdita un senso di angoscia, di oppressione, da cui l\u2019auspicio. 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